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LA NOSTRA ITALIA

LA NOSTRA ITALIA

Abruzzo, 2 giugno 2018 -

Indiscutibile fiducia, speranza ed attaccamento alla Repubblica Italiana ed alle sue istituzioni di garanzia amministrativa, esecutiva e giudiziaria. Un grande popolo quello italiano, malgrado vittimismi ed autolesionismi vari, che resiste e rilancia senza soluzioni di continuità.

 

AUSPICI PER L’ITALIA

AUSPICI PER L’ITALIA

Chieti, 27 maggio 2018 -

Crisi interminabile, ma crisi vera. Le responsabilità, in rapporto al grado d'importanza delle figure istituzionali in gioco, devono venire fuori ed incredibilmente vengono fuori puntuali. Aldilà d'ogni logica di parte, era priorità assoluta conoscere le giustificazioni e le vere motivazioni dei veti espressi al governo Lega/M5S dal Presidente della Repubblica Mattarella. Non assecondare esaustivamente quei diritti d’informazione riservati ai cittadini poteva aprire a scenari inquietanti; scenari non ancora scongiurati fin tanto la condivisione non perverrà ad un punto d’equilibrio.

 

L'ITALIA DEL DIALOGO

L'ITALIA DEL DIALOGO

Abruzzo, 7 maggio 2018 -

Cultura di tradizione e di grande riferimento nel mondo per indiscusse capacità di dialogo e diplomazia, l'Italia si trova adesso incredibilmente a fare i conti con le più elementari regole di relazione nei rapporti umani. Un popolo che ha saputo sempre trovare soluzioni a qualsiasi ordine di problemi nella storia adesso si sta arenando di fronte al momento più decisivo per il suo futuro.

 

BASTA CON L’ODIO

BASTA CON L’ODIO

Abruzzo, 6 maggio 2018 -

In questo marasma di sentimenti e passioni che ci circondano in questi ultimi tempi, l’odio rappresenta di gran lunga il pericolo maggiore. Anche nei luoghi a noi più vicini, l’odio emerge sempre più forte e prepotente; ed emerge in tutte le sue forme più deleterie, per confermare una deriva davvero preoccupante. L’ultimo in termini temporali riguarda sicuramente la minaccia di morte a Silvio Paolucci, ma in qualsiasi orizzonte si fissa lo sguardo, difficile trovare serenità: l’odio oramai occupa lo spazio preponderante.

 

C'ERA UNA VOLTA …

C'ERA UNA VOLTA …

Chieti, 30 aprile 2018 - Martedì 1° maggio, in tutto il mondo libero, democratico e civile, si festeggia il lavoro. La ricorrenza si deve al fatto che nell'ormai lontano 1886, nello stesso giorno, a Chicago, i lavoratori di una fabbrica tessile scioperavano per portare la giornata lavorativa ad otto ore e il loro slogan era:”otto ore di lavoro, otto di riposo, otto di svago”. La nascente classe operaia si trovò di fronte al muro elevato dai padroni dell'epoca che reprimevano, con l'aiuto della polizia, le sue legittime aspirazioni. Quel giorno la polizia sparò sui manifestanti inermi e ci furono diversi morti. Il 20 luglio 1889, nel corso del Congresso costitutivo della 2° Internazionale socialista, fu decisa la proclamazione, ogni anno, di una giornata mondiale di lotta per la riduzione dell'orario di lavoro e, anche in ricordo di quanto avvenne a Chicago, fu scelta la data del 1° maggio.

In Italia, durante il regime fascista, la festa fu abolita e al suo posto fu istituita quella della nascita di Roma (21 aprile). Alla caduta del fascismo la festa fu ripristinata e il 1° maggio 1947, a Portella della Ginestra, ci fu la prima strage operaia e contadina voluta dagli agrari siciliani che ordinarono al bandito Salvatore Giuliano di fare fuoco contro pacifici manifestanti che chiedevano, semplicemente, pane e lavoro. I morti furono 11. Altri poveri contadini morirono successivamente, per i colpi di mitra ricevuti. I feriti, 60. Fu la prima strage contro i lavoratori voluta dalla mafia siciliana. Da allora, nonostante le tante difficoltà e le divisioni sindacali, il 1° maggio ha sempre rappresentato un momento di riflessione, oltre che di lotta, sui temi del lavoro e della democrazia sui posti di lavoro.

Quest'anno, Cgil, Cisl e Uil hanno deciso di celebrare a Prato, importante distretto industriale del settore tessile, la festa del lavoro con una manifestazione nazionale che metterà al centro della riflessione il tema del lavoro e, sopratutto, della sua sicurezza. In 10 anni, sul lavoro, ci sono stati 13 mila “omicidi bianchi”. Nel 2017 i morti sul lavoro sono stati 1.029 e, nei primi 4 mesi del 2018, siamo già a quota 212.  Anche in Abruzzo abbiamo dati terrificanti: nel 2016 ci sono stati 26 morti, più che raddoppiati, purtroppo, nel 2017, con 54 vittime molte delle quali sono lavoratori extracomunitari che, anche per difficoltà di lingua, non conoscono bene le leggi pur esistenti e i loro diritti sul posto di lavoro.  Ora, se come dice l'azzeccato slogan scelto dalle confederazioni sindacali, la “Sicurezza è il cuore del lavoro”, a mio parere bisognerebbe metterlo al centro di iniziative in tutte le piazze del Paese per chiamare tutti a riflettere su una situazione non più sostenibile perché di lavoro si deve vivere, non morire.

Avendo trascorso qualche decennio alla guida dei sindacati di categoria prima e della confederazione poi, senza alcuna ombra di polemica, ma solo in termini costruttivi, posso chiedere perché a Chieti e Provincia, non siano state organizzate manifestazioni unitarie su questo tema, almeno nei Comuni dove esistono, tradizionalmente, organizzate sedi sindacali? Ma parlare di lavoro, col 32% di disoccupazione giovanile in un Paese che registra l'aumento pauroso della povertà assoluta e relativa; della non più rinviabile ripresa delle lotte per la riduzione degli orari di lavoro che da noi sono più alti di molti Paesi dell'Ue; dei salari- mediamente più bassi di diversi paesi europei-; degli infortuni e sopratutto delle morti sul lavoro a chi spetta, se non ai sindacati?

Non è necessario puntare a grandi manifestazioni di popolo con cortei e comizi.  Anche il presidio delle piazze nei principali Comuni con la diffusione dei volantini potrebbe contribuire a chiarire, sopratutto alle giovani generazioni, molti aspetti di un mondo del lavoro forse ancora poco da loro conosciuto se non negli aspetti dell'ormai tradizionale “concertone” romano. Credo, in parole povere, che bisognerebbe riprendere la cassetta degli attrezzi del nobile mestiere del sindacalista su cui sembra che si sia depositata, negli ultimi anni, troppa polvere I vuoti, in politica, vengono sempre riempiti e quindi non meravigliamoci più di tanto se poi, in questa situazione, prevalgono i venditori di fumo che promettono redditi di cittadinanza e balle simili.

Giustino Zulli

 

IL DOVERE DI ROMPERE IL SILENZIO

IL DOVERE DI ROMPERE IL SILENZIO

Chieti, 31 marzo 2018 -

di Tommaso Coletti
La sonora batosta elettorale rimediata dalle forze di centrosinistra nelle elezioni politiche del 4 marzo scorso in Italia e, in modo più eclatante in Abruzzo, induce tutti coloro che hanno a cuore le sorti delle nostre comunità, coloro che credono ancora nei valori e negli ideali della sinistra europea e che intendono l’impegno politico come servizio a favore della collettività, a fare alcune riflessioni anche in vista degli imminenti appuntamenti elettorali.

Penso sia necessario che la politica torni in mezzo alla gente, nelle sezioni di partito, nelle sedi delle associazioni, per tornare ad ascoltare i problemi della gente, ad ascoltare chi non riesce ad andare avanti, chi è disoccupato, chi ha perso il lavoro, chi studia con scarse prospettive di un lavoro nella terra dove è nato, gli anziani sempre più in difficoltà e alla ricerca di una migliore e accessibile offerta di servizi sanitari. Tornare in mezzo alla gente per comprendere il malessere vissuto dalle famiglie e, quindi, per elaborare strategie politiche ed amministrative da realizzare nelle sedi istituzionali dove il centrosinistra è ancora al governo o da proporre laddove il centrosinistra è in minoranza.

Anche il completo abbandono dei territori da parte delle istituzioni ha creato disagio, un disagio che si avverte tra i cittadini di ogni età, tra gli imprenditori e tra i professionisti. Le aree industriali degradate, le strade provinciali dissestate, i comuni che non riescono più ad erogare tutti i servizi di loro competenza, tutto questo ha contribuito ad accrescere l’esasperazione dei cittadini che nell’urna hanno fatto valere il loro più profondo dissenso.

Di fronte ad una situazione così grave è inspiegabile come sia possibile che coloro i quali, in questi ultimi anni, hanno avuto ruoli di guida decisivi sia nei partiti che nelle istituzioni pretendono ancora di continuare ad essere i protagonisti e prospettare programmi ed ogni futuro possibile, con l’intento di gestire ancora e perfino il prossimo appuntamento elettorale regionale. Un appuntamento che, al momento, si preannuncia ancor più catastrofico per questo centrosinistra.

Per queste ragioni le donne e gli uomini di buon senso, coloro che hanno a cuore i più deboli, che credono profondamente in una società più giusta ed equa, hanno il dovere di rompere il silenzio ed assumere tutte le iniziative possibili per risvegliare le coscienze, ormai assopite, dei tanti elettori di centrosinistra che, comprensibilmente, si sono lasciati ingannare da programmi e promesse non realizzate e non realizzabili.

Per quanti vorranno partecipare al dibattito dei temi politici del momento, un incontro pubblico sarà disposto a breve per delineare il percorso da seguire per giungere alle prossime elezioni regionali preparati, disponibili e sicuri.

 

L'EGO

L'EGO

"Se Di Maio dice "o io o niente" sbaglia, perché oggi è niente" dice Salvini.La posizione rigida del leader dei 5stelle fa pensare che ci sia grande sicurezza e fiducia nell'incarico di governo. Sicurezza che dai numeri sicuramente fa fatica a venire (a meno che abbia letto male quel 32%) poiché la coalizione di centrodestra ad oggi ha qualche unto in più...fintanto che resti unita.Detto ciò, il dividi et imperat di Di Maio vedremo se funzionerà...ha già funzionato nello scenario politico con il movimento5stelle che si è interposto tra destra e sinistra, a spaccare questo bipolarismo secolarizzato... ora sta provando a spaccare il centrodestra, incuneandosi tra Berlusconi e Salvini e tirando a sé quest'ultimo con il tipico fascino del populista. Nonostante la capacità di Di Maio di mediare con la destra sia stata ampiamente dimostrata alla scelta delle camere, Salvini che ha fatto due passi indietro, uno per camera, rivendica la scelta del premier con la paura di chi rischia di rimanere con il cerino in mano.La strategia di rigidezza dei pentastellati dunque potrebbe davvero di logorare il fondamentale dialogo intrapreso tra le parti per poter avere un governo "stabile", almeno in parvenza.

 

RU

 

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PER UNA DEMOCRAZIA DEI VALORI

PER UNA DEMOCRAZIA DEI VALORI

L'Aquila, 20 marzo 2018 - In uno scritto del 1986 l'allora cardinale Joseph Ratzinger, alla domanda “Che cosa minaccia oggi la democrazia?” rispondeva, con profetica lucidità: “C'è innanzitutto la incapacità di fare amicizia con l'imperfezione delle cose umane: il desiderio di assoluto nella storia è il nemico del bene che è nella storia”. Il professor Ratzinger intendeva mettere in guardia rispetto alla tendenza a quell'utopia secondo la quale il passato sarebbe da considerare “una storia di non libertà […] e che finalmente ora, o tra poco, si potrà o si dovrà costituire la società giusta”. Voleva altresì ricordare che “né la fede né la ragione sono in grado di prometterci un mondo perfetto”.

Da queste premesse consegue che il futuro della democrazia pluralistica che abbiamo conosciuto nel mondo che chiamiamo “occidentale” e l'esito dell'impegno finalizzato alla promozione umana e sociale, molto dipenderanno da una coraggiosa riappropriazione dell'idea di imperfezione delle cose umane, e dal non considerare acquisiti una volta per tutte i valori di libertà e giustizia che sono alla base della democrazia liberale. Per il futuro occorrerà giudicare la moralità dei programmi politici alla luce di queste verità, che una visione disincantata della storia ci mostra.

Ad uno sguardo non superficiale non può sfuggire che i pericoli testè denunciati non si scongiurano semplicemente agendo sul terreno della politica in senso stretto. Molto dipenderà da qualcosa che viene prima della politica, la quale recepisce ciò che “sguazza” nella società. E' illusorio e fondamentalmente irrazionale pensare che le patologie sociali che si manifestano nella politica si curino con la sola politica. E' sul terreno culturale, cioè dei valori morali, che bisogna lavorare a fabbricare la medicina. C'è bisogno che la politica recuperi una piena coscienza di valori e di limiti, altrimenti, in questo nostro villaggio globale, la democrazia pluralistica, che non è da considerare un traguardo acquisito una volta per tutte, rischierà di apparire una scatola vuota, pronta ad essere sacrificata sull'altare della competitività economica.

La democrazia liberale è il miglior sistema di rappresentanza politica, ma necessita perennemente di un supplemento d'anima, che non sempre c'è. Siamo tutti ogni giorno sballottati tra un sentimento e l'altro, tra una mezza informazione e una disinformazione, a tutti i livelli. Ci appare estremamente arduo distinguere il grano dal loglio: la cattiva informazione si diffonde a macchia l'olio, e la buona politica, anche quando c'è, pare non godere di buona stampa. Le cronache recenti della politica, italiana e non solo, ci disegnano un quadro in cui le esigenze della propaganda sembrano prevalere sul bisogno di un sano realismo, e quelle della demagogia su quelle di una educazione civica e di una pedagogia di fondo che sempre dovrebbero presiedere al gioco democratico.

La prima cosa da fare, da parte di ogni persona di buona volontà, è quella di adottare un atteggiamento che equivale anche ad una misura di igiene mentale: attuare una continua opera di discernimento, giudicare i protagonisti della scena pubblica e i fatti di rilevanza politica e sociale per come sono realmente e per gli effetti ragionevolmente prevedibili sulla base di una coscienza formata ed informata, combattendo la tendenza a giudicare “per partito preso”. La seconda cosa consiste nell'impegno a porre in essere delle buone regole d'ingaggio e di condotta, dei meccanismi interni ai partiti e alle istituzioni pubbliche e private - non esclusi i mezzi di comunicazione di massa - che possano fungere da camera di decompressione delle passioni, e che facilitino il riconoscimento di meriti, competenze e credibilità degli attori politici. Bisognerà poi pensare ad integrare la rappresentanza politica con istanze sociali immediatamente riconoscibili, secondo metodi e forme tutte da studiare.

Alla luce della lezione del presente, c'è poi da avere coscienza del fatto che, quale che sarà la direzione che i governanti sceglieranno volta per volta nel “guidare la macchina”, sia cioè che si sceglierà la via neo-liberista, sia che ci si orienterà verso la neo-socialdemocrazia, sempre si dovranno adottare adeguate misure di protezione sociale per tutti quei cittadini che la vita o la contingenza economica avrà svantaggiato. Compiti, questi indicati, di non facile realizzazione. Bisogna tuttavia provarci. Non è sufficiente invocare organismi sovranazionali, che rischiano di apparire più un ostacolo che una risorsa. L'esito delle recenti elezioni, a mio modesto parere, denuncia, tra l'altro, la mancanza di queste garanzie preventive. E' attorno a queste esigenze pre-politiche che si dovrebbe provare a costruire una nuova élite culturale che si impegnasse a creare le premesse per una riformulazione delle regole della convivenza sociale prima ancora di quelle delle istituzioni politiche. Sono infatti in gioco l'avvenire della società e della stessa democrazia liberale.

 

 

NESSUNO È INDISPENSABILE

NESSUNO È INDISPENSABILE

L’Italia ha votato. Esito elettorale acquisito. Riflessioni in corso. Solo i tempi necessari per sistemare ogni cosa e poi tutti in parlamento per entrare nella legislatura. Si parte dunque per un nuovo corso, con tanti volti nuovi ed un quadro istituzionale ancora tutto da vivere.  

L’Italia comunque ha deciso. In parlamento nuove idee, nuovi programmi, nuove certezze. Tutto nuovo ma senza sussulti o rivoluzioni di sorta. L’Italia, con i suoi collaudati sistemi e meccanismi di gestione, con tutti i suoi congegni di controllo, con tutte le sue capacità interpretative e risolutive, non chiede altro che dialogo e lealtà, virtù necessarie per realizzare e consegnare al paese il governo più giusto. Controllo, verifica e soprattutto dialogo, le vere garanzie per partire e muoversi in sicurezza.

L’Italia ha finalmente decretato. Nella politica un ricambio immediato, un vero pluralismo e soprattutto pulizia generale.

Per il popolo fiero, quindi, si presenta un’occasione straordinaria per dare l’avvio ad una nuova fase storica; quella del rilancio di un grande popolo e della sua inesauribile cultura ed operosità. Un popolo che ha dominato nel mondo e nella storia in ogni campo non può perdere questa grande opportunità.

Per il popolo dell’iniziativa, nel momento più giusto della nostra storia recente, si presenta un’occasione insolita. Misurare ogni propria capacità, esperienza o professionalità per poter offrire contributo o servizio nel proprio specifico ruolo sociale. Tutti pronti dunque e carichi di buoni propositi.

Per la classe politica solo l’occasione per cogliere verità esistenziali decisive per il proprio futuro. Tutti utili per realizzare il bene comune, nessuno è indispensabile. Tornare a casa, ogni tanto, aiuta a ripristinare un regolare stato salutare anche nella comunità di appartenenza. Le psicopatie politiche da potere ne ha combinate proprio di tutti i colori e solo per evidenti miracoli dall’alto si riesce ancora ad evitare lotte civili e degenerazioni nel sangue.

Per il popolo delle necessità e delle aspettative comunque emergeranno certezze ed appagamenti solo se l’anomalia adesso non dovrà più preoccuparsi di rappresentare sé stessa ma solo ed esclusivamente la propria concreta e legittima consistenza.

NM

 

DOPO IL BURIAN

DOPO IL BURIAN

Chieti, 2 marzo 2018 - Dalla Russia segnali di pace ...? Che due forze contrapposte si contendessero il potere nel mondo da sempre è arcinoto. Non altrettanto noto è il vero terreno di scontro fra queste forze che, purtroppo per noi, si sviluppa proprio lungo una linea di frizione che unisce l’Europa al Medioriente. Conflitti virtuali o reali non importa, si tratta sempre e comunque di conflitti duri e cruenti che a volte emergono nei quadri apocalittici Ucraini, Siriani e Yemeniti a volte si nascondono nelle tortuose dinamiche finanziarie o crisi economiche che stiamo vivendo in Europa, altre in quelle culturali che si vivono lungo il ponte Europa/Asia o in lotte religiose e tribali che si sviluppano lungo la sponda sud del Mediterraneo fino in Terra Santa, altre ancora in quelle sociali, politico - amministrative ed anche elettorali che si agitano nei momenti di debolezza.
 

Una linea di fuoco che preoccupa ancora di più, quando l’ostentazione dei nuovi strumenti di pace presentati da Putin, questa volta alla nostra vigilia elettorale, passano quasi inosservati. La leggerezza ed il narcisismo che si cavalca fra certo popolo, tanto fragile quanto distratto e negligente, non possono far altro che amplificare il rischio di violenze distruttive difficili da valutare. Il richiamo alla verifica delle condizioni di salute delle nostre libertà e alla concretezza delle nostre azioni, anche singole e personali, sarebbe quanto mai auspicabile. Tralasciando ipocrisie e proclamate ottusità, essere vigili e preparati, in questi particolari momenti, sarebbe proprio una delle migliori virtù da rispolverare e rendere operativa.  
NM

 
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