Archivio de "Lo scaffale d'Abruzzo"

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Lo Scaffale d'Abruzzo

TREDICESIMO COMANDAMENTO

TREDICESIMO COMANDAMENTO

Del Nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica, tenuto a battesimo da Papa Wojtila il 25 giugno del 1992, si conoscevano molti particolari, alcuni dei quali inquietanti. Rimbalzato sulla stampa nazionale ed estera, esso è stato ufficialmente illustrato a Roma, dove si è data lettura dei 2863 paragrafi che lo compongono, da tradursi in latino. Essi sono stati divulgati in seguito Urbi et Orbi per costituire dal mese di giugno del 1992 il vademecum del buon cattolico. Il Nuovo Catechismo rispecchia le prescrizioni De Haereticis, Sortilegis, Divinatoribus, Libris prohibitis ac blasfphemis contenute negli Atti dei Sinodi Diocesani, come quello che fu celebrato nel 1715 nella Cattedrale di San Panfilo a Sulmona, sotto il Pontificato di Clemente XI e mentre era vescovo di Valva e Sulmona Bonaventura Martinelli, morto avvelenato durante la sua Visita Pastorale a Roccaraso.

Ciò che nel Nuovo Catechismo qui ci interessa, è il capitolo sulle Divinazioni, quelle cioè preposte all'arte di conoscere il futuro, che nel Nuovo e vecchio Catechismo contempla anche un paragrafo sull'Oroscopo, dove si stabilisce appunto che per i fedeli "Tutte le forme di divinazione sono da respingere", come pure il "ricorso a Satana o ai demoni, evocazione dei morti o altre pratiche magiche, come oroscopi, astrologia, chiromanzia, ricorso ai medium ecc. Tali 'pratiche' nascondono, secondo il Nuovo Catechismo, una "volontà di dominio sul tempo, sulla storia, sugli uomini e al tempo stesso un desiderio di ingraziarsi le potenze nascoste". Con l'espressione "evocazione dei morti", la Curia Romana intendeva soprattutto le sedute spiritiche, rituali mai caduti in oblio ed oggi ancora di moda. Sicché i processi che ne scaturivano, una volta scoperti i colpevoli, si concludevano con pesanti condanne.

Certamente la Chiesa non può più allestire, come avveniva un tempo, enormi roghi sui quali arrostire soprattutto i 'lettori di oroscopi', oroscopi che oggi appaiono normalmente su tutti i quotidiani e periodici, e la cui funzione è stata sempre quella di dare risposte concrete a bisogni concreti, di eliminare incertezze comportamentali e di lenire l'angoscia per il futuro, una panacea dunque per il negativo esistenziale. Come per es. la rivista Frate Indovino, consultata specie dal mondo rurale per seguire l'andamento dell'annata agricola.

Nemmeno la Chiesa oggi può somministrare legnate a preti e frati dediti con arti magiche alla scoperta di tesori, come si apprende da un documento conservato nella Cattedrale di Corfinio. Ed è proprio di uno di tali episodi di cui vogliamo parlare. Siamo nel 1734 ma nel secolo precedente, e propriamente nel 1631, papa Urbano VIII, gran cultore di scienze astrologiche (incredibilis dictu !) aveva emanato la Bolla " Inscrutabilis iudiciorum Dei altitudo", cioè (tradotto liberamente), "impossibilità per gli uomini di pervenire alla comprensione dei giudizi di Dio", diretta contro astrologi, indovini e sopratutto contro coloro che facevano "pronostici sulla vita e sulla morte del Romano Pontefice", cioè Urbano VIII, il quale data la sua indole decisamente superstiziosa ben credeva a queste voci.

 Lo storico fiammingo Theodor Amejden scriveva in questo periodo nella sua opera Elogia Summorum Pontificum che "Il continuo disgusto e travaglio del Papa lo rende impatiente, onde prorompe talvolta in sconce parole e dice spesso la parola lombarda cazzo”! Nessun commento al riguardo. I "nemici " di papa Urbano VIII erano del resto numerosi e fra i primi a rallegrarsi - come si credeva - della morte imminente del Papa, v'era anche il cardinale Centini, di Ascoli Piceno, ritenuto a Roma il suo sicuro successore. Da un manoscritto conservato nella Biblioteca di Ascoli Piceno si apprende addirittura che il nipote del Cardinale Centini organizzasse a Spinetoli, paese situato nei pressi di Ascoli, una seduta magica nel corso della quale un gruppo di frati aveva formato un cerchio al centro del quale era stata accesa una immagine di cera raffigurante Urbano VIII e si credeva che man mano che la cera si liquefaceva, veniva a mancare anche la vita del Pontefice. L'esperimento però non produsse alcun effetto ed alla fine i frati dediti alle arti magiche furono scoperti e denunciati a Roma all' Autorità religiosa. Pertanto il nipote del Cardinale Centini fu catturato, condannato a morte e decapitato a Campo dei Fiori a Roma, mentre due dei frati che avevano partecipato al 'complotto' furono impiccati e messi al rogo. Degli altri religiosi non si seppe più nulla, perché erano riusciti nel frattempo a fuggire, facendo perdere le loro tracce. Ecco perché, diceva Aristotele, spesso la salute dell'uomo dipende dalle gambe!

Franco Cercone

 

LE MADONNE DEL LATTE IN ABRUZZO

LE MADONNE DEL LATTE IN ABRUZZO

Alcuni anni fa sono state esposte prima a Trento ed in seguito a Rimini in una mostra dal più ampio respiro, un gruppo di statue lignee abruzzesi risalenti per lo più ai secoli XIV e XV.  Orbene questa mostra ha avuto per così dire un importante 'strascico' storico-artistico, perché un gruppo di queste Madonne sono state separate ed esposte a Lanciano in una mostra dal titolo "Madonne del latte d'Abruzzo tra Medioevo e Rinascimento", le cui origini rientrano tutte nella tipologia delle 'Madonne del Latte', poco studiate finora in Abruzzo.

 

TEMPO DI MISERICORDIA

TEMPO DI MISERICORDIA

Non si è spento ancora l’eco dell’accorato appello lanciato da papa Francesco, che ha dedicato questo sciagurato anno 2016  alla  “Misericordia “, un sentimento che dovrebbe riempire di sé la vita morale e spirituale di tutti i Credenti, specie di quelli che sono accorsi negli  ultimi mesi da ogni angolo del mondo a Roma per la celebrazione  del Giubileo.

 

 

ORTONA: PATRIA DELLA PIZZA ?

ORTONA: PATRIA DELLA PIZZA ?

Nel 1201 il vescovo di Valva (non ancora di “Valva e Sulmona”) cede in feudo a Giuliano da Ortona degli appezzamenti di terra con l’obbligo di alcune prestazioni, che definire ‘curiose’ è il minimo che si possa pensare. Il documento in questione assume importanza sotto molteplici aspetti, e non ultimo anche sotto il profilo linguistico. Per esempio esso va citato fra le prime fonti in cui nella storia della lingua italiana viene annoverato agli albori del XIII secolo il termine “pizza”.

 

Thomas Ashby e Pratola Peligna

Thomas  Ashby  e  Pratola Peligna

Nel 1909 Thomas Ashby, il famoso Direttore della ‘Scuola  Inglese’ di Roma, viene in Abruzzo per assistere alla Festa di San Domenico di Cocullo e soprattutto alla processione della Madonna della Libera a Pratola Peligna, di cui aveva letto resoconti  stilati anche da studiosi inglesi nella Rivista ‘Folk – Lore’, edita a Londra nella seconda metà dell’800.  

 

 

Nuova vita per l’Enoteca Regionale di Ortona

Nuova vita per l’Enoteca Regionale di Ortona

Era fonte di indicibile tristezza il silenzio  che  ha avvolto per non poco tempo i locali di Palazzo Corvo, sede ad Ortona di quel prestigioso Ente che è appunto l’Enoteca Regionale d’Abruzzo. L’Enoteca è stata  mantenuta in vita negli ultimi tempi grazie ad un manipolo di Operatrici appartenenti all’Associazione Italiana Sommelier, che definire in tale circostanza ‘benemerita’ significa decisamente dire poco.

Ad essa va  pertanto tutta la nostra gratitudine per il prezioso lavoro svolto nel mantenimento della importante Istituzione, che si è impegnata tra l’altro non poco per eliminare la superstiziosa credenza, secondo cui l’idea nefasta dell’ubriacone è associata solo ai bevitori di vino.

 

Dai raccoglitori di miele agli apicoltori

Dai  raccoglitori  di  miele agli apicoltori

Tornareccio, posta fra basso corso del Sangro ed Alto Vastese, è assurta  negli ultimi tempi - grazie alla conservazione del suo ambiente naturale - ad importante  luogo di produzione  di ottimo miele,  assai richiesto non solo  dall’industria  dolciaria nazionale ma anche  estera.

Da qualche tempo abbiamo iniziato pertanto una ricerca sulle radici dell’apicoltura  nella suddetta area ed i primi risultati sono apparsi decisamente notevoli. E’ sotto  tale ottica infatti che va analizzata  l’apicultura,  perché le api non conoscono confini provinciali o comunali e spaziano libere nei campi alla ricerca di ‘ piante ed erbe nettarifere’, di cui è ricco appunto  l’habitat naturale che si estende dal basso corso del Sangro all’Alto Vastese.

 

La sacralità delle fave in Abruzzo nell’agiografia popolare

La sacralità delle fave in Abruzzo nell’agiografia popolare

(II parte)

 Nel nov. del 2014 è apparso su “Abruzzo Popolare” la prima parte di un importante argomento concernente la ‘sacralità’ nel mondo rurale abruzzese di quel particolare legume che è appunto la ‘fava’. Abbiamo anche ricordato con l’occasione che nel pensiero romano la fava si rivestiva di una concezione negativa in quanto considerata cibo inferico  o ‘dei morti’. Il legume infatti aveva attratto in numerosi rituali l’attenzione degli àuguri e sacerdoti  perché le fave secche, messe ad ammollo, tingevano di rosso l’acqua come se possedessero  sangue e pertanto, messe in bocca e masticate, venivano offerte alle tombe degli Avi quasi per rigenerarli, come narra appunto Ovidio nei ‘Fasti’ in occasione dei rituali di maggio in onore dei defunti.

 

Frana continua ! Ovvero: vecchi e nuovi problemi di viabilità in Abruzzo

Frana continua ! Ovvero: vecchi e nuovi problemi di viabilità in Abruzzo

Sono noti a tutti i problemi cruciali della viabilità in Abruzzo: hanno radici antiche e pertanto su di essi vogliamo spendere qualche parola senza alimentare sterili polemiche. Nell’ultimo ventennio del Settecento esplosero  nell’ambito della corte borbonica forti polemiche sulla “Real Strada di fabbrica” che si intendeva costruire per congiungere la capitale Napoli con la ‘Fortezza di Pescara’( dunque il Tirreno con l’Adriatico) attraverso gli Altopiani Maggiori d’Abruzzo.Favorevole alla costruzione  dell’arteria era il re Ferdinando IV,  il quale incontrava tuttavia forti ostacoli soprattutto negli ambienti militari di corte, che consideravano la strada da realizzare  una pericolosa minaccia per la sicurezza del regno.

 

La sacralità delle fave in Abruzzo e l’antico culto dei morti

La sacralità delle fave in Abruzzo e l’antico culto dei morti

La presente ricerca è scaturita da una osservazione apparentemente irrilevante: nell'agiografia popolare abruzzese (ma, forse, anche in quella di altre Regioni, soprattutto meridionali) si narra di alcuni Santi che perseguitati da uomini malvagi, riescono a sfuggire ai loro inseguitori operando una precoce e perciò miracolosa fioritura delle fave, proprio mentre un contadino era intento a seminarle. Come è noto la semina di questo legume avviene di norma a novembre o febbraio, ma tali riferimenti stagionali non emergono dai racconti popolari.

Sia negli episodi agiografici che in alcuni rituali monastici cluniacensi, le ‘fave’ assumono il valore di una manna elargita dal cielo per sfamare i ceti più poveri.

 
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