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BUONA PASQUA

Abruzzo, 21 aprile 2019 - "Signore Gesù, aiutaci a vedere nella Tua Croce tutte le croci del mondo:

la croce delle persone affamate di pane e di amore;

la croce delle persone sole e abbandonate perfino dai propri figli e parenti;

la croce delle persone assetate di giustizia e di pace;

la croce delle persone che non hanno il conforto della fede;

la croce degli anziani che si trascinano sotto il peso degli anni e della solitudine;

la croce dei migranti che trovano le porte chiuse a causa della paura e dei cuori blindati dai calcoli politici;

la croce dei piccoli, feriti nella loro innocenza e nella loro purezza;

 

IL PARCO IN FIORE

Assergi, 20 aprile 2019 -

Si parte il 1 maggio con la passeggiata dell’ADONIS. Torna “Parco in fiore”, la rassegna di eventi, giunta alla quarta edizione, che si aprirà il 1 maggio 2019 con la storica passeggiata alla scoperta dell’Adonis vernalis. L’iniziativa promossa dal Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga in collaborazione con l’Università di Camerino, trasformerà il Centro Ricerche Floristiche dell'Appennino, polo d'eccellenza per le ricerche sulla flora, in uno spazio d'incontro, socializzazione ed attrazione culturale sulle tematiche inerenti la botanica.

 

Il Centro, con i suoi laboratori, il Museo del Fiore, il centro congressi e l'Orto Botanico, immersi in una natura rigogliosa e incontaminata, offre occasioni di suggestione che ben si prestano ad accogliere quelle realtà che sul territorio si impegnano nel fare cultura. Numerose Associazioni hanno risposto alla richiesta di manifestazione d'interesse pubblicata dall'Ente Parco al fine di costruire il programma de “Il Parco in Fiore” 2019. 

 

APPELLO AI CITTADINI

Roseto degli Abruzzi, 19 aprile 2019 - Vandali e lacune hanno portato alla distruzione di tutti i nidi. Giornata di volontariato e formazione. Appello ai cittadini e volontari per difendere la Riserva Borsacchio e prevenire l’abbandono della specie bandiera dell’area protetta.  “Salviamo il Fratino nella Riserva Borsacchio” 20 aprile 2019

In ambito del progetto “SalvaFratino”, che coinvolge il Comune di Roseto da oltre 8 anni, si terrà il 20 aprile 2019 l’evento “Salviamo il Fratino nella Riserva Borsacchio”. Il 2018 è stato, secondo il progetto di tutela “SalvaFratino” curato per la parte scientifica dalla AMP Torre del Cerrano e WWF, un anno difficile per la specie protetta da ben due direttive Europee. Il Fratino è la specie più rara e protetta a livello mondiale presente sul nostro territorio e la sua presenza ha motivato la nascita della Riserva Borsacchio. Vandali, malcostume ed i ritardi nell’affissione dei cartelli di divieti obbligatori hanno portato a perdere tutti i nidi censiti e protetti da noi volontari nel 2019. La metà dei nidi sono stati distrutti da cani lasciati liberi e senza guinzaglio.

La presenza del meraviglioso trampoliere è a rischio ma tutti possono dare un contributo. La giornata del 20 aprile, appuntamento alle 9.30 al lido Bora Bora di Roseto, ha lo scopo di fornire poche ma chiare informazioni su come riconoscere e dove segnalare la loro presenza. Daremo dei vademecum, numeri utili e faremo un mini corso gratuito adatto a tutti, anche per bambini. Tutti, partecipando alla giornata, possono dare il loro contributo per salvare il simbolo della Riserva Borsacchio. Chiunque passeggi sulla costa può dare un contributo volontario. Basta una passeggiata di mezzora e sapere come segnalare. La giornata ha questo scopo, rendere ogni cittadino informato.

Abbiamo bisogno di aiuto. Anche un bagnate con un telefonino può salvare un nido se ha le informazioni necessarie e noi volontari delle Guide del Borsacchio siamo sfiniti e lavoriamo senza nessun contributo.

Torniamo a sollecitare il comune ad autorizzare il nostro progetto di cartellonistica totalmente finanziato dalle Guide del Borsacchio e dal WWF per dare informazioni su obblighi e divieti previsti dalla normativa con tutti i numeri utili in caso di emergenze incendio o ritrovamento di animali feriti. L’evento è inserito nel progetto #GenerAzioneMare del WWF per proteggere le coste ed il mare dai rifiuti. Come sempre l’evento è patrocinato dal Comune di Roseto Degli Abruzzi ed hanno aderito le grandi associazioni ambientaliste e le associazioni locali. Ognuno può dare una mano. Bastano un paio di ore per capire come essere utili. Insieme possiamo salvare il Fratino che, purtroppo, ad oggi rischiamo di perdere dalla nostra costa.

Marco Borgatti, presidente Guide Del Borsacchio

 

BUON COMPLEANNO

Sulmona, 18 aprile 2019 - Buon compleanno, carissimo amico Gilberto! Compie oggi 98 anni Gilberto Malvestuto l'ultimo degli ufficiali superstiti della storica Brigata Maiella. Una persona meravigliosa. Nel pomeriggio mi ha telefonato: "Grazie per gli auguri caro amico mio. Lei è sempre gentile". Ed io molto emozionato: "Sono io a ringraziare lei per la bella amicizia. Orgoglioso di essere suo amico. Che voce brillante e giovanile, da diciottenne!". Gilberto si fa una risata e mi risponde: "Magari! Gli anni si fanno sentire". Una piccola pausa e poi: "Spero di esserci anche il prossimo anno! " . Gli dico di essere ottimista, il traguardo dei 100 anni è vicino. "L'ottimismo non manca...", mi risponde e mi ringrazia affettuosamente.

E' stato un colloquio emozionante e commovente con un personaggio storicamente rilevante. 98 anni spesi per la Libertà. "Ho fatto soltanto il mio dovere, ho fatto la cosa giusta, lottando e rischiando la vita con altri per la libertà dell’Italia", ripete con molta umiltà. La libertà, un bene prezioso. Da difendere. Una conquista pagata a caro prezzo. Tante giovani vite sacrificate. Ed è ai giovani che Malvestuto si rivolge frequentemente. Determinante il ruolo della scuola. "Ha una funzione importante per l’affermazione dei valori della Resistenza". Senza memoria non c'è futuro.

“Continuerò a tenere accesa la “fiammella” del ricordo finché ne avrò la forza”, assicura. Tante battaglie, lutti e dolori, quindi la grande gioia: "Quando il 21 aprile 1945 con le Sezioni mitraglieri della Compagnia Pesante della Brigata Majella al mio comando, entrai a Bologna, tra le primissime truppe liberatrici alleate, insieme ai fucilieri della prima Compagnia agli ordini del sottotenente Laudadio, una enorme folla di cittadini ci accolse osannante perché era terminato per loro l’incubo che toglieva il respiro, di una terribile occupazione nazifascista che, nella città felsinea, aveva seminato terrore e morte. Ancora oggi, nel lago dei miei ricordi di quel tempo ormai lontano, rivedo il restante territorio emiliano, al di là del fiume Reno, che fu anche teatro della nostra attività bellica successiva alla liberazione di Bologna: un territorio anch’esso violentato e martoriato durante la Resistenza da un nemico che, rinnegando le più elementari leggi dell’umanità, vi trucidò donne, vecchi e bambini innocenti. Siamo tornati più volte come reduci della “Majella” a Brisighella, a Marzabotto, a Bologna e in altre località collegate alla nostra storia di liberazione, per tuffarci sempre nel calore e nella cordialità di quelle meravigliose genti emiliane-romagnole, in cui ha sempre palpitato un’anima generosa, un cuore aperto a ogni esigenza di pace, di progresso, di giustizia".

Pagine di storia che è sempre opportuno rileggere. “È scarsa in molte regioni del Sud l’attenzione della scuola, mentre al Nord c’è maggiore interesse”, osserva criticamente. E sottolinea che anche il mitico comandante Ettore Troilo riteneva necessario coinvolgere il mondo della scuola per non disperdere la memoria del glorioso passato. “Ricordo l’enorme soddisfazione di Troilo quando una trentina di anni fa Aldo Aniasi scrisse a tutti i Capi d’Istituto invitandoli a “rivalutare la Resistenza”. Non far inaridire il seme prezioso della libertà. “Ho seminato con tanti compagni che ora purtroppo non ci sono più. Continuerò a farlo, soprattutto incontrando i giovani. La libertà è un patrimonio immenso, da difendere, con ferma determinazione”. Grazie, Gilberto, e ancora tanti auguri caro amico mio!

 

NATURALE

Capestrano, 17 aprile 2019 - Giunto all’8a edizione, Naturale verrà nuovamente accolto nel Convento di San Giovanni a Capestrano che aprirà le sue maestose porte l’11, 12 e 13 maggio 2019 per dare il via al Salone del Vino Artigianale. Naturale è il primo appuntamento in Abruzzo dedicato al vino artigianale. È un viaggio nel mondo del vino, fatto di assaggi liberi, degustazioni guidate e conferenze.

Una rassegna di grandi vini, unici come le annate, i territori e i vignaioli che li producono. È un incontro tra persone, occasione di socialità, una festa che accoglie tutti. È uno stimolo alla riflessione sulla cultura alimentare e sul consumo dei nostri giorni. Ma soprattutto è un tributo alla figura del vignaiolo-contadino, ultimo custode degli equilibri naturali e produttore del nostro cibo, nonché ponte tra la modernità e la riscoperta di tradizioni antiche, sapori e profumi dimenticati.

Naturale vedrà la partecipazione di circa 50 produttori provenienti dall’Italia e la presenza di numerose etichette europee.

Naturale vuole offrire ad appassionati e addetti del settore l'opportunità di scoprire vini autentici e di qualità, conoscere i volti e le storie dei vignaioli che ne sono artefici, approfondire i principi della viticoltura naturale.

Naturale come il vino realizzato senza utilizzo di prodotti di sintesi, che rifiuta ogni omologazione e ci racconta l'unicità dei territori e delle annate.

Naturale come i vignaioli “artigiani” che, unendo esperienza, passione ed etica, ci regalano vini “vivi” e sempre unici.

Naturale è un percorso libero di assaggio, seminari e conferenze di approfondimento, gastronomia di eccellenza e degustazioni guidate alla scoperta di vitigni, cantine e territori.

Situato in prossimità del Parco Nazionale del Gran Sasso e dei Monti della Laga, Capestrano è parte integrante di un fertile territorio riconosciuto per la sua biodiversità gastronomica. E oggi sede anche di un’importante rassegna di vini naturali e artigianali.

Naturale propone di andare “oltre il bicchiere” con i laboratori-degustazione perchè l’assaggio è importante ma svanisce facilmente se non si conosce ciò che vive attorno ad un vino bevuto. Ecco quindi che si è deciso di coinvolgere autorevoli figure come Gaetano Saccoccio (degustatore e giramondo) con un appuntamento dal tema “Fermentazioni a paragone” (sabato ore 14.30), Matteo Gallello (divulgatore e artefice di numerose degustazioni in cui il protagonista è il vino naturale) che proporrà una panoramica su “La spontaneità della nascita in bottiglia” (sabato ore 17.30), Roberto Muzi (formatore e consulente di settore, esperto degustatore di birre) che quest’anno introdurrà per la prima volta nella storia di Naturale il mondo delle birre artigianali con un interessante viaggio tra le IGA (Italian Grape Ale, affascinanti ibridi birrari) “Contaminazioni alcoliche. Un incontro virtuoso tra birra e vino” (domenica ore 14.00). Domenica mattina alle ore 10.00 è previsto altresì un convegno per vignaioli e stampa sugli aspetti tecnici e scientifici delle fermentazioni.

Naturale è anche una piccola e oculata selezione gastronomica che attinge prevalentemente dalle produzioni regionali tra le quali l’azienda agricola Casale Nibbi con i suoi formaggi vaccini, Aia Verde famosa per i salumi sotto strutto, il coltivatore di cereali e legumi antichi ed erbe spontanee Manfredo Anzini di Biomania e ad altri validi personaggi autentiche realtà gastronomiche.

L’evento prenderà forma con orari diversi durante le tre giornate: il sabato dalle ore 12 alle 20, la domenica dalle ore 12 alle 20 e il lunedì dalle ore 10 alle 16. La giornata del lunedì è rivolta principalmente alla presenza degli operatori del settore, che potranno usufruire dell'ingresso gratuito per tutta la durata della manifestazione. Naturale è un evento organizzato dall’associazione culturale aquilana DinamicheBio con il Patrocinio del Comune di Capestrano.

 

IL PIATTO DEL PARCO

Assergi, 16 aprile 2019 - Un concorso tra Istituti alberghieri il 17 aprile a Teramo. Un progetto a sostegno dell’economia locale, dell’integrazione culturale e dell’educazione alimentare per le giovani generazioni. Giunge al termine l’iniziativa “Menù per le scuole del Parco” promossa dall’Ente Parco e finanziata dal Ministero dell’Ambiente nell’ambito del progetto “La Biodiversità per la Ri-Scossa del Parco -Promozione e Valorizzazione della Biodiversità Agricola e Zootecnica”, i cui risultati verranno presentati il prossimo 17 aprile presso l’Istituto Alberghiero “Di Poppa Rozzi” a Teramo a partire dalle ore 10.30. Gli alunni degli Istituti Professionali di Stato delle province del Parco si metteranno in gioco per presentare il “Piatto del Parco”, realizzato rigorosamente con materie prime del territorio e con un elemento comune: la carne ovina.

Un’attenta e variegata giuria, composta da chef stellati, giornalisti e nutrizionisti, una bambina e un bambino di una scuola del Parco, rappresentanti del Ministero dell’Ambiente e della Ristorazione Collettiva, il Presidente e il Direttore del Parco e Amministratori Locali, avrà il compito di valutare il prodotto elaborato dagli studenti. Ai fini della premiazione si terrà conto non solo della presentazione e della bontà del piatto, ma anche della possibilità di inserirlo nel menù delle mense scolastiche quale “Piatto Unico”, una vera novità per i nostri bambini. Si tratta di un importante incontro conclusivo in cui il “Piatto del Parco” sarà presentato alle amministrazioni locali, alla ristorazione collettiva, agli esperti nutrizionisti e a quanti vorranno intervenire all'incontro.

È importante che i giovani, sin dall'età scolare, possano accedere al cibo di qualità e di assoluta eccellenza del loro territorio” sottolinea il Presidente del Parco Tommaso Navarra, “accorciando le filiere e sostenendo i produttori del Parco che, con grande tenacia, svolgono un ruolo importantissimo a tutela del territorio e a beneficio della collettività. L’obiettivo auspicato dal progetto è di trasformare il lavoro svolto dagli studenti in uno strumento concreto per favorire la consapevolezza delle scelte alimentari nelle nuove generazioni. La speranza più ambiziosa è che il progetto sia di stimolo agli operatori del settore delle Mense Scolastiche, affinché siano garantiti cibi sani e rispettosi dell’ambiente”

Tutti i partecipanti al progetto, come specificatamente richiesto dal Parco, hanno concentrato l’attenzione sulla filiera zootecnica ovina che storicamente rappresenta una fonte importante di sostentamento per le aree interne, altrettanto identificativa del territorio. La carne ovina, grazie ai suoi valori nutrizionali e di alta digeribilità, costituisce, un vero e proprio elemento di “integrazione socio-culturale” inserendosi in una sana tradizione alimentare propria di tutte le regioni e di tutte le appartenenze identitarie oggi presenti, anche su piano religioso, nel territorio del Parco.  
foto  Typi

 

LA FESTA

Atessa, 15 aprile 2019 - LA FESTA: questo il titolo del format musicale che si terrà sabato 20 aprile nella suggestiva cornice dell’Arco dell’Andriano tenuto da Manuel D’Amario e da Rossano G. Il noto attore e dj D’Amario torna nella sua città per un evento organizzato dal gastronomic pub Andriano e dal wine bar Perbacco per un esclusivo dj set che spazierà dall’house alla deep house, al funky, disco, black soul e hip pop.

 “Sono orgoglioso – commenta Manuel D’Amario – di tornare nel mio paese di origine e condividere le mie esperienze con la mia gente. Amo Atessa e quando mi viene proposto di partecipare alle iniziative del mio territorio, lo faccio sempre con grande entusiasmo”.

 

Invidiabile la carriera dell’attore D’Amario che quest’anno sarà anche il protagonista della ventisettesima edizione della “Passione di Gesù” sempre ad Atessa: dal cinema al teatro fino alla musica, sono state tante le sue esperienze artistiche. Debutta e lavora a teatro per anni con G. Sepe, successivamente con “La Fura del Baus”, A. Baracco, E. Frosini, e attualmente è in tournée con “Le Bal” spettacolo di successo prodotto dal Brancaccio con la regia di G. Fares. Nel 2018 è coprotagonista nel film “La Banda Grossi” di C. Ripalti.

Nell’evento di sabato, che vuole essere una festa a tutti gli effetti con le atmosfere semplici e autentiche del borgo e la musica selezionata ad hoc per una serata che affonda le sue radici, vedasi il visual, nella leggenda dell’antico drago che divideva Ate e Tixa, Manuel D’Amario sarà accompagnato Rossano G. Amici da sempre, Manuele e Rossano, anche lui dj e appassionato di musica nonchè ideatore di QMO (Quality Music Only) che sino al 2010 ha acceso i più bei eventi del Sangro in Abruzzo, hanno ideato LA FESTA, un’iniziativa camaleontica in grado di adattarsi ad ogni location.

“L’obiettivo è sempre lo stesso – dicono i due dj - esportare questo party ovunque ci sia la possibilità di fare festa”.

L’appuntamento con la festa, made in Atessa in questo caso, è per sabato 20 aprile dalle alle ore 22.30 in poi.

Barbara Del Fallo

 

MOSTRA DEL FIORE, NUOVI SCENARI

Pescara, 14 aprile 2019 -

Una filiera made in Abruzzo incentrata sull’identità e sulla tracciabilità delle produzioni florovivaistiche ma anche sulla formazione degli addetti e sulla comunicazione dei risultati. Lo dice Coldiretti Abruzzo sul settore florovivaistico in occasione della Mostra del Fiore - Florviva, che, promossa da Camera di Commercio Chieti-Pescara, Arfa e Assoflora, ha aperto i battenti ieri e chiuderà domani al porto turistico di Pescara per focalizzare l’attenzione sulla floricoltura regionale: un settore strategico che fornisce una Plv di circa 50milioni di euro annui su 385 ettari dedicati tra serre e piano campo per un totale di circa 250 aziende specializzate che possono ambire a nuove ed importanti opportunità di sviluppo.

 

 “Una realtà economica importante – commenta Coldiretti – che va ulteriormente potenziata con la promozione e il sostegno della ricerca, nuove strategie di mercato e una adeguata comunicazione, in grado di far conoscere un prodotto che contribuisce ad abbellire l’ambiente, a purificare l’aria, a diminuire l’inquinamento e a regolare il microclima degli ambienti urbani ma che resta ancora poco conosciuto e valorizzato sia a livello regionale che nazionale”.

 

ALLARME OLIO

Teramo, 13 aprile 2019 -

Nel 2019 addio ad almeno 5 bottiglie su 10 di extravergine abruzzese sugli scaffali dei supermercati per effetto della diminuzione della produzione che in regione ha subito un calo medio di oltre il 51% conseguenze importanti sui numeri complessivi della commercializzazione. È quanto emerge dall’analisi di Coldiretti nel convegno “la filiera olivicola italiana tra nuovi impianti e certificazione”, promossa in collaborazione con Abruzzo Oleum nell’ambito della Fiera dell’agricoltura di Teramo, inaugurata oggi a Piano d’Accio tra migliaia di visitatori. Nell’incontro, che ha visto partecipare il direttore regionale di ColdirettiGiulio Federici, la presidente di Coldiretti Teramo Emanuela Ripani e il presidente di Abruzzo Oleum Luciano Di Massimo con la presenza del vescovo Lorenzo Leuzzi e l’assessore comunale all’agricoltura Antonio Filipponi, è stato tracciato lo stato dell’olivicoltura regionale in un anno particolarmente critico per il settore, che in alcune regioni ha registrato un crollo del 60% della produzione a causa di diversi fattori tra cui cambiamenti climatici, xylella e concorrenza sleale provocata dalle importazioni low cost spacciate per italiane.

 

LA PASSIONE DEL NAZARENO

Francavilla al Mare, 12 aprile 2019 -

Alle ore 20.30 di domani, sabato 13 aprile in piazza Porta Ripa, la pastorale della cultura della parrocchia di santa Maria Maggiore in Francavilla al Mare presenta la sacra rappresentazione della Passione del Nazareno, patrocinata dal comune di Francavilla al Mare. A curare la manifestazione sono Camillo Zulli e Tommaso La Selva insieme al parroco mons. Michele Giulio Masciarelli, e a tanti altri amici. Nella Passione del Nazareno, gli oltre cinquanta figuranti faranno ripercorrere al pubblico presente il tratto ultimo del cammino percorso da Gesù durante la sua vita terrena: dal Monte degli Ulivi, dove nel «podere chiamato Getsemani» (Mc 14, 32) il Signore fu «in preda all’angoscia» (Lc 22, 44), fino al Monte Calvario dove fu crocifisso tra due malfattori.

 

ESERCIZI SPIRITUALI 2019

Chieti, 12 aprile 2019 -

Si ritorna a San Francesco Caracciolo dunque, con padre Bruno: tre serate straordinarie per cogliere l’occasione di “mettere ordine nella nostra vita”. Occasione che il popolo della chiesa ha accolto giungendo dalle più svariate parrocchie della montagna, della costa e della città. Dio chiama. A noi solo una semplice risposta: la nostra presenza con impegno, comprensione e giudizio. Tre serate straordinarie dunque, lunedì 8, martedì 9 e mercoledì 10 aprile, per cercare di rinnovare il legame essenziale della nostra vita allo Spirito Santo, il vero protagonista di un appuntamento che si è rivelato ancora una volta di profonda e straordinaria bellezza. L’invocazione allo Spirito Santo non può che aprire ai frutti di grazia, un’invocazione ed una preghiera per aprirsi al mistero dei testi sacri. Gli Atti degli Apostoli quest’anno, Pietro e Paolo, i principali uomini di fede della nostra chiesa e la loro statura di grandi personalità, formati dunque all’ascolto delle sacre scritture. Due uomini diversi per raccontare il grande amore salvifico. Pietro pescatore e uomo del giudaismo popolare, energico ed impetuoso. Paolo, ebreo colto e raffinato, benestante e grande studioso. Due uomini generosi ma diversi, due forti personalità innamorate profondamente di Gesù.

 

DIECI ANNI DI SCATTI

Chieti, 11 aprile 2019 - L’abruzzese Daniele Dell’Osa, viaggiatore appassionato di fotografia, torna nella sua terra con ben quattro mostre fotografiche durante le quali esporrà i suoi scatti più belli realizzati in giro per il mondo. Daniele ha 31 anni, è originario di Chieti e le sue foto hanno una particolarità: i soggetti immortalati nei suoi scatti sono gli animali più particolari del pianeta, dai canguri e koala dell’Australia ai tucani, bradipo e colibrì della Costa Rica, dal pesce pagliaccio in Indonesia all’orango-tango della Malesia, dai cammelli e il deserto del Marocco alla schiusura delle uova della tartaruga “olivacea” in Playa Ostional in Costa Rica, unico posto al mondo dove avviene questo fenomeno.

Particolarità questa che gli ha permesso di ritagliarsi uno spazio di prestigio sulla nota rivista National Geographic che ha pubblicato a gennaio scorso un suo scatto, ovvero la raganella occhi rossi fotografata nel parco nazionale del Vulcano Arenal in Costa Rica. La prima esposizione si terrà dal 18 al 20 aprile a Sulmona (Bar Centrale) dal titolo “Vaggio e Natura, i miei scatti migliori di Australia, Indonesia, Malesia, Sri Lanka, Costa Rica, Austria e Abruzzo”, la seconda il 1 maggio a Manoppello (Caffè Villani) in occasione della “Giornata di esposizione fotografica, educazione ambientale e falconeria moderna” in collaborazione con Guferia di Maurizio Blasioli; la terza il 5 maggio a Pescara (Bloom) con “Wildlife Photography Exposition” e l’ultima il 15 maggio nella sua città natale, Chieti (The Old Fashioned Cocktail Bar), con “Viaggi & Natura”, esposizione che peraltro avverrà nel locale di uno dei più cari amici di infanzia di Daniele, Nicola Minniti.

“La mia passione per gli animali è qualcosa che ho sin da piccolo quando con mio nonno guardavo le videocassette di documentari girati in tutto il mondo – spiega Daniele Dell’Osa – da lì la mia prima partenza, nel 2009, verso l’Austria. Andai a lavorare come lavapiatti, ero straniero in terra straniera ma con una consapevolezza che tutti dovrebbero avere: che qualsiasi cosa fatta con passione sia possibile. Da quel momento in poi non mi sono più fermato, deciso a sostenermi economicamente con qualsiasi lavoro pur di realizzare il mio sogno, ovvero viaggiare e fotografare le ricchezze del pianeta”.

 

Poi fu la volta dell’Australia, dove ha imparato il mestiere di pizzaiolo ed è rimasto per quattro anni e mezzo, della Svizzera e poi di nuovo dell’Austria, fino al conseguimento a dicembre scorso della qualifica di accompagnatore turistico.

“Ricordo ancora il mio primo viaggio a caccia di scatti di animali rari – racconta Daniele - lo feci in solitaria e girai in due mesi e mezzo la Thailandia, l’Indonesia, la Malesia e lo Sri Lanka, avevo solo un borsone e una macchina fotografica compatta. Ero talmente appassionato da quello che vedevo e immortalavo che in quel momento dissi a me stesso che da lì in avanti mi sarei dedicato completamente alla fotografia. E ora torno nel mio Abruzzo con quattro esposizioni che mi concederanno il privilegio di condividere con la mia terra le emozioni provate in giro per il mondo”.

 

MEMENTO

Mosciano Sant'Angelo, 10 aprile 2019 - Grande successo per “Memento”, lo spettacolo di danza contemporanea di e con Giacomo Perfetti, che ha animato la scorsa domenica il palco del Pin Up.  Un pubblico gremito, proveniente anche dalle vicine Marche, ha raccolto la sua sfida: dar corpo alla libertà! Il regista rosetano dichiara: “Il corpo sa parlare! E la reazione del pubblico stasera ha dato ulteriore forza e vigore a questa mia convinzione!”

L’idea di gestire la scena tra palco e platea e di stimolare l’interazione tra performers e spettatori è stata vincente nel creare quella magica sinergia tra pubblico e palco. Il tutto possibile grazie alle eleganti scelte coreografiche e scenografiche di Perfetti, in piena armonia con l’interpretazione del suo corpo di ballo composto da: Francesca Leone, Francesca Di Giovannantonio, Dania Evangelista.

Nello spettacolo di Perfetti non solo il corpo ma anche gli oggetti raccontano! È il mondo delle cose che connota storicamente la scena (ambientata negli anni ’50) e scandisce i momenti chiave della narrazione. Si ringrazia, pertanto, la preziosa collaborazione con il Museo della Cultura Materiale di Montepagano, che grazie ai suoi cimeli “vintage” ha arredato la scena abitata dai personaggi. Attrarre nuovi pubblici? Si, è possibile! Complice di tutto questo è stata la collaborazione con l’aperitivo Dolce & Co. È nato così un nuovo trend: l’aperitivo danzante. Una scelta che senza dubbio è riuscita a coinvolgere il grande pubblico.

Prossima data del tour sarà domenica 19 Maggio presso Spazio Matta - Pescara.

Gaia Di Ilio

 

GRUPPI DI CAMMINO

San Giovanni Teatino, 9 aprile 2019 - Prendono il via i gruppi di cammino. Si parte dal Centro Anziani alle ore 9 di giovedì 11 aprile. Marinucci: "Camminare è un gesto semplice che ci permette di tenere sotto controllo la nostra salute e prevenire patologie". Il Comune di San Giovanni Teatino sostiene e promuove i "Gruppi di cammino". Il Sindaco Luciano Marinucci e gli assessori, alle politiche sociali, Ezio Chiacchiaretta e, alla sanità, Simona Cinosi hanno presentato il calendario di 10 appuntamenti predisposto con Giuseppe Torzi, direttore del dipartimento prevenzione della ASL 2, Ada Mammarealla Antichella, direttore ff. Servizio IESP della ASL 2, Claudio Turchi del SIESP della ASL 2 e, in rappresentanza dei medici di famiglia i dottori Rosanna D'Angelo e Giovanni Grifone.

"La mia Amministrazione - spiega il Sindaco Luciano Marinucci - ha sposato e sostenuto con entusiasmo l'iniziativa della Asl legata ai gruppi di cammino. Camminare è un gesto semplice, ma estremamente efficace, perché ci permette di tenere sotto controllo e prevenire tante patologie legate a stili di vita scorretti. Inoltre è un preziosissimo strumento di socializzazione. Invito i cittadini a partecipare numerosi".

Primo appuntamento, per il Gruppo Verde, è con Mariagrazia giovedì 11 aprile, alle ore 9 al Centro Anziani. Stesso ritrovo e stessa ora per la camminata di mercoledì 22 maggio. Gli appuntamenti con Patrizia (GAIA) e il Gruppo Blu sono per sabato 13 aprile e sabato 18 maggio, con ritrovo al Parco 120 Alberi sempre alle ore 9.30. Valentina (CRI) guiderà le camminate del Gruppo Rosso martedì 16 aprile e domenica 12 maggio, dalle ore 9 con partenza dal Parco 120 Alberi. Laura sarà con il Gruppo Arancio lunedì 15 aprile e martedì 7 maggio con ritrovo alle 8.30 davanti al Scuola primaria di Largo Wojtyla. Infine Umberto (Cammina con Noi SGT) accompagnerà il Gruppo Giallo che si ritroverà in piazza Municipio, alle ore 19.30 di lunedì 29 aprile e lunedì 6 maggio.

La partecipazione è aperta a tutti, basta presentarsi all'appuntamento nel luogo e all'orario indicati.  L’attività è gratuita e non serve un abbigliamento particolare, sono consigliati abiti confortevoli in fibra naturale e scarpe comode adatte al cammino.

"La diffusione della cultura del cammino - ricorda l'assessore Cinosi - è inserita nel Piano Sanitario Regionale. Camminare è un'attività semplice, a costo zero e con notevoli vantaggi per la salute. Camminare e fare movimento aiuta a sentirsi meglio e dà più energia. Il gruppo di cammino è anche occasione per stare insieme e incontrare nuove persone. L’iniziativa dei Gruppi di Cammino è rivolta principalmente ad adulti e anziani, e si pone l'obiettivo di contrastare la sedentarietà, prevenire le malattie cronico-degenerative, migliorando e mantenendo l’autonomia motoria personale, finalizzata anche alla riduzione delle cadute e degli infortuni domestici. È noto che l'attività fisica regolare contribuisce a ridurre lo stress e l’ansia, migliorando anche la qualità del sonno e contrastando la tendenza alla depressione anche in rapporto al rafforzamento delle relazioni interpersonali. aumenta l’autostima, la capacità di attenzione e stimola l’autonomia personale e la cura del sé".

"Un Gruppo di Cammino - spiega l'assessore Chiacchiaretta - è un insieme di persone che si incontrano con regolarità sotto la guida di un volontario, il Walking Leader il quale accoglie, conduce e motiva chi sceglie di partecipare. Partecipazione che è libera e gratuita. Ognuno può liberamente graduare il proprio impegno fisico in base alle singole attitudini e possibilità su di un percorso sicuro per 30/60 minuti senza l'utilizzo di attrezzature costose e senza che siano richieste particolari abilità".

 

STORIA DELLA MASSONERIA IN ABRUZZO

Pescara, 8 aprile 2019 - Nel pomeriggio di sabato scorso, la sala Favetta del Museo delle Genti d'Abruzzo ha ospitato la presentazione del libro "Storia della Massoneria in Abruzzo" edito da Artemia Nova Editrice ed elaborato a quattro mani dal professor Elso Simone Serpentini e dall'avvocato e scrittore Loris Di Giovanni. Il volume è di taglio storico e ricostruisce le vicissitudini e le composizioni delle associazioni massoniche, da quelle appartenenti agli intellettuali illuminati della Rinascenza teramana del XVIII secolo passando per le Logge castrensi del periodo napoleonico, fino ad arrivare al secondo dopoguerra. Gli autori hanno dedicato diverse pagine al delicato rapporto di dipendenza tra carboneria e massoneria, al dibattito tra interventismo e neutralismo durante il primo conflitto mondiale e al periodo del dominio fascista, quando il regime abolì le associazioni segrete e ne sequestrò i beni.

Per la stesura di questo corposo volume Serpentini e Di Giovanni si sono avvalsi di prove documentate ed inedite, utilizzate anche per approfondire determinati aspetti storici, racchiuse negli archivi di stato e nelle biblioteche; diplomi, disegni simbolici, documenti ufficiali delle logge, corrispondenze, elenchi di sottoscrittori attestano come gran parte della classe dirigente abruzzese fosse affiliata alla massoneria (il teramano Melchiorre Delfico fu deputato al Parlamento napoletano, Francesco Mario Pagano fu uno degli artefici della Repubblica napoletana). Le logge ospitavano anche intellettuali (come il polacco Francesco Pradowski, uomini di legge (Gaetano Filangeri fu giurista mentre Enrico Presutti, Francesco De Girolamo e Umberto Cipollone furono avvocati), militari, professionisti ed artisti (come Gennaro Della Monica, noto pittore teramano).

È bene tener presente che, nella produzione storica, i lavori analoghi a questo sono ben pochi; difatti il tema delle associazioni massoniche è presente nella nostra letteratura (basti pensare agli scritti di Gian Mario Cazzaniga) ma non lo è nei libri di storia, dove si tende anche a negarne l'esistenza. I motivi sono evidenti e molteplici: innanzitutto la massoneria è sempre stata riservata e la sua attività è stata occultata per secoli, lasciando pochissimo materiale a nostra disposizione. Gli storici sono poco inclini a trattare di un argomento così misterioso e riscontrano, inoltre, una certa difficoltà di definizione di questo in un contesto unitario.

Maria D'Argento


 

IL VALORE DEL PANE È IMMENSO

Ortona, 7 aprile 2019 -

Il Convegno di Ortona, che si è tenuto ieri, presso la Sala Eden, organizzato dalla Fiesa Assopanificatori Confesercenti d’Abruzzo, è stato fondamentale per far conoscere le caratteristiche del Pane, un alimento sano che mette allegria, che stimola convivialità e aggregazione. Dal dibattito è emerso che è questo prodotto dell’artigianato alimentare necessita di essere considerato nella dieta giornaliera dei bambini, degli atleti e nella giusta misura nella dieta di ogni cittadino. Ma il Pane va amato per goderne il profumo e per essere in grado consumarlo ottimizzando l’apporto nutritivo in ogni attività, anche quella sportiva.

 

IL PARCO DEPURATIVO

Pescara, 6 aprile 2019 -

Gli interventi in corso e lo stato di avanzamento del progetto di potenziamento del parco depurativo sono stati al centro dell'ultima riunione della Commissione Consiliare Ambiente, presieduta dal consigliere Fabrizio Perfetto, che si è tenuta ieri mattina in Comune. All'incontro hanno partecipato anche Tommaso Di Biase, presidente dell'Ersi, l'Ente regionale di servizio idrico, e Lorenzo Livello, dirigente dell'Aca.  Grazie alla filiera istituzionale Governo-Regione-Comune-Aca sono stati investiti 20 milioni di euro per potenziare gli impianti esistenti, realizzare nuove vasche della capienza di 40.000 metri cubi e nuovi impianti di sollevamento e della rete fognaria, il tutto per garantire il corretto funzionamento del sistema fognario-depurativo della città.

 

L’ABRUZZO AL VINITALY 2019

Verona, 7 aprile 2019 -

Attesa per la presentazione della app Percorsi


Prende il via domani sotto i migliori auspici la partecipazione del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo al Vinitaly, la manifestazione fieristica dedicata al vino in programma a Verona fino al 10 aprile. L’Abruzzo è presente a Verona con 115 cantine alla 53esima edizione di Vinitaly, 50 delle quali organizzate nell'ambito dei due consorzi - Il Consorzio Tutela Vini d'Abruzzo e il Consorzio di tutela Colline Teramane - che occuperanno ben 1500 mq. nella grande e accogliente area open space del padiglione 12, mentre le altre disporranno come di consueto di stand propri.

 

APRE CASA COLDIRETTI

Verona, 6 aprile 2019 -

IL MONTEPULCIANO CRESCE ALL’ESTERO E NELLA GDO

 

Anche l’Abruzzo protagonista dello spazio promosso da Coldiretti al Vinitaly di fronte all’ingresso principale Cangrande della Fiera di Verona con tutte le diverse terre delle Doc e Docg d’Italia, dove scoprire le nuove tendenze, i primati, le sfide e le curiosità del vino Made in Italy. Un padiglione nel verde per conoscere, vedere e toccare con mano i terreni dai diversi colori, origini, caratteristiche e consistenze che garantiscono ai vigneti quelle proprietà uniche ed irripetibili all’origine dei successi del vino tricolore. E l’Abruzzo sarà rappresentato con le sue 9 denominazioni di origine tra Doc e Docg: Montepulciano d’Abruzzo, Cerasuolo d’Abruzzo, Trebbiano d’Abruzzo, Ortona, Abruzzo, Tullum, Villamagna, Controguerra, Montepulciano d’Abruzzo Colline Teramane (Docg).

 

IL NOSTRO GRAZIE

«Immota manet. Così è scritto sul gonfalone della città. “L’Aquila resta ferma, immobile”. Almeno questo avviene nello spirito della sua gente, riservata e dignitosa anche di fronte al disastro che la colpisce. Da secoli questa la sua indole, aliena dall’ostentazione del dolore, intima nell’elaborazione dei propri lutti. Invece non sono rimasti fermi palazzi e monumenti, case e chiese, alle scosse del serpe che il 6 aprile si è agitato terribilmente nel suo ventre, che si agita ancora. Quella notte del 6 aprile, nel cuore d’una notte stellata e chiara di luna, L’Aquila ed i meravigliosi borghi del suo circondario sono stati squassati dal terremoto per lunghissimi, interminabili secondi, oltre venti. L’ho vissuta l’esperienza, meglio non descriverla. Mi resta nel profondo la sensazione dei primi minuti, delle prime ore della sopravvivenza. Mi si è impressa nella mente l’atmosfera irreale, sospesa, allucinata, che aleggiava sulle case distrutte nel centro storico della mia Paganica, un bel paese di oltre cinquemila abitanti a 9 km dall’Aquila. Lì sono nato e vivo. L’hanno indicato subito come l’epicentro del sisma. Abito in periferia. La mia casa è stata costruita trent’anni fa, in cemento armato. È davvero strano che la tua casa, per antonomasia rifugio che ti dà sicurezza, d’improvviso diventi una minaccia. Ti si sovverte il mondo, la vita. Dopo la scossa delle 3 e 32, la corrente elettrica mancata, guadagnata l’uscita calpestando oggetti e stoviglie rotte, con i miei di famiglia siamo andati subito via da casa, per luoghi più aperti. Abbiamo transitato accanto al centro antico di Paganica. La settecentesca chiesa della Concezione con la facciata in bilico, squarciata, in parte crollata, ha fatto il giro del mondo, in quello stato. Lì vicino la parrocchiale di Santa Maria Assunta, impianto duecentesco riadattato nel Seicento, dall’esterno non sembra aver avuto grossi traumi, ma sarà solo un’impressione. Contrastano con il cielo, d’un colore livido, il profilo delle case e la fuga scomposta dei tetti che s’inerpicano verso il Colle, quartiere alto dove imponente domina la chiesa di Santa Maria del Presepe costruita sul sito del castello distrutto nel 1424 nella guerra dell’Aquila che sconfisse Fortebraccio da Montone. […] »

Fu questo fu l’incipit del lungo racconto che scrissi all’indomani del terremoto del 6 aprile 2009, una testimonianza raccolta da molte testate della stampa italiana all’estero. Dieci anni sono passati da allora. Oggi è il giorno del ricordo di quella notte sconvolgente, quando il terremoto squassò L'Aquila e 55 altri comuni, sconvolgendo le vite delle popolazioni del cratere sismico. La città capoluogo d'Abruzzo fu lacerata, paralizzata nei suoi servizi, mutilata e ferita nel suo straordinario patrimonio d'arte e d'architetture, uno dei centri storici più preziosi e vasti d’Italia.  309 le vittime. Di loro faremo sempre memoria. A loro va il nostro raccoglimento, la nostra preghiera muta, rispettosa dei familiari rimasti con la lacerazione perenne del cuore.


In questo primo decennale molti saranno i bilanci, le analisi, i giudizi. Sulle condizioni dell’Aquila, sullo stato della ricostruzione materiale e sociale, sugli obiettivi raggiunti, su quelli ancora lontani, sui ritardi, sui problemi, sulle criticità. Com’è comprensibile, molte saranno le voci che giudicheranno questi 10 anni, tanti i servizi giornalistici e gli speciali televisivi, le testimonianze, gli approfondimenti scientifici sui terremoti e sulla prevenzione sismica. Le analisi certamente riferiranno sui risultati finora raggiunti nella ricostruzione dell’Aquila e degli altri centri, sulle innovazioni ardite e sulle tecniche d’avanguardia che stanno restituendo una città sicura - caso di studio per molte università italiane e straniere -, tra le più sicure d’Europa. E tra le più belle città d’arte, diventata sin da quel 6 aprile di dieci anni fa città patrimonio del mondo, come universale è il messaggio di pace e di perdono che da otto secoli essa custodisce nel dono della Perdonanza, il primo giubileo della cristianità, e nell’eccezionale magistero di papa Celestino V.

Ma l’attenzione dei media si concentrerà soprattutto sugli errori, sui ritardi e sulle occasioni mancate nei dieci anni trascorsi dal quel tragico 6 aprile del 2009. È giusto che sia così. Ho grande rispetto e gratitudine per questa attenzione scrupolosa verso la nostra città. Aiuta a tenere accesa sempre una luce su ogni aspetto della nostra rinascita. Molte le analisi già svolte in questi giorni che precedono il 6 aprile, alcune rigorose, altre meno per il retaggio di consumati stereotipi, sovente lontani dalla realtà. Mi asterrò, in questa circostanza, da valutazioni e da personali giudizi nei confronti dei governi che si sono succeduti e delle amministrazioni che hanno guidato la Regione, gli enti locali e in particolare la Città capoluogo. Ho avuto l’onore di servire L’Aquila per quasi un trentennio, nelle funzioni di consigliere, assessore e vicesindaco, fino al 2007. So quanto peso gravi sulle spalle di ogni amministratore civico che con serietà e coscienza si mette al servizio della propria comunità. Figurarsi quale sia la responsabilità e l’immane onere di doverlo fare in situazioni tragiche ed eccezionali, dopo un terremoto come quello del 2009, i cui precedenti similari per gravità, nella storia della città che tanti ne ha subìti, furono quelli del 1703, 1461 e 1349.

Vorrei invece tornare oggi con il pensiero, quantunque nella tristezza degli eventi di cui facciamo memoria - le cui immagini restano nitide come fossero di qualche giorno fa -, non solo al ricordo del dolore di quei giorni tremendi, ma anche dell’affetto immenso che ci circondò. Non possiamo non rammentare, con profonda gratitudine, l’abnegazione, la solidarietà, l’impegno straordinario e generoso dei Vigili del Fuoco e delle decine di migliaia di Volontari giunti da ogni parte d'Italia, organizzati nelle associazioni che resteranno per sempre nel nostro cuore (Alpini dell’ANA, Croce Rossa, Protezione Civile delle varie Regioni italiane, Misericordie, Caritas, e tante altre ancora), delle Forze dell'Ordine (Carabinieri, Polizia di Stato, Guardia di Finanza), dell'Esercito. Una gara di affettuosa premura verso la popolazione dell’Aquila e dei borghi colpiti dal sisma.


Non potremo mai dimenticare questa che è stata una pagina splendida, l’immagine della più bella Italia, quella del Volontariato e della Solidarietà. Come pure non dimenticheremo mai l'amore e la solidarietà di tutti gli Italiani nel mondo - in particolare degli Abruzzesi e delle loro associazioni -, espresse con innumerevoli gesti di grande valore morale e di significativa generosità. In questi anni, visitando le nostre comunità all’estero nelle Americhe, in Australia, in Africa e in tutta Europa, il mio primo e preminente pensiero è stato sempre quello di ringraziare tutti i nostri connazionali dal profondo del cuore, come semplice cittadino ma anche a nome dell’intera comunità aquilana (quando si è stati amministratori civici lo si rimane moralmente per sempre). Li ho ringraziati per l’affetto, la vicinanza, la tenerezza profonda dei gesti d’aiuto e di solidarietà nei giorni e nei mesi del dopo terremoto. Tantissimi italiani sono venuti a soccorrerci. Un numero impressionante a trovarci nei mesi e negli anni successivi al sisma. Tanti ci hanno poi accolti ed ospitati, per qualche giorno di serenità, dal Trentino alla Sicilia, dal Piemonte alla Puglia, dalla Lombardia alla Sardegna, dal Friuli alla Calabria. Un’Italia premurosa e materna, fortemente unita nei suoi abitanti dalle Alpi fino a Lampedusa. In ogni dove sempre con il cuore aperto, come aperto e generoso è sempre il cuore dell’Italia in occasione delle calamità che ci colpiscono, esaltando in ciascuno il senso della comunità nazionale e della fratellanza tra italiani. Serve ricordare queste fatti, sono davvero educativi per i tempi complicati che stiamo ora vivendo, quando sembrano affermarsi i messaggi più beceri, egoisti e lontani dalla nostra umanità.

Vorrei anche qui ricordare l'attenzione di tanti Paesi del mondo di fronte alla nostra tragedia, alcuni dei quali ebbero occasione di verificare direttamente le lacerazioni inferte dal sisma al patrimonio architettonico e artistico dell’Aquila nel luglio del 2009, quando la città ospitò i capi di Stato e di governo nelle riunioni del G8 e G20. Alcuni degli Stati più potenti al mondo s’impegnarono meritoriamente a restaurare dei monumenti, altri hanno generosamente contribuito con donazioni a comuni, università e ospedali, per costruire opere di pubblica utilità o ricostruire importanti emergenze architettoniche. Qualche Stato non ha dato seguito alla promessa solennemente assunta. Orbene, grazie alle risorse assicurate dal governo nel 2013 con un impegno pluriennale, i centri colpiti dal terremoto stanno risorgendo dalle macerie, la ricostruzione sta andando avanti. L’Aquila tornerà più bella di prima.

In questi anni difficili la comunità aquilana ha dato un grande esempio di dignità e di resilienza. Come nei secoli passati, dopo gli altri terremoti che sconvolsero L’Aquila, anche questa volta ce la faremo. Nella tragedia è emersa la parte migliore della nostra gente, l’indole forte e tenace. Ma non possiamo tuttavia nasconderci che ha messo in luce, in una ridotta minoranza, anche i lati peggiori del comportamento umano, piccole e grandi miserie morali. C’è pure da registrare che sul "cantiere più grande d'Europa", come è stato definito, hanno girato e girano anche altri interessi poco chiari, che tuttavia Magistratura e reparti dedicati della polizia giudiziaria, con un assiduo efficace e penetrante controllo, vanno man mano scoprendo, inquisendo i sospettati, rinviando a giudizio e condannando i responsabili dei reati. Fenomeni contenuti, tuttavia, rispetto alla dimensione economica della ricostruzione. Non aggiungo altre considerazioni su questa parte un po’ squallida delle vicende legate alla gestione dell’emergenza post sismica e alla ricostruzione.

Un pensiero ancora sento di esprimere sulla ricostruzione morale, sulla rinascita d’un nuovo senso della comunità degli aquilani. La ricostruzione materiale è in corso, andrà comunque avanti con tempi più o meno soddisfacenti. Ma la cura che più ci preme riguarda la ricostruzione morale delle lacerazioni interiori delle persone, poco o per nulla apparenti, conseguenti al terremoto. Tralasciamo riferimenti più puntuali a studi scientifici e sociali, che pure in questi anni sono stati prodotti. Mi sembrano illuminanti al caso alcuni spunti che traggo dal messaggio per il decennale dell’arcivescovo dell’Aquila, Cardinale Giuseppe Petrocchi, ieri uscito sulla stampa.


Inizia con queste parole l’intenso messaggio agli aquilani del Cardinale Petrocchi: «Per la decima volta, quest’anno, sentiremo i rintocchi della campana che ricordano i 309 “martiri” del terremoto. Facciamo memoria di tutte le vittime di quella immane tragedia; le stringiamo a noi con un unico abbraccio e, al tempo stesso, le chiamiamo per nome: una ad una. La “notte crocifissa” del sisma ha suscitato lunghi giorni di dolore, ma anche ha acceso la luce di una graduale “risurrezione”, più forte della furia devastante del sisma. Le lacrime versate si sono rivelate feconde, ed hanno generato una abbondante fioritura di fraternità e solidarietà. La ricorrenza – che celebriamo con raccoglimento e volontà di ricostruzione “integrale” – ci obbliga a fare, insieme, una seria revisione. Per questo, non parlerei di “terremoto”, ma di “terremoti”, non solo perché abbiamo avuto nuove repliche telluriche (nel 2016 e 2017), ma anche perché il sisma è un evento complesso e multiforme, difficile da cogliere nella sua distruttiva “globalità”. Quando sono venuto a contatto con gli effetti demolitivi delle scosse, mi sono accorto che, accanto alle macerie “visibili” (materiali), c’erano pure quelle “invisibili” (spirituali); allora ho cominciato a parlare di “terremoto dell’anima, che costituisce l’altra faccia (quella meno esplorata) della storia del sisma. […]».

Sarà questo l’impegno più arduo cui dover assolvere, pensando alla parte più fragile della nostra gente. E ancora l’altro rilevante impegno di pensare anzitutto al futuro delle nostre giovani generazioni, che nella città ricostruita e nel suo territorio debbono poter trovar modo d’esprimere il loro talento, in opportunità di lavoro e di costruzione di nuove famiglie. L’Aquila ricostruita nelle sue case, nei suoi palazzi, nei suoi monumenti, negli uffici e nelle fabbriche, dovrà riaccogliere la sua gente, che vi torna a vivere con la speranza di un futuro. Nel decimo anniversario del sisma, quindi, oltre alla gratitudine per la vicinanza affettuosa che abbiamo avvertito, vogliamo essere aperti alla speranza di futuro per la nostra comunità. Certo augurandoci una più sollecita ricostruzione materiale, che sconta più d’un ritardo specie nella ricostruzione pubblica, ma soprattutto nella speranza operosa d’una forte ricostruzione sociale e morale della nostra comunità. Una comunità che deve ritrovare il senso profondo del vivere insieme con i valori antichi del Bene comune, quello che nei secoli ha fatto e mantenuto grande L'Aquila. Fraternità sociale, rispetto, impegno civico, etica delle responsabilità, cultura, creatività, attaccamento alla propria terra, amore per la propria storia e gratuita dedizione al Bene comune sono i riferimenti per disegnare il nostro futuro, il futuro dell'Aquila nuova, non solo più bella di prima, ma anche migliore di prima. Questo ricordo, con il forte senso di speranza e di futuro, è il modo migliore per ricordare le 309 vittime del terremoto dell'Aquila.

 

QUELLA NOTTE

L'Aquila, 4 aprile 2019 - Ho serbato, come tanti aquilani, un vivido ricordo dei giorni che precedettero la tragedia di quel 6 aprile di dieci anni fa. L’idea che la catastrofe fosse imminente mi accompagnava da qualche giorno. Verso la fine di marzo, una mattina, mentre mi recavo al lavoro, mi ero intrattenuto a parlare con un amico, professore di storia all’Università dell’Aquila. Si era aggiunto un conoscente che aveva rievocato come nel terremoto di Avezzano, circa un secolo prima, la terribile scossa finale che avrebbe raso al suolo la città marsicana, e causato migliaia di vittime, era stata preceduta da uno sciame sismico simile a quello che si stava verificando in quei giorni nel nostro territorio. Verità storica o suggestione della memoria? Sta di fatto che l’eco di quella conversazione me la sono portata dietro come un piccolo fardello, che sarebbe diventata una piccola ossessione dopo la scossa del pomeriggio del 30 marzo.

La sera del 5 aprile, l’avvisaglia delle 22,45 mi trova a guardare un film su Suor Giuseppina Bakita, la suora canossiana ex schiava canonizzata da Papa Wojtyla. Penso che sia il caso di uscire, ma la figura della santa un po’ mi rassicura. Eppure l’idea della catastrofe imminente mi perseguita. Dopo la scossa successiva, quella dopo la mezzanotte, penso che sì, si debba proprio uscire, e lo dico a mia moglie. Ma poi desisto, per non allarmare i miei. Indosso però una tuta e delle scarpe da ginnastica: così, per scaramanzia, e per trovarmi pronto alla fuga. Decido di dormire sul divano, sotto una pesante libreria che di lì a poco sarebbe venuta giù con tutti i libri e la cristalleria. Mi decido alla fine ad andare a letto solo mezz’ora prima della tragedia (chissà, un suggerimento di Suor Bakita...).

Alle 3,32, da poco assopito, sono svegliato da quelle che sulle prime mi paiono cento mandrie di bisonti che per interminabili secondi passano al galoppo sotto la camera da letto, che mi aspetto debba schiantarsi da un momento all’altro insieme a tutto il palazzo. «Oddio!!! Il terremoto!!!», grida mia moglie. Appena prendo coscienza di quello che sta succedendo, mi pare di udire la voce di un gigantesco mostro che urla: «Mi avete provocato? Ecco la mia risposta!!!». Confesso che per un’eternità di attimi tutto il mio universo mentale ha tremato molto più della casa. In quegli istanti, non ho sentito Dio nel quale credo, ma solo il mostro che urlava, e io che desideravo… - terribile! - di non essere nato.

Mi precipito nella stanza di mio figlio: entro, non lo vedo...ho un tonfo al cuore, poi guardo meglio: sta sotto una scrivania, faccio un respiro di sollievo. La figlia invece, nella sua stanza, subito la scorgo: è sotto una scrivania, anche lei. «I ragazzi hanno eseguito alla lettera – ho pensato – quello che hanno raccomandato a scuola».  Cerchiamo di guadagnare in fretta l’uscita, con le mani e con i piedi, attraversando, come in un fiume in piena, i vetri di quella che fino a pochi minuti prima era la grossa libreria che arrivava fino al soffitto. «L’ho scampata bella», mi viene da pensare.

Una volta sul pianerottolo, è tutto un urlo, un grido, un precipitarsi sulla rampa delle scale. Giusto il tempo di guardarsi nei volti terrorizzati e mia moglie, lucida nonostante tutto, mi mette tra le braccia il bambino di circa due anni di una vicina del piano di sopra. Vorrei fare le scale due a due, ma c’è il piccolo fardello che me lo impedisce. «Oddio – penso – e se lo faccio cadere?». Quando poi, dopo qualche minuto, una volta giù nella strada, lo restituisco alla madre, mi scopro, per qualche istante, di serrare ancora le braccia al petto…

Aspettiamo l’alba insieme a tanti vicini del quartiere, riscaldati da un fuocherello acceso sotto una baracca nell’orto di una signora, a sorbire un caffè che sa di tristezza e di speranza. Sotto quella fiamma che ci accomuna le piccole beghe condominiali sembrano lontane anni luce e i sorrisi dei visi appena appena rilassati si lasciano alle spalle il ricordo di piccoli screzi. Attorno a noi, mentre i primi elicotteri solcano il cielo, si comincia ad intravedere, tra i primi bagliori di sole, rossi come il fuoco che ci riscalda, tutta una geometria nuova, come in un quadro di pittura astratta: palazzi sfregiati da linee regolari come se una lama gigantesca vi fosse passata (mi torna alla mente il… mostro), altri che sembrano parallelepipedi inclinati pronti a cadere alla minima spinta. «Tutti i sudori di una vita...», sussurra una vicina di casa. «Ma no, vedrai – le dico – le case ce le rifaranno in pochi mesi»: cosa non s’inventa il cuore per sbarrare la strada alla ragione….

Passa una pattuglia della polizia. Dalla macchina ci chiedono come stiamo. Si farfuglia qualcosa, ci informano che al centro storico è un disastro: si prevedono molti morti. «Là il mostro è stato davvero impietoso», mi viene di pensare ancora. Ci fanno raccomandazioni. Quei ragazzi in divisa sembrano più assistenti sociali che forze dell’ordine. Insieme ad un altro vicino andiamo a fare una passeggiata attorno per capire le dimensioni del disastro e mentre torniamo, con le macerie negli occhi e nel cuore, con spontaneo e reciproco gesto, ci mettiamo sotto braccio, come due fratelli: «Ecco - ho pensato – forse Dio a volte lascia libero il mostro per ricordare agli uomini che devono tenersi per mano».

Nei giorni che vennero subito dopo, lontano dalla mia città, credetti di comprendere due verità elementari, ma che non si imparano sui libri. «Alle cose bisogna passarci», diceva mia nonna. Insieme alla casa, è tutto un mondo che ti crolla. Capii che la casa non è solo mura di calce e mattoni, dove si abita: è un universo, una strada, un vicolo, sono i colori delle persiane, è la luce riflessa nelle pietre, è la vicina che ti dice «Buon giorno», è il raggio del sole che trapela attraverso le tapparelle.

Per esprimere il nostro benessere, non troviamo espressione migliore che dire che ci sentiamo a casa nostra. Nella quiete forzata di quel piccolo esilio, sentii risuonare, come per la prima volta, nomi come Paganica, Onna, Villa Sant’Angelo, Castelnuovo di San Pio: tutta una geografia dell’anima che quella notte la gigantesca lama del mostro aveva squarciato. Il senso comune ci ripete che siamo figli dei tempi. Il buon senso ci ricorda che siamo, forse ancor più, figli dei luoghi.

 

AI GIOVANI DELLA DIOCESI

Cari giovani,

Domenica 21 aprile risuonerà in tutto il mondo l’annuncio che quel Gesù di Nazareth, morto e sepolto, è risorto. La tomba è vuota! (cf. Lc 24,2-3). Una notizia tra le tante, forse una tra le tante fake news, o la notizia che cambia la storia?

Quando ero giovane studente, m’insegnavano che l’uomo voleva diventare nuovo, non solo intelligente e buono, ma soprattutto libero.  Era il tempo dell’uomo nuovo! Tu ti senti nuovo?

È una domanda che ci mette in crisi, perché ciò che sembrava nuovo oggi non lo è più. Molti non vogliono più sentire questa domanda. Perché accade ciò?

Perché oggi dietro la novità si nasconde la dipendenza! La libertà di cui mi parlavano, quando ero giovane come voi, si sta rivelando come dipendenza! Più sei libero, più sei dipendente! Molti lo sanno, forse ne avvertono il disagio, ma non vogliono ascoltare la domanda: “ma tu, ti senti nuovo?”.

Questo desiderio di interrogarsi era vivo tra i ragazzi di una scuola media di Teramo, che avevano scelto come titolo del loro convegno una frase che accoglieva questa domanda: “La vita è stupefacente, senza stupefacenti”. In questo titolo - e, soprattutto, ascoltando le loro domande - ho percepito il loro desiderio: voglio essere nuovo ma senza stupefacenti! Chi potrà liberarci dagli stupefacenti che ci illudono di essere “nuovi”?

Gli stupefacenti, di tutti i tipi, ci rendono nuovi come dipendenti ma mai autonomi. È proprio così! Vuoi essere nuovo, liberati dagli stupefacenti di cui è piena la nostra società. L’obiettivo di tutti gli stupefacenti, infatti, è la dipendenza! Quando leggi o ascolti notizie o fatti di cronaca, racconti o proposte musicali, cerca sempre di comprendere se ti propongono di essere autonomo o dipendente! Quella tomba vuota, nella quale fu deposto Gesù di Nazareth, è il segno che la vita è stupefacente ma senza stupefacenti. Perché la morte è il segno della dipendenza: più sei dipendente, più viaggi verso la morte! Solo quella tomba ti ricorda che la vita può essere nuova e tu puoi essere autonomo e non dipendente. È incredibile!

Forse non ci avevi mai pensato!

Pensaci, perché la notizia che la tomba è vuota non è una delle tante notizie, più o meno positiva, ma è la notizia! Tutta la storia deve confrontarsi con essa. E tu?

Preparati a questo evento superando l’idea che se non voglio essere dipendente devo essere intelligente e buono. Ma a che serve essere intelligente e buono? Non è meglio essere dipendente, così evito ogni impegno di crescita. E poi, non fanno tutti così?

In quella scuola gli studenti non volevano rassegnarsi, desideravano capire se fosse possibile essere autonomi; poter andare oltre la routine; non fare sempre le stesse cose! Volevano essere nuovi, liberi dalla dipendenza che conduce alla monotonia della vita! Volevano non rassegnarsi a fare ciò che fanno tutti! Ma, chi può aiutarci in questo desiderio più profondo della nostra vita?

Solo il Risorto, che cammina con noi per aiutarci a partecipare alla costruzione della Chiesa e della società. A Pasqua ricordati che Lui è Risorto perché non è sufficiente per te, per me, essere un uomo o una donna qualsiasi!             Lui vuole che tu sia protagonista della tua vita e di quella degli altri! Ritorna a quella tomba: è vuota! Incredibile! Quindi posso fidarmi di Lui! Lui ti precede nelle strade della tua vita! (cf. Lc 24,1-8). Sarai nuovo e non dipendente e la tua vita sarà stupefacente!

Vi accompagno con la mia preghiera nell’incontro più importante della vita.

Vostro, Lorenzo, vescovo

Prossimi Appuntamenti:

Teramo - Antico Teatro Romano

Via Crucis presieduta dal Vescovo Animata dai giovani 
Venerdì 12 aprile ore 21

 

Atri - Tu sei l’oggi di Dio Giornata Mondiale della Gioventù

Sabato 13 aprile ore 15.30

Processione con la croce del Sinodo dei Giovani dal Monastero delle Clarisse alla Cattedrale
Consegna del messaggio del Papa ai giovani
Concerto Gospel

 

A DIECI ANNI

L'Aquila, 2 aprile 2019 - Il terremoto segna una scissione nel senso comune dei cittadini. A L’Aquila, tutto si definisce indicandone le condizioni, prima e dopo il terremoto. Eppure, non è possibile comprendere i processi attivati dal post sisma, e le attuali condizioni della città, se non si tiene conto della permanenza, e degli effetti, delle dinamiche che caratterizzavano la città, prima del 6 aprile 2009. La Destra ha governato L’Aquila dal 1998 al 2007, minandone in profondità l’impianto urbano, attraverso il ricorso ad una pluralità di forme di edilizia contrattata e condividendo, con il Centrosinistra, l’attenzione alla preminenza degli interessi degli imprenditori edili locali. La Cassa di Risparmio locale ha sostenuto questo intreccio tra impresa edile e politica, anche oltre il legittimo, e, anche per questo, entrata in sofferenza, è stata poi acquisita, dopo il sisma, da una azienda di dimensione nazionale, che ha presto spostato altrove i centri decisionali e che molto debolmente sostiene oggi le imprese del territorio.

Prima del sisma, L’Aquila si identificava col suo Centro Storico, che era area direzionale, e di pregio monumentale, luogo principe della socialità cittadina e luogo d’elezione della rendita immobiliare che approfittava della vasta presenza di studenti universitari fuori sede, cui era affittato, spesso fuori regola, un costruito privo di condizioni di sicurezza. Le periferie erano preda di assalti selvaggi al paesaggio da parte di una edilizia senza pregio, e senza spazi pubblici, che in molti luoghi sommava, e somma ancora oggi, la presenza contemporanea di insediamenti abitativi disorganici, con capannoni industriali, vuoti, costruiti perché una Legge Regionale ne favoriva l’edificazione senza vincoli, privilegiandone la sola rendita fondiaria e disinteressandosi di un vero impiego produttivo o di servizio. Le frazioni della città, che prima del fascismo avevano dimensione comunale autonoma, erano rimaste un sistema distante e disorganico rispetto all’area urbana, avviato a trasformarsi lentamente in periferia senza più anima.

A luglio del 2008, venne arrestato il Presidente della Giunta Regionale Ottaviano Del Turco, insieme ad alcuni dei suoi Assessori. E furono indette nuove elezioni, che, a dicembre, videro la Destra riprendere il controllo della Regione. L’intervento della Magistratura aprì l’ennesima crisi della legalità, e della credibilità della classe politica in Abruzzo, sul terreno della Sanità, che sarebbe stato decisivo per definire una stagione di nuovo, universale, efficiente ed efficace welfare in un una regione caratterizzata da un territorio difficile, in larga parte montuoso, e dalla viabilità disagevole; soggetto a forti processi di invecchiamento della popolazione e di spopolamento delle aree interne. La Sanità pubblica invece, è stata oggetto di un continuo ed indiscriminato taglio delle risorse e dei servizi, senza neppure ridefinirne correttamente il rapporto con la Sanità privata o convenzionata, ma anzi, perpetuando ed accrescendo sprechi e dinamiche clientelari e baronali.

Buona parte della classe dirigente locale, e regionale, è composta da medici, in tutti gli schieramenti politici. Gruppi di potere, spesso trasversali e perfettamente adattati alla prevalenza ormai ideologicamente acquisita delle ragioni del mercato, sul bisogno di Salute, si disputano il capitolo “Sanità”, quello più ricco in assoluto dell’intero bilancio regionale. L’intreccio tra costi della Sanità e irresponsabilità della politica e dell’amministrazione, ha toccato il suo culmine subito dopo il sisma del 2009, quando la Giunta Regionale di Destra ha sottratto alla ASL aquilana 47 milioni di euro - erogati dall’assicurazione sottoscritta contro il danno per il terremoto, e che avrebbero dovuto essere utilizzati per ricostruire gli immobili danneggiati dal sisma - per allentare le sofferenze del bilancio regionale al limite del dissesto; l’Ospedale aquilano, così, a dieci anni dal sisma, ancora non è stato del tutto ricostruito e una parte strategica della città, l’intera collina prospiciente la Basilica  di Collemaggio, con i suoi numerosi edifici dell’ex manicomio, della Direzione Sanitaria e dei Distretti sanitari territoriali, è in totale abbandono, mentre la ASL, proprietaria dei luoghi, paga fior di affitti ai costruttori locali per le sue sedi “provvisorie”.

A settembre del 2008 iniziarono ad avvertirsi i primi segnali, a livello nazionale, della terribile crisi economica, che, iniziata con la bancarotta della finanza statunitense, è, ancora oggi, non riassorbita dall’economia mondiale. A L’Aquila la crisi impatta su un territorio che, nel 1994, con il primo governo Berlusconi, è stato espulso, prima della naturale scadenza, dal sistema di sostegno straordinario dell’Europa per il Mezzogiorno e che ha appena subito colpi terribili dalla riorganizzazione del sistema delle imprese a Partecipazione Statale, un tempo nerbo di una presenza industriale importante, nella produzione e nei servizi per le Telecomunicazioni, anche spaziali e per la Difesa, oltre che nelle industrie elettroniche specificamente vocate ai sistemi d’arma. Un intero settore industriale, con migliaia di occupati di cui oltre il 50% donne, con le sue competenze e professionalità pregiate, viene totalmente cancellato dai processi di privatizzazione insensati e gestiti solo nell’ottica del rientro dal debito pubblico in previsione dell’ingresso dell’Italia nell’area dell’euro. Per la prima volta nella storia repubblicana della città, è impossibile alla politica locale intervenire nei processi economici, la cui portata, e la cui origine, è troppo lontana e ampia, perché possa essere condizionata. La mancata percezione di questa debolezza strutturale del sistema locale, da parte delle maestranze interessate, della politica locale, della città complessivamente e di larga parte del Sindacato territoriale, lascia sul terreno la sensazione di una violenta e inspiegabile ingiustizia subita, che non consente di organizzare risposte e alternative credibili, ma solo la ricerca di capri espiatori.

La città quindi, alla vigilia del sisma, vive una situazione di forti disequilibri, tra Centro e Periferia, tra Occupati e Espulsi dai luoghi di lavoro; tra poteri locali indeboliti, frammentati nelle competenze e messi in competizione tra loro dalla improvvida riforma “federalista” di Bassanini e poteri nazionali e globali. Vive una profonda crisi di prospettiva, avendo investito molto di sé stessa nella formazione e nell’alta formazione, ma ritrovandosi improvvisamente quasi del tutto priva di sbocchi credibili per i giovani che contribuiva ad istruire. L’Aquila è segnata dai processi di marginalizzazione delle aree interne del Paese e vede accentuare la propria passivizzazione, poiché la fonte preponderante di sostentamento è il flusso di risorse pubbliche verso la città, con gli stipendi alla diffusa classe di lavoratori pubblici di un capoluogo di Regione - ivi comprese le scuole d’ogni ordine e grado e una Università che contava oltre ventimila iscritti - con le pensioni erogate ad una popolazione che invecchia e che ha visto, prima del tempo, porre in quiescenza migliaia di persone prima impegnate nell’industria, con il sostegno generalizzato alle numerose, ricche di storia preziosa e qualificate Istituzioni culturali cittadine.

E poi arriva il trauma.

Il terremoto dell’Aquila, da subito, diviene innanzitutto una rappresentazione mediatica. La città è raccontata dai mezzi di comunicazione di massa, dalla televisione in special modo, con una capacità di drammatizzazione enorme e secondo una precisa e attenta scansione sceneggiata. Mentre i cittadini vengono obbligati, in massa, ad abbandonare la città, è messo in atto, subito, un percorso che non deve ripetere le scansioni temporali che hanno caratterizzato altre tragedie nazionali. La tripartizione di “gestione dell’emergenza – transizione – ricostruzione”, è abolita. Il Presidente del Consiglio non può permettersi che L’Aquila sia esposta allo stesso modo in cui le sue televisioni hanno mostrato, puntualmente e per ragioni di opportunità politica, il terremoto in Umbria: la presenza nei telegiornali, delle immagini, ad ogni ricorrenza, degli stenti delle “Festività nei container”, per i terremotati, non può essere consentita. La fase di transizione è perciò cancellata e con essa anche la possibilità di sedimentare un racconto condiviso della tragedia nella popolazione. E di costruire una riflessione seria e capace di traguardare il futuro, sui caratteri e la qualità della ricostruzione di un Capoluogo di Regione, la cui distruzione e recisione di tutti i gangli sociali, economici, relazionali, direzionali e di elaborazione, è subitanea e totalmente inedita nella storia del Paese. La volontà di “dare un tetto” in tempi rapidissimi a decine di migliaia di persone è assolutamente lodevole e innovativa. La proposta del “Progetto C.A.S.E.” tramortisce l’intero Centrosinistra al governo della città, e le forze sociali, e ne sancisce l’afasia anche col prolungamento strumentale dei poteri commissariali, in varie forme, fino al dicembre del 2012.

Il terremoto si trasforma in un grimaldello utile a cambiare i rapporti di potere, e l’equilibrio dei rapporti tra poteri, in Italia.

La gestione dell’emergenza nella città è caratterizzata dalla sospensione di ogni regola di democrazia. Sin dalla prima Ordinanza post sisma viene sospesa la validità, per il territorio colpito dal sisma, di decine e decine di leggi di indirizzo e controllo dell’intervento pubblico: ad esempio, tutto il codice degli Appalti; tutto il magistero di controllo della Corte dei Conti; tutta la normativa sul trasporto dei rifiuti, anche tossici, speciali e pericolosi; persino la legge sulla trasparenza degli atti della Pubblica Amministrazione è abolita, a L’Aquila, tra l’altro. E’ qui che si innesta il tentativo di trasformare la Protezione Civile in una Società per Azioni cui affidare la realizzazione di tutte le Grandi Opere Pubbliche, in regime di emergenza, anche sotto il profilo della gestione dell’ordine pubblico, e che è bloccato solo quando emergono gli scandali delle “cene galanti” nella residenza del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Un fiume di risorse finanziarie, un mare di persone mobilitate per L’Aquila, un oceano di solidarietà vera, nazionale, e internazionale, talora raccontati e amplificati dai canali televisivi e dalla carta stampata, non ancora sottoposta all’attacco dei Social Media, rendono indicibile il dissenso. Nessuna discussione fu possibile, e neppure oggi lo è, in realtà, riguardo l’impatto del Progetto C.A.S.E. sulla realtà cittadina. Da ottobre del 2009, il Progetto C.A.S.E. ospita confortevolmente e dignitosamente, fatto salvo qualche crollo negli ultimi anni, migliaia di aquilani spossati dal sisma e da mesi di lontananza fisica dalla città. Ma oggi tende a trasformarsi in residenza riservata a fasce marginali della popolazione: il rischio di doversi confrontare con dei ghetti è altissimo, già ora. I veri costi del Progetto C.A.S.E. sono un mistero, mentre non lo sono le fonti che ne finanziarono la realizzazione: il Fondo Europeo di Solidarietà per le calamità naturali fu praticamente impiegato per intero, e, pertanto, il “merito” della realizzazione del Progetto C.A.S.E., andrebbe almeno diviso con l’Unione Europea e non essere oggetto di vanto esclusivo del Presidente del Consiglio dei Ministri dell’epoca.

Il ricorso alle risorse dell’Unione, inoltre, vincola il destino futuro dei diciannove “quartieri” sparsi per il territorio comunale: essi devono restare strutture “temporanee”, ma i cui costi, in realtà, per l’abbattimento e il ripristino del territorio, nessuno sosterrà mai. E quelle “strutture temporanee” non possono generare “utili” per il Comune, divenutone nel frattempo il proprietario, che pertanto non può alienarli a soggetti utilizzatori che avrebbero tutto l’interesse a mantenerne intatta ogni funzionalità. Si è taciuto per anni che la quantità di risorse necessaria ad una vera manutenzione di quei complessi residenziali, non è realisticamente sostenibile dal solo bilancio del Comune di L’Aquila, che, peraltro, soffre fino al limite del collasso finanziario per i mancati introiti derivanti dall’evasione del pagamento delle bollette per le utenze (tutte formalmente in capo al Comune proprietario), che tantissimi inquilini del Progetto C.A.S.E. hanno praticato e praticano, talvolta per vero bisogno, molto più spesso per intollerabile cinismo, tutt’oggi; spesso irresponsabilmente spalleggiati da quasi tutte le formazioni politiche che hanno cavalcato, secondo le convenienze elettorali del momento,  una demagogica idea di “assistenza totale”. La città militarizzata e quasi interamente svuotata, nel luglio 2009, quando la riunione del G8, con un colpo di teatro, fu spostata dalla Sardegna a L’Aquila, racconta un potere che, purché non sia disturbato ma ubbidito, elargisce con assoluta generosità assistenza e sostegno, e persino una intera estate aquilana di spettacoli d’intrattenimento dal vivo di grande qualità, mobilitando il meglio degli artisti italiani, gratuitamente.

Il territorio comunale, coi suoi nuovi nuclei abitati costruiti in quei mesi, si estende ora lungo l’asse Est-Ovest per oltre trenta chilometri, senza che vi siano le risorse per i corrispondenti necessari servizi pubblici, dal trasporto alla raccolta dei rifiuti, ad esempio, o una dotazione infrastrutturale adeguata, e senza che l’edificazione di questo patrimonio residenziale aggiuntivo abbia contribuito a eliminare l’abusivismo edilizio, che, al contrario, è esploso, usando come cavallo di Troia una sciagurata Delibera comunale della Giunta di Centrosinistra. Quell’atto autorizzava la realizzazione di manufatti provvisori in legno nella fase d’emergenza, i cui oneri di urbanizzazione sono stati a totale carico delle risorse pubbliche, e che ha generato poi migliaia di “casette di legno” (censite, peraltro), abusive persino per i criteri previsti dalla Delibera, ma anch’esse urbanizzate e oggetto oggi dell’attesa di una sanatoria generalizzata, nel cui nome sono stati eletti alcuni consiglieri della Destra vincente alle ultime elezioni comunali. Il patrimonio edilizio abitativo di L’Aquila, senza contare gli insediamenti del Progetto C.A.S.E. capaci di ospitare oltre tredicimila persone, è sovradimensionato di circa il 30%, rispetto ai residenti attuali (poco meno di settantamila), anche per le previsioni del  Piano Regolatore della città, risalente ai primi anni ’70, e da allora mai cambiato, se non con interventi in deroga, che immaginava una città di centoquarantamila abitanti, e estendeva le aree edificabili a quella dimensione demografica. A questa inflazione di appartamenti vuoti s’aggiungono i “premi di cubatura”, che le Leggi varate dai vari Governi, hanno nel frattempo consentito nella ricostruzione e che hanno generato, anche per questa via, nuova edificazione.

Il Centrosinistra ha governato la città dal 2007 al 2017. Nessuno, obiettivamente, può immaginare che vi fosse una classe dirigente locale preparata alla tragedia e all’incredibile sconquasso che ha colpito la città. Ma quella Amministrazione è, culturalmente prima che politicamente, corresponsabile dell’attuale conformazione urbana e sociale della città. Quando il Governo del Presidente del Consiglio Berlusconi iniziò a discutere la Legge che avrebbe dovuto presiedere alla ricostruzione della città, fu subito chiaro che la quantità di risorse economiche che sarebbe stata posta a disposizione dei cittadini avrebbe reso materialmente impossibile ricostruire L’Aquila, talmente sottodimensionate erano le cifre. Il Centrosinistra, locale e nazionale, guidò l’opposizione alle scelte del Governo. La parola d’ordine, che mobilitò la città, chiedeva che il danno fosse risarcito al 100%, richiesta assolutamente legittima, e che tutto fosse ricostruito come era e dove era. Come se la ricostruzione di ogni singola abitazione privata, ricostruisse una città.  

Una città è fatta di storia, e di storie. Di relazioni. Di interessi economici e conflitti. Di dinamiche culturali e produttive. Di servizi e di formazione e istruzione. Di luoghi pubblici e d’incontro, di commerci, di attività amministrative e direzionali. Di emergenze artistiche e ambientali, di luoghi di culto. E tutto è unito in uno spazio fisico, ed immateriale, le cui funzioni sono talvolta gerarchizzate, talaltra capaci di convivenza paritaria, ma sempre mutevoli e bisognose d’interpretazione e governo. Non può essere ridotta una città alla somma del suo patrimonio immobiliare. Ed invece quelle parole d’ordine hanno reso la ricostruzione un processo eminentemente individuale, familiare, al più; e che si esaurisce nella riparazione della propria abitazione, o delle proprie abitazioni. Il futuro, nelle aspettative degli aquilani, sarebbe stato caratterizzato, semplicemente, dal ritorno allo splendore di un passato idealizzato.

L’Aquila oggi non ha una identità; è un vasto spazio disperso, disordinato ed affastellato, congestionato, nel quale si sono formati nuovi poli di attrazione, dopo la perdita di rilevanza del Centro Storico, senza che ne sia stata strutturata, urbanisticamente, l’importanza; che, anzi, grava su infrastrutture assolutamente inadeguate, in aree del tutto prive di spazio pubblico. Tutto l’asse della Strada Statale 17, ad ovest e ad est della città, per esempio. L’Aquila è percorsa, di fatto, solo in automobile, anche per brevi distanze; le relazioni sociali vivono quasi solo se strutturate, in orari, in luoghi. La gran parte della città, e delle sue frazioni, è vissuta solo per il ritorno alle abitazioni individuali, chiuse, e separate tra loro, dentro un contesto urbano disseminato di recinzioni. L’incontro tra persone avviene in aree interstiziali, o come derivato della frequentazione di luoghi del consumo. L’intero Centro Storico è oggi quasi  un deserto di presenze stabili; smozzicato e ancora semidistrutto. Privo di una qualsivoglia fisionomia urbana, con la sua alternanza di zone parzialmente ricostruite, anche con immobili ed edifici di pregio storico-architettonico magnificamente rivitalizzati, pur se spesso privi di funzione, e di vastissime aree ancora totalmente ferme al 7 aprile 2009. Nel Centro Storico si concentravano, prima del terremoto, oltre mille attività di commercio, artigianali e professionali. Ne sono aperte ad oggi, dopo dieci anni dal sisma, un’ottantina circa. Quasi nessuna chiesa ha visto riparati i danni, talora gravissimi, subiti dal terremoto, per il contenzioso aperta dalla Curia, che chiede di essere stazione appaltante unica, e col diritto di affidare i lavori a trattativa privata, in contrapposizione alle scelte del Ministero dei Beni Culturali e alla necessità di gare ad evidenza pubblica. Lo svuotamento del Centro Storico ha generato un imponente processo di ridislocazione delle attività nelle periferie e nei Nuclei Industriali di Sviluppo, e nessuno, ad oggi, immagina un riuso delle strutture che, probabilmente, nel giro di una decina d’anni, saranno abbandonate per un ritorno nelle aree centrali, prefigurando, in questo modo ulteriori alterazioni e ferite del tessuto urbano.

I diversi schieramenti politici hanno usato e usano il terremoto per le loro contrapposizioni, fatte anche di strumentalizzazione delle difficoltà oggettive e di spregiudicato utilizzo dell’emergenza. La Legge per la ricostruzione della città, del giugno 2009, contiene, ad esempio, la totale liberalizzazione del gioco d’azzardo, anche on line, in Italia, con tutto il suo coinvolgimento potenziale della criminalità organizzata, utilizzando il pretesto che una parte degli introiti derivanti dalla tassazione dell’azzardo - peraltro questa previsione di Legge non è mai stata effettivamente verificata - sarebbero stati destinati ai processi di ricostruzione della città. Non è stato possibile mai, in alcun momento della gestione post sisma, un terreno comune di riflessione, dibattito e decisione tra le varie forze politiche, pur nel permanere delle diverse identità. Tra i cittadini che non abbiano subito lutti, l’uso strumentale e propagandistico del terremoto ha alimentato una divisione profonda, fondata in realtà, più sulle conseguenze materiali soggettive che la furia della natura e l’indifferenza delle Leggi ha riverberato su ciascuno, che su diverse prospettive progettuali o di senso.

Ha pesato, enormemente, sui tempi della ricostruzione, la lotta defatigante perché fossero disponibili risorse davvero sufficienti, coronata da sostanziale successo solo nel 2013, col Governo Monti e il Ministro per la Coesione Territoriale Fabrizio Barca. Così come ha pesato enormemente, rendendo la ricostruzione impossibile, la normativa per la gestione dell’emergenza che ha spossessato, in quella fase, la città delle sue reali possibilità d’intervento. E pesa ancor oggi la normativa che ha stabilizzato le modalità di ricostruzione, comunque estremamente farraginosa, densa di insidie e lacunosa in alcuni punti decisivi; tale da rendere possibili forti disparità di trattamento e arbitrii generalizzati. La ricostruzione dei palazzi di proprietà privata danneggiati dal sisma, ad esempio, è stata strutturata a partire dalla libera determinazione delle Assemblee condominiali, che hanno il compito di affidare i lavori a tecnici e imprese, sulla base di progetti, posti poi all’attenzione di una speciale struttura pubblica che ne certifica la congruità e assegna le risorse necessarie agli interventi. Le Assemblee condominiali, però, non avevano, e non hanno in genere, le competenze tecniche e scientifiche per scegliere una tipologia ricostruttiva piuttosto che un’altra, rispetto alla sicurezza antisismica ad esempio, o per valutare la congruità economica e tecnica di un’offerta, o la solidità finanziaria, la professionalità e competenza di un’impresa piuttosto che di un’altra, producendo per questa via ritardi nei tempi di ricostruzione - per il fallimento di imprese affidatarie ad esempio -  contenzioso e indeterminatezze. Inoltre, le Assemblee condominiali possono essere state artatamente, ed impunemente, condizionate da relazioni inconfessabili tra progettisti, amministratori di condominio e imprese; non esiste nel nostro Paese, infatti, il reato di corruzione tra privati, e questo può aver reso possibili innumerevoli malversazioni nell’affidamento di lavori, che talvolta ammontano a milioni di euro anche per un singolo edificio.

L’alternativa sarebbe stata affidare la ricostruzione privata alla normativa in vigore per gli appalti pubblici, e qualcuno ci aveva anche pensato. Ma questo avrebbe reso totalmente impossibile la ricostruzione della città: prova ne sia che tutti gli edifici di proprietà pubblica, comprese le scuole di ogni ordine e grado, danneggiati dal sisma, non sono stati ancora ricostruiti (salvo due o tre importanti eccezioni). Sulle scuole, in particolare, ad agosto del 2009, si consumava una beffa tragica per mano di una circolare interpretativa del Ministero delle Opere Pubbliche, retto allora dal ministro Altero Matteoli, riguardante la Legge sulla ricostruzione di L’Aquila del giugno 2009. Quella Circolare stabilisce, di fatto, che per tutte le scuole della città, che non siano crollate col sisma, ma abbiano resistito sia pur danneggiate, sia sufficiente, perché siano agibili, l’adeguamento alla vecchia normativa antisismica e non invece necessario il massimo tecnologicamente installabile degli accorgimenti costruttivi per resistere a futuri possibili terremoti. Il terremoto di L’Aquila lascia aperto quindi, per lo Stato italiano, il problema di avere una normativa quadro che risolva il nodo di risorse pubbliche gestite liberamente da soggetti privati: che tuteli certo la finanza pubblica da sperperi inaccettabili, ma dia anche certezze di diritto alle popolazioni colpite, sul piano dell’assistenza dovuta e sulle misure del ristoro, e che preveda un certo grado di adattabilità a specifiche condizioni territoriali, soprattutto in merito all’intreccio tra disposizioni urbanistiche vigenti al momento dell’evento e interventi di risposta, per impedire speculazioni o occasione di violazione dei vincoli ambientali e storico-architettonici di un luogo.

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L’assenza di uno strumento simile, a L’Aquila, ha comportato tra l’altro, uno scontro durissimo sulla figura del Commissario per l’Emergenza che coincideva con il capo del Dipartimento della Protezione Civile. Percepito da una parte della popolazione come il salvatore messianico (e per tutta una lunga fase l’intera classe politica del territorio, senza distinzioni di colore, lo ha omaggiato come se fosse il sovrano benevolo delle azioni di intervento sull’emergenza), e da un’altra parte della popolazione come il prevaricatore tirannico, responsabile peraltro, almeno moralmente, dell’inganno mediatico dalle conseguenze tragiche della riunione della Commissione Grandi Rischi tenutasi a L’Aquila il 31 marzo 2009, che aveva rassicurato la popolazione in merito ai possibili sviluppi dello sciame sismico iniziato a dicembre 2008 e crescente in intensità, oggetto di tre gradi di processo, che hanno infine assolto tutti gli imputati, tranne uno. Il terremoto di L’Aquila, anche per questa via, evidenzia la deformazione preoccupante, avvenuta in questi anni,  del senso dello Stato; come se essere responsabile nazionale della Protezione Civile non imponesse, di per sé, il massimo dell’impegno e dell’azione positiva a tutela e salvamento delle popolazioni interessate da calamità naturali, ma consentisse invece, per come il ruolo è stato materialmente esercitato, arbitrio graziosamente elargito;  le caratteristiche soggettive del titolare di una carica, sostituiscono totalmente e annullano le sue prerogative, e doveri, d’istituzione.

Per una breve stagione, la città ha vissuto un importante protagonismo civico che ha combattuto le storture della gestione emergenziale e le ingiustizie che si profilavano a danno della comunità, in alcuni momenti con un vasto consenso di popolo, e che ha posto, in alcune sue parti, rilevanti questioni di prospettiva; sul piano del disegno urbano e della qualità dei processi di ricostruzione e sul piano della necessità di coniugare alla ricostruzione fisica un’idea di sviluppo materiale e immateriale del territorio. Tale protagonismo civico, inedito per la città prima del sisma, quasi da subito è stato caratterizzato più dalla capacità di trovare volta per volta un avversario che dalla solidità di una strutturazione della rappresentanza, capace di dialogare da pari a pari, e autonomamente, con le Istituzioni e con le singole forze politiche. A quella stagione ne è seguita una di ripiegamento, in parte per ragioni connaturate anche ai diversi interessi materiali, incarnati nelle diverse anime del movimento, ed in parte per il conflitto scatenato dalla politica che s’è sentita espropriata da queste forme di democrazia diretta e partecipata, e le ha combattute, con la repressione da un lato, e attraverso processi sotterranei o espliciti di cooptazione, dall’altro. La città, oggi, non ha più alcuna eredità visibile e influente di quella stagione, salvo una individuale presenza in Consiglio Comunale attraverso una Lista Civica che esplicitamente si è richiamata a quella esperienza, ed un presidio occupato, in un’area dell’ex Ospedale Psichiatrico di Collemaggio.

Gran parte del futuro della città si gioca sulle prospettive per i suoi giovani. Forse, molte occasioni sono già state irrimediabilmente perdute. Ma non si dovrebbe rinunciare all’idea, ancor oggi, che la massa di risorse che la città sta ricevendo dalla comunità nazionale, per ricostruirsi, sia spesa anche per far germogliare nuove opportunità stabili, strutturali, magari anche inattese, che connotino la città in un quadro europeo almeno. L’Aquila, non dovrebbe restar chiusa tra le sue montagne: dovrebbe essere capace di scalarle, per liberare lo sguardo verso l’Adriatico e il Tirreno, e oltre le Alpi, mantenendo il suo tratto antico di rapporto con il Mezzogiorno, segnato dal passo dei tratturi della Transumanza. Per questo resta decisivo rompere l’isolamento della città, dotandola di un reale attraversamento autostradale Tirreno-Adriatico, concludendo l’autostrada che parte da Roma, con l’allaccio alla A14, non lasciandola interrotta a Teramo come è oggi. Così come sarebbe necessario puntare ad un collegamento veloce su rotaia con Roma, ma anche con Napoli attraverso Sulmona, e alla strutturazione di forme di governo comune del territorio, in tutta l’area dell’Appennino Centrale, che vive problematiche comuni e che potrebbe avere opportunità positive scegliendo soluzioni condivise.  

Sindacato e Imprese, invece, hanno inseguito, nella fase immediata del post sisma, una fantomatica Zona Franca Urbana che, secondo la Legge per la Ricostruzione della città del 2009, avrebbe dovuto rilanciare l’economia e l’occupazione a L’Aquila, senza neppure accorgersi della totale inadeguatezza e sfasatura dimensionale della misura (che era stata pensata dall’Europa per quartieri di aree urbane ad elevato disagio sociale), che infatti non ha dato risultati. Non vi è stata alcuna attività vertenziale specifica, significativa, da parte delle Organizzazioni Sindacali, e capace di mobilitare e rappresentare la popolazione, per affrontare il complesso delle questioni legate alla ricostruzione, se si eccettua il tentativo di declinare, in termini locali, le mobilitazioni nazionali o la riproposizione, sul cratere del sisma, di Protocolli d’Intesa, sperimentati altrove, per il rispetto della Legalità e dei Contratti, nel settore dell’Edilizia. In questo senso, vi sono risultati contraddittori; positivi sino ad ora sul piano della prevenzione degli infortuni, quando invece i cantieri sono caratterizzati da forme generalizzate di elusione dagli obblighi contrattuali; partendo dall’inquadramento dei Lavoratori, quasi tutti classificati come manovali edili nei livelli più bassi dei contratti, passando per i falsi part-time e finendo con un sistema diffuso di neo partite IVA, che nascondono subappalti oltre i limiti di Legge, e lavoro a cottimo.

Nonostante gli innumerevoli convegni e i documenti sottoscritti e le Piattaforme rivendicative scritte, nella realtà è totalmente mancata, e manca, una idea condivisa di futuro per la città, capace di veicolare azioni strategiche, coordinate ad ogni livello, per inserire L’Aquila in un circuito europeo di città, di media dimensione, innovative e sostenibili. Per porre a fattor comune le tanti iniziative lodevoli, ma isolate, che in ogni campo si sono affacciate in città in questi anni. Il vero “capitale fisso”, da impegnare per la competitività di L’Aquila, che non ha mai avuto massa critica in alcun settore, è il suo intero sistema territoriale, col suo ambiente che non dovrebbe essere degradato ma caratterizzato dall’uso di tecnologie a risparmio energetico e intelligenti in ogni campo; capace di coniugare bellezza e storia con la ricerca e di sviluppare e mettere in relazione positiva e dinamica tra loro le intelligenze e i saperi diffusamente presenti, anche sul piano artistico e culturale. Una città “connessa”, dentro un nodo di reti materiali e immateriali sulla frontiera delle tecnologie. Sarebbe doverosa un’azione mirata a consolidare il patrimonio di pratiche e progettualità e tecnologie poste in essere nell’intervento sul patrimonio edilizio storico e di rilievo artistico, perché sia esportato dalle imprese del territorio in interventi di prevenzione auspicabili e oggetto magari di specifici programmi di finanziamento nazionale ed europeo,  per l’intero Appennino almeno, e per il suo fragile edificato, patrimonio identitario dell’intero Paese, ma a forte rischio sismico ed idrogeologico. Ma l’Assessorato alla Cultura del Comune di L’Aquila, con la sua attuale Giunta di Destra, s’occupa di carri di Carnevale, ad esempio, o di luminarie natalizie, a sottolineare la passione provinciale per tutto quanto non abbia a che fare con il progresso della Città. Le massime espressioni sportive della città che, nel calcio e soprattutto nel rugby, avevano raggiunto traguardi di assoluto rilievo in campo nazionale, militano mestamente nelle serie minori, senza reali supporti finanziari, senza nessuna relazione di rilievo col sistema delle imprese intervenute per la ricostruzione della città e senza vere prospettive di futuro. Mentre la città è stata disseminata di palazzetti dello sport, e di impianti sportivi, oggetto di donazione anche da paesi stranieri, senza che per nessuno di essi possa essere data una forma di gestione, pubblica o privata, economicamente sostenibile.

La misura di sostegno all’economia, individuata infine dal Governo di Centrosinistra, dopo un percorso di concertazione che ha tenuto insieme Parti Sociali, Enti Locali, Associazioni Professionali, Università, è stata quella di destinare, tramite delibere CIPE, a specifici progetti d’intervento, sull’intero cratere colpito dal sisma, e sull’economia regionale, il 4% del totale dei fondi erogati per la ricostruzione. Una misura che il Territorio ha però interpretato come una nuova forma deresponsabilizzante d’intervento straordinario a fondo perduto; andando a ripianare i debiti dell’Azienda municipalizzata locale che si occupa delle funivie del Gran Sasso, tra l’altro. Sono stati sostenuti progetti di Grandi Imprese, che comunque sarebbero stati posti in essere, e che non hanno prodotto incrementi occupazionali (forse qualche stabilizzazione di rapporti precari già esistenti), ed è stato varato uno specifico programma di incentivazione al reinsediamento di attività nel Centro Storico di L’Aquila, che ha avuto, quale sostanziale risultato, il sostegno alla rendita improduttiva dei proprietari di abitazioni ed edifici, che hanno potuto mantenere, per questa via, innaturalmente alti gli affitti degli immobili.

E’ emerso in città il settore dei call center in outsourcing che occupa oggi stabilmente oltre il migliaio di persone (e quasi altrettante in forma precaria), anche grazie alla dinamica innescata dalla positiva soluzione industriale e occupazionale che il Sindacato è stato capace di dare alla chiusura, decisa a causa del terremoto, dell’unica azienda allora presente a L’Aquila. Pare, oggi, quasi capace di sostituire in termini sociali e dimensionali quello che rappresentava l’industria, anche per la massiccia presenza di occupazione femminile, generando però inedite contraddizioni, date dai salari, bassi in genere, anche per l’uso diffuso del part-time e dalla sottoutilizzazione delle risorse di conoscenza del territorio, per l’esplosivo contrasto tra professionalità richieste, tutto sommato non alte, e titoli di studio degli occupati, che sono come minimo diplomati, con una larga presenza di laureati. Il settore è in sé strutturalmente fragile, per la scarsa propensione delle imprese all’innovazione tecnologica e per l’esposizione di ogni singola azienda ad una concorrenza, anche internazionale, tutta giocata sul costo del lavoro, senza che vi siano regole davvero cogenti di tutela dei diritti e dell’occupazione, nel susseguirsi di appalti e subappalti che lo caratterizzano. Restano un presidio forte le aziende del settore Chimico-Farmaceutico e quelle dell’elettronica per lo Spazio e per le Telecomunicazioni della Difesa, che hanno superato i processi di riorganizzazione degli anni passati. Così come, insieme all’Università, al Conservatorio, resta l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare del Gran Sasso e il Gran Sasso Science Institute, costituito dopo il sisma, ancora grazie all’impegno del Ministro Barca, a sottolineare la vocazione cittadina a scommettere sulla conoscenza, che meriterebbe molto più che il sostegno spesso proclamato, solo a parole, da politica ed istituzioni. Così come un punto di forza del Territorio appare essere, nonostante la grande difficoltà del vivere quotidiano, la volontà dei cittadini a non abbandonare L’Aquila, a non andar via, che non è inerzia ma scelta identitaria.

La città non riesce, però, a costruire una relazione positiva di integrazione con le sue frazioni e col suo bacino vasto di comuni minori, la cui crescita armonica, invece, sarebbe garanzia di progresso proprio per il capoluogo di regione. Né sono cessate tensioni tra il sistema imponente di Aree Protette e Parchi naturali che caratterizza la città di L’Aquila, oltre che la sua Provincia, in relazione diretta con le province vicine anche del Lazio e del Molise, e nuclei di interessi diversi che scaricano la frustrazione della crisi economica, e ricorrenti tentazioni speculative, sui vincoli di tutela del territorio, che non si trasformano mai in occasioni di crescita. Forse, la dinamica che ha investito la città col sisma può essere letta anche evidenziando i dati raccolti dal Centro per l’Impiego di L’Aquila, che serve l’area che va, più o meno, da Montereale a Capestrano, dove vivono circa 106.000 persone (Censimento Istat 2011), e che coincide sostanzialmente con il cratere del sisma del 6 aprile 2009. Occorre precisare, però, che il dato del 2018 è raccolto con criteri diversi da quello del 2009, poiché, ad esempio, nel 2009 era considerato disoccupato chi avesse meno di otto mesi di lavoro nell’anno ed entro una certa soglia di reddito; mentre nel 2018 occorre restare sotto la soglia dei sei mesi di lavoro, nell’anno, per essere considerato disoccupato. Questo implica che, se si raccogliessero i dati oggi con gli stessi criteri del 2009, essi vedrebbero numeri ancora più alti di quelli che già appaiono. Nel 2009 gli Iscritti al Centro per l’Impiego erano 16330, di essi 782 erano stranieri comunitari e 1264 erano stranieri extracomunitari: gli stranieri complessivamente, erano il 12,52% degli Iscritti totali. Nel 2018, gli Iscritti al Centro per l’Impiego di L’Aquila sono divenuti 23650, di essi 2271 sono stranieri comunitari e 2394 gli stranieri extracomunitari; complessivamente, gli stranieri Iscritti, rappresentano oggi il 19,72% degli Iscritti totali. Tra il 2009 e il 2018 il numero complessivo degli iscritti al Centro per l’Impiego è cresciuto di 7320 unità; una crescita di oltre il 44%, rispetto al dato di partenza (pur se le basi di riferimento sono diverse), che non può essere imputata integralmente a ragioni demografiche, ma che sconta invece una marcata tendenza migratoria alla quale gli stranieri concorrono con un incremento percentuale delle presenze di circa il 128% (per gli italiani l’incremento è del 33% circa), rispetto al dato di partenza. Il 50% circa degli Iscritti al Centro per l’Impiego è donna; nel 2009, lo era il 55% degli Iscritti.

I movimenti nel mercato del lavoro, per grandi agglomerati, consentono un confronto più omogeneo dei dati: nel 2009, all’inizio della crisi economica, gli avviamenti al lavoro, erano stati 17126; nel 2018 sono stati 25921, con un incremento percentuale del 51% circa, e mentre nel 2009 gli avviamenti al lavoro con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato erano 5022 (il 29 % circa del totale), nel 2018 sono stati di nuovo 5022 (che però ora rappresenta il 19 % del totale). E se si tiene conto del fatto che in edilizia, normalmente, si viene avviati al lavoro con un contratto di lavoro a tempo indeterminato, che non impedisce i licenziamenti per fine cantiere o quando a dicembre il maltempo rende quasi impossibile lavorare all’aperto, e se si considera la dimensione certo preponderante a L’Aquila del particolare mercato del lavoro edile, si può supporre che l’area della precarietà lavorativa interessi ormai quasi totalmente ogni assunzione che viene fatta. Nel 2009, le cessazioni dei rapporti di lavoro, ad ogni titolo, erano state 9775, segnando un saldo positivo per gli avviamenti, di 7351 unità; nel 2018 le cessazioni sono state 26154, segnando un saldo negativo di 233 unità (vale la pena qui, sottolineare che nel 2017 gli avviamenti al lavoro erano stati 35753, e le cessazioni 30778, con un saldo positivo a favore degli avviamenti, di 4975 unità).

Sembrerebbe quindi che, a L’Aquila, in un quadro grandemente accresciuto di disponibilità, e quindi di concorrenza tra soggetti deboli, i movimenti sul mercato del lavoro siano estremamente veloci; pronti a registrare quasi in tempo reale l’efficienza e l’efficacia, e la quantità, della spesa per la ricostruzione e sottolineando così, anche per questa via, l’avvenuta trasformazione del lavoro, e dei Lavoratori, in una merce al pari delle altre, della quale ci si approvvigiona quando serve e che si dismette, senza alcun problema, appena un attimo prima che rischi di generare qualche appesantimento nei conti aziendali. In questi dieci anni la peculiare declinazione italiana della “flessibilità”, a L’Aquila, mostra sia una pressione migratoria, di italiani e di stranieri, che col compiersi dei processi di ricostruzione si allenterà in larga parte, generando nuove problematiche a cui oggi non ci si prepara (dal decremento del numero degli alunni, allo svuotarsi di strutture ricettive per il vitto e per l’alloggio, ad esempio), che un’inedita impossibilità a pensare le proprie vite in termini di progetto, travolti come si è dall’alternarsi di contratti a termine, in varie forme, e periodi di disoccupazione, in una città dai marcati tratti di alienazione urbana.

Avrei voluto che L’Aquila fosse riuscita ad individuare un luogo, nel suo territorio comunale, dove piantare 309 alberi, perché fosse possibile un ricordo vivente delle vittime del sisma del 6 aprile 2009. E’ in corso invece una procedura che individui un possibile “monumento ai caduti”: perché ancora L’Aquila non ha trovato il modo di dare una strutturazione degna al lutto e alla memoria; ma io non penso che un cippo di cemento possa essere il modo migliore per ricordarci che la vita deve convivere con una natura che ha i suoi ritmi, e le sue scosse; per stimolarci ad essere migliori, quando vogliamo provare a prevenire disastri naturali, che sono probabili anche nel futuro, e che ci permetta di sognare che la vita delle vittime possa essere condotta oltre i limiti del tempo. Forse, per ricordare e onorare davvero le vittime del terremoto aquilano, che erano italiane e straniere, giovani e adulte, bambine e anziane, sarebbe importante provare ad essere migliori, come comunità. Ma per davvero!

 

8 MARZO SEMPRE

Pescara, 1 aprile 2019 - La scorsa settimana presso la Libreria Moroni di Pescara ha avuto luogo la presentazione del libro "Non ci salveranno i melograni" della scrittrice Maristella Lippolis. Il romanzo, un intreccio particolare tra una biografia e un racconto, costituisce, probabilmente, il lavoro più personale e politico dell'autrice e nasce da una serie di relazioni di quest'ultima con persone, luoghi e parole scritte. La storia è frutto di fantasia ma le vicende narrate sono situate dentro una realtà di cui siamo stati tutti testimoni.

È il 1991, nei giorni che precedono lo scoppio della guerra dei Balcani. La protagonista è Laura, un giovane avvocato romano con un passato insoluto, che decide di abbandonare temporaneamente la città per trascorrere un periodo di vacanza in una piccola isola della Croazia, nel mezzo della natura incontaminata. Questo soggiorno risulta essere in primis un’esplorazione con sé stessa, un'occasione per indagare a fondo nella propria interiorità e mettere nero su bianco le annotazioni e le riflessioni; la scrittura, in questo racconto, risulta infatti essere una fondamentale esigenza del personaggio. Dopo alcuni giorni di permanenza Laura incontra Vera e, nonostante gli evidenti problemi di comunicazione fra le due donne (Laura non parla il croato), nasce immediatamente un rapporto di amicizia e di fiducia.

Il suo soggiorno si protrae di alcune settimane e nel frattempo conosce anche il figlio di Vera, Goran, e tra i due giovani nasce una vicinanza; sarà proprio lui ad aiutare l’inusuale turista a comprendere ciò che sta accadendo in quelle terre in apparenza così felici, dove prosperano i melograni, che ovunque portano fortuna tranne che lì. Laura non è, infatti, minimamente al corrente della situazione della realtà che la circonda. Entrambi gli amanti sono però consapevoli che la loro storia non può avere futuro poichè gli eventi stanno per travolgerli, nell'indifferenza dell'Europa intera; è un incontro di anime ma anche di corpi, è un capirsi pur appartenendo a realtà molto distanti.

La prima versione del libro uscì nel 2004 e viene riproposto dalla Lippolis in una nuova versione a distanza di quindici anni, avendo sentito l'attualità degli argomenti allora trattati. "Questa guerra feroce, che ha sconvolto vite, città, anime, e ridisegnato confini a prezzo di sofferenze spaventose si è consumata a poche centinaia di chilometri dalle nostre coste, nei luoghi dove eravamo soliti andare in vacanza e ha lasciato dietro di sé macerie e lutti; tutti concordano nel riconoscere che quello fu il primo segnale della nascita dei sovranismi in Europa". Le differenze tra le due edizioni sono molteplici: la trama e il numero dei personaggi sono stati in parte modificati, tagliate le descrizioni eccessivamente ridondanti ed è stato cambiato anche il titolo. Il risultato finale è un racconto a metà tra il genere romantico e quello storico.

Il muoversi nel mondo delle donne è una costante nella produzione di Maristella Lippolis, sempre vicina alle tematiche e alle storie femminili. L'autrice ha anche il merito di aver fondato, alcuni anni fa, l'associazione "Centro di cultura delle donne Margaret Fuller" e ne è stata a lungo Presidente. Collabora con le riviste "Leggendaria", il "Letterate Magazine" e con il MagFest ("Festival di donne nel teatro").

 
 
   
 
 
   

 

UN SUCCESSO INCREDIBILE

Roseto degli Abruzzi, 31 marzo 2019 -

Una giornata incredibile. Oltre 400 i partecipanti. La chiamata ai volontari è stata un successo. Una giornata che ha visto diverse classi dell’istituto Moretti e del Liceo Sardo, insieme al corpo docente, partecipare attivamente all’iniziativa, dimostrando ancora una volta che il futuro ed i giovani comprendono meglio di tutti l’importanza di combattere i cambiamenti climatici e preservare il nostro ambiente. Una giornata basata sul rispetto ed il ripristino delle condizioni naturali all’interno del tratto costiero della Riserva Borsacchio purtroppo preda di teppisti da diversi mesi dopo la realizzazione della ciclabile senza varchi specifici e delimitazioni della duna.

 

JAPAN 4 L’AQUILA

L'Aquila, 30 marzo 2019 -

Oggi e domani, domenica 31 marzo, si svolgerà a L’Aquila l’iniziativa Japan 4 L’Aquila, quattro eventi per ricordare i 10 anni del terremoto e condividere un messaggio di solidarietà e di rinascita portato alla città da artisti giapponesi e abruzzesi. L’idea di organizzare un evento legato al Giappone a L’Aquila in occasione del decennale del terremoto nasce nel 2014 dall’incontro tra la signora Aya Asami, attiva da vari anni nella promozione della conoscenza dell’Abruzzo in Giappone e Andrea Tarquini, dirigente dell’Aida (Associazione Insieme per i Diritti degli Anziani) dell’Aquila.

 

Nell’organizzazione dell’iniziativa sono subentrati in seguito Claudio Caniglia e Odoardo Tomassi, insieme alla signora Asami membri dell’Associazione “Giappone in Abruzzo dal Fuji al Gran Sasso”. L’Associazione, attiva da diversi anni nella promozione della conoscenza della cultura giapponese nella regione, è divenuta capofila dell’iniziativa a cui hanno man mano aderito artisti e associazioni giapponesi e abruzzesi.

 

APPELLO AI VOLONTARI

Roseto degli Abruzzi, 29 marzo 2019 - In occasione della manifestazione mondiale ’Ora della Terra” del WWF tutti nella Riserva Borsacchio a Roseto Degli Abruzzi.  Il prossimo 30 marzo 2019 lanciamo, per il quattordicesimo anno consecutivo, la chiamata a tutti volontari ed amanti della natura per il grande evento “Un’ora per la terra, un’ora per la Riserva Borsacchio-Puliamo Noi”. Il focus dell’evento è sui cambiamenti climatici, sulla riduzione dei rifiuti e tutela delle specie protette. La Riserva Borsacchio è a rischio; vandali, ladri, incivili, mal costume e cattive abitudini, dovute all’assenza di segnalazioni e delimitazioni di dune ed aree di pregio, stanno portando la Riserva a perdere quel per cui è nata: la biodiversità. La riserva Borsacchio sta perdendo le sue specie protette.

La grande chiamata dei volontari serve a ripristinare, con una pulizia rigorosamente manuale, l’ambiente di molte specie che vivono il tratto costiero; in particolare il Fratino simbolo della Riserva ed indicatore di qualità ambientale. Alle 9.00 appuntamento a Roseto al Lido D’Abruzzo per i volontari del progetto “Salva Fratino” del WWF ed AMP che partiranno per cercare e mettere in sicurezza eventuali nidi. Del rarissimo trampoliere che nidifica sulle nostre spiagge. Alle 9:30, sempre al Lido D’Abruzzo, inizieremo a distribuire buste e guanti, ma consigliamo ad ognuno di portare un suo equipaggiamenti ed acqua in borraccia.

Alle 10.00 partiremo con le operazioni di pulizia diretti dalle Guide Del Borsacchio per non intaccare le dune e preservare l’habitat. Durante l’evento esperti divisi per gruppi parleranno del clima, dei cambiamenti e dei rimedi ancora adottabili. Sarà un grandissimo evento patrocinato dal Comune di Roseto Degli Abruzzi ed a cui partecipano le grandi associazioni ambientaliste come WWF, Legambiente, Italia Nostra, FIAB, IAAP, Centro Studi Cetacei in collaborazione con le associazioni locali come Giacche Verdi, Guardie Ambientali, Chaikana, Roseto Cammina, Istrice, Epigrafia, Positivamente, Erbamata, Guide del Cerrano.

Hanno aderito diversi docenti e classi della provincia ed in particolare l’Istituto Superiore Moretti di Roseto che sarà presente con molti alunni all’evento. Siamo pronti per lanciare un segnale a tutti: l’ambiente e lo sviluppo sostenibile sono il futuro, il tempo di cambiare è adesso. Più saremo e minor sarà la fatica e la riuscita dell’evento.

Marco Borgatti, Presidente Guide del Borsacchio

 

INTERNAZIONALI DI TENNIS D’ABRUZZO

Francavilla al mare, 28 marzo 2019 - Si avvicina l’appuntamento con gli Internazionali di Tennis d’Abruzzo | GoldBet Tennis Cup, il primo torneo ATP Challenger 80 della stagione targato MEF Tennis Events. Il Circolo Tennis Francavilla al Mare Sporting Club si prepara ad accogliere per il terzo anno consecutivo giocatori provenienti da Paesi di tutto il mondo, generalmente compresi tra la sessantesima e la trecentesima posizione del ranking ATP, per l’evento riconosciuto come la manifestazione internazionale di sport/spettacolo più importante d’Abruzzo.

 

I grandi nomi del passato - Da Marco Cecchinato a Stefanos Tsitsipas, passando per Simone Bolelli, Felix Auger-Aliassime, Lorenzo Sonego, Casper Ruud, Ruben Ramirez Hidalgo e tanti altri: sui campi in terra rossa del circolo situato in Contrada Valle Anzuca 1 si sono affrontati campioni e giovani in rampa di lancio, esaltando il folto pubblico accorso alla manifestazione. Aumentato il montepremi, che in questa edizione ammonta a $54.160+H, il torneo vinto nel 2017 da Pedro Sousa e nel 2018 da Gianluigi Quinzi si annuncia più combattuto che mai. Ad arricchire l’evento il nuovo Dunlop Kids Village, un’area interamente dedicata ai ragazzi che potranno incontrare i tennisti, partecipare a giochi a premi e divertirsi con la rivoluzionaria macchina lanciapalle Dragonet.

La conferenza di presentazione - Mercoledì 10 aprile alle ore 12.00 a Piazza San Domenico, presso il Museo Michetti (Sale della Fondazione Michetti, secondo piano), avrà luogo la conferenza stampa di presentazione del torneo. Saranno presenti il Sindaco di Francavilla al Mare Antonio Luciani, l’Assessore allo Sport Rocco Alibertini, il Presidente FIT Abruzzo-Molise Luciano Ginestra, il Presidente CONI Abruzzo Enzo Imbastaro, l’Assessore allo Sport Guido Quintino Liris, l’Organizzatore del torneo Marcello Marchesini, il Direttore del torneo Luca Del Federico, il Presidente del Circolo Tennis Francesco Ugolini e Luca Paiola di GoldBet, per il secondo anno consecutivo title sponsor della manifestazione.

“Sarà una settimana di grande festa” - “Da tre anni gli Internazionali di Tennis d’Abruzzo aprono il sipario dei nostri eventi sulla terra rossa – dichiara Federica Marchesini di MEF Tennis Events – tanto da essere diventato un appuntamento imperdibile per gli appassionati. Il clima familiare del torneo permetterà a grandi e piccini di entrare in contatto diretto con il tennis professionistico e con gli addetti ai lavori: sarà anche quest’anno una settimana di grande festa. Si parte già il 10 aprile con il torneo di 1ª e 2ª categoria (per giocatori italiani e stranieri) il cui vincitore guadagnerà una wild card per il tabellone principale del Challenger. Il 22 aprile al via gli Internazionali di Tennis d’Abruzzo | GoldBet Tennis Cup.

 

SPORT E IMPRESA

Pescara, 27 marzo 2019 - Orientamento agli obiettivi, allenamento continuo, mettersi alla prova per superare i propri limiti e le proprie paure. I campioni Sintini e Pagano testimoni d'eccezione in Confindustria Chieti Pescara. Randstad>Next, il percorso di orientamento professionale per sportivi che vuole esser ponte di collegamento tra mondo dello sport e mondo del lavoro, ha fatto tappa a Pescara. Imprenditori, manager, giovani e tanti appassionati di sport hanno ascoltato le testimonianze degli sportivi e degli esperti del mondo della formazione su come un team e le persone che ne fanno parte, per aver successo, debbano partire dallo sviluppo personale e professionale delle persone e di come ogni leader debba saper riconoscere e valorizzare al meglio le capacità di ognuno.


Testimoni di eccezione su questi temi sono stati Jack Sintini, Sales Manager Randstad Sport e Campione di volley, e Rosanna Pagano, Campionessa di scherma.


Il Presidente di Confindustria Chieti Pescara Silvano Pagliuca ha aperto i lavori: "Siamo fieri di essere sponsor di Randstad Next, il progetto che nasce per dare una risposta concreta agli ex atleti aiutandoli ad affrontare una decisiva fase di cambiamento e guidandoli verso una nuova scelta professionale. Un esempio importante di come la definizione di nuovi obiettivi di carriera aiuti a valorizzare i talenti e fornisca conoscenze e strumenti per collocarsi al meglio nel mondo del lavoro. Competenza emozioni e passione, ecco cosa l'impresa può imparare dal mondo dello sport. E come quel mondo, anche noi nelle nostre aziende abbiamo bisogno di chiarezza di obiettivi e di leadership che motivi la squadra verso il risultato. Lo sport fin dall'antichità è stato simbolo di correttezza e sviluppo di integrità personale (Platone lo associava alla crescita morale). Quando siamo in partita con la nostra azienda o il nostro team sportivo, diventa difficile vincere se ci sono regole nascoste o mano invisibili che muovono gli arbitri del gioco. In Italia le imprese trovano ancora molti ostacoli alla possibilità di giocare pulito: scarso accesso al credito, burocrazia, digitalizzazione da completare... tutte priorità per le nostre imprese, che in Confindustria Chieti Pescara trovano un'Associazione preparata e pronta a supportare chi sfida ogni giorno sé stesso con grinta, coraggio, preparazione, chi coltiva il merito personale e quello della propria squadra".


"Le imprese che hanno scelto di aderire all'iniziativa sostengono un importante progetto di corporate social responsibility oltre alla possibilità di accedere alle competenze di grandi talenti sportivi - ha commentato Luciana La Verghetta Sales Manager HR Solutions - Per noi la conferma di proseguire questo bel viaggio con Confindustria Chieti Pescara arricchisce di nuovi valori la partnership con il territorio".


"Un campione sportivo al termine della carriera ha accumulato un bagaglio di talenti, competenze e valori di cui molto spesso non è consapevole e soprattutto non ne conosce il valore per il mondo aziendale - commenta Giacomo Sintini, campione di volley e oggi Sales Manager Randstad Sport -Randstad Next aiuta gli ex atleti a orientarsi nel mercato del lavoro e a scegliere un nuovo percorso professionale in cui poter mettere a frutto le abilità maturate nel corso di una carriera sportiva ricca di successi. Oggi guido l'offerta dei servizi di Randstad Hr Solutions legati allo sport e sono orgoglioso di poter dare il mio contributo a tanti ex colleghi sportivi con questo progetto".


Grande entusiasmo ha generato lo speech di Rosanna Pagano, schermitrice italiana che annovera tra i suoi successi anche un oro al mondiale di scherma nel 2003 e un bronzo agli europei nel 2004: ha ripercorso le tappe salienti della sua carriera sportiva, ora tramutata in un diverso percorso professionale, ma sempre al suono del suo motto "perfection takes time". Dal suo occhio di campionessa, è emersa la testimonianza di come imparare a vedere le occasioni da prendere al volo e come da un particolare possano cambiare le nostre vite: i grandi momenti derivano infatti da grandi opportunità. Dalla paura si può arrivare al successo, cavalcando il cambiamento: "tutto è difficile prima di diventare facile". In tutto questo il team gioca un ruolo fondamentale, che esprime unità e forza, ma allo stesso tempo valorizza i singoli. La Pagano ha concluso: "ho vissuto tutte le tappe di una carriera sportiva. Ora da capo...sono ripartita per vincere ancora..."


Il Direttore Generale di Confindustria Chieti Pescara, Luigi Di Giosaffatte, è intervenuto per le conclusioni, raccontando le motivazioni della scelta dell'Associazione di essere a fianco di Randstad Next come sponsor già dalla sua prima edizione. "Il nostro sodalizio ha voluto sostenere concretamente il valore dello sport nell'esercizio della leadership, di persona e tra le persone, di motivazione e spinta verso nuove avvincenti sfide per una economia sostenibile.


Ricordiamo che del percorso Randstad Next 2019 fanno parte: Henky Jan Held (volley) - medaglia d'oro olimpiadi di Atlanta '96; Alessandro Trimarchi (volley); Elisa Togut (volley) - campione del mondo Berlino 2002; Michela Peretto (volley); Michele Maggioli (basket) - 20 anni da professionista con 50 presenze in nazionale A; Daniela Masseroni (ginnastica ritmica) - medaglia d'argento olimpiadi di Atene 2004 e di Pechino 2008; Romina Modena (hand bike) - campione d'Italia e in qualifica per le paralimpiadi di Tokyo 2020che stanno investendo sul loro futuro dopo lo sport.

 

ROSE WARDINI IN COMUNE

Giulianova, 26 marzo 2019 - Ieri mattina alle 10, all’interno della sala consigliare del Comune di Giulianova il Commissario Straordinario Eugenio Soldà e la Commissione Pari Opportunità di Giulianova hanno ricevuto la visita istituzionale della dottoressa ginecologa senegalese Rose Wardini, presidente dell’associazione umanitaria “Medisol International” che si occupa dell’assistenza sanitaria alle donne senegalesi, ex assessore alla Sanità del Comune di Kaolack e sorella del primo sindaco donna di Dakar Soham El Wardini. Ad accompagnare la dottoressa Wardini in questa visita istituzionale, oltre agli interpreti di lingua francese Nada Mahjoub e Bassam Mahjoub, c’erano Ambra Di Pietro ed Egidio Casati del “Colibrì Onlus”, con cui la dottoressa ha siglato accordi di partenariato e cooperazione internazionale attraverso i progetti umanitari che l’associazione giuliese, ormai da anni, svolge in Senegal a Sindia. Ad accogliere la dottoressa in sala consigliare, oltre al Commissario Soldà, c’erano la presidente della Cpo di Giulianova Marilena Andreani, la vice presidente Lidia Albani e le consigliere di Pari Opportunità Margherita Trifoni e Rita Chiappini.

Siamo onorati di ricevere la visita della dottoressa Wardini come amministrazione comunale e città di Giulianova – ha detto il Commissario straordinario Eugenio Soldà – e so che è encomiabile l’impegno umanitario che la dottoressa porta avanti nel suo paese e che si arricchisce della collaborazione di una associazione giuliese come Il Colibrì.”

“Ci congratuliamo con Ambra Di Pietro ed Egidio Casati per l’ottimo lavoro che state svolgendo con passione – ha detto il presidente della Cpo Marilena Andreani – siamo orgogliose ed emozionate di avere qui la dottoressa Wardini, proprio in questa sala consigliare, dove il 22 gennaio del 2016 venne adottata da tutto il Consiglio Comunale la Carta dei Diritti delle Donne nel Mondo”

La presidente Andreani ha poi illustrato tutto il lavoro svolto in questi anni dalla Commissione ed i progetti portati avanti, anche nelle scuole e nell’assistenza alle donne vittime di violenza. “Sono onorata di far parte ufficialmente dell’equipe dell’associazione “Colibrì” – ha detto la dottoressa Wardini – e di tutto l’affetto con cui sono stata accolta a Giulianova, da parte dell’amministrazione comunale e della Cpo, con la quale spero di poter collaborare attraverso l’impegno della mia associazione “Medisol International”. Da ieri, in Senegal, hanno assistito alla grande accoglienza che mi avete riservato e speriamo in una continua collaborazione tra le nostre comunità”.

La dottoressa Wardini ha poi illustrato l’operato della sua associazione in Senegal, attraverso l’assistenza, grazie ad una equipe di medici, alle donne colpite da malattie, tumori e vittime di violenze. Ha poi ricordato dell’impegno politico come assessore alla sanità a Kaolack e di presidente della commissione sanitaria senegalese. “Le donne in Senegal hanno capito che, per poter vedere riconosciuti i propri diritti, è necessario far squadra – ha concluso la dottoressa Wardini – e combattere per ciò in cui si crede e per la propria comunità”.

“Ringraziamo tutti per la magnifica accoglienza – hanno detto Ambra Di Pietro ed Egidio Casati del “Colibrì Onlus” – abbiamo conosciuto Rose durante le nostre svariate permanenze in Senegal e ci siamo resi conto con quanta passione opera nel sociale. Siamo molto orgogliosi di averla come partner, in quanto possiede gli stessi valori che guidano il nostro operato.”

Alla dottoressa senegalese Rose Wardini la Commissione Pari Opportunità di Giulianova ha consegnato una targa in ricordo di questo incontro.

Azzurra Marcozzi

 

LA CAROVANA DELLO SPORT

Pescara, 25 marzo 2019 - Pescara si appresta ad accogliere, il 30, il 31 marzo e il 1 aprile, “La Carovana dello Sport”, partita da Roma il 15 marzo scorso, il più grande progetto nazionale promosso dal Centro Sportivo Educativo Nazionale (Csen) col finanziamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e col patrocinio del Coni del Cip della Fisdir e dell’Anci che affronta il tema dell’integrazione sociale attraverso lo sport e che sta facendo viaggiare per 40 giorni a bordo di 4 pulmini 72 atleti diversamente abili e non, accompagnati da educatori e volontari in ogni regione italiana, per promuovere l’accoglienza delle diversità.

 

LA LEGGE SULLO IUS SOLI

Chieti, 25 marzo 2019 - Bisogna riprendere, senza perdere altro tempo, con determinazione e coraggio, la battaglia parlamentare per una legge sullo “ius soli”. Lo dicono ormai in tanti, dopo l'eroico gesto compiuto da Rami Shehata, un coraggioso ragazzo che vive da anni in Italia, che ha salvato la vita di 50 persone, suoi compagni di classe e di scuola, professori e collaboratrici scolastiche. È stato un grave errore, secondo me, non fare questa battaglia parlamentare durante il Governo Gentiloni e non aver avuto il coraggio di mettere la fiducia. 

Si andava sotto? Si sarebbero persi voti nelle elezioni successive, come poi peraltro è avvenuto senza aver nemmeno tentato di vincere la partita? Non importa. Sulle battaglie di civiltà e sui principi di democrazia non vanno fatti conti elettorali a breve.

Che ci sia bisogno di questa legge lo dicono, pronunciando severe parole anche contro l'attuale inquilino del Viminale, molti importanti esponenti della Chiesa cattolica come i Vescovi di Agrigento, Francesco Montenegro, di Ferrara, Giancarlo Perego, di Pistoia, Fausto Tardelli, di Milano, Mario Delpini, e tanti altri che hanno sempre parlato, seguendo gli insegnamenti di Papa Francesco, di accoglienza, come il Vescovo di Chieti Bruno Forte.

Vedremo se i cattolici che riempiono le Chiese tutte le domeniche e nelle feste comandate staranno con i loro Pastori o con un ministro che strumentalizza il loro profondo senso religioso concludendo i suoi farneticanti comizi contro gli immigrati con il Vangelo in una mano e il Rosario nell'altra.

Potranno sempre scegliere, elettoralmente, chi propone odio contro il diverso per colore della pelle, lingua parlata, Paese di provenienza, religione professata e non chi predica amore per il prossimo. Ma saranno coloro che sceglieranno i seminatori di odio a dover vivere con le loro contraddizioni. Le forze politiche laiche e cattoliche che predicano amore e solidarietà, potrebbero anche perdere voti, anche se non è detto. Ma almeno vivranno con la serena consapevolezza di aver fatto tutto quanto possibile per non far trionfare la barbarie.

Giustino Zulli