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Lettera a...

CI RISIAMO

Il Comune continua a non capire che cosa significa il governo del verde!

C’era una volta una città-giardino, si chiamava Pescara, aveva: una riserva regionale, lunghi viali alberati di lecci e tigli, un mitico viale dannunziano con piante monumentali di pino d’Aleppo, viali ombrosi con l’italico pino domestico e, anche, vie centrali con alberi esotici di grande bellezza come le Paulonie e le Catalpe. Tutto questo oggi non c’è più, perché i viali alberati sono stati destabilizzati da numerosi tagli e le piante rimaste, potate in modo deturpante ed esiziale. Non a caso la città è piena di piante secche, pericolose perché instabili, simbolo d’incuria e d’inciviltà. Una via per tutte, via Cavour con 52 alberi di cui 33 secchi e i rimanenti “seccaginosi” (foto 1, 2, 3).

La Riserva Dannunziana che annualmente riceve cospicui finanziamenti regionali non ha mai avuto il piano PAN (Piano di Assetto Naturalistico) e da anni è in attesa del suo Direttore. E così si perdono presenze di specie rare ed endemiche come accade al Verbascum niveum oppure alla delicata Clematis viticella, che stanno scomparendo a causa di ripuliture non necessarie e non eseguite a regola d’arte.

In conferenza stampa Sindaco e Assessore propongono di usare, finalmente, risorse per le piantumazioni piuttosto che per abbattimenti o discutibili potature.

E meno male! Ma intanto si continua a tagliare piante sane, come dimostrano le ceppaie di palma nana e di tamerice, sul lungomare di Pescara (foto 4, 5, 6) e si potano quelle rimaste con tecniche sbagliate che provocano delle “scorticature” sul fusto e sui rami, “utili” d’inverno solo a far seccare le piante, grazie alle conseguenti azioni di gelo e freddo (foto 7).

Non riusciamo, dunque, a comprendere una strana scelta di amministrare per pura apparenza, in modo contraddittorio e improvvisato, continuando a lavorare senza un programma, senza il dovuto rispetto della storia del “nostro” territorio e senza una visione del futuro assetto urbanistico della Città.

Chiediamo subito al Comune di

-                     fermare qualsiasi attività sul verde cittadino

-                     istituire subito una Commissione del Verde, come Assessore e Sindaco hanno più volte annunciato di voler fare

-                     realizzare un Censimento e un Piano del Verde, attività multidisciplinare e propedeutica a qualsiasi intervento, considerando l’opportunità che il Piano del Verde si fondi sulla costituzione di una rete ecologica comunale, come avviene in molte città europee

-                     prevedere un capitolo di bilancio per il Verde Pubblico

-                     proteggere e valorizzare le aree cittadine ad “alta naturalità” che vanno dai popolamenti spontanei di Pinus halepensis alle formazioni relitte di macchia mediterranea

-                     provvedere una volta per sempre alla piena funzionalità della Riserva Naturale Regionale Pineta Dannunziana mediante la designazione del Direttore e l’approvazione del PAN

-                     proporre una legge regionale che istituisca un albo di ditte preposte alla manutenzione del Verde con requisiti e professionalità specifiche

-                     applicare e aggiornare il Regolamento del Verde comunale, e farsi promotori di un Regolamento del Verde a livello regionale, come avviene nelle altre regioni italiane.

E per ora ci fermiamo qui.

Annunciamo l’intenzione di avviare un ciclo d’incontri sul tema del Verde Pubblico cui saranno invitati cittadini, politici e tecnici.

Ci corre l’obbligo di ricordare sinteticamente (i lettori ci perdoneranno) l’importanza delle strutture verdi e le problematiche legate all’introduzione di alberi esotici:

-                     le strutture arboree svolgono importanti “funzioni ecosistemiche” quali: riduzione dell’inquinamento atmosferico, riduzione delle escursioni termiche, migliore assorbimento delle acque piovane, aumento del valore degli immobili, aumento di habitat e nicchie ecologiche a beneficio della fauna, mitigazione del clima, induzione nella popolazione a comportamenti di vita salutare e sostenibile;

-                     le piante esotiche non sono coevolute con l'ambiente naturale, ossia non sono in equilibrio con i fattori ambientali (clima, suolo, acqua, fauna) e hanno bisogno di una continua manutenzione, oltre al fatto che prima o poi mostrano problemi di sopravvivenza. L’inserimento di specie esotiche comporta l'introduzione di microrganismi estranei che al mutare delle condizioni ambientali possono diventare aggressivi/patologici in modo esponenziale (esempio il Punteruolo rosso). A questo proposito sono state emesse norme che vietano l’introduzione di alcuni legni esotici, responsabili di malattie, come la tracheomicosi (cancro del castagno, cipresso, platano e olmi). Nella gestione delle architetture verdi cittadine si parla di “foresta urbana” (Urban Forestry) a indicare la continuità ecologica che, grazie alle strutture arboree, si attua tra ambienti urbani (artificiali) e quelli semi-naturali e naturali. Il pensiero che la città sia un luogo avulso dagli equilibri naturali è una dicotomia tutta umana e culturale. Le piante e gli animali non conoscono i limiti amministrativi, entrano ed escono dalla città nei limiti imposti dai fattori naturali.

Le cause e gli effetti elencati sono indirettamente correlati al mercato in termini monetari perché strettamente connessi al benessere sociale e alla sostenibilità ambientale a lungo termine.

Per tali motivi la gestione del Verde Urbano richiede una corretta informazione dei cittadini e decisiva è la loro partecipazione.

 

VICENDA CARICHIETI

Interpellanza del Deputato Melilla 



 

Il Deputato di Sinistra Italiana Gianni Melilla interpella il Ministro dell'economia e delle finanze 

 

Per sapere - premesso che:

negli ultimi mesi grande attenzione viene riservata, sia da parte dei media e sia da parte del mondo politico-finanziario,  alle vicende che  riguardano il tracollo del Monte dei Paschi di Siena;

nella seduta di lunedì 9 gennaio scorso l’Aula della Camera dei deputati ha esaminato e votato più mozioni per chiedere al Governo di intervenire al fine di dare stabilità al sistema bancario italiano nel suo insieme e restituire la massima fiducia a risparmiatori e investitori;

contestualmente l’Aula si è espressa favorevolmente per l’istituzione di una commissione parlamentare di inchiesta sulle vicende e sulle cause che hanno determinato la crisi di Banca delle Marche, Banca popolare dell’Etruria, Cassa di risparmio di Ferrara e Cassa di risparmio di Chieti, Monte dei Paschi di Siena e Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca (mozione n. 1-01457);

in merito alla Cassa di risparmio di Chieti lo scrivente ha già presentato atti di sindacato ispettivo e va ricordato che la problematicità relativa a questa situazione nasce in tempi lontani, ma avrebbe potuto essere fortemente ridimensionata  grazie ad un’adeguata azione di vigilanza da parte delle autorità di controllo all’uopo preposte;

la Carichieti è stata commissariata dal Ministero dell’economia e delle finanze, con decreto del 5 settembre 2014, su proposta della Banca d’Italia ed è stata posta in amministrazione straordinaria per pesanti irregolarità amministrative;

conseguentemente Bankitalia ha nominato Salvatore Immordino nuovo Ad di Carichieti , al posto di Riccardo Sora;

il commissario Immordino ha lasciato l’incarico nel momento in cui è stato nominato dalla banca centrale al vertice della Rev Spa, la cosiddetta “pattumiera” dei crediti deteriorati, questa ultima nomina è avvenuta pochi giorni prima che il giudice fallimentare di Chieti, Nicola Valletta, dichiarasse con sentenza lo stato di insolvenza dell’ex Cassa di risparmio di Chieti, una sentenza che ha tirato in ballo proprio la gestione dei commissari;

il giudice Valletta ha trasmesso gli atti alla Procura della Repubblica, come è riportato anche sul giornale online ilcentro.gelocal.it del 6 dicembre 2016;

il Fondo interbancario ha finanziato la risoluzione delle crisi di Banca Etruria, Banca delle Marche, Cassa di risparmio di Ferrara e Carichieti, per un totale di 3,7 miliardi che sono stati anticipati da Intesa San Paolo (credito poi parzialmente ceduto a Mps), Unicredit e Ubi Banca (credito poi parzialmente ceduto a Banco Popolare);

il valore totale dell’intervento è servito a coprire le perdite derivanti dalla svalutazione delle sofferenze, per un valore nominale di 8,5 miliardi di euro, ricapitalizzare i nuovi istituti (1,8 miliardi di euro per le quattro succitate banche, compresa Carichieti) e infine creare la bad bank Rev Gestione Crediti SpA (136 milioni di euro) a cui è stato affidato il recupero degli 8,5 miliardi;

il 19 luglio scorso - quando l’ex AD ed ex commissario Immordino era già stato nominato alla Rev SpA - nella sentenza che ha ridisegnato lo scenario dell’ex Carichieti, della debacle e del ruolo dei commissari, il giudice Valletta ha scritto: “Risulta che in atti non vi sono elementi che consentano di affermare l’esistenza di uno stato di insolvenza al momento dell’avvio della risoluzione. Non vi è dubbio invece che l’insolvenza vi fosse al momento dell’emanazione del provvedimento di liquidazione coatta amministrativa. A tale epoca, infatti la Carichieti, proprio in conseguenza delle misure adottate nell’ambito del procedimento di risoluzione, non presentava più alcun elemento nell’attivo patrimoniale, a fronte di passività per 45 milioni di euro”;

l’insolvenza si baserebbe “su perdite scaturite da rettifiche di valore netto dei crediti di cui però non è stata data alcuna giustificazione”;

recentemente, il pm Falasca che conduce tutte le inchieste sulla Carichieti, ha iscritto Salvatore Immordino nel registro degli indagati;

in questi ultimi giorni il dibattito intorno alla vicenda del Monte dei Paschi di Siena è stato soprattutto incentrato sulla necessità di rendere noti, in nome della trasparenza, i nomi dei grandi debitori morosi (la cosiddetta black list) che hanno causato il dissesto della banca, nel dibattito sono intervenuti il presidente dell’ABI, il Garante della privacy, sottosegretari di Governo nonché rappresentanti politici di spicco -:

quali misure intenda porre in essere per chiarire il corretto operato degli ultimi amministratori e dei commissari preposti alla risoluzione della Cassa di risparmio di Chieti, tenuto conto che nella succitata sentenza si lamenta il fatto di non aver potuto verificare se la valutazione dei crediti di difficile o impossibile esigibilità sia stata fatta correttamente o si sia invece rivelata troppo severa, con una svalutazione eccessiva che ha intaccato il patrimonio causando il dissesto;

se, come nel caso di Mps, non ci sia stata una ‘disinvolta’ gestione del credito e quali e quanti siano i maggiori debitori morosi della Cassa di risparmio di Chieti.

 

LETTERA GOVERNATORE

La Federazione degli Ordini degli Architetti PPC di Abruzzo e Molise,
unitamente ai Presidenti dei singoli Ordini di Teramo, Pescara, Chieti e
L'Aquila, ha inviato una nota al Governatore della Regione Abruzzo,
Luciano D'Alfonso, per stigmatizzare l'applicazione, nell'ambito delle
prestazioni tecniche relative ai lavori ricompresi nel Masterplan
Abruzzo.
 
Gli Ordini professionali evidenziano come la forfettarizzazione dei
compensi (stabiliti, in percentuale, tra il 6 e l'8% dell'importo dei
lavori), senza considerare la qualità e la complessità dei singoli
interventi tecnici, sia in contrasto con le norme di legge vigenti e non
garantisca un'adeguata retribuzione delle prestazioni tecniche,
prestazioni dalla cui qualità dipende al buona progettazione ed
esecuzione delle opere.
 
Viene quindi chiesto al Governatore un ripensamento sul finanziamento
delle spese tecniche, adeguandolo ai parametri di legge, onde evitare
contenziosi che potrebbero ripercuotersi sui tempi di realizzazione
delle opere.

 

I NASTRINI ROSSI SI RIVOLGONO NUOVAMENTE ALLA MINISTRA ED AI SINDACATI

I Nastrini Rossi Docenti, di cui fanno parte moltissimi docenti abruzzesi, si rivolgono ancora una volta alla Ministra Valeria Fedeli ed alle sigle sindacali che domani siederanno ai tavoli per la trattativa per la mobilità.

Lo fanno con due documenti che vogliono ribadire ufficialmente i motivi che li inducono ancora a lottare e chiedere riparo al danno subito. La percentuale riservata alla mobilità territoriale con l’accordo politico non risolverà il problema causato dalle assunzioni effettuate su base nazionale secondo la L. 107/15 e dalla mobilità forzata resa, per i docenti dei Nastrini Rossi, ancora più dannosa dal CCNI dell’8 aprile 2016.

Per questo tra le richieste c’è quella di  chiarire definitivamente se la deroga al vincolo, sancita grazie all’accordo politico sulla mobilità, riguarda anche l’esercizio del diritto alla domanda di assegnazione provvisoria interprovinciale estesa a tutti i docenti. Tale misura è nuovamente necessaria per il prossimo anno scolastico se si intende davvero attenuare i disagi di chi con 1300 euro di stipendio mensile si trova a vivere lontanissimo da casa quando nei propri luoghi di residenza i posti ci sono ed addirittura, in molti casi, avanzano.  Durante i molti anni vissuti da precari i docenti assunti in fase B e C da GAE (graduatorie ad esaurimento) hanno sempre saputo di dover aspettare tutte le operazioni riservate ai colleghi di ruolo e di doversi accontentare delle briciole che restavano.

Inoltre le assegnazioni provvisorie sono da sempre esistite per i docenti assunti a tempo indeterminato e sono a costo zero. Di fronte alle richieste di continuità sui posti del nord bisogna dire che la continuità è un diritto di tutti gli alunni da nord al sud: molti tra i docenti dei Nastrini Rossi mandati al nord hanno lasciato alunni che avevano da anni e quelli che quest’anno hanno avuto assegnazione provvisoria nei propri luoghi di residenza si troveranno di fronte lo stesso problema se il prossimo anno non fosse nuovamente data la possibilità di produrre almeno domanda di assegnazione provvisoria. La continuità è continuità ovunque, anche al sud del paese!

Altra proposta dei Nastrini Rossi è la trasformazione, da fatto a diritto, dei posti che verranno autorizzati dal MEF, prioritariamente nelle regioni del centro sud maggiormente interessate dal fenomeno dell’esodo forzato di docenti.

L’adesione al piano di assunzioni straordinario, scrivono i Nastrini Rossi alla Ministra ed ai sindacati, “è nato dall’esigenza di porre rimedio ad un errore ripetuto e grave dello Stato italiano (…) noi, vittime di un tale sistema, non avevamo in realtà alternative (…) La mobilità straordinaria voluta per l’a.s. 2016/2017 dalla L.107/15 e disciplinata dal CCNI dell’8 aprile 2016 ci ha soltanto danneggiati. Non siamo stati noi a ricevere alcun tipo di beneficio da tale mobilità e dal fatto che il 100% dei posti dell’organico dell’autonomia venisse riservato ad essa.”

Continuano poi “siamo i docenti assunti da GAE in fase B e C e che per questo non abbiamo potuto partecipare né alla Fase A (trasferimenti e passaggi di ruolo all’interno della provincia compresa assegnazione sede definitiva neo assunti nell’a.s.’15/16 da fase 0 ed a), né alla fase B (trasferimenti fuori provincia e passaggi di cattedra e di ruolo fuori provincia assunti entro il 2014/15 con titolarità su scuola solo nel primo ambito più assegnazione sede definitiva in provincia per assunti fasi b e c nell’a.s. 2015/2016 per idoneità al concorso 2012) della mobilità 2016/2017. Abbiamo invece partecipato alla fase C (docenti assunti da GAE nelle fasi b e c – assegnazione sede definitiva  con titolarità solo su ambito) successiva e subordinata alle due precedenti, che ci ha portato nella maggior parte dei casi fuori dalle nostre regioni.” I cosiddetti docenti immobilizzati lo scorso anno scolastico hanno potuto partecipare alla fase B della mobilità con precedenza assoluta rispetto ai docenti dei Nastrini Rossi che hanno aspettato, ultimi degli ultimi, di essere collocati, da un nuovo diabolico algoritmo, nei posti che erano rimasti disponibili dopo la mobilità straordinaria, senza avere alcuna possibilità di scelta. A caso si sono visti assegnare una sede che invece i docenti di fase B ebbero al tempo della loro immissione in ruolo potuto scegliere liberamente.

I Nastrini Rossi dunque chiedono alla Ministra “che  si riflettesse ancor prima che sugli errori dell’algoritmo, sulla correttezza di un tale modo di procedere che ha creato delle gerarchie in modo arbitrario, in quanto basate né sulla differenza tra titoli posseduti né tantomeno su qualsivoglia discorso meritocratico.” Si legge ancora nel documentoCrediamo che una tale riflessione sia iniziata dato che le fasi in mobilità non verranno quest’anno riproposte. Ma il danno a noi è stato fatto. E chiediamo che venga riparato, altrimenti per noi, la disparità di trattamento sarà sempre presente. Quello che ci è accaduto non era accaduto mai a nessun gruppo di docenti e non accadrà più neppure in futuro. Si tratta di un problema straordinario in quanto nasce da un piano di assunzioni straordinario e da una mobilità altrettanto straordinaria.” Per questo i Nastrini Rossi chiedono ancora alla Ministra che “consideri la possibilità di valutare la messa in atto di misure straordinarie perché ad esso possa essere trovata una soluzione.” E questo anche attraverso la valutazione della realizzazione di un piano di rientro definitivo entro l’a.s. 2018/2019 dei docenti assunti in fase B e C da GAE nell’a.s. 2015/2016  che si sono visti assegnare una sede di titolarità fuori dalla propria regione di residenza che non escluda la possibilità di una nuova mobilità straordinaria.

 

Coordinamento Nazionale

Nastrini Rossi Docenti

 

 

La SASI.......ci spreme

Buongiorno, mi chiamo Tommaso Falcone e scrivo da Ortona (Ch)
Nella fattura della SASI arrivata il 5 gennaio (e con scadenza il 12 gennaio) ho trovata la sorpresa per il nuovo anno: conguagli partite pregresse delib. cus 13/2014, 96mc a € 0,7244 + i.v.a. al 10%
Che cos’è? Perché? Quanti hanno trovato questa sorpresa? Ci sarà su ogni fattura? Da dove escono quei metri cubi? Che cos’è questa voce? Non c’è una spiegazione di questo, “altri crediti e debiti”.
Io ho pagato tutte le fatture arrivate sino ad ora, comunico mensilmente l’autolettura per evitare che mi arrivino (come negli anni passati) del letture stimate iper-eccessive. Ma si può mai state tranquilli? Io non ho debiti con nessuno e questa Società me ne mette lei.La SASI,monopolista, se ne approfitta degli utenti. Grazie a chi glielo concede e non interviene.
Una fattura con consumo di 11mc la devo pagare €110.
Come diceva qualcuno: “A pensar male, ci si azzecca”. Visti i depuratori sequestrati perché non funzionanti. Visto il maxirisarcimento (25 miioni di euro) che il Ministero dell’Ambiente ha richiesto alla SASI per inquinamento… cosa sta accadendo? Forse la società cerca di reperire i soldi per pagare multa ed aggiustare i depuratori? Io non lo so veramente.
Andando agli uffici  della società S.A.S.I e chiedendo delucidazioni ad un impiegato ho avuto questa risposta: “l’Autority ha stabilito un aumento retroattivo dei prezzi, del costo dell’acqua a metro cubo a partire dal 2010/2011 (non ricordava bene l’anno di partenza) e tutta l’acqua consumata da allora, sino al 2017 avrebbe dovuto avere un costo a mc uguale a quello attuale; per cui, una fattura sì ed una no, arriveranno con queste novità: ci saranno dei mc di acqua consumati negli anni passati al costo di differenza tra il costo  dell’epoca e quello attuale.Ma chi controlla effettivamente quanto è la differenza? Quanti mc stanno facendo pagare? Sulla fattura che arriva a casa questi dati non ci sono , c’è scritto semplicemente un dato sui mc ed un dato sul loro costo.
E’ Come se io vendessi qualcosa a qualcuno ad un determinato prezzo e poi, dopo anni, ritorno dall’acquirente e gli dico “mi devi dare altri soldi perché l’oggetto te l’ho venduto ad un prezzo troppo basso”.
E’ LEGALE APPLICARE DELLE TARIFFE RETROATTIVE????So che queste fatture stanno arrivando anche ad altre persone. E non mi sembra qualcosa di giusto. Se è legale....allora è un furto legalizzato.
Non è possibile essere onesti ed poi essere spremuti come limoni a piacimento.

 

LA MACCHINA DEL FANGO NON CI FERMERÀ

Elezioni comunali 2017 – Gruppo 5 Stelle di Avezzano

Avezzano, 5 gennaio 2017 – Da quando il M5S si è imposto nella scena politica nazionale viene definito come un outsider, capace di raccogliere importanti risultati elettorali. É evidente come anche a livello locale siamo talmente temuti che, a pochi mesi dalle elezioni per il comune di Avezzano, si attiva inesorabilmente la macchina del fango per colpire proprio il nostro gruppo 5 Stelle. Sorprendentemente, a manovrare la macchina, sembra siano dei sedicenti attivisti dissidenti che, con grande coraggio, preferiscono rimanere anonimi.

Bersaglio dell’attacco non solo è  stato il gruppo tutto, definito spaccato e in difficoltà, ma anche il nostro portavoce Giorgio Fedele. Infatti, ancora una volta, assistiamo sconcertati al tentativo gratuito ed ignobile di infangare una tra le persone più capaci e brillanti del nostro gruppo, con la vana speranza di intimidirla e fiaccarne l’attivismo. Vogliamo poi tranquillizzare tutti i cittadini, nonché i nostri cari anonimi detrattori: il gruppo 5 Stelle di Avezzano è più unito che mai; infatti, solido come una roccia, sta lavorando alacremente per affrontare al meglio la prossima sfida elettorale e, al momento opportuno, comunicherà il nome del candidato sindaco della futura lista a 5 stelle per il comune di Avezzano.

A tal proposito, bisogna ribadire ciò che per noi è scontato: ogni scelta assunta sarà il frutto di un confronto democratico; restano pertanto destituite da ogni fondamento le accuse strumentali che ci vengono rivolte. Ulteriori notizie in merito, provenienti da fonti non ufficiali e tanto più da quelle anonime, sono da ritenersi pure illazioni e anonime fantasticherie.

 

CINGHIALI. LA REGIONE DIA RETTA ED ASCOLTI IL MONDO AGRICOLO

Pescara, 29 dicembre 2016 - Il sit in promosso davanti alla sede del Consiglio Regionale d’Abruzzo da Cia e Confagricoltura per protestare contro i ritardi accumulati nei rimborsi per i danni alle colture, agli allevamenti ed all’inerzia che c’è nell’adottare misure efficaci e durature per contenere l’alto numero di cinghiali presenti nel territorio ci trovano assolutamente concordi.

Anche le nostre imprese agricole patiscono le stesse problematiche tanto che, in passato, diverse volte ci siamo trovati, con Cia e Confagricoltura perché tutte appartenenti ad “Agrinsieme Abruzzo”,  nel fare fronte comune su questa ancora irrisolta questione.

Abbiamo apprezzato lo spirito dell’iniziativa sia nella forma civile usata dai manifestanti che sui contenuti e vorremmo che la regione Abruzzo dia una volta tanto retta in concreto al grido di dolore che si eleva dal mondo agricolo usando iniziative solerti e concrete superando anche le litaniche lungaggini che stiamo avvertendo in questo periodo nei lavori di modifica al vigente regolamento di contenimento degli ungulati.

Per quanto ci riguarda, se la volontà politica del Consiglio Regionale è quella di dare risposte concrete al mondo agricolo verso la quale si riconoscerebbe la centralità economica e sociale che tutti affermano verbalmente ha il comparto, anche durante la corrente sessione di bilancio si potrebbe approvare quanto è ancora fermo in commissione “Agricoltura, Caccia e Pesca.”

Prima che la disperazione subentri all’ancora residuale pazienza è giunta l’ora che la Politica dia risposte certe, solerti e concrete.

Perdere altro tempo sarebbe solo delittuoso per la credibilità delle Istituzioni e dannoso irrimediabilmente per chi vive e produce reddito con il lavoro nei campi e nella vera tutela del territorio.

La Presidenza Regionale della Copagri Abruzzo

 

In questi giorni ..

Vasto, 29 dicembre 2016 -  ... è apparso sui muri della nostra cittadina, i manifesti della Pulchra Ambiente - Comune di Vasto sul controllo dei rifiuti chiamato “controllo qualità” della raccolta differenziata.

I comunisti vastesi sono stati da sempre favorevoli alla raccolta differenziata e se oggi abbiamo un impianto di riciclaggio nella nostra zona, lo si deve alla lungimiranza dei comunisti che già trent’anni fa’ individuarono in questa pratica di raccolta dei rifiuti la risposta alla pratica consumistica del capitalismo.

Pur ritenendo giusto il controllo, pensiamo che non è la pratica sanzionatoria (anche se non menzionata nel manifesto, ma prevista dalle varie delibere e praticata, giustamente, sugli “inquinatori”) la soluzione.

In tanti anni di raccolta differenziata mai, ne il Comune di Vasto, ne tantomeno la Pulchra Ambiente, hanno investito un solo centesimo sull’informazione ai cittadini, sull’educazione ambientale.

Riteniamo al tempo stesso che la raccolta così come viene praticata è penalizzante per le famiglie vastesi costrette ad avere lo “stoccaggio” dei rifiuti nella propria abitazione.

Forse i nostri amministratori e quelli della Pulchra Ambiente dimenticano che la maggioranza della popolazione vive in appartamento e essere costretti ad avere rifiuti come plastica e carta per una settimana nella propria abitazione è penalizzante. Per non parlare della raccolta del vetro con gli appositi contenitori, le cosiddette campane, quasi sempre piene e sempre più rare.

Vorremmo ricordare che in questo campo molti passi in avanti sono stati fatti e una politica di retroguardia certamente non aiuta soprattutto le famiglie, ma avvantaggia chi dall’immondizia ha fatto la propria fortuna e che negli anni passati ha osteggiato la stessa raccolta differenziata e il conferimento all’impianto di riciclaggio di Valle Cena .

Noi comunisti riteniamo che oggi ci sono tecnologie innovative che portano risparmio sia ai comuni e tanto più alle famiglie.

Prevedere di installare le macchine “mangia plastica-lattine”, così come pure prevedere piccole aree ecologiche in cui andare direttamente a conferire il rifiuto, ovviamente differenziato, in cambio di un corrispettivo “figurativo” da convertire nell’abbassamento delle imposte locali andrebbe nella direzione sia di convenienza delle famiglie sia per il comune.

Pertanto riteniamo che se una politica reale per la raccolta differenziata debba essere fatta questa vada fatta a favore delle famiglie e non delle aziende che hanno fatto le proprie fortune sull’immondizia, come pure ruolo decisivo deve essere svolto nei confronti del Consorzio CIVETA che gestisce l’impianto di Valle Cena, che per anni è stato ed è ancora “occupato” da pratiche clientelari che non ha prodotto nessun risultato positivo per lo sviluppo di questo impianto.

  PARTITO COMUNISTA Sezione Lenin – Vasto (CH)

 

NEL GIORNO DELL' ADDIO A FABRIZIA ... I GIOVANI UDC ABRUZZESI CHIEDONO ALLA POLITICA DI NON LITIGARE

Nel giorno dell' addio a Fabrizia Di Lorenzo, i giovani Udc abruzzesi si stringono attorno ai familiari, Gaetano, Giovanna e Gerardo, ed a tutta la comunità di Sulmona. Rivolgono il loro saluto affettuoso a Fabrizia, vittima del terrorismo. "I suoi grandi ideali, i suoi forti valori, il suo coraggio- si legge in un documento del Coordinamento regionale dei Giovani UDC- resteranno scolpiti nei cuori degli abruzzesi". In questa giornata triste per l'Abruzzo, deve far riflettere tutti il richiamo del vescovo di Sulmona Spina, "sulla nostra terra amata che non riesce a dare speranza alle giovani generazioni che cercano lavoro. Quel lavoro che dà dignità alle persone umane". "Viviamo una realtà amara: noi giovani siamo i più colpiti da una lunga crisi economica, che si trascina da molti anni. Non solo per il tasso di disoccupazione che ha superato il 40%, ma anche per la fiducia che si è incrinata nei confronti delle Istituzioni- aggiungono i giovani UDC- Molti di noi giovani , troppi, cercano speranza in altre terre che ancora sanno concedere occasioni. Fabrizia faceva parte di questo esercito di espatriati" . Riccardo Cicchetti, coordinatore regionale dei Giovani UDC, spiega. "Alla politica abruzzese diciamo con forza : basta chiacchiere, basta litigi, basta demagogia, basta propaganda sterile. Si cambi registro in Abruzzo : bisogna riorganizzare la nostra speranza nel futuro. Non abbiamo bisogno di promesse, ma di occasioni giuste per costruirci la nostra vita. Le nuove generazioni si sentono tradite e deluse da una politica che sa solo litigare e da un modello sociale di sviluppo che dimentica la persona". Nel documento, condiviso anche dal segretario regionale del partito Enrico Di Giuseppantonio,si legge ancora: "chiediamo ai nostri coetanei di scendere in piazza per il lavoro. Quel lavoro ,che come ha ricordato Papa Francesco , "non è solo occupare del tempo o guadagnare dei soldi, ma è fonte primaria di dignità per la persona e per il senso di una vita orientata al futuro e alle relazioni con gli altri" .

 

CONDIZIONI INACCETTABILI

Pescara, 22 dicembre 2016 -  L’ormai vecchia struttura di Via Rio Sparto n° 21 a Pescara, che dalla fine degli anni ’80 ospita i dipendenti dell’ex Ministero delle Finanze, oggi Agenzia delle Entrate, sempre più spesso accusa l’inesorabile incedere del tempo.

Già da alcune stagioni gli impianti di raffreddamento e riscaldamento, sempre più spesso, smettono di funzionare, costringendo il personale e gli occasionali ospiti (contribuenti, commercialisti, ecc.) a lavorare in condizioni davvero inaccettabili.

Le segnalazioni dei malfunzionamenti sono continue, a giorni alterni, comunque inascoltate o ascoltate solo in parte, giacché la struttura, a suo tempo oggetto di cartolarizzazione e quindi proprietà privata, avrebbe bisogno di un’importante ristrutturazione e di un adeguamento tale da rendere decorosa la giornata lavorativa delle centinaia di funzionari che ospita. Questi ultimi, nonostante tutto, a fronte anche dell’ormai storico mancato rinnovo dei contratti, vogliono rilevare come non vengono mai meno ai loro doveri istituzionali, ma sentono il bisogno di chiedere l’urgente aiuto delle istituzioni preposte.

Lavorare con le mani intirizzite, sciarpa e cappotto ben stretti, sempre a rischio di raffreddarsi e ammalarsi, non può essere accettato in un Paese che si definisce civile. Si tratta sempre più frequentemente di una condizione “normale”, piuttosto che rara, in una condizione di disagio fisico e psicologico da non sottovalutare.

A garanzia dell’importanza che rivestono le tantissime lavorazioni poste quotidianamente in essere dal personale della struttura, si richiede pertanto un intervento deciso e importante, oltre che assolutamente tempestivo e risolutivo.

 Roberto Sansonetto,  Segretario Regionale SALFI Abruzzo

 
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