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LAVORO IN ITALIA: PRIVILEGIO O PENA

 Il lavoro è un diritto, non un privilegio o una pena da scontare.

di Mira Carpineta

Quando qualcuno, soprattutto tra i sindacalisti, mi dice "sei fortunata ad avere un lavoro", io dico che il lavoro NON è , e non dovrebbe essere,  una questione di fortuna. E se in Italia ci sono milioni di disoccupati è una VERGOGNA che ricade solo ed esclusivamente sugli amministratori, sui pubblici decisori e soprattutto sui SINDACATI che lo hanno permesso, svendendo diritti.

Stasera a Otto e Mezzo su La7 si parla proprio di questo.  E puntuale arriva la frase che “piuttosto che perdere posti di lavoro bisogna accettare dei compromessi”. Che naturalmente saranno a carico degli operai, mai dei management. “Il compromesso è l’arte della politica- insiste la conduttrice-  Bisogna che ci sia disponibilità da entrambe le parti”. Peccato che la parte che li subisce sia sempre la stessa.

Da questo tipo di conversazione si capisce quanto sia obsoleto, anacronistico e drammatico questo pensiero. 

Da quando si è “compromesso tutto” e il tasso di sindacalizzazione italiano è il più alto d’Europa si capisce dove sta la responsabilità del fallimento.

Questa cultura non è più adatta a gestire il lavoro attuale.

“Se non si fa il compromesso, che è sempre meglio del mancato accordo,  l’azienda lo fa da sé”

Ecco l’altra frase cult. Ma come mai queste “aziende fanno da sé”? Non dovrebbe essere compito del sindacato vigilare affinchè queste “aziende” non facciano da sé? Non dovrebbe essere compito del sindacato vigilare affinchè il management aziendale lavori PER l’azienda e non solo per se stessi?

Perché un precario o un lavoratore dipendente dovrebbero  iscriversi ad un sindacato oggi? Per ringraziarli dello splendido lavoro fatto con i co.co.co, co.co.pro, voucher e compagnia bella? Perché un dipendente che dopo 40 anni di lavoro deve indebitarsi per altri vent’anni per andare in pensione, dovrebbe aderire ad un sindacato?

I sindacati hanno tradito in modo grave il loro mandato. Hanno tradito il primo articolo della Costituzione: “l’Italia è una repubblica fondata sul lavoro”.

Bisogna uscire dallo schema “tagliamo i salari così l’azienda riparte”. No. I sindacati dovrebbero chiedere conto ai manager delle responsabilità per cui vengono pagati. I compromessi a ribasso sono una moderna forma di schiavitù a cui si costringe la fascia più debole. Come sempre è avvenuto nella storia quando la ragione si è addormentata.

In Italia non esiste un vero e proprio concetto di lavoro. In Italia esiste “il posto”. Definizione generica che consente di bypassare il criterio del merito. Il “posto” è figlio del bisogno. E se hai “bisogno” devi essere disposto al compromesso. Non conta cosa sai fare, non conta quanto sei intelligente, non conta avere idee. Se vuoi un posto devi accettare un compromesso, sulla retribuzione, sulla contribuzione, sull’orario, ecc. Se entri in un’azienda come operaio muori operaio. Solo se entri come dirigente puoi ambire a fare carriera. Carriera!  altra parola magica e introvabile come il quadrifoglio. Non c’è lavoro pretendi pure la carriera? Così ci ritroviamo una società che è rimasta culturalmente  al medioevo con la dicotomia padrone-sottoposto dove ancora oggi e soprattutto nelle aziende di Stato (dove tra l’altro dovrebbe esserci l’esempio positivo) esiste il “caporalato”, che si esprime in molte forme e non solo sui campi di pomodori.

La rivoluzione culturale dovrebbe partire proprio da qui: dal concetto di DIRITTO del lavoro e al lavoro. Un concetto che non può prescindere dal merito e dalle competenze e dalle capacità. Ma noi schiavi del “posto” e dei sindacati compromessi non possiamo neanche reclamarlo questo diritto perché non siamo in grado di valutare meriti, competenze o capacità. Siamo cresciuti in un humus fatto di reti di conoscenze, appartenenze a gigli , cerchi, quadrati e tavole rotonde magiche, quando mai siamo stati scelti o abbiamo scelto qualcosa in base a valutazioni oggettive? E in questa cultura ormai anacronistica e autodistruttiva chi vuole progredire deve espatriare, dove non ci sono reti, parenti, conoscenti e famiglie che ti trovano il “posto” per il quale sarai schiavo a vita e dovrai pure ringraziare.

Questo è il Paese che i sindacati hanno contribuito a edificare in 30 anni di compromessi. Smantellando la cultura, il progresso, la giustizia, l’etica, la morale.

Il paese dove per fare il Ministro dell’Istruzione basta avere il diploma di terza media e una tessera sindacale, per fare il direttore delle Poste un diploma qualsiasi e una tessera sindacale, per fare il presidente di un qualsiasi ente o il sindaco o il manage,  zero tituli e una tessera sindacale, che essendo pratica di compromessi si adatta a tutte le porte.

Il lavoro in un Paese civile è un diritto, per tutti, “secondo le proprie capacità, attitudini o talenti” recita la Costituzione, ma oggi  lo abbiamo istituzionalizzato come un privilegio per pochi o una condanna per molti. Perché quando uno Stato produce leggi che lo trasformano per qualcuno in una forma moderna di schiavitù,  sottopagato e sottotutelato, e per altri in un oggetto da tassare oltre ogni ragionevole limite,  si capisce quale sia il concetto che quello Stato ha del Lavoro.

 

UN INDIRIZZO E NON UN ATTACCO POLITICO

In merito al consiglio comunale di ieri, il gruppo Consiliare di Forza Italia ritiene opportuno fare alcune precisazioni in merito ad alcuni punti dell’ordine del giorno approvate  ed in seguito  alle note di stampa di oggi apparse sui giornali.
Riguardo all’ordine del giorno sui debiti fuori bilancio , il documento, non conteneva nessun principio o significato politico di sfiducia verso chicchessia, anzi rafforzava nello spirito, di un bilancio comunale ridotto all’osso , quello che il Sindaco ha sempre giustamente dichiarato, anche in campagna elettorale, sul porre maggiore attenzione alle spese e sul controllo di gestione.
Difatti, il documento presentato pone in evidenza che ,sul fronte della spesa, appare particolarmente critica per il comune di Chieti la situazione dei debiti fuori bilancio, alcuni risalenti fino a 15 anni fa e che rappresentano un'eccezione rispetto alla normale procedura di spesa e alla programmazione dell'attività' finanziaria.
Il valore dei debiti fuori bilancio sono un parametro deficitario qualora assume una certa percentuale rispetto alla spesa complessiva, per cui quel’indirizzo e lo spirito nell’ordine del giorno è stato nel voler dare maggiore impulso nel monitoraggio di tale fenomeno, che è imprescindibile per portare un ente nei Parametri della sana Gestione finanziaria.
Restringendo, il più possibile casi di eccezionalità' programmabili e prevedibili, per evitare che possa diventare patologicamente uno strumento normale di gestione.
Ci meravigliamo , come possa aver messo su piano puramente di sfida politico questa iniziativa, per la quale si voleva dare opportunità al consiglio comunale, che volente o nolente, è sovrano, di dare indirizzo, facoltà assunta e rintracciabile nello statuto e nel regolamento vigente, e non certo criticare o non riconoscere lavori di somma urgenza come quelli derivati da situazioni di pericolosità e fruibilità di strade e servizi, riguardanti l’incolumità e la sicurezza dei cittadini.
Tanto questo che era lo spirito ed il senso dell’iniziativa che, durante la riunione di maggioranza nella sospensiva, proprio per non tradire nessuno, abbiamo proposto al Sindaco di voler mettere un suo contributo magari,  modificando il dispositivo, magari più a lui congeniale ma che, lo stesso Sindaco ha rifiutato di fare, chiedendo in termini perentori e pesanti conseguenze qualora non si fosse  ritirato, dandone un significato politico e personale.
Altro punto per il quale servono precisazioni e la regolamento della polizia mortuaria o comunemente conosciuto come regolamento cimiteriale, anche lì al di la dei vacui meriti che qualcuno va sbandierando per l’eliminazione della tassa, ma che Forza Italia, in primis, era contraria. Infatti insieme allo start-up del nuovo cimitero della parte bassa della città, nel regolamento proposto dagli uffici vi era un nuovo balzello, per il quale Forza Italia si è dichiarato in molte sedi,  e che proprio con il Sindaco si è deciso di fare emendamento abrogativo del contributo.
Ultima questione, e non meno importante  è quella dell’ospedale di Chieti e l’ordine del giorno del Consigliere di Sinistra Italiana Raimondi, per il quale anche Forza Italia ha votato favorevolmente, ma non per spirito di condivisione politica con la sinistra ma, per il contenuto perché riteniamo da studi fatti proprio sulle proposte della regione che questo progetto sia deleterio e destrutturante per il nosocomio teatino. Ci aspettiamo infatti che il Consigliere Raimondi, in vista del Consiglio straordinario sulla sanità che abbiamo richiesto proprio su iniziativa del Gruppo di Forza Italia,e come primi firmatari, chiedendo lumi e conto  della regione Abruzzo proprio sulle intenzioni reali per il SS Annunziata, faccia presentare al  Consigliere Regionale Mazzocca, sua area politica, una risoluzione che ricalchi il principio di contrarietà.
Ed anche sul Project financing, dove il PD dal nazionale, passando al regionale pare abbia posizioni diverse e contrastanti e non si capisce, invece, quella dei consiglieri del PD di Chieti, dove ieri al momento della votazione sono usciti fuori dall'aula; auspichiamo che il centro destra teatino abbia non solo una posizione univoca sulla contrarietà di questo tipo di progetto, ma potremmo presentarci con una proposta da fare, il tutto in vista del consiglio comunale “ad hoc”.
Ad ogni buon conto al  Sindaco, ricordiamo che Forza Italia è stato il primo partito (3198 voti con l’11,44%) nelle ultime elezioni comunali e continuerà ad essere primo partito di Chieti del centro destra con 7 consiglieri comunali che hanno dato un concreto e determinante contributo  elettorale alla sua riconferma e che, amministrativamente, ha sempre sostenuto questa maggioranza ed il Sindaco Di Primio.
Affidabilità e coerenza che, non siamo noi a dirlo,  i verbali ed i deregistrati dei consigli comunali degli ultimi 7 anni. Quindi lasciamo cadere ogni sorta di accusa di immaturità e di contrarietà politica, gli attacchi personali o politici sarebbero ben’altra cosa.
 
GRUPPO FORZA ITALIA
CONSIGLIO COMUNALE DI CHIETI
 
Distinti Saluti

STEFANO RISPOLI Capogruppo Forza Italia

 

INCOMPATIBILITÀ POLITICA

In merito alle considerazioni contenute nella lettera firmata dai consiglieri regionali Monticelli e Mariani e dall’Assessore Pepe concernente una mia eventuale “incompatibilità politica” a ricoprire il ruolo di componente del consiglio di amministrazione dell’Ente Porto urge da parte mia fare chiarezza su alcuni punti sollevati e che difettano in maniera evidente sia dal punto di vista formale che sostanziale.

Leggendo con attenzione lo Statuto, strumento che disciplina il funzionamento e l’organizzazione dell’Ente si evince chiaramente (art 20, comma 3) che è l’Assemblea “con il voto favorevole della maggioranza dei voti assembleari” e non tre referenti seppur di un importante socio come la Regione Abruzzo a determinare la revoca del mandato di un componente del CDA. Assemblea che non meno di 2 mesi fa ha deliberato con la presenza della maggioranza delle quote rappresentate, quindi in piena legittimità dal punto di vista statutario, di affidarmi l’incarico di componente del CDA dopo una attenta valutazione dei curricula che sia io che i miei colleghi avevamo debitamente presentato in virtù di un principio di merito esplicitamente richiamato nello Statuto (art 18 comma 4 e 6).

Per quanto riguarda le considerazioni sulla mia appartenenza politica e alle illazioni su un mio ipotetico opportunismo politico respingo con ancora più forza e sdegno quanto affermato dai rappresentanti sopracitati. Il sottoscritto seppur nel suo breve impegno politico non ha mai anteposto ragionamenti o calcoli politici a qualsivoglia scelta o presa di posizione e in questa fattispecie ne è prova che al giorno della mia nomina non era affatto prevedibile né la scissione all’interno del PD né tantomeno la nascita di Articolo 1 che vorrei ricordare non nasce come movimento antagonista ai partiti di centrosinistra ma anzi tende a rafforzare il campo progressista evidentemente indebolito da politiche e da ragionamenti che in questi anni si sono dimostrati lontani dai veri bisogni dei cittadini.

Sono tuttavia consapevole che in un momento delicato come quello che stiamo vivendo sia dal punto di vista economico che sociale non serva esacerbare i toni del dibattito politico e del mondo istituzionale, ragione per cui sono disposto fin da ora, qualora l’Assemblea lo ritenesse opportuno, a rimettere il mio incarico di consigliere dell’Ente porto convinto che siano sempre le persone a dover mettersi al servizio delle istituzioni e delle comunità che esse rappresentano e non viceversa.

Cordialmente

Dott. Gian Luigi Core

 

Caro Sindaco Di Flavio, questa volta una replica breve.

Il Consigliere Piero Di Felice "dorme sonni MOLTO, ma molto  tranquilli" soprattutto perché non infrange le norme come fa Lei tutti i giorni "devastando" l’attività amministrativa con una leggerezza ed una irresponsabilità tanto più sbalorditive quanto oramai disarmanti.

Comprendo ora, forse in ritardo, che è inutile (per Lei ma non per i cittadini e per altri organismi deputati al rispetto delle regole) denunciare le irregolarità che con testarda pervicacia persegue quotidianamente.

Aspetterò di vedere come gestirà il tutto e come effettuerà entro il 31 luglio quelle "variazioni" a ciò che doveva essere approvato obbligatoriamente entro il 31 marzo, SENZA UN PEF APPROVATO!

Al Sindaco Di Flavio va inoltre ricordata la realtà dei fatti poiché nel Consiglio Comunale del 30 luglio 2015 presieduto dal sottoscritto, mentre il Sindaco Di Flavio era in ferie, con atto n. 23 fu regolarmente  sì approvato il PIANO ECONOMICO FINANZIARIO DEGLI INTERVENTI RELATIVI AL SERVIZIO DI GESTIONE DEI RIFIUTI URBANI, che lui oggi NON HA approvato, come anche dichiarato in seduta consigliare! Atto pubblicato all’Albo pretorio del Comune di Nereto n. 2015/433 dal 30/09/2015 al 14/10/2015.

Pertanto è sotto gli occhi di tutti il grossolano errore di NON aver sottoposto al consiglio comunale l’approvazione del PEF, che è presupposto per le tariffe, e le tariffe TARI entro il termine perentorio stabilito dalla legge, vincolando in tal modo il Comune alle vecchie tariffe che dovranno giocoforza coprire la spesa nella identica misura fissata con il vecchio piano finanziario.

Ciò significa che l’Ente rimane bloccato alle esigenze e ai costi dell’annualità precedente, pur facendosi garante degli obblighi di ristoro al gestore degli eventuali maggiori oneri frattanto sostenuti per il nuovo servizio dell’anno in corso, nuovo servizio che il Consiglio comunale non ha comunque approvato nei termini di legge, commettendo una irresponsabilità che potrebbe causare danni alle casse comunali e/o ai cittadini.

In buona sostanza, se quest’anno il servizio di gestione dei rifiuti costasse più dell’anno passato, sarebbero le casse comunali a dover sborsare la differenza fra le tariffe vecchie e i costi attuali; se al contrario quest’anno il servizio di gestione dei rifiuti costasse di meno rispetto allo scorso anno, allora sarebbero i cittadini a dover sborsare una somma maggiore rispetto a quanto dovuto.

Comunque vada non andrà bene.

Inoltre, alle inadempienze di legge si sommano le illegittimità macroscopiche, quali ad esempio l’assunzione della Dottoressa Lucantoni al settore finanziario, assunzione fondata su un falso palese (in quanto si afferma che la graduatoria di Bellante era la sola valida, eludendo totalmente quella in essere al Comune di Nereto); oppure la mancata pubblicazione del bilancio 2016 (che dura ancor oggi); oppure ancora le scandalose mancate risposte alle numerose richieste di accesso agli atti (omissioni che calpestando i diritti e le prerogative dei Consiglieri comunali).

Senza contare altro, come le diffide che ultimamente il Prefetto di Teramo ha ritenuto di dover notificare al Comune di Nereto per sancire le illegittimità che sono il pane quotidiano dell’amministrazione Di Flavio.

Buon lavoro Sindaco, continui così, anche se siamo distanti anni luce. Oggi la legalità è distante anni luce dall’Amministrazione di Nereto.

Consigliere comunale Piero Di Felice –Direzione futuro Nereto-

 

Alla c.a. del Sig. Presidente della Provincia Dell’ Aquila Dr. Antonio De Crescentis

OGGETTO : Richiesta informazioni riguardanti la S.P. 87 META, Comune Civitella Roveto(AQ), e sistemazione fronte franoso località Forcella, in riferimento al Programma triennale delle Opere Pubbliche 2016-2018

 

 

Sig. presidente,

le scriviamo per metterla al corrente della pericolosissima ed ormai quasi insostenibile situazione della famosa S.P. 87, che collega Civitella Roveto, alla frazione di Meta.

La strada viene percorsa giornalmente dai numerosi abitanti della frazione e non solo, ed è anche l’ unica via di collegamento esistente fra la frazione ed il paese.

 Tenuto conto di quanto pubblicato nel Programma Triennale delle Opere Pubbliche 2016-2018 dell’ amministrazione provinciale dell’ Aquila,  si prevede un finanziamento aperto di €150'000,00, con stima per i tempi di esecuzione inizio 3° trimestre 2016, fine 4° trimestre 2016 proprio per dei lavori riguardanti questa strada provinciale.

E, considerato che nel precedente programma triennale delle opere pubbliche 2014-2016 dell’ amministrazione provinciale dell’ Aquila, era già previsto lo stesso importo di €150'000,00, per il medesimo fronte franoso di località forcella , vorremmo comprendere i motivi del mancato intervento e del mancato sblocco del finanziamento già citato.

L’ urgenza della questione è massima, in quanto oltre ai fronti franosi esistenti, se ne stanno formando di altri altrettanto pericolosi, che necessitano di essere al più presto ripristinati.

Siamo certi che vorrà porre immediatamente attenzione alla questione, e che ci risponderà nel minor tempo possibile, per poter dare anche una risposta ai numerosi cittadini che ogni giorno rischiano dovendo percorrere questa strada.

Cordiali saluti

Civitella Roveto il 24/03/2017                                                                 I Consiglieri Comunali

 

PRESIDIO H24 STAZIONI AUTOSTRADALI.

In aggiunta ai continui aumenti dei pedaggi autostradali, ora anche il mancato presidio dei caselli autostradali nella fascia oraria notturna (22:00 - 6:00) in alcune Stazioni della rete A24 - A25 ed in particolare in quelle di Tagliacozzo, Pescina, Assergi e Cocullo. Ciò vuol dire che in presenza di un qualsiasi malfunzionamento del sistema di esazione automatica del pedaggio autostradale o in qualsiasi altra situazione di difficoltà, l’utente non avrà a disposizione dell’assistenza immediata da parte del personale incaricato. Quanto sta accadendo è davvero inaccettabile poiché costituisce una limitazione del servizio offerto, oltre a destare serie preoccupazioni in relazione alle possibili ricadute negative sul piano occupazionale se tale modello dovesse estendersi su ampia scala. Nei prossimi giorni, sentiti i Sindaci dei territori interessati, invierò una nota alla Direzione generale per la vigilanza sulle concessioni autostradali del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti per chiedere se questa decisione assunta da Strada dei Parchi è compatibile con le norme di convenzione concessorie.

Maurizio Di Nicola Consigliere della Regione Abruzzo

 

FORZA ITALIA A FIANCO DEI COMMERCIANTI DI CHIETI

“Ribadisco che il gruppo consiliare di forza Italia considera indispensabile tener conto del malcontento dilagante, della cittadinanza e dei commercianti per le scelte di pianificazione territoriale e commerciale della città che vengono approvate da enti sovracomunali.

Occorre restituire, alla città di Chieti ed ai suoi abitanti, speranze per un futuro migliore che contrasti le spinte arrembanti che possono causare danni irreparabili. Le preoccupazioni dello svuotamento della città di Chieti, si aggiungono e determinano le problematiche e i disagi che i commercianti vivono tutti i giorni.

La situazione che si e’ determinata impone alla politica di fare scelte di campo destinate a favorire soluzioni più razionali, che siano specificatamente protese a rivitalizzare il centro storico, come anche le zone commerciali delle normale distribuzione di Chieti, nella parte alta e bassa della città.

Per questi motivi, nel riaffermare che il gruppo consiliare di forza Italia, da me presieduto, è stato sempre contrario al nuovo progetto di Megalò due, preannuncio che una delegazione di consiglieri comunali  domani manifesterà il proprio dissenso, partecipando, al fianco dei commercianti, alla manifestazione che si svolgerà domani all’aquila davanti alla sede della commissione per la valutazione di impatto ambientale.”

Stefano Rispoli, Capogruppo Forza Italia comune di Chieti

 

LA FONDAZIONE MICHETTI

Secondo il segretario PD di Francavilla al Mare, Monica Di Battista

Una gestione poco lungimirante che ha ridotto la Fondazione Michetti e l'omonimo Premio ad un ruolo marginale nel panorama artistico regionale e nazionale, nonostante l'imponente manifestazione culturale creata nel 1947. Ho preso parte all'ultima edizione del Premio Michetti avvertendo un sentimento di disagio e insofferenza, poichè ho rilevato da parte del pubblico il desiderio di poter partecipare ad un atteso e desiderato evento culturale che, invece, si è mostrato nel suo disastroso epigono. Sotto la guida Centorame la Fondazione Michetti non ha perseguito l'obiettivo di Ente morale, ovvero iniziativa pubblica per il bene collettivo, quindi di tutti, dal momento che si è chiusa in se stessa. Inoltre ha subito passivamente, non so se per volontà o incapacità, i cambiamenti sociali e culturali della contemporaneità. In questi ultimi anni, troppi sono stati i fattori che hanno determinato una evidente assenza di progettazione adeguata alle sfide della modernità. Non c'è stata organizzazione degna di professionalità, nè individuazione delle risorse necessarie per accrescere le attività culturali, tanto meno capacità di proposte per le attività museali, didattiche e artistiche, o strategie di comunicazione, necessarie all' apertura verso l'esterno. Ciò vale sia per quanto riguarda il Premio Michetti che per quel che concerne l'ordinaria gestione delle attività della Fondazione. Il tutto nonostante i tanti solleciti dell'Amministrazione Comunale al fine di migliorare, valorizzare e potenziare la Fondazione.


Ciò è culminato con una vendita del patrimonio della Fondazione nel tentativo di pareggiare il bilancio per i debiti accumulati; vendita effettuata, tuttavia, a trattativa privata, senza la condivisione decisionale con gli Enti facenti parte della Fondazione e senza una gara ad evidenza pubblica. Svendita frettolosa di 77 opered'arte, il cui valore deve essere stimato per valutare l'adeguatezza della somma incassata; svendita che ha prodotto l'impoverimento sia del patrimonio artistico della Fondazione che della città di Francavilla al Mare e di tutti gli Enti pubblici soci.

Il Partito Democratico, esprimendo la propria totale indignazione per l'accaduto, denuncia la gestione personalistica portata avanti dal Presidente Centorame e dal Segretario Generale D'Argento, a totale discapito di Francavilla e della cultura in generale. Riteniamo che sia giunto il momento di affidarsi a competenza e professionalità, il Premio e il Museo hanno bisogno di menti, formate e competenti, capaci di far veramente crescere dal punto di vista culturale Francavilla.

 

SENZA ONESTÀ LE IMPRESE MUOIONO

Non servono altre regole. Ance Pescara, Di Cintio: 590mila euro per riattoppare le buche di 10 strade cittadine.

Pescara, 13 marzo 2017 – Ben venga che il Comune ripara le strade, è doveroso, ma non la chiami “manutenzione straordinaria non programmabile” perché è l’esatto opposto. E le regole già esistono, non ne servono di nuove (come quelle testè redatte dal Comune) ad intricare una selva già oscura: qualcuno vuole far finta di non sapere… Allora mi spiego di nuovo.

Eh si, perché siamo al solito discorso degli appalti pubblici: il Comune non ha soldi, fa gare d’appalto sottocosto e risparmia per spendere quello che accantona su un altro capitolo. Poi, sapendo che ha strozzato l’impresa, con questa concorda una serie di scuciture sul contratto per cercare di farla rientrare nelle spese e, successivamente, non fa valere il dovere di garanzia del manufatto eseguito: al che l’impresa è tenuta per contratto e per ben 10 anni!

Figuriamoci dunque quanto sia “STRAORDINARIA” questa manutenzione e quanto sia “NON PROGRAMMABILE”: adesso, i contribuenti che hanno pagato quelle 10 strade già una volta, le pagano anche una seconda.

Guardando una buca qualunque si vede che sotto al tappeto di asfalto non ci sono gli spessori adeguati, oppure che è scomparso il bynder cioè la soletta di conglomerato bituminoso che tiene l’asfalto collegato col suolo. Un lavoro fatto a risparmio che nessuno degli attori della filiera appalto pubblico (dai direttori ai controllori della qualità) ha ritenuto di verificare per evitare che il cantiere si bloccasse e che l’interesse pubblico al raggiungimento dell’obiettivo rimanesse disatteso. Insomma tutta questa faccenda ha perseguito solo… l’interesse pubblico!!

E’ così che tirano avanti quasi tutti gli apparati pubblici.

Il problema è uno solo ma bifronte: i contratti a strozzo delle aziende e le attività poco serie che aderiscono. E’ evidente che con questo sistema le imprese serie ed oneste muoiono, A DANNO DI TUTTI.

Ora, moltiplichiamo questi 590mila euro per tutte le strade che bisogna sistemare a Pescara e viene fuori una somma che indica “quale è la strada” che prendono i miliardi che mancano nelle casse pubbliche.

Già solo per 20 strade a Pescara siamo a 5milioni e 900 mila euro: non è forse il costo di una scuola nuova adeguata sismicamente?

E’ presto detto perché per le scuole e per la prevenzione in questo Paese non ci sono i soldi.

Paolo Di Cintio

Vice Presidente Ance Pescara

 

AL sindaco del Comune di Chieti

Ill.mo Sig. Sindaco,

il ruolo istituzionale cui sono stato chiamato e la professione che esercito da tanti anni nella città in cui sono nato, formato professionalmente e dove vivo, mi impegnano ad intervenire sulla problematica sollevata dalla Consulta Clinica di Primari e Dirigenti Medici dell’Ospedale di Pescara circa la richiesta di trasferire Cardiochirurgia da Chieti a Pescara.

Ritengo fuori luogo e strettamente campanilistica la richiesta fatta dai colleghi di Pescara i quali, facendo leva su alcune criticità del nosocomio teatino quali la staticità di una parte dello stabile, l’ubicazione di alcuni reparti a conduzione universitaria e le norme attuative del Decreto Ministeriale 2 aprile 2015 n. 70 avente per oggetto il Regolamento per la  definizione degli standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi relativi all'assistenza ospedaliera (G.U. 4 giugno 2015, n. 127), cercano di favorire un vero e proprio colpo di mano ai danni della Sanità teatina.

Concordo con Lei nel ribadire che l’ospedale clinicizzato di Chieti sia stato già candidato ad essere DEA di II livello anche in virtù della presenza dell’Università “G. d’Annunzio”.

Pertanto La invito a sollecitare il Direttore Generale della Asl e l’Assessore Regionale alla Sanità affinchè mettano in atto tutte le procedure necessarie per l’attuazione di quanto previsto dal Decreto Lorenzin.

E’ anche la storia sanitaria della nostra Città che reclama un tale ruolo!

Noi uomini e donne delle Istituzioni non possiamo sottovalutare l’operato di tanti validi professionisti e illustri cattedratici che hanno costruito nel tempo una tradizione culturale e professionale nel campo sanitario cittadino, regionale e nazionale di grande valore e richiamo per tanti pazienti e operatori del settore.

Se l’ostacolo a realizzare quanto previsto dal Decreto Lorenzin per l’ospedale della nostra città è la presenza di alcuni reparti a conduzione universitaria nel nosocomio pescarese, allora è giunto il momento di riportarli a Chieti in modo tale da rendere l’offerta assistenziale e formativa più completa.

Ritengo pertanto che Lei debba intervenire anche nei confronti della nostra Università invitandola ad essere ancora protagonista in un momento così difficile.

La prego Sig. Sindaco, inoltre, di farsi portavoce dello stato di estremo disagio che deriverebbe dall’attuazione di un “progetto metropolitano”, teso a penalizzare la nostra città anche in tema di sanità.

La distribuzione demografica del territorio teatino è tale da favorire la realizzazione di un DEA di II livello che veda il Clinicizzato di Chieti come  uno degli attori principali.

Con la presente Le manifesto la mia vicinanza per tutte le iniziative che vorrà intraprendere, facendomi portavoce fin da ora di una situazione di disagio e malessere sociale che avverto nella nostra città.

Cordiali Saluti

Il Presidente del Consiglio Comunale

                                                                                    Dott. Liberato Aceto

 
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