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Lettera a...

Al Dott. Dino Pepe

Egregio Dott. Dino PEPE

Assessore Regionale alle Politiche Agricole

Via Catullo, 17

65125 PESCARA

 

Oggetto: RICHIESTA DI CONVOCAZIONE TAVOLO VERDE SU “CRISI COMPARTO CEREALICOLO” ;

Egregio Assessore,

la situazione del comparto cerealicolo abruzzese risente pesantemente del calo consistente e generalizzato dei prezzi di mercato facendo sì che la campagna agraria sarà fortemente negativa per tantissime aziende agricole che hanno questa vocazione produttiva.

I prezzi sono in caduta libera facendo attestare intorno a € 16,00 quintale il grano duro ed il tenero circa ad  € 15,00.

Nel 2015  il tenero ebbe un prezzo medio di € 20,00 a quintale ed il duro intorno ad

€ 33,00.

Al momento 100 chili di grano valgono meno di 7 chilogrammi di pane!!!

La produzione ad ettaro è buona attestandosi tra i 45 – 50 quintale ad ettaro con un discreto valore proteico intorno 12 – 12,5%.

Mediamente, per produrre un buon quintale di grano, occorrono circa € 22,00 e, per pareggiare i costi, gli agricoltori sono costretti a prendere gran parte dei già magri comunitari.

Solo alcuni fortunati agricoltori potranno vantare a fine campagna agraria un guadagno netto di € 100 – 150 ad ettaro; per tanti l’annata si chiuderà in profondo rosso.

La situazione è grave, gravissima ed il rischio di un sistematico abbandono produttivo delle superfici è fortemente realistico con notevoli ripercussioni sulla tenuta fisica ed ambientale del territorio.

Chiaramente il contesto in cui agire è nazionale ma anche Noi qui in Abruzzo possiamo fare la nostra parte confidando anche sulla presenza di due grandi marchi mondiali della pasta come “De Cecco” e “Del Verde” costruendo con loro degli accordi di filiera che garantiscano qualità e quantità unitamente ad un prezzo minimo che remuneri i produttori agricoli che vorranno poi aderire.

Con la presente, pertanto, Le CHIEDO la solerte convocazione del “tavolo verde” dove porre al centro della discussione e del confronto l’oggetto della presente nota.

In attesa di cortese e solerte riscontro, con l’occasione, La saluto cordialmente.

 Il Presidente

(Agr. Camillo D’AMICO)

 

Lettera aperta al ministro Franceschini

Salviamo il gioco solare dell’Assunta

Appello ai responsabili del restauro della Basilica di Collemaggio, a L’Aquila

L’Aquila, 13 luglio 2016 – Vi è un affresco nella basilica di S. Maria di Collemaggio all’Aquila dei primi del Quattrocento, in cui appare il sepolcro vuoto di Maria e la Vergine che sale in cielo incoronata dal figlio (fig.1). In analogia all’affresco, nel giorno dell’Assunta, al tramonto, la luce penetrata attraverso il rosone centrale della facciata della basilica va a colpire il fiore a 8 petali sulla sommità del finestrone gotico che si apre nell’abside centrale: in un istante il sole tramontante perde potenza ed appare intorno al fiore il disegno del rosone, una corona di luce che sovrapponendosi alla sagoma del finestrone  rende visibile… la Vergine avvolta nel suo manto, incoronata in posizione sollevata rispetto al pavimento, assunta in cielo!  (fig.2 parte destra)

E’ la Donna vestita di sole del cap.12 dell’Apocalisse. Pochi istanti e il sole tramonta. Per Bernardo di Chiaravalle “Dio è Luce” (Sermones in Cantica Canticorum, XXVI) conformemente alle indicazioni della sacra scrittura secondo cui il Cristo è la luce del mondo (Gv.8,12), un sole che sorge (Lc.1,78) e il suo giorno è il dies solis, la domenica. Allora la luce che entra nella costruzione sacra simboleggia il Cristo, come ricorda l’abate Sugerio di Saint Denise: “Nobile risplende l’opera ma l’opera che alta risplende deve rischiarare le menti così che vadano per luci vere al vero lume di cui Cristo è porta”.

Lo straordinario fenomeno è apparso integralmente dopo il terremoto del 2009 che ha determinato il crollo della cupola e dell’arco sostenuto dai due pilastri polilobati anch’essi crollati, perché, in precedenza, la proiezione di luce dal rosone centrale veniva bloccata in parte dall’arco (fig.2, parte sinistra), frutto di rifacimento dopo che il soffitto era stato abbassato con un rivestimento barocco - levato negli anni 70 del secolo scorso - che aveva reso ciechi i rosoni.

Il progetto di restauro, stando a quanto appreso da chi scrive e confermato da Monsignor Orlando Antonini che ha proposto un suo progetto per il ripristino della parte crollata, prevede la ricostruzione dell’arco, in linea con un soffitto che non c’è più, con conseguente ostacolo al passaggio dei raggi solari, quando basterebbe rialzarlo di un po’ per consentire la visione di uno spettacolo emozionante e significativo.

Con una petizione sia telematica su Avaaz, sia cartacea, (sito www.collemagico.it per firmare e scaricare il modello per la firma cartacea), sostenuta dall’Archeoclub L’Aquila, dal Gruppo di Azione civica Jemo ‘nnanzi e dall’Associazione Panta rei di promozione sociale, si intende segnalare al Ministro per i Beni Culturali e il Turismo, on. Dario Franceschini, e all’Amministrazione preposta alla tutela dei monumenti perché intervengano con la propria competenza e sensibilità: in tanti, infatti, amiamo la basilica e teniamo alla salvaguardia del messaggio solare dell’Assunta, ferma restando l’infinita riconoscenza per la generosità dell’ENI che finanzia i lavori di restauro del monumento aquilano.

Maria Grazia Lopardi

Presidente Associazione Panta rei

 

Lettera di commento del presidente del Comitato Feste Ortona dopo il #Perdonoreplay

Era partito tutto per recuperare il concerto e gli spari di chiusura del lunedì di Perdono ed è venuto fuori un vero e proprio #perdonoreplay.

Mi ritengo tutto sommato soddisfatto. Soddisfatto di avercela messa tutta e di essermi impegnato al massimo per regalare ad Ortona una tre serate di intrattenimenti artistici che cercassero di accontentare ogni generazione ed ogni gusto musicale.

Gli Anemamé con il loro reggaefolk all’abbruzzese, il dj set in chiave rock dai ragazzi di “Radio cadafè quiss”, Dj Crasty  con un salto nel mondo dance, i Nobraino band di nicchia del panorama indie rock italiano ed i Cantori di Ortona con la classica ed intramontabile canzone popolare ortonese con gli artisti di strada ed i giocolieri per i più piccini.

Tutto sommato una bella tre giornate con una buona affluenza di persone.  Resto però rammaricato poiché con  il passare degli anni mi convinco sempre più del fatto che l’Ortonese “tipo” è un soggetto altamente ambiguo.

Invidia l’estate musicale francavillese e quando gli organizzano musica sotto casa aspetta la mezzanotte per chiamare i carabinieri, con la scusa che quello non era il genere di musica che preferiva.

Aspetta tutto l’anno che arrivi l’estate per vedere i “turisti”, e quando quasi per magia appaiono due facce nuove in città: si meraviglia e guarda l’orologio, -“uh, ma sono le tredici in punto!”, abbassa la saracinesca e torna a casa. Non importa che abbia un bar, una tavola calda o un negozio di souvenir in P.zza San Tommaso, il pranzo qui da noi è sacro.

Andiamo sventolando il Montepulciano d’Abruzzo come una bandiera rossa alla festa dell’unità, poi andiamo al bar e prendiamo uno Spritz che fa molto più Milano.

Ci lamentiamo perché i politici che ci governano da quarant’anni sono sempre gli stessi, e fanno sempre gli stessi errori. Poi torniamo a votare e con il naso tappato riscrivendo sempre gli stessi nomi.

La cosa che mi rincuora è il fatto di aver viaggiato un po’, e vuoi per lavoro e vuoi per spasso, ho avuto modo di confrontare il mio punto di vista con quello degli altri abitanti del mondo; si il mondo, perché l’ortonese “tipo” non crede nel mondo: ha una visione “ortonacentrica”.

A mio avviso oggi Ortona non ha una vera identità:  non è una città turistica perché il turismo non si crea a braccia conserte aspettando che qualcuno per qualche assurdo motivo venga a trovarti; sul turismo si investe. Ortona non ha una identità commerciale perché qualsiasi iniziativa proposta dai privati,  nuoce gravemente  al turismo che noi tanto aspettiamo a braccia conserte.

Ortona non ha vocazione agricola perché le svariate cantine presenti non si uniscono in consorzi e poli di innovazione tecnologia per recepire fondi europei finalizzati alla internazionalizzazione dei loro prodotti.

Ortona ha bisogna di essere amata e di essere guidata. Ortona ha bisogno di un progetto di crescita e sviluppo a medio e lungo termine e non di piccole iniezioni di fiducia finalizzate alle campagne elettorali. Ortona ha bisogno di aprire gli occhi e allargare gli orizzonti.

Avrei detto che oggi Ortona è un paese dove nascere, ma ahimè non posso, a causa della chiusura del punto nascite. Resta comunque un paese bellissimo dove crescere; crescere e poi partire in cerca di futuro, quel futuro che qui sai di non poter mai realizzare. Magari puoi tornarci per trascorrere una beata pensione, sempre se non ti organizzano concerti sotto casa.

Sono d’accordo con gli ortonesi, siamo il paese più bello da abitare, ma nell'età delle ambizioni non è un paese dove poter puntare sul proprio futuro.

Bisognerebbe cambiare mentalità tutti insieme, e darci una identità collettiva che forse non abbiamo mai voluto. Credo che sarebbe il caso: evviva San Tommaso.

                                                                                                                     

                                                                                                                                 Andrea Marinelli

 

Lettera aperta al Sindaco di Vasto

Caro sindaco, mentre tutti sono ancora alle prese con l’analisi del voto e con proposte di futuri scenari politici che non tengono conto della realtà dei fatti, mi permetto di indicarti quella che dovrebbe essere una priorità da parte della nuova amministrazione comunale. Non perché lo sarebbe stata della nostra, se avessimo avuto 124 voti in più di te, ma semplicemente perché, prima che arrivi la massa di turisti che tutti ci aspettiamo in luglio ed agosto, ritengo che Vasto possa presentarsi in maniera più rispondente alle sue caratteristiche di città di mare e di soggiorno estivo.

Sulla nostra spiaggia, ieri, la puzza che veniva da Fosso Marino era insopportabile. Peggio rispetto ad altri giorni. Per non parlare del cattivo odore che la sera, tra una bibita, un panino ed un giro in giostra, si sprigiona sulla piazzetta che raccorda il lungomare Cordella con quel rettilineo che chiamiamo impropriamente “Aeroporto”. Assumi come impegno la soluzione del problema di Fosso Marino. Il tuo predecessore lo ha sottovalutato. E non aggiungo altro. Sono stati spesi tanti soldi e, visti i risultati, oserei dire in maniera del tutto insoddisfacente. Prendi in mano la situazione, ma senza farti suggerire soluzioni da chi in dieci anni non ha fatto praticamente nulla. Nel 2006 provammo, con l’allora dirigente incaricato Ignazio Rullo, a posizionare delle pompe di sollevamento prima che il flusso di acque maleodoranti giungesse sulla spiaggia, in attesa dell’intervento di raddoppio fognario di cui si parla da anni e anni. Non fu sufficiente. In una città che ha la vocazione del turismo balenare, dove almeno alla Marina gli operatori turistici cercano di dare una immagine bella ed attraente del nostro splendido litorale, vedere in mezzo alla spiaggia quel rivolo di acque non limpide e avvertire un fetido odore, non da l’esatta dimensione della nostra cittadina. Fosso Marino rappresenta per la nostra  crescita turistica una emergenza da affrontare e risolvere. Subito. La mia non è una lettera di un consigliere di opposizione che vuole aprire un fronte polemico. E’ la sollecitazione, prima da cittadino vastese, poi da uditore delle tante lamentele della gente comune, che vuole cogliere un obiettivo: passeggiare sulla spiaggia e sul lungomare vastese senza più avvertite quel lezzo nauseabondo che rende una immagine distorta della nostra città agli occhi dei turisti e dei vastesi che amano profondamente la propria terra. La conseguenza della soluzione del problema Fosso Marino è restituire anche un mare più balneabile ai nostri figli. Con fiducia.                  

Nicola Del Prete (Consigliere comunale)

Vasto, lì 29.6.2016

 

RICHIESTA DI AIUTO

Campli, 20 giugno 2016 - Sono Bruno Cardelli, titolare della GE.DI.CA. Srl e sono da più di un anno, insieme ad altri colleghi, nel mirino di più malviventi che forzano i miei distributori automatici sparsi nel territorio teramano, saccheggiandone il contenuto in monete.  Ogni furto che subisco significa per la mia azienda un danno monetario che si aggira tra i 500 ed i 2000 euro, tra manomissione delle macchine distributrici ed incassi. Da venerdì ho subito 6 furti per la bellezza di 9 macchine distrutte. Alcune, essendo state trovate senza soldi all'interno, sono state sfregiate e rese inutilizzabili scaricandogli addosso un estintore.


La mia azienda sta perdendo giornalmente capitali e sta riportando ingenti danni anche alle macchine distributrici.  Gli ultimi furti non li ho denunciati, visto che non c'è modo di fermare quei malviventi temo che dovrò farmi giustizia da solo. Di sera mi aggiro nelle zone in cui sono posizionati i miei distributori, visto che non c'è altro modo per tutelarmi. Probabilmente sarò costretto anche a licenziare del personale visto che l'unico consiglio che ho ricevuto da alcune autorità è stato quello togliere le macchine dai posti “più a rischio” per risolvere il problema in modo definitivo.  La situazione è ormai divenuta paradossale. 

Questa è la mia richiesta di aiuto, mi auguro che la miaprotesta, resa pubblica dalla disperazione e dall'ingente numero di furti subiti e non risolti, balzi all'attenzione di qualcuno che possa aiutare me e l'azienda ad avere FINALMENTE GIUSTIZA ed evitare l'inevitabile. 
 Cordiali saluti,

Bruno Cardelli, Titolare dell'azienda GE.DI.CA. s.r.l.

 

Al Presidente della Provincia di Chieit

Egregio Dott. Mario PUPILLO

Presidente Amministrazione Provinciale

c.so Marruccino, 93

66100 CHIETI

 

Egregio Geom. Antonio TAMBURRINO

Vice Presidente Amministrazione Provinciale con delega alla viabilità

c.so Marruccino, 93

66100 CHIETI

Oggetto: grave situazione di precarietà della ex SS 86 Istonia nel centro urbano di Cupello;

Cari Mario ed Antonio,

se in Aprile è “…dolce dormire” in Maggio “…si va adagio, adagio” ma poi arriva Giugno e scoppia l’estate con il solleone e si pensa alle vacanze; la voglio buttare sull’ironia (amara) per rappresentarVi per l’ennesima e, spero, ultima volta il pietoso stato in cui versa il tratto urbano di Cupello dell’ex SS 86 Istonia più volte saltata alle cronache ufficiali dei media sia per le mie numerose e reiterate sollecitazioni formali (volentieri sottaccio le verbali e informali) che per la protesta animata dal Sindaco ed alcuni cittadini lo scorso 14 Ottobre del 2015.

Più volte mi avete non solo garantito ma assicurato che i soldi ci sono, perché derivanti dal ribasso d’asta di un intervento più ampio che ha riguardato tutta la viabilità provinciale afferente il comune di  Cupello, che il progetto di variante pronto e rimarrebbe solo da espletare la gara di appalto.

Una prima promessa prevedeva che i lavori si sarebbero effettuati prima di Pasqua ultima scorsa, una seconda prima della recente festa (sagra) del carciofo ed adesso? A domanda mi sono sentito rispondere che il problema deriverebbe da problemi organizzativi e procedurali dell’ufficio ragioneria (!); suvvia, amici cari, anch’io ho amministrato l’Ente da Voi oggi rappresentato quando erano ancora gli elettori a scegliersi gli amministratori in maniera diretta e democratica e, senza presunzione alcuna, vi dico che i problemi da Voi paventati sono sempre stati tali ma li si superava con la volontà politica.  

Rispetto a questa vicenda, onestamente, verifico che non c’è affatto così da farmi risultare bugiardo ed inaffidabile rispetto ai miei concittadini. La situazione della strada è ai limiti della sicurezza e percorribilità  risultando pericolosa per i pedoni che vi transitano a causa delle pietre e ciottoli che emergono dal sottofondo stradale in continuazione a causa del passaggio di mezzi di ogni peso e genere.

Se fossi stato Sindaco di questa comunità, piuttosto che proteste e/o sceneggiate avrei da tempo emesso un ordinanza di divieto di transito!!

Non intendo più attendere perché, se anche rispetto a questa ulteriore e definitiva nota non avrò risposte certe e concrete, sarò io a mettermi alla testa degli esagitati cittadini residenti che hanno perso non solo la pazienza ma anche ogni genere di fiducia.

In attesa di risposta, con l’occasione, Vi saluto cordialmente.

Cupello 9 Maggio 2016

 

Camillo D’Amico

 

Al Dott. Dino Pepe

Egregio Dott. Dino PEPE

Assessore Regionale alle Politiche Agricole

Via Catullo, 17

65125 PESCARA

 

                                                                 

Oggetto: ritardo nei pagamenti domande pac 2015 da parte di Agea;

 

In allegato la nota richiamata in oggetto inviata stamane all’assessore regionale alle Politiche Agricole per sollecitarlo ad intraprendere una decisa iniziativa verso l’Agea ed il Ministero delle Politiche Agricole per il pagamento delle domande uniche della pac del 2015 in fortissimo quanto ingiustificato ritardo. Il valore dei titoli definitivi, relativo ad ogni singolo agricoltore avente diritto, è statuito dallo scorso 1^ Aprile ma il ritardo ancora accumulato è grave e dannoso per le aziende agricole ormai stressate e finanziariamente al collasso. L’Abruzzo è una delle 13 regioni Italiane servite da Agea per i pagamenti in quanto non si è dotato di un proprio Ente pagatore come fatto da altre come Lombardia, Veneto, etc. Ritengo che una decisa iniziativa politica, che fa il paio con quella quotidianamente portata avanti dalle Organizzazioni Professionali Agricole e dai CAA a livello nazionale, possa accelerare le procedure di liquidazione dei premi agli aventi diritto.

Vi prego darne diffusione e divulgazione.  

Grazie e cordiali saluti.

Camillo D’Amico, presidente Copagri Abruzzo

 

Al Presidente della Regione Abruzzo

Al Presidente della Regione Abruzzo
Ai decisori eletti
Ai rappresentanti di associazioni e portatori di interesse locali
A Loredana di Paola, WWF

(Proposta di Legge Regionale per la trasparenza e adeguatezza degli interventi pubblici)

Non è quello delle piste ciclabili del lungomare di Montesilvano (vedi seguito e allegati) il primo caso di intervento pubblico inadeguato, fuori norma, incoerente, dannoso o immotivatamente costoso per la comunità, che provoca una reazione negativa nelle comunità locali, e talvolta un contenzioso con ritardi e sprechi di risorse.
Né  è solo la VIA, valutazione di impatto ambientale, che può garantire da errori e sviste costose per la comunità, essendo riservata a limitate categorie di opere. 
Credo che occorra una legge, almeno regionale (magari proposta dalle associazioni o da eletti responsabili), a tutela dell'interesse pubblico, dell'efficacia dell'intervento pubblico,  della trasparenza e partecipazione dei cittadini all'azione pubblica.

Potrebbe prescrivere che:
"Per ogni opera pubblica a partire da 100 mila euro in su (per escludere gli interventi di sola manutenzione), o che comunque modifichi le caratteristiche fisiche e funzionali dell'ambiente esistente (per includere, ad esempio, il taglio di alberi importanti), finanziata da fondi pubblici o che comunque gode di contributi e agevolazioni pubbliche, il progetto o documento autorizzativo deve essere pubblicato on line almeno 30 giorni prima dell'approvazione del progetto definitivo, e l'avviso di pubblicazione notificato sulla stampa locale, per ricevere osservazioni, proposte di modifica o miglioramento da parte di cittadini e portatori di interesse locali. Le osservazioni e controdeduzioni dell'ente approvante, obbligatorie e motivate,   devono essere inserite nell'atto di approvazione e pubblicate insieme al progetto. Esse costituiscono prova di trasparenza, coerenza,  adeguatezza e proporzionalità dell'intervento pubblico. Laddove risultassero insufficienti e immotivate costituirebbero presupposto per l'azione legale nei confronti di responsabili e decisori.

Credo che migliorerebbe molto l'adeguatezza della spesa pubblica e avvicinerebbe un poco i cittadini ai politici e alle istituzioni.

 

FERMIAMOLI -   BIKE TO COASTvandalizza il Lungomare di Montesilvano con un progetto quasi segreto ma pieno di errori progettuali.FERMIAMOLI - Senza pubblicare da nessuna parte un progetto pagato con i soldi pubblici, la Provincia di Pescara, per completare la pista ciclabile lungomare, ritaglia i marciapiedi esistenti da -30 cm a - 1,50 m, creando un mostruoso velodromo, senza verde, senza parcheggi, pericoloso per pedoni e biciclette, e senza rispettare le norme sulle barriere architettoniche né il Codice della Strada.FERMIAMOLI - Per "mettere a norma" una pista ciclabile, si sfasciano i marciapiedi pedonali, si tolgono i parcheggi senza recuperarli sull'altro lato, si crea una pericolosa trincea velodromica.

FERMIAMOLI -  Nel progetto della Provincia (ed il quello approvato dal Comune) ci sono diversi errori progettuali, non rispetto delle norme sulle barriere architettoniche e del Codice della Strada, oltre che evidenti stupidaggini progettuali.
Nessuno ha ritenuto di pubblicare il progetto prima che fosse realizzato per ascoltare osservazioni e suggerimenti da parte di cittadini e portatori di interesse, così se ne scopre il contenuto solo a cantiere avviato. L'intervento potrebbe ancora essere realizzato con maggior ragionevolezza, ma occorre essere disponibili ad ascoltare e a discutere...
E non ci si venga a dire che che siamo i soliti "Nimby" che vogliono impedire qualsiasi opera pubblica. Anche quando si commettono evidenti errori e si dilapidano le risorse pubbliche per distruggere invece di migliorare.Più informazioni sul periodico IL SORPASSO gratuito nelle edicole di Montesilvano, e sul web.

 

Al Direttore della R.F.I.

Al Direttore della R.F.I.

Via Marsala – Roma

Al Sig. Sindaco di Scurcola Marsicana (AQ)

Oggetto: Lo stato di abbandono Stazione di Cappelle Fraz. Scurcola Marsicana (AQ)

Durante una consueta passeggiata nei dintorni di Avezzano, ci siamo fermati nei pressi della graziosa Stazione di  Cappelle per entrare, poi, nel piazzale posto sul lato sinistro di detto fabbricato. Incuriositi e sorpresi dell’incuria in cui giace tale sito, abbiamo avuto la gradevole sorpresa di trovare, in uno stato di completo abbandono, una “Pesa” struttura che veniva utilizzata, molti decenni orsono, per pesare i carri ferroviari soprattutto, a detta di alcuni nativi, da parte dello Zuccherificio di Avezzano.; sono presenti il piccolo raccordo ai binari della ferrovia Roma – Pescara, la piattaforma in acciaio utilizzata per pesare i carri e quant’altro e  un cabinotto dove è posizionata la bilancia ( vedi foto 1 ) che appare integra e completa dei componenti. Il detto manufatto fa parte dell’immobile adibito a Scalo Merci che versa in un completo stato di abbandono tanto da risultare effettivamente assai pericoloso per possibili crolli del tetto e delle murature. ( vedi foto 2); dall’altra parte del rilevato ferroviario è presente una strada comunale ( Comune di Scurcola Marsicana) che unisce la SS 5 bis con la S.P. per Cese. Tale strada risulta essere in tutta la sua lunghezza completamente dissestata con  massicciata stradale ormai completamente inesistente ,con profondi avvallamenti, e con ingombrante vegetazione ai lati.

Un recupero della Pesa e del fabbricato adibito a Scalo Merci rappresenta una operazione di recupero di una specifica emergenza architettonica che, pur appartenendo ad una architettura minore, la riteniamo molto significativa sotto l’aspetto della memoria storica e della cultura in genere. Unitamente a tale operazione , potrebbe rivitalizzare detta località, la sistemazione della strada sopra descritta che, creando un collegamento dal centro urbano di Scurcola al Centro Commerciale sulla Tiburtina, può essere utilizzata come pista ciclabile e come piacevole percorso per distensive passeggiate o  per futing.

Si segnala anche, doverosamente,, un altro aspetto che riteniamo meritevole di considerazione da parte della R.F.I. Proseguendo in direzione di Avezzano a poca distanza dalla Stazione sono state recentemente eliminate le siepi poste a lato dei binari proprio davanti ad alcune abitazioni. Gli abitanti  hanno fatto presente la inopportunità di tale iniziativa. In effetti la eliminazione delle siepi laterali svolgendo esse non solo una importante funzione di barriera psicologica ( del treno è vista solo la parte sommitale ) ma anche una altrettanto utilissima barriera antirumore, è sicuramente non condivisibile.

Siamo a suggerire, quindi, nell’interesse della Comunità, rispettivamente alla R.F.I. ed al Comune di Scurcola,  il recupero della “PESA” , del fabbricato adibito a Scalo Merci ed alla sistemazione della strada sopra descritta. Si sollecita infine le RFI qualora non ostino motivazioni di superiore interesse, di ripristinare le siepi  e la recinzione ivi manjhcante. Con la certezza che quanto segnalato trovi una positiva accoglienza, si porgono cordiali saluti e sentiti ringraziamenti per la attenzione prestata.

Augusto Di Bastiano

Ettore Ricci

 

Al Presidente dell'Anpi

Preg.mo Presidente dell’ANPI – Teramo

Sen. Antonio Franchi

Vs. residenza privata

e.p.c. alle redazioni giornalistiche

vs. sedi istituzionali

Giulianova, 5 aprile 2016.

Oggetto: lettera aperta al Presidente Provinciale dell’ANPI di Teramo, Sen. Antonio Franchi.

Giulianova. Il prossimo 7 aprile, presso la Sala consiliare, presenterà alla stampa il 16° Congresso dell’ANPI - Associazione Nazionale Partigiani d’Italia, che si svolgerà a Giulianova sabato 9 aprile sul tema: “Con i valori della Resistenza e della Costituzione, verso un futuro democratico e antifascista”.

Con la presente, La volevo ringraziare pubblicamente per avermi invitato ufficialmente il prossimo 9 aprile per presenziare al 16° Congresso dell’ANPI di Teramo che si svolgerà a Giulianova, dove verrà ricordato, tra l’altro, anche la figura di mio padre, il mai dimenticato sindacalista giuliese Carlo De Berardinis (1924-2003). Dopo 13 anni, Lei e l’ANPI ricordano questa figura che tanto aveva dato alla sua Giulianova: attraverso la lotta e il duro lavoro per sostenere i più deboli e soprattutto i lavoratori della terra. Per fortuna Lei e l’Associazione che rappresenta si è degnata di ricordarlo, altre istituzioni non si sono degnate neanche di rispondere alle mie legittime richieste di ricordarlo e altre negando addirittura patrocini ad eventi collegati al ricordo della sua vita umana e professionale pubblicati poi sul sito web che lo ricorda http://carlodeberardinis.blogspot.it/ . Anche l’ANPI nazionale sul suo portale, nel luglio del 2013, ricordò la sua figura attraverso l’inserimento della sua scheda biografica nella sezione “Donne e Uomini della resistenza” all’indirizzo web:  http://www.anpi.it/donne-e-uomini/3056/carlo-de-berardinis .

Nel ringraziarle per la dimostrazione di stima e affetto verso la figura di quest’uomo, La saluto cordialmente augurandole buon lavoro.

In fede

Walter De Berardinis

Scheda Biografica di Carlo De Berardinis (1924 Cologna paese – 2013 Giulianova)

Il sindacalista Carlo De Berardinis nacque all’alba (03:00) del 29 novembre del 1924 in una delle tante masserie di proprietà delle famiglie Mazzarosa-Devincenzi (i Mazzarosa erano di Lucca e i Devincenzi di Notaresco), in località Cologna Paese. Il papà era Giovanni e la madre Grazia Di Bonaventura, ed erano alla dipendenze proprio dei Mazzarosa-Devincenzi. Era il quartogenito di 7 figli, gli altri erano: Arturo (poi perito in servizio con i Bersaglieri a Udine), Carlo (morì appena nato), Aldo, Arduino, Vincenzo, Clementina (morta giovanissima) e di nuovo Clementina (oggi l’unica vivente). Il suo nome era stato volutamente imposto dalla madre per ricordare il suo primo marito morto in Trentino Alto Adige (Caoria di Canal San Bovo) nella grande guerra del 1915/18. Pochi mesi dopo la sua nascita, il nonno Gaetano e sua moglie Annunziata Di Giangiacomo (di Varano di Teramo), decisero di investire i loro risparmi a Giulianova acquistando dei terreni con annesso casolare della famiglia di Costanzo Trifoni e di sua moglie Silvia Ricci, alla modica cifra di circa 80.000 lire per 10° ettari di terreni in contrada Capocelletti di Colleranesco. Solo nel 1936, la sua famiglia, si trasferì definitivamente a Giulianova. Intanto a Cologna Spiaggia frequentò le scuole dell’obbligo per poi passare, una volta giunto a Colleranesco, al Regio Istituto “Raffaello Pagliaccetti” di Giulianova Alta (oggi Scuola Elementare De Amicis). Il padre Giovanni, che in passato aveva avuto dei timidi contatti con i socialisti di quel tempo, con l’avvento del Fascismo per quieto vivere si adeguò al sistema. Non per il figlio Carlo, che mal volentieri era costretto a frequentare le famose adunate del sabato Fascista (il percorso era dall’antistadio di Via Migliori, passando per Piazza della Libertà, Corso Garibaldi, Via Acquaviva, Via del Popolo e poi di nuovo al Campo della Fiera). In un freddo pomeriggio, dopo il rituale discorso del Federale locale, lui si rifiutò di aderire alla MVSN (Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale), il Federale andò su tutte le furie accusandolo di essere un sovversivo, un traditore della patria e un cospiratore, facendo volare anche dei ceffoni. Questo sarà per lui l’episodio che più lo segnerà per le future scelte politiche. Chiamato alle armi il 12 gennaio del 1943, fu riformato per problemi di Salute. Nel luglio dello stesso anno, dopo la caduta del Fascismo, avendo già preso contatti con il giovane Avvocato Ricardo Cerulli, partecipò all’occupazione simbolica del Palazzo del Fascio (oggi ex ufficio del Registro in Via Gramsci). Dopo pochi giorni, anche a Giulianova, arrivarono i tedeschi. Anche la sua famiglia subì razzie e soprattutto gli furono requisiti tutti gli animali adibiti al trasporto, tra cui una cavalla bianca (Ida) e il suo calesse. Nonostante veniva fermato quotidianamente dalla polizia tedesca, per il semplice fatto che non era al fronte, se la cava sempre perché portava dietro di se il certificato di riforma. Finche, con l’intensificarsi dei bombardamenti, fu prelevato insieme ad altri giovani del posto e portato tra le file della Todt (servizio obbligatorio del lavoro) per ricostruire i vari ponti e passaggi di fortuna per le armate tedesche in ritirata verso nord. Finalmente, dopo alcune giorni di duro lavoro manuale, scappò insieme ad altri e si diede alla macchia. Vagò per alcuni giorni nelle campagne circostanti fino ad arrivare nel territorio di Campli. Quando ritornò nel suo casolare, insieme al padre e gli altri fratelli più piccoli, scavarono un rifugio antiaereo per nascondesi e soprattutto per non farsi vedere dal vicino presidio tedesco dislocato nella Villa dei Trifoni. Anche lui, dopo qualche discussione e soprattutto ammaliato dal carisma del giovane Avvocato Riccardo Cerulli, si unì ai circa 80 uomini della banda denominata “la Giuliese Garibaldi”. Alla fine del conflitto, ci fu grande festa anche a Giulianova con un improvvisata sfilata per il corso principale. Alla guida di un carretto trainato da un cavallo vi era Paolo Marracini e anche Carlo. Tra le loro file c’erano anche: l’Avv. Riccardo Cerulli, Attilio Battistelli, Alfredo Parere, Dino Macellaro, Renato Rossi, i fratelli Pasquale e Giorgio Campeti, Giuseppe Martinelli, Donato Falà, Lenin Tancredi, Attilio Piccinini, Paolo Marracini, Renato Giuliucci, Enrico Ettorre, Tommaso Umile, Tommaso Mascaretti,  ed altri antifascisti giuliesi. Pochi giorni dopo, essendo stato il primo rappresentante della Federterra (Federazione dei Lavoratori della Terra), insieme a Sante Ferri del P.C.I. (Partito Comunista Italiano), Pio Macera della C.G.I.L. (Confederazione Generale Italiana Lavoratori), occuparono di nuovo gli uffici della casa del Fascio. Solo il 15 settembre del 1951, dopo che furono tutti e tre condannati dallo Stato italiano, per occupazione abusiva di una sede pubblica, dovettero spostarsi. Intanto molti esponenti del PCI locale cercavano di convincere il compagno “Carluccio”, questo il diminutivo che gli affibbiarono oltre al suo soprannome della sua casata “Ciok”, ad aderire alla formazione politica di Gramsci. Anche se lui simpatizzava per quest’ultima formazione politica, pare che avesse già la tessera nel 1945, nacquero degli attriti con i compagni di Colleranesco per via della sua famiglia che era già proprietaria di vasti appezzamenti di terra. Fu l’amico e compagno Amedeo Grue a raccogliere e iscrivere il giovane De Berardinis tra le file del P.S.I. (Partito Socialista Italiano), dove ritrovava un altro fedele amico come Romolo Trifoni. Noti anche i battibecchi con l’allora Parroco di Colleranesco, Padre Serafino Colangeli, per via della contrapposizione tra i cattolici e la sinistra. Dal 17 al 21 ottobre del 1946 fu presente come delegato al 1° Congresso Nazionale della Federterra a Bologna. Nel gennaio del 1947, per conto dell’Ispettorato Provinciale dell’Agricoltura   di  Teramo,  istituì   corsi  d’aggiornamento  per  i  giovani  e  meno giovani  agricoltori  della  Val Tordino; nel aprile del 1956, sempre per conto dello stesso ente, fu inviato  come  docente all’Ente Riforma del Fucino di Avezzano e poi Paganica. Intanto, nel mondo agricolo, si fanno pressanti i bisogni di quest’ultimi per rivendicare i diritti basilari come: maggior reddito, maggiori servizi e una maggiore partecipazione alla vita politica e sociale nel paese. La sua Federterra diventa Confederterra, nata dalla riunificazione della Federbraccianti, Federmezzadri e Associazione dei Coltivatori Diretti. Nel 1955 aderisce all’Alleanza dei Contadini e parteciperà come delegato al 2° congresso di Roma nel marzo del 1965. Inseguito, l’organizzazione, cambierà ancora denominazione in C.I.C. (Confederazione Italiana Coltivatori) siamo nel 1977, fino all’attuale C.I.A. (Confederazione Italiana Agricoltori) nata nel 1992. Alla fine degli anni ’60 conosce e sposa al Santuario di Maria Santissima dello Splendore (28 dicembre del 1967) Margherita Toscani, nota sarta ed insegnante di cucito di Mosciano Sant’Angelo che gli darà 4 figli: Gianfranco (scomparso precocemente), Cinzia, Walter e Arino (quest’ultimo vive e lavora a Tokyo in Giappone). Gli anni ’70 saranno per lui occasioni di grandi scelte. L’agricoltura conosce un periodo di grande trasformazione e anche di una profonda crisi, tanto da farlo confluire nella C.G.I.L., diventando il primo Direttore del patronato INCA-CGIL di Giulianova, operante nel comprensorio della Val Tordino. Tra le file della C.G.I.L. e quelle nel P.S.I. giuliese si batterà per i diritti di tutti i lavoratori. Anche dopo la pensione, continuò nell’ambito dell’attività dello SPI-CGIL (Sindacato Pensionati Italiani). Alla fine del 1991, una grave malattia, gli impedirà di usare entrambi gli arti inferiori, ma nonostante tutto volle partecipare alle tante manifestazioni che si tenevano nella sua città: il 1 maggio (festa dei lavoratori) e il 25 aprile (festa della liberazione). In una calda mattinata di domenica 29 giugno del 2003, spirava nella sua casa a Giulianova Alta. Di lui rimangono impresse le doti di caparbietà e voglia di servire il prossimo in funzione dei lavoratori. Un sindacalismo alla vecchia maniera, sicuramente un mondo che non c’è più e che molti rimpiangono.

*Il presente saggio è l’estratto del libro che è in corso di preparazione sulla sua vita umana e professionale.

 

 
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