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LA BUONA SCUOLA
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Furci, 5 febbraio 2019 - Con la riforma sulla buona scuola (legge n. 107/2015) spicca la figura e il ruolo del dirigente scolastico (ex preside). Ci sono state nuove assunzioni con i concorsi da dirigente e tra i vincitori ci sono ex docenti della scuola primaria (in possesso di laurea) e/o della scuola secondaria. Molti dei nuovi dirigenti non hanno mai svolto la funzione di collaboratore del preside e si trovano al cospetto di collegi di docenti con cui non è facile relazionarsi.

Il dirigente è il riferimento per le questioni disciplinari, per le relazioni tra il personale della scuola, per la programmazione, per i progetti e, non da ultimo, per la promozione della scuola sul mercato. Su questo particolare obiettivo il dirigente si veste da manager e sovrintende alla programmazione “pubblicitaria” per lanciare l’Istituto o per “rilanciarlo” se in deficit di iscrizioni. Il dirigente, quindi, ha una discrezionalità ampia e più poteri rispetto alla precedente legislazione: ha rafforzato la sua autorità ma spesso è deficitario proprio per mancanza di esperienza e rischia di commettere errori. Non sarebbe più opportuno selezionare i dirigenti secondo criteri più “pratici” oltre che per esami su materie specifiche? Il dirigente dovrebbe aver maturato almeno cinque anni di vice-dirigente e dovrebbe superare una selezione di test psico-fisici ed attitudinali per misurare le proprie vocazioni a relazionarsi con il personale, con gli alunni e i loro genitori, valutando le effettive capacità a risolvere problematiche e a saperle affrontare con diplomazia e superiorità. Spesso accade (mi è capitato in Lombardia) che i problemi restano non risolti e non si affrontano le problematiche per non creare squilibri con il personale e con gli alunni.

Rosanna Colamarino