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CRONOS ESCAPE ROOM
CRONOS ESCAPE ROOM

Pescara, 5 dicembre 2019 - Inaugura domani la struttura con tre stanze di fuga ad ambientazioni diverse: Inferno di Dante, Area 51 e Psycho Hospital1969, realizzate dai migliori scenografi ed enigmisti. In un’ora di tempo bisogna risolvere enigmi e trovare indizi per riuscire a uscire dalla stanza, utilizzando logica e pensiero laterale e affidandosi alle capacità e intuizioni dei propri compagni. Un’esperienza ad alto tasso di adrenalina e divertimento che crea relazione e socialità.

Logica, intuito, spirito di squadra e voglia di divertirsi: sono questi gli ingredienti che caratterizzano l’esperienza in una escape room. Venerdì 6 dicembre, dalle ore 18inaugura a Montesilvano (corso Umberto I 461), Cronos Escape Room Pescara, il gioco di fuga dal vivo che sta conquistando tutti. Giocare è divertente, avvincente, emozionante. Per farlo basta formare una squadra (da un minimo di 2 a un massimo di 8 giocatori) e in soli 60 minuti di tempo risolvere enigmi e indovinelli, trovare indizi nascosti, aprire lucchetti, per cercare la via di fuga e uscire dalla stanza.

La Cronos Escape Room Pescara è adatta a tutti e accessibile anche ai disabili, quello che serve è aguzzare l’ingegno e fare gioco di squadra per vivere un’esperienza ad alto tasso di adrenalina e divertimento. Il giocatore si trova a utilizzare tutti e 5 i sensi, per vivere un’esperienza immersiva a 360 gradi, all’interno di ambientazioni coinvolgenti e stimolanti, con musica, laser e macchina del fumo, realizzate dai migliori scenografi che hanno curato parchi di divertimento come Gardaland e Mirabilandia. Sono tre le stanze a tema proposte dalla room di Pescara: l’Inferno di Dante – un viaggio che, in compagnia del Sommo Poeta, parte dalla Selva Oscura fino alle porte degli Inferi-,  Area 51 - per gli amanti della scienza e dell’ufologia, alla ricerca dei segreti che la più grande potenza mondiale tuttora nasconde - e Psycho Hospital 1969 (quest’ultima sala sarà aperta al pubblico a gennaio 2020), un ospedale psichiatrico abbandonato che nasconde inquietanti misteri.

Durante la partita, i giocatori sono seguiti, tramite un circuito di telecamere e microfoni, da un “game master” che – grazie a una formazione ad hoc- interviene in determinati momenti, magari sbloccando fasi di impasse della squadra o “concedendo” qualche aiutino, rendendo così la sessione di gioco ancora più stimolante e godibile.  La presenza delle telecamere e del game master, inoltre, è una garanzia in più che tutto si svolga in totale tranquillità e sicurezzae, comunque, in caso di necessità i giocatori possono abbandonare la stanza in qualsiasi momento, grazie anche a un pulsante di emergenza che sblocca tutto.  Qualunque sia il tema scelto per giocare lo scopo è sempre quello: riuscire a uscire dalla stanza in un’ora di tempo, utilizzando logica e pensiero laterale, e affidandosi alle capacità e intuizioni dei propri compagni di squadra, seguendo il vecchio adagio che recita che l’unione fa la forza. Ed è grazie a quest’ultimo aspetto che sempre più aziende utilizzano proprio le escape room per organizzare attività di team building per i propri dipendenti

«Una delle mie frasi preferite è di Albert Einstein e recita “È diventato terribilmente ovvio che la nostra tecnologia ha superato la nostra umanità” - spiega Laura Pierannunzio, titolare insieme ad Andrea Di Filippo della room di Pescara-. Per umanità non intendo solo il sentimento di solidarietà umana ma proprio il senso di appartenenza a livello sociale, la relazione tra l’individuo e le varie forme di azione collettiva. Viviamo in una sorta di full immersion tecnologica che annulla il colloquio, le relazioni, la cooperazione con gli altri. Allora cosa c’è di meglio che prendere un gruppo di persone, “chiuderlo” in una stanza, lasciandogli come unica arma per uscirne il cervello e il senso di squadra, cercando di rinvigorire quella sensibilità sociale che stiamo perdendo. Ovviamente questo discorso può coinvolgere anche i ragazzi più giovani, al fine di stimolare collaborazione, rispetto, ascolto e socialità in un’epoca in cui troppo spesso sentiamo parlare di bullismo. Crediamo che la competizione sotto questo punto di vista sia genuina e sviluppi solo sentimenti positivi».