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Silvi, 17 gennaio 2020 - Concilia Qui Srl è un Organismo di Mediazione iscritto al n. 439 del Registro degli Organismi di Mediazione del Ministero della Giustizia, un Ente di Formazione iscritto al n. 223 nel Registro degli Enti di Formazione del Ministero di Giustizia e un Provider ECM n. 3121 accreditato al Ministero della Salute. È accreditato, inoltre, presso la Regione Campania (n.2303) e al Consiglio Ordine Nazionale degli Assistenti Sociali (n.ID724). È attivo, infine, anche nel campo dell’Editoria. CONCILIA QUI SRL da anni svolge con successo corsi di formazione, master e seminari in campi giuridici, sociali, pedagogici ed educativi.

In Abruzzo CONCILIA QUI SRL ha già organizzato 3 importanti Master di cui, l’ultimo, nel capoluogo aquilano. Il 15 febbraio prossimo prenderà il via, invece, a Silvi Marina, in provincia di Teramo, il Master di Mediazione Familiare riconosciuto dall’A.I.M.E.F. e accreditato dall’Ordine degli Assistenti Sociali con 45 crediti formativi a disposizione dei partecipanti. Il costo di partecipazione è molto competitivo ed è possibile rateizzarlo in 15 comodissime rate. Il titolo di Mediatore Familiare permette di lavorare in enti pubblici e privati oppure, di aprire un proprio studio autonomo.

Il Mediatore Familiare è strettamente legato al percorso di Mediazione Familiare tendente alla risoluzione del conflitto delle coppie, il cui rapporto sta finendo o è finito, sono assistite da un soggetto terzo imparziale (Mediatore) per comunicare l’una con l’altra e trovare una risoluzione accettabile per entrambi, relativa ai problemi di riorganizzazione dopo la separazione; il mediatore agendo da facilitatore della comunicazione tra le parti le aiuta a raggiungere un obbiettivo concreto che è la riorganizzazione delle relazioni a seguito della separazione o del divorzio. “Ma litigare è un’arte: si impara; non sta scritto da nessuna parte che due che si amano vogliono la stessa cosa nello stesso tempo. E allora occorre equipaggiarsi: ma non per vincere a tutti i costi bensì per ottenere il meglio per tutti. Come si fa? A impararlo occorre… una vita intera!” (Mariateresa Zattoni e Gilberto Gillini, consulenti e formatori).

Litigare (che non necessariamente ha un significato negativo come si ricava dall’etimologia, infatti secondo alcuni etimologi la parola “lite” deriva dal greco “lyo”, sciogliere, lasciare libero) e saper litigare: anche questo fa parte dell’obbligo reciproco all’assistenza morale e materiale, di cui all’art. 143 comma 2 Codice civile, per migliorare la collaborazione nell’interesse della famiglia. Litigare significa e comporta, comunque, considerare l’altro e non ignorarlo, avere lo sguardo verso lo stesso oggetto o soggetto del contendere, calibrare la comunicazione, rimodulare le regole della stessa. Quello che si cerca di fare professionalmente nella mediazione familiare, nei casi di conflittualità esacerbata, con l’intento di ridare lo stesso codice di comunicazione, di ristabilire la comunicazione, anche se non esiste più la comunione di vita. Quello che era stato preconizzato nell’art. 145 cod. civ. prevedendo l’intervento del giudice “in caso di disaccordo”.

Mediazione familiare: porsi in mezzo a due persone in conflitto – legate da matrimonio o altra unione – per fare da “medium” alle loro opposizioni e posizioni, affinché ritrovino il centro della vita e la continuino autonomamente e consapevolmente e non trattino il figlio come mezzo e non lo “lacerino” a metà. La mediazione familiare (e la mediazione in generale) è una forma di giustizia salomonica e in particolare lo è il criterio del superiore interesse del fanciullo che viene applicato. Nella Bibbia e precisamente nel Primo libro dei Re 3, 16-28 si narra: una volta due donne (due prostitute) si contendevano un bambino e ognuna sosteneva di essere la madre. Salomone ordinò di tagliare in due il bambino e di darne metà a ciascuna donna. Una accettò, mentre la vera madre, commossasi, supplicò che il bambino fosse dato piuttosto all’altra. A quel punto fu chiaro a Salomone che la vera madre era la donna compassionevole e diede a lei il bambino.

Così la mediazione familiare cerca di ricondurre le parti alla consapevolezza e alla ragionevolezza e suscitare la “com-passione”, la “con-divisione” della stessa sofferenza per la lacerazione familiare. Gli obiettivi della mediazione familiare rispetto alla conflittualità in corso: minimizzare, mitigare, migliorare, misurare, mirare, ovvero il contrario di mimetizzare, millantare, mitizzare o mistificare la realtà. Si “lavora” sulla conflittualità perché le parti tornino a essere protagoniste, soggetti attivi della loro vita, anche se prenderanno strade diverse. “È essenziale mettere in grado le persone di imparare durante tutta la vita, di prepararsi ad affrontare le sue diverse tappe e di saper fronteggiare le lesioni e le malattie croniche. Ciò deve essere reso possibile a scuola, in famiglia, nei luoghi di lavoro e in tutti gli ambienti organizzativi della comunità. È necessaria un’azione che coinvolga gli organismi educativi, professionali, commerciali e del volontariato, ma anche le stesse istituzioni” (da “Sviluppare le abilità personali” della Carta di Ottawa per la Promozione della Salute, 1986).