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AL VOTO, AL VOTO ...!
AL VOTO, AL VOTO ...!

Chieti, 20 settembre 2020 -

di Nando Marinucci

 

La città si sveglia. Si apre un nuovo giorno, una domenica di riposo. Ognuno con le proprie dinamiche per appagare il più personale dei propri bisogni, ma tutti sembrerebbero teoricamente impegnati nel dovere di esprimere un giudizio per il bene comune.

 

Chieti si sveglia dunque, per decidere del proprio futuro…

 

Se qualcuno dimentica questo impegno, una buona parte declina, come sempre, mentre tutti gli altri cominciano a prepararsi; devono dunque caricarsi di una grande e pesante responsabilità.

 

Poco da ragionare comunque per gli ortodossi; solo qualche piccolo dettaglio per i disciplinati; riflessioni profonde per gli attenti; solo dubbi ed incertezze per quei pochi che rimangono nella lista.  

 

Dopo l’indolenza del passato, la protesta degli ultimi anni, dopo tutte le ragioni del mondo per evitare la sofferenza di quell’urna tanto pericolosa ed affascinante, giunge anche la stanchezza. Incredibile a dirsi: siamo proprio stanchi di votare.

 

Strana aria quella che si diffonde adesso. Questa volta sembra proprio che ne voteranno molti di meno dell’altra. Nonostante le luci e i colori dei nuovi giovani, le magie e gli effetti speciali dei soliti sgamati, lo sfarzo scenico dei più dotati e le recitazioni performanti dei più capaci, i dubbi rimangono anzi aumentano.

 

Questa campagna elettorale non ha poi convinto tanto …!

 

Emergono impreparazione, incapacità, ingenuità, strafalcioni, presenze e assenze inquietanti, distanziamenti ma distanze siderali dalle vere politiche, mascherine ma tante maschere per coprire realtà desolanti e tanto altro ancora.

 

Chieti è questa adesso e per gli irremovibili, i radicati, gli indifferenti, gli astensionisti si prepara un successo davvero molto largo.     

 

Chieti dunque non voterà per la sua totale capacità espressiva e questo un dato triste e deprimente ma quello più importante che si sta prefigurando; forse l’unico dato significativo questa volta perché proprio da questo dato potranno venir fuori, molto facilmente, tutti gli altri.

 

Con gli ultimi risultati alla mano, con le analisi degli spostamenti dei gruppi e dei movimenti umani, con i cinque particolari candidati sindaci, uno diverso dall’altro, espressione di altrettanti gruppi legati e ben definiti, è facile capire che, se uno cerca di evitare il ballottaggio, in due credono di guadagnarlo, mentre quelli che restano non fanno altro che godere del conforto di una presenza.

 

Progetti, idee, analisi, programmi, orizzonti possibili, tutto bello ma solo a parole; nella realtà tutto è relegato a schemi e tecniche per guadagnare e gestire il Potere. Questa è la democrazia oggi e questi sono i limiti raggiunti. Tutto profuso per il Potere, e non sembra preoccupare alcuno.

 

Ad onor del vero, l’interesse per cercare di capire questo fenomeno non c’è mai stato nel passato e forse non ci sarà nemmeno nel futuro, tutti protesi verso altre, chissà quali importati, cose.

 

Anche questa volta invece sembra di assistere ad un importante capitolo del lento disfacimento dell’istituzione chiamata Voto, con tutte le sue garanzie di libertà che vanno degenerando … di degenerazione in degenerazione verso i nudi e cupi assolutismi.