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IL VERDE URBANO, QUALE FUTURO?
IL VERDE URBANO, QUALE FUTURO?

Pescara, 12 marzo 2020 - Stanno tornando le giornate di sole e a Pescara riprendono a pieno ritmo gli abbattimenti cui ci hanno abituati ormai da anni, dal 2016. Negli ultimi 2 anni (dal 2018 ai primi mesi del 2020) risultano abbattuti 647 alberi, di cui 276 nell’anno 2018, 273 nell’anno 2019 e 98 in questi primi mesi, stabiliti con le ultime VTA (Visual Tree Assessment), ovvero valutazione visiva dell'albero su basi biomeccaniche.

 Con questo ritmo entro pochi anni a Pescara non ci saranno più alberi. Soprattutto avremo barattato i viali alberati, per cui la città è sempre stata famosa dai tempi di D’Annunzio, con strade spoglie, caratterizzate dalla presenza di specie arbustive o alberelli, la città privata esteticamente dai grandi viali arborei e dalla loro insostituibile funzione di mitigazione ai cambiamenti climatici.

Altro punto critico della città è la Riserva Dannunziana, dove dopo l’abbattimento di 188 pini negli anni 2018 e 2019, ha attecchito l’Ailanto, specie esotica e invasiva, capace di aumentare e complicare i già numerosi problemi di un’area protetta all’interno di una città (caso raro di cui la città di Pescara dovrebbe andare fiera) che rischia di perdere per sempre i suoi valori naturalistici. Anche la manutenzione del verde cittadino è carente, a partire dalla aiuole, alle ripiantumazioni tanto pubblicizzate, che, laddove sono state fatte, appaiono secche e degradate. Poniamo l’attenzione su una visione generale della città, un’immagine che sta definitivamente cambiando in modo irreversibile, pensiamo a l'autoctono Pino d’Aleppo, senza che ci sia stato un vero dibattito programmatico tra politica, Amministrazione, cittadini e associazioni. Questa attenzione, che noi sentiamo come carente, riguarda i vari aspetti della cura del Verde pubblico: dall'estrema attenzione per le potature, momento delicatissimo per le piante, alle nuove piantumazioni, alle pratiche per la salvaguardia degli alberi esistenti, dalla comunicazione col cittadino, al suo diritto alla partecipazione attiva, alle scelte che riguardano la città.

Torniamo nuovamente sulla questione della salute del cittadino, altro aspetto della tanto più nominata sicurezza. Salute che può compiersi solo se integriamo l’albero nel vivere delle città.  Senza l’albero (e il verde più in generale) le nostre città saranno sempre più inquinate, aumenterà la presenza di polveri sottili, responsabili del cancro e di varie malattie respiratorie. Abbattendo alberi aumentano le ondate di calore, pericolose per anziani e bimbi; aumentano gli effetti negativi delle intemperie climatiche, causate dagli agenti atmosferici (vento, escursione termica, pioggia battente e ruscellamento delle acque meteoriche, erosione); aumentano le aree degradate, con tutti gli effetti tossici di un ambiente malsano e, non ultima, aumenta la fatica di una quotidianità circondata da un paesaggio triste e desolato. 

Attuare un cambiamento nella politica del verde sarebbe non solo doveroso ma possibile, ed è ciò che chiediamo a questa Amministrazione comunale. Facciamo nostre le famose “buone pratiche per il verde urbano”, a partire dalla Legge 10/2013 “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani, si chiamino le Associazioni a partecipare alla politica del verde, a fare programmi, si rispettino i regolamenti comunali già esistenti, come ad esempio l’istituzione della Consulta del Verde, mai attivata a Pescara. Bisogna avere una visione politica delle bellezze naturali, come fonte di benessere e salute per i cittadini di oggi e per quelli di domani.
 
 

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