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TRENO + BICI
TRENO + BICI

Pescara, 29 giugno 2020 -

Bastano alcune segnalazioni che ci vengono periodicamente trasmesse, a cui si aggiungono nostre esperienze personali, per farci capire che la somma treno+bici non dà ancora il totale auspicato anni or sono, quando finalmente venne sottoscritto l’accordo tra le parti per far viaggiare le bici gratis sui treni. Forse un piccolo giro di pedali per i ciclisti ma, a ben guardare, nessun grande passo per la mobilità ciclistica, specie cicloturistica. Diverse le questioni rimaste al palo. La scarsa disponibilità dei posti dedicati alle due ruote, sempre non oltre le dita di una mano. Banale ricordare che un treno non ha solo una partenza e un arrivo, ma, come tutti sanno, ha anche fermate dove i passeggeri salgono e scendono. Spesso i "ciclisti intermedi" trovano tutto occupato, con una continua situazione di overbooking (una domanda di stalli 5/10 volte più alta dell’offerta, talvolta 2 posti!).

In tale frangente, con il ciclista che ha pianificato i suoi spostamenti, spesso ci si ritrova con il capotreno che, suo malgrado, vieta la salita, perché gli è demandata la gestione della criticità, lasciando le due ruote sulla banchina. Tradotto, due o tre ciclisti che salgono e scendono a inizio e fine corsa potrebbero impedire la salita di tutti gli altri alle stazioni intermedie!

 

Gli annunci nelle stazioni non segnalano praticamente mai dove si trova la carrozza bici, costringendo i malcapitati ad inseguire il vagone utile cercando gli stalli attraverso i finestrini. E gli adesivi esterni? A volte non ci sono, altre sono troppo piccoli e alcune volte scompaiono dietro le porte una volta che queste si sono aperte. In alcuni Paesi europei l’adesivo è altro tanto quanto l’intera fiancata del treno e sono proprio sulla porta.

 

Non vogliamo soffermarci sul mancato allineamento tra banchina e pianale del treno, a volte una vera scala di diversi gradini, ma il richiamo alle barriere all’interno delle stazioni va fatto: gli scivoli sono ancora troppo pochi, come anche gli ascensori (a Sulmona la bici bisogna quasi smontarla per entrarci), ed in quelle occasioni le scalinate ci sono sia per scendere che per salire, e sono decine e decine di gradini.

Quanto bene fa all’economia turistica regionale questa situazione, che ormai si trascina da anni e che intercetta le soluzioni più semplici (gli scivoli) in tempi troppo lenti per come viaggia il mondo intorno?

 

La Regione Abruzzo conta di giocare grandi carte comunicative sul fronte della mobilità ciclistica urbana e turistica, ma i tasselli sopra richiamati tardano ad essere sistemati nel quadro, di cui non vorremmo si curasse soprattutto la cornice.

 

Sappiamo di un grande piano nazionale di sviluppo dell’intermodalità nelle stazioni ferroviarie (Pescara è dentro). Bene, ma c’è un intero mondo minore che va adeguato ad una domanda enorme che si spegnerà se non troverà le giuste risposte. Tutto ciò potrebbe comportare un grave danno per le econome locali oltre che per un nuovo e grande  sistema di comunicazione che passa per il treno e per le bici, la cui somma potrebbe fare molto di più di un banale totale.

 

In ultimo: è ancora irrisolta la questione della pertinenza del titolo di viaggio nelle trasferte tra più Regioni (Marche e Abruzzo, ad es.), per cui l’utente è costretto a pagare la corsa della bici. Ci vorrebbe veramente poco per stipulare un accordo e stabilire a chi attribuire la spesa, un banale documento in cui si decide a chi va attribuito il costo della gratuità (regione di partenza o di arrivo), che invece va garantita al ciclista. Sempre che il capotreno controlli/emetta il biglietto per la bici, perché non sempre accade, in modo da conoscere il flusso di traffico, a fini statistici, ma anche per dare corpo e ragione, almeno ex post, all’accordo economico tra le parti, Regione e Trenitalia.

 

Giancarlo Odoardi