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DALLA VALLE CENA A PUNTA PENNA

Bene pubblico lacerato e sacrificato dalla “politica”

Lo statista guarda alle generazioni future, il politico alle prossime elezioni. E poi abbiamo territori come il vastese, dove la non politica si riduce ancor di più. L’incendio nell’area del Civeta, ad ecoballe stoccate in un impianto sotto sequestro giudiziario e dopo ore, giorni e settimane di pioggia, dovrebbe interrogare ed è la plastica dimostrazione di quel che servirebbe. Ma non c’è. In un territorio con una “politica” anche solo leggermente interessata al bene e all’interesse pubblico, quanto sta accadendo a Valle Cena avrebbe portato ad una vastissima riflessione e mobilitazione di chi dovrebbe rappresentare solo ed esclusivamente la cittadinanza. Invece, nonostante le traversie che da lustri attraversano quel territorio e la gravissima emergenza attuale, vediamo tutt’altro. Dal 95% dell’arco politico, con poche preziose e meritorie eccezioni, negli ultimi tempi abbiamo avuto solo personaggi in cerca di un posto al sole cercare di fare propaganda a propri veri o presunti leader, scambi di accuse incrociate da campagna elettorale (da coloro che, in realtà, hanno pesanti responsabilità sulla non virtuosità), lo sfogo di frustrazioni post elettorali e neostalinisti (in cerca di una dimostrazione di esistenza) che insultano gli unici cittadini che si stanno impegnando per il bene comune e la denuncia ambientale. A partire da quel “soggetto politico” che negli anni si è deprodizzato, develtronizzato, debersanizzato, derenzizzato ma continua ad avere sempre gli stessi protagonisti. Mortificando così militanti e altri cittadini che bramano una politica autenticamente progressista e popolare.

In tutto questo scenario a dir poco desolante manca, se non fosse per i pochi a cui abbiamo già accennato, ogni voce scevra da piccoli interessi di bottega che cerchi di parlare di ciclo virtuoso dei rifiuti, che rifletta sull’attuale situazione di Valle Cena (e non solo), su come e perché si è arrivati alla situazione odierna. E come uscirne, tutelando solo ed esclusivamente gli interessi dei cittadini e del territorio. Plaudiamo e facciamo nostro il commento del Comitato per la Difesa del Comprensorio Vastese, oggetto anche in queste ore (quando dovrebbe solo ricevere gratitudine e sostegno) di sconcertanti attacchi, sul nuovo incendio al Civeta: “ennesimo segnale inquietante, in perfetto stile mafioso, che incombe sul ciclo dei rifiuti in questa regione” mentre a “molti livelli non si è ancora ben compreso il livello della sfida posta all'intero Abruzzo e, a parte l'azione di alcuni degli amministratori locali dei comuni del comprensorio, continuano a esserci troppi silenzi o balbettii”. Invece servirebbe “agire in fretta per riportare serenità a questo territorio, garantire il rispetto degli standard di qualità ambientale e organizzare il ciclo dei rifiuti in maniera virtuosa”.

I rifiuti sono tra le cartine al tornasole della buona o della cattiva politica. La prima porta ricchezza e valorizza i territori. La seconda porta solo danni all’ambiente, alla salute, un’economia che arranca e costi immensi alla cittadinanza. Fino ad arrivare alle più squallide consorterie e traffici che animano le cronache giudiziarie. Lo dimostra la vicenda della discarica campana Resit, approdata alle condanne in Appello del Gennaio scorso. Gestita da quel Chianese che, dalle indagini del compianto Roberto Mancini ad oggi, è stato documentato come l’uomo che manovrava potenti, da ministri e parlamentari a servizi segreti “deviati” e infedeli servitori dello Stato. E l’Abruzzo, già dagli Anni Novanta non è esente, dalla raccolta rifiuti appaltata nella Marsica a Gaetano Vassallo alle inchieste Eco, Ebano, Humus, Mori, discarica Scurcola Marsicana e tante altre. Anche negli ultimi anni ci sono associazioni che lo hanno ricordato producendo dossier, comunicati, denunce pubbliche. Ma non essendo inquadrate in nessuna consorterie, essendo lontane da ogni cerchio magico e non portando acqua e voti ai soliti noti sono voci isolate.

Per quanto siano situazioni sideralmente diverse e le dinamiche non sono neanche minimamente paragonabili, la desolazione della non politica la vediamo anche sulla zona di Punta Penna. Dove le ultime amministrazioni mai sono riuscite a portare avanti una qualsivoglia visione univoca. Zona industriale ma anche Riserva Naturale, economia verde ma anche industriale. Un po’ di là, un po’ di qua. Navigando meno che a vista. Già 3 mesi fa ricordammo che ci sono diversi progetti in itinere che attendono una parola netta, chiara, decisa e definitiva. 90 giorni dopo siamo ancora allo stesso punto. Gli operatori economici giustamente portano avanti le loro istanze ed interessi, più che legittimi. Se attese e aspettative non si realizzano, il loro obiettivo dovrebbe essere solo e soltanto la politica che continua a tirare a campare di cerchiobottismo. Invece, al posto di sollecitare – con gli strumenti della democrazia e del confronto dialettico – coloro che dovrebbero essere rappresentanti istituzionali a quanto pare individuano il “nemico” nell’ambientalismo. L’ennesimo attacco avvenuto nei giorni scorsi, condito di evocazioni a studi legali e pesanti considerazioni, ne è solo l’ultima dimostrazione. Possibile che ogni qualvolta si rilascia un'intervista, un comunicato, si presentano osservazioni ad una procedura di valutazione ambientale (diritto riconosciuto da normative nazionali e internazionali) ci si debba sentire nel mirino se ambientalisti?  È  stata cambiata la Costituzione e sospeso l'articolo 21 per alcune categorie sociali? Sono stati sospesi i diritti civili e la libertà di parola per alcuni? Tutto tra i silenzi e i balbettii di assessori all’ambiente e amministratori vari. Pensano forse di andare avanti all’infinito con passerelle, convegni e belle parole? Quando si decideranno ad avere una visione chiara e precisa su quell'area e su tutto il territorio? Quando vedremo fatti reali e netti su tutela ambiente, qualità dell'aria (come negli ultimi giorni hanno documentato essere esiziale le associazioni Italia Nostra del Vastese, Porta Nuova Vasto, Vasto Libera e Pro Loco Città del Vasto) e tanto altro? Se basta mezza parola e devi temere lettere di avvocati e studi legali perché sei un cittadino che cerca di impegnarsi su importantissimi temi civili e sociali, ti senti praticamente intimorito nel parlare ed esprimerti – foss’anche semplicemente nell’ambito di quanto previsto dalle leggi - e certa “politica” tira a far finta di campare, le conclusioni da trarre dovrebbero essere scontate ... o si cambia rotta o si cambiano i marinai ...  c'è poco da aggiungere ...

 

Azione Civile, movimento fondato dall’ex pm e oggi avvocato antimafia Antonio Ingroia, Abruzzo