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MANCATO RIATTAMENTO U.O. PSICHIATRIA O.C. L’AQUILA

(richiesta chiusura ricovero internato REMS)

Stato di agitazione personale di Polizia penitenziaria

 

Sulmona, 9 settembre 2019 - Con rinnovato estremo dispiacere e parecchia critica sono qui a dover di nuovo evidenziare e, nello stesso tempo, contestare alle SS.LL. la totale mancanza di rispetto della normativa in materia di fumo e quindi di considerazione nei confronti degli operatori di Polizia Penitenziaria dell’Aquila, di Sulmona e di Avezzano che prestano il loro servizio all’interno della Unità Operativa di Psichiatria dell’Ospedale Civile dell’Aquila.

La sfortuna, se così possiamo dire, è che mio malgrado per motivi legati al servizio dallo scrivente svolto ho potuto, anche in questa occasione, prendere personalmente cognizione di una situazione vergognosa, al limite del rispetto umano e che in molteplici circostanze passate e presenti mi è stata sollevata da altrettanti sfortunati stanchi oramai di subirne le conseguenze.

Lo scrivente lamenta ancora una volta alle SS.LL. l’assenza, come dicevo in premessa, del benché minimo rispetto della normativa in tema di sicurezza e salubrità laddove si deve fare ancora una volta i conti con l’esposizione a fumo passivo e alla messa in sicurezza degli operatori di polizia penitenziaria ivi impegnati nello svolgimento del loro servizio. Voglio ancora una volta parlare, anche se dovrebbe essere superfluo farlo, che il perpetrarsi di ciò in qualsiasi luogo pubblico risulta già di per sé grave (non fosse altro perché così forse si capisce meglio). Farlo in un ospedale, laddove cioè la prevenzione dovrebbe essere massima ed indirizzata a curare e non a rischiare di far ammalare, lascio a voi decidere a che punto possa essere elevata la critica (vorrei rinnovarVi l’invito affinchè non mi si venga a dire per cortesia che il tutto fa capo alla tipologia di paziente ricoverato).

La postazione ( se così la vogliamo chiamare visto che consiste in un piccolissimo tavolo quadrato corredato di due sedie per nulla ergonomiche) degli armati ( ci si chiede quanto possa essere conveniente lavorare a diretto contatto con tali pazienti armati di pistola beretta 92 FS Parabellum) poliziotti penitenziari  tuttora insiste infatti a pochi centimetri da una pseudo area riservata ai pazienti fumatori ( praticamente tutti i ricoverati) per nulla ermetizzata, privata di adeguato sistema di aspirazione e, pertanto, arrecante grave nocumento per la salute di chi, suo malgrado, viene obbligato a stazionarvici. Il tutto come se la denuncia fatta fosse stata considerata come una qualsiasi frase scritta e priva di ogni fondamento.

Continuiamo a sostenere che del tutto opinabile e ancor più deprecabile risulta essere l’aver consentito che l’accendisigari elettronico (giustamente i pazienti psichiatrici vengono privati degli accendini) insista ancora in un angolo posto al di fuori dell’area fumatori e proprio dinanzi la postazione degli agenti.

Premesso quanto sopra, nelle more delle responsabilità che sarebbero da ascrivere alle competenti SS.LL., sono qui a chiedere l’immediato ripristino dei previsti parametri di sicurezza e di salvaguardia della salute di tutti gli addetti ivi posti in servizio facendo dotare i poliziotti penitenziari di tutti i dispositivi volti a soddisfare l’esigenza di garantirsi il diritto alla salute oltre che a lavorare con la serenità necessaria.

Invito gli ill.mi Prefetto,  Garante dei detenuti e Provveditore del PRAP chiamati in causa (anche se non avremmo voluti scomodare) la cui presente è inviata per conoscenza ma che, vista la totale mancanza di considerazione ricevuta e tradotta in un atto di totale abbandono alla quale soggiace la polizia penitenziaria chiamata a svolgere il proprio operato, privata del supporto di sicurezza e salubrità previsto dalle normative vigenti, in codesta sede,  chiediamo che si facciano promotori di iniziative volte a debellare l’annosa vicenda non esclusa la possibilità di precludere la possibilità di ricovero in essa agli internati della REMS  chiudendo, quindi, ogni futuro accesso al reparto psichiatria dell’Ospedale San Salvatore dell’Aquila, ovvero, trasferendo immediatamente l’attuale ricovero in altra e più attrezzata struttura.

Considerate le moltissime lamentele pervenutaci e il totale dissapore prodotto nei confronti di chi è suo malgrado costretto a lavorare in tale sede attiviamo sin da subito lo stato di agitazione di tutto il personale di polizia penitenziaria di stanza al carcere dell’Aquila da estendersi, qualora dovessero essere coinvolti anche poliziotti di Sulmona ed Avezzano, anche a questi ultimi. Non si escludono future e più eclatanti manifestazioni di protesta.

Mauro Nardella, membro del Comitato di Gestione Nazionale UIL PA Polizia Penitenziaria e componente della segreteria confederale CST UIL Adriatica Gran Sasso