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MOSTRA PERSONALE DELL’ARTISTA GALIÈ

Si inaugura venerdì 2 novembre alle 17.30, presso l'Aurum di Pescara, la mostra personale dell’artista Carmine Galiè, a cura del critico d’arte Massimo Pasqualone.  A Pescara prosegue il progetto ideato dal noto critico d’arte Pasqualone per far conoscere Carmine Galiè in Italia dopo il successo delle mostre del Museo Guidi di Forte dei Marmi, della galleria Frammenti d’arte di Roma, della Galleria Arzilli di San Marino, della Galleria Federico Barocci di Urbino, e poi Milano, Genova, Fortezza di Civitella del Tronto e Taranto. All'Aurum, uno dei più importanti artisti abruzzesi propone un omaggio alle Città invisibili di Italo Calvino, che tanto successo ha riscosso nella Repubblica di San marino, nella mostra tenuta da Galiè ad aprile. Per l’occasione è stato allestito un catalogo in cui Pasqualone così presenta l’artista in mostra a Pescara fino al 10 novembre: “Mi sembra davvero opportuno questo omaggio al Calvino delle Città invisibili di Carmine Galié che, dopo lo straordinario successo della seconda navigazione, rilegge, in chiave artistica, uno dei capolavori della letteratura del secolo scorso, pubblicato nel 1972, romanzo in cui l’autore ricorre alla tecnica della letteratura combinatoria, tecnica che Galiè riesce a rendere perfettamente con questi acrilici su tela, influenzato, al pari di Calvino, dalla semiotica e dallo Strutturalismo. In questo percorso, però, le parole lasciano il posto da un lato alla forza del colore, dall’altro alle suggestioni iconiche del dettato artistico. Ed anche qui, come nella letteratura combinatoria, centrale diventa il lettore, che si trova a “giocare” con l’autore, nella ricerca delle combinazioni nascoste nell’opera e nel linguaggio cromatico, e Galié inserisce nel testo simboli e significati nascosti, scegliendo le città (in)visibili che più lo hanno colpito, che maggiormente hanno tormentato le sue letture di artista colto e raffinato. D’altronde, Calvino stesso ha affermato, in una conferenza del 1983 alla Columbia University a New York, che non c’è una sola fine delle Città invisibili perché “questo libro è fatto a poliedro, e di conclusioni ne ha un po’ dappertutto, scritte lungo tutti i suoi spigoli”. Come sappiamo, infatti, il punto di partenza di ogni capitolo è il dialogo tra Marco Polo e l’imperatore dei Tartari Kublai Khan, che interroga l’esploratore sulle città del suo immenso impero e il veneziano autore del Milione descrive città reali, immaginarie, frutto della sua fantasia, che colpiscono sempre più il Gran Khan. Ed allora Galiè osserva i nove capitoli e le 55 città, le categorie combinatorie, 11 in totale, dalle “città e la memoria” alle “città nascoste” e rende le principali sulla tela, cogliendo per ognuna la caratteristica saliente, a partire dal nome di donna di derivazione classicheggiante.