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AI TEMPIETTI ROMANI
AI TEMPIETTI ROMANI

Chieti, 31 luglio 2019 - Nell'ambito della Rassegna Estate 2019 ai tempietti romani verrà inaugurata la Mostra Personale di Rossella Caldarale il 2 agosto alle ore 21 presso i Tempietti Romani. Interverranno il critico d'arte Massimo Pasqualone, che cura la mostra e che presenterà il catalogo 2019 Kalos con circa 70 artisti pubblicati, il Prof.Luigi Capasso, Direttore del Museo Universitario delle Scienze Biomediche, Angela Rossi, che parlerà del concetto di kagalokathia nel mondo greco.

L'evento vede la performance di Armonie, Quadri danzati a cura dell'Associazione Luci sulla Danza con la coreografia di Lucilla Seghetti e le danzatrici Sara Armandi, Ilaria Cocci, Ilenia Sciamanna. L'Associazione ha sede ad Ascoli Piceno ed opera in vari comuni delle province di Ascoli e Fermo. Da non perdere alle ore 19.00 l'incontro con Mariapaola Lupo, storico dell'arte e Daniele Mancini, archeologo, che ha avuto in gestione i Tempietti, sul tema Il cibo nell'arte e nella@toria.

La mostra dal titolo Duo prevede l'esposizioni di foto, ispirate all'idea di Bello nel mondo greco, inteso non solo in senso formale ed estetico, ma anche ontologico e morale. Il Bello ideale, ovvero l'ideale greco di perfezione nella società greca e soprattutto in Platone,  è sintesi di due aspetti, è l'unità fondamentale del Bene(Buono) e del Bello( kalòs kai agathòs). Così scrive Massimo Pasqualone nella sua nota critica Sul sentiero della bellezza: "Vive il tempo della bellezza il cammino artistico di Rossella Caldarale, attraverso la capacità di frammentare gli attimi ed i momenti che la vita sottopone allo sguardo dell’entronauta, che attenziona emozioni innanzitutto con la consapevolezza che la vita non è mai quella che si vede e che l’artista, quello vero, cerca nell’altro conferma del suo sé, una sorta di estraniarsi per ritrovarsi, di perdersi per ricostruirsi, di incontrarsi per dirsi noi.Scrive un noto poeta polacco, Cyprian Norwid: « La bellezza è per entusiasmare al lavoro, il lavoro è per risorgere».Certo, neanche a dirlo: il tema della bellezza è qualificante per un discorso sull'arte ed il rapporto tra buono e bello suscita riflessioni stimolanti. 

La bellezza è in un certo senso l'espressione visibile del bene, come il bene è la condizione metafisica della bellezza. Lo avevano ben capito i Greci che, fondendo insieme i due concetti, coniarono una locuzione che li abbraccia entrambi: «kalokagathía», ossia «bellezza-bontà». Platone scrive al riguardo: «La potenza del Bene si è rifugiata nella natura del Bello».E in effetti, di fronte a talune opere, ci si sente presi da timore reverenziale, per quella costante mediazione di rapporti e di analisi che la ricerca manifesta fin dall’inizio, dove la bellezza si fa costantemente voce di una realtà gnoseologica che il linguaggio artistico può partecipare per nuovamente tradursi nell’esperienza individuale dei singoli interlocutori. L’arte è sicuramente il di più di co-scienza che si assume il destinatario; è dunque una arte a volte iniziatica, a volte di autentica relazione, con una simbologia non necessariamente per eletti, ma che tuttavia è protesa ad elaborare strumenti per affrancare il colloquio da ogni infermità discorsiva del pre-giudizio e degli a priori.Ma ancor più si conferma la meraviglia per l’assoluta precisione dei riferimenti iconici e non, la padronanza di ogni concetto, la tecnica e il metodo delle sue realizzazioni, ove il contenuto e la forma, così come ritmo e scansione, oggettivano, in un tutt’uno inscindibile, la pienezza di una superiore coscienza delle intenzioni.Stiamo parlando, infatti, di un’Opera unica, di un «Valore» al maiuscolo.Il teologo Bruno Forte fa un’acuta e puntuale riflessione sull’attualità del bello: «Il tempo della ragione forte è anche il tempo dell’utopia: dove la ragione moderna pensava di aver tutto compreso, la volontà di potenza delle ideologie ambiva ad imporre alla realtà complessa e drammatica la totalità senza ombre dell’idea, rincorrendo l’aspirazione utopica di un compiuto “regnum hominis”. In questa ambizione, affamata di totalità, non restava spazio per la bellezza, perché, per essa, non può esserci posto dove non siano riconosciuti l’ulteriorità, l’indicibile, il mistero: la bellezza evoca, non cattura, suscita, non arresta, invoca, non presume. Perciò, nel tempo dell’utopia velleitaria della ragione adulta la bellezza è stata respinta, esiliata o ridotta a calcolo, a volgarissimo “kitsch” (“fango”, “immondizia”, dal verbo “kitschen” spazzare il fango dalla strada): “La bellezza disinteressata (scrive Hans Urs Von Balthasar, il pensatore che più di ogni altro ha avvertito l'epocale attualità del bello) senza la quale il vecchio mondo era incapace di intendersi, ha preso congedo in punta di piedi dal moderno mondo degli interessi, per abbandonarlo alla sua cupidità e alla sua tristezza".

Rossella Caldarale nasce a Pescara, vive e lavora a Loreto Aprutino (PE). 
Si appassiona alla fotografia da quando riceve in regalo la prima macchinetta fotografica analogica nel 2000. Da allora si dedica sempre più assiduamente alla sua passione, studiando, seguendo corsi e workshop fotografici di professionisti e fotoamatori (UIF-FIAF).
Il suo percorso artistico-formativo è scaturito dall’influenza di altre forme d’arte (pittura, scultura, musica, teatro) dalle cui frequentazioni attinge e si arricchisce sin dall’adolescenza.
La sua fotografia nasce dalla contemplazione della natura, indagando sempre più nell’ambito introspettivo senza trascurare il reportage e la ritrattistica. 
Ha partecipato a numerose mostre collettive e personali, esponendo nelle più prestigiose locations Abruzzesi, tra le quali Aurum (PE), Museo Barbella (CH), Fortezza di Civitella del Tronto (TE), Museo D’arte Moderna V.Colonna (PE). 
Sue fotografie sono state pubblicate sui libri “I Pastori in terra d’Abruzzo” - edito dal Gal.Abruzzo Alto Sangro, “L’Aterno-Pescara Mistero di un fiume”- edito da TextusEdizioni, sulla copertina “Racconti” di A. Di Marino - edito da Irdi-Destinazionearte, Kalos 2018 – edito da Sigraf.