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Fu la Nembo a liberare Chieti? PDF Stampa E-mail
Fu la Nembo a liberare Chieti?

Prima del conferimento della cittadinanza onoraria al 183° Reggimento paracadutisti Nembo, il “Comitato provinciale per la valorizzazione della cultura della Repubblica nel contesto dell'unità europea” ha esposto una mostra sulla Nembo nell'atrio del Palazzo Provinciale. Le motivazioni e il testo della delibera approvata dal Consiglio Comunale riflettono l'impostazione e il contenuto documentale della mostra. Nelle motivazioni è scritto che il 9 giugno 1944 paracadutisti del 184* Reggimento Nembo giunsero nella città di Chieti e la liberarono da una dura occupazione […] riuscendo a impedire che le forze occupanti mettessero in atto la già predisposta distruzione di numerose opere e manufatti più significativi della città. Per merito della Nembo, la città di Chieti divenne il primo capoluogo di provincia d'Italia che riconquistava la libertà grazie al sacrificio di sole unità dell'esercito italiano. Nel testo della delibera è scritto che il 183° e il 184° Reggimento della Divisione Nembo contribuirono in modo determinante alla liberazione della Provincia e della città di Chieti.

Tutte le affermazioni citate in corsivo non corrispondono alla verità storica. Sono smentite da due importanti testimoni. Il primo è un testimone d'eccezione: Angelo Meloni. Nel libro Chieti città aperta scrive che, nei primi giorni di giugno del 1944 i tedeschi iniziarono il ritiro e il trasporto verso il nord dei materiali pesanti distribuiti nella provincia di Chieti. La sera del 7 giugno tutti i reparti organici avevano lasciato la zona di Chieti. L'8 giugno, verso le 16, mentre si svolgeva la processione del Corpus Domini, il comandante tedesco, il prefetto Giuseppe Girgenti, con i relativi seguiti e alcuni collaboratori, lasciavano la città fuggendo verso il nord. (Meloni considera miracolosa la coincidenza tra l'uscita dell'arcivescovo Venturi dalla cattedrale con l'Ostensorio e la fuga dei tedeschi. È molto probabile, invece, che il comandante tedesco e Venturi abbiano concordato il giorno e l'ora della fuga, per evitare pericolose reazioni della popolazione e dei partigiani.) In città rimasero solo alcuni guastatori, incaricati di far saltare strade e alcuni impianti. Tra il 7 e l'8 giugno questi guastatori danneggiarono alcune officine e segherie, lo stabilimento della Cellulosa […] la centrale elettrica e alcune strade. […] Furono distrutte le opere di presa dell'acquedotto cittadino. Sul salvataggio della Colonnetta scrive: L'intervento dei patrioti e dei carabinieri salvò la strada che collega Chieti con la nazionale Tiburtina. Con scariche di fucileria misero in fuga i guastatori impegnati a far brillare le mine. Poi, i patrioti rendevano innocue le mine, asportando coraggiosamente, senza l'ausilio di mezzi tecnici, le micce e gli inneschi.

Il secondo testimone è il brigadiere della Guardia di Finanza Emanuele Di Patrizi. In un rapporto

datato 9 giugno 1944 e inviato alla IX Legione Territoriale della Guardia di Finanza di Roma (rapporto pubblicato da Mario Zuccarini in un numero del 1984 della “Rivista di studi storici dal fascismo alla Resistenza”), conferma quanto scritto da Meloni. Fu Di Patrizi a guidare un gruppo di giovani partigiani e di volontari in uno scontro coi guastatori che stavano per far brillare le mine sulla Colonnetta, mettendoli in fuga; Il loro intervento salvò anche la cabina elettrica del Tricalle, i motori e i macchinari dell'ufficio elettrico tranviario e il gasometro della città.

I due testimoni non hanno visto i paracadutisti della Nembo impegnati nel salvataggio della Colonnetta e della difesa degli impianti della città. Sulle azioni militari Meloni accenna solo a un breve violento combattimento tra un'esigua pattuglia della Nembo entrata in città il 9 giugno verso le ore 19, e un reparto di guastatori, che fu sopraffatto e catturato. Poi descrive l'entusiasmo della popolazione quando la pattuglia entrò in città. Angelo Meloni, ex fascista, esaltatore del genio militare di Mussolini, subito dopo la Liberazione salito sul carro dei vincitori, si sarebbe lasciata sfuggire un'occasione simile per glorificare le eroiche gesta della Nembo in difesa della provincia e della città di Chieti? Non le ha glorificate perché la Nembo non le ha compiute. Anche nella mostra è ricordato solo un breve combattimento tra il primo plotone della Compagnia paracadutisti della Nembo, comandata dal sottotenente Adolfo Mastrantonio, e un gruppo di guastatori tedeschi. Non sono esposti né il rapporto del brigadiere Di Patrizi , né altri documenti sulla partecipazione ben più decisiva dei partigiani e dei volontari alla definitiva cacciata dei tedeschi dalla città. Naturalmente la scelta non è casuale.  

La verità storica sulla liberazione della città di Chieti e dell’intera provincia è un'altra. Fu opera dell’azione militare degli alleati, della Resistenza (bande partigiane, compresa la Banda Palombaro,  e Brigata Maiella) e, con una partecipazione molto limitata, del Corpo Italiano di Liberazione. Il 183° e 184° Reggimento della Divisione Nembo, appartenenti al CIL, non diedero un contributo determinante, come è scritto nel testo della delibera, ma molto modesto. Determinante fu invece il contributo non solo della Resistenza armata, ma anche della Resistenza disarmata dei civili. Due esempi:

- molti civili (specialmente le donne) si opposero alle razzie di uomini per i lavori obbligatori al fronte;

- la popolazione di Chieti, spalleggiata dai partigiani, si ribellò all’ordine di Kesselring sullo  sfollamento totale della città (manifesto del 27 gennaio 1944: 3.000 partenti al giorno, a piedi, sotto la neve, fucilazione dei renitenti) con l'intento di trasformarla in una fortezza difficile da espugnare, prolungando la resistenza dei tedeschi. Si riunì davanti alla sede del Comando tedesco e alla Prefettura, minacciando una rivolta  se l’ordine di evacuazione non fosse stato revocato. La ribellione costrinse i tedeschi a fare marcia indietro e salvò la città dalla distruzione totale.

Domanda: per la liberazione di Chieti fu più decisivo questo atto di ribellione popolare o la scaramuccia tra un piccolo nucleo di paracadutisti della Nembo comandato dal sottotenente Adolfo Mastrantonio e un gruppetto di guastatori tedeschi?       

È evidente che, con il conferimento della cittadinanza onoraria al 183° Reggimento paracadutisti della Nembo, la maggioranza di centro-destra ha ripetuto l'uso strumentale della storia, sottoposta a revisione per propri fini politici. Un'operazione già fatta con la richiesta di una ricompensa al merito civile alla città di Chieti per i fatti legati a "Chieti città aperta", e con la rappresentazione al Teatro Marrucino, il 25 e 26 gennaio u.s., dello spettacolo teatrale “Operazione Quercia”. La delibera è stata approvata all'unanimità, per alzata di mano, dai consiglieri della maggioranza e dell'opposizione presenti in teatro. Prima del voto, l'opposizione si è limitata a denunciare l'omissione nella delibera delle parole “partigiani” e “Resistenza”. Con l'approvazione di una delibera che, col supporto di una mostra, contiene una ricostruzione storica riduttiva, distorta e a senso unico della liberazione della città e della provincia di Chieti, perché tace sul contributo determinante della Resistenza armata e disarmata ed esalta con accenti retorici e apologetici il ruolo molto modesto della Nembo, l'opposizione ha condiviso con la maggioranza l'uso strumentale della storia per opportunismo politico.

Un'ultima riflessione. Tra i componenti del “Comitato provinciale per la valorizzazione della cultura della Repubblica” non mancano storici di valore. Domanda: hanno chiesto e insistito che nel Comitato si discutesse sull'impostazione e sul contenuto della mostra e della delibera, proponendo qualche modifica e integrazione; o, venendo meno a un loro preciso compito, hanno lasciato carta bianca al generale Leonardo Prizzi e al sindaco Umberto Di Primio, approvando senza riserve il loro operato, rendendosi così complici di un'operazione politica, che certamente  non valorizza la storia della liberazione della Provincia e della città? Non mi risulta che sulla stampa o dalle TV siano state rese pubbliche notizie su dibattiti in corso all'interno del Comitato concernenti il taglio culturale e storico da dare alla delibera del Consiglio Comunale di Chieti di conferire la cittadinanza onoraria al 183° Reggimento paracadutisti Nembo. I cittadini hanno il diritto di sapere, perché la benemerenza è stata data “a nome di tutta la cittadinanza”.

A cura di Filippo Paziente, (storico e socio sezione ANPI “Alfredo Grifone” Chieti)