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NON HO L'ETÀ

Chieti, 17 marzo 2018 -

E vissero felici e contenti... a settant'anni e oltre.

 

di Franca Di Muzio

Lo confesso, la vecchiaia m'affascina. Sarà che sono nata da genitori considerati, all'epoca, già anziani; che all'uscita da scuola, vedevo mia madre spiccare tra le altre, unica dalla chioma argentea; che mio padre andò in pensione quando ero ancora piccola: un doppio salto carpiato generazionale che mi ha, a dir poco, disorientata. Fatto sta che la terza età m'ha sempre incuriosita, parecchio.

Non potevo quindi restare indifferente quando, a gennaio, vedo su Rai3 il trailer di quella che diventerà presto la mia trasmissione preferita: immagini romantiche di coppie anziane, colonna sonora nostalgica, e in sovraimpressione i versi di Alda Merini: “Il mio uomo che è bianco di capelli e giovane di anni, mi ha sempre portata lontana”.


Con un nume tutelare del genere, altro che se è andato lontano, Non Ho l'Età. Oltre le più rosee aspettative dei suoi stessi autori, mi confida Paolo Rossetti della Panama Film, casa di produzione romana specializzata nel “raccontare storie”. “Dopo i riscontri positivi avuti con Stato Civile, dedicato alle coppie gay all'indomani dell'approvazione della legge sulle unioni civili, un altro mutamento in atto nella società italiana ha attirato la nostra attenzione: il modo in cui oggi gli over 70 vivono la loro vita, anche e soprattutto amorosa”.

 

Se è vero infatti che l'Italia è un paese che invecchia, è anche vero che lo fa in modo sempre più vitale: in particolare, gli ultrasettantacinquenni. In questa fascia d'età, l'Istat registra un aumento nella percentuale di coloro che coltivano “relazioni sociali significative”, frequentando quotidianamente altre persone (il 13,3%, battendo l'11% dei 60-64enni e l'8,6% dei 55-59enni): il che li porta, in netta controtendenza rispetto a un panorama dominato da divorzi e unioni di fatto, a stringere nuovi legami e convolare a nozze, con un picco clamoroso di matrimoni (+55%) contratti negli ultimi cinque anni.

 

Una tendenza che alla Panama Film hanno saputo raccontare con garbo e delicatezza, curiosità giornalistica e rigore documentaristico: “Sfidando il pregiudizio per cui gli anziani non hanno appeal in tv, abbiamo raccolto le storie di coppie di ogni estrazione sociale, culturale e geografica: persone a cui la vita, il destino, la volontà hanno dato la possibilità di vivere un nuovo amore. Tutte si sono fidate dei nostri autori, regalandoci delle meravigliose, incoraggianti testimonianze”, prosegue Rossetti.

Ne son venute fuori trenta puntate, trasmesse in prima serata su Rai3 dal lunedì al venerdì, poi salite a quaranta sotto la spinta lusinghiera degli ascolti (picchi di 2 milioni di telespettatori a puntata, con una media tra il 6 e l'8% di share), di un format tra la confessione e il documentario, che ha dato voce e corpo alle storie d'amore di persone tra i 70 e i 94 anni; storie coronate da un “lieto fine” niente affatto scontato.

Episodio dopo episodio, l'hashtag #nonholetà spopola sui social, affollati di commenti entusiasti di telespettatori grandi e piccoli: dal bambino affascinato dalle storie “di quando lui non c'era”, agli adolescenti che sognano l'amore vero e vedono i propri nonni e bisnonni sotto una nuova luce; dagli adulti che stemperano il proprio cinismo e tornano a commuoversi, fino agli anziani, che si ritrovano nelle vicende dei loro coetanei. Protagonisti di una terza età sorprendente e sconosciuta, in cui, complici le varie Università della Libera Età, i centri anziani, le piazze e le feste di paese, i viaggi, Facebook, la ricerca di passatempi che uniscano l'utile al dilettevole, su tutti: il ballo e i suoi luoghi deputati, spingono chi è rimasto solo a rimettersi in gioco e a formare nuove coppie, tanto mature quanto innamorate. Il lieto fine per eccellenza: l'amore che arriva inaspettato fuori tempo massimo e trionfa, dopo una vita costellata di prove, dolori e delusioni – morte del coniuge, divorzi, tradimenti, malattie, problemi economici.

 

“È proprio la speranza sottesa a ogni storia, la chiave del successo di Non Ho l'Età”, afferma Beatrice Dondi, critico de L'Espresso: “Un programma elegante, nostalgico, tenero... gli ingredienti per funzionare li aveva tutti, su tutto: l'Amore. Personalmente, non le ho guardate infatti come storie di “anziani”, ma come semplici storie d'amore. In un'epoca televisiva in cui tutto è mercificato, ridotto a cibo spazzatura da divorare, alimento che stimola i bassi istinti del pubblico; in cui le telecamere frugano nelle mutande della gente comune e i cosiddetti Vip sbandierano i propri amorazzi, le storie di persone normali, persone vere come gli anziani di Non Ho l'Età rappresentano un ritorno alla purezza e all'autenticità dei sentimenti”.

 

Sentimenti che non prescindono dalla gioiosa riscoperta del desiderio fisico: “Non trovo le parole, non sono un poeta, ma so che quando l'ho baciata ho sentito qualcosa di bello”, racconta alle telecamere l'ottantenne Aldo; emozioni che, a loro volta, emozionano i telespettatori: “Evidentemente, eravamo stanchi di vedere l'amore rappresentato sempre in un certo modo... e non ci siamo persi una puntata!”, racconta Dondi. Episodi da venti minuti ciascuno, densi di volti, di vicende, di vite: il tempo giusto per raccontare una storia, l'ideale per mantenere desta l'attenzione senza appesantire la narrazione. Un tempo in cui le memorie personali dei protagonisti si intrecciano con la memoria collettiva di un paese in profonda trasformazione: “Oltre all'aspetto affettivo, di 'educazione sentimentale', mi ha colpita la forte valenza culturale del programma, che con l'ausilio di filmati e immagini di repertorio ha saputo stimolare il gusto della memoria, il piacere di guardare al nostro passato prossimo, alla storia dell'Italia dal secondo dopoguerra in poi: com'è stato per la serie tv Le ragazze del '68”, conclude Dondi.

 

E se in quest'ultimo erano una donna famosa e una sconosciuta a raccontarsi, anche in Non ho l'età l'affabulazione di sé costituisce un meccanismo narrativo fondamentale. La nuova tendenza televisiva pare proprio essere il raccontare storie in cui gli spettatori possano identificarsi e rispecchiarsi (si vedano, su Rai3: “Sconosciuti” ieri, “Senso Comune” oggi), in una tv-verità gradevole e non urlata, una tv che, nel caso di Non Ho L'Età, ha scommesso su quella che Natalia Aspesi, in un articolo uscito su “Repubblica” proprio il giorno di San Valentino, ha definito “La bellezza di noi vecchi”.

 

L'innamoramento, l'amore, il desiderio in tarda età: temi ritenuti a torto ostici, oggi sempre più rappresentati in libri e film  – da “Le nostre anime di notte” a “Il buon vecchio sesso fa paura”; da “Ella & John” a “Ricomincio da noi”. Ci sarebbe ancora spazio per affrontare e approfondire l'argomento più spinoso di tutti, l'ultimo tabù: la solitudine (ne ha parlato, di recente, l'Economist). È lei la bestia nera degli uomini e delle donne di Non Ho l'Età, che dopo una vita trascorsa più o meno volentieri in coppia si ritrovano soli, a fare i conti con se stessi: e se all'inizio alcuni tirano un sospiro di sollievo e si godono la ritrovata solitude, riscoprendo il proprio vero sé, alla fine tutti si rimetteranno in gioco per uscire dalla crudeltà della loneliness. cercando qualcuno con cui condividere la vita e trovando (o addirittura ritrovando, dopo trenta-quarant'anni, complice un destino burlone) la propria “metà della mela”.

 

Messi da parte i problemi collegati al lavoro e alla carriera, cresciuti figli e nipoti, la terza età sembra allora proprio quella giusta per vivere un amore “maturo” in tutti i sensi, completo e sereno, che riscopre il desiderio e allo stesso tempo lo trascende, andando oltre le apparenze. Comunione di anime, è il filo rosso che accomuna storie tanto diverse ma, in fondo, molto simili. Perché come scriveva Tolstoj: se è vero che “Tutte le famiglie felici si somigliano (e ognuna è infelice a modo suo)”, lo stesso vale per le coppie, di ogni età.

 

L'ultima replica di “Non Ho l'Età” andrà in onda su Rai3 sabato 17 marzo, alle 17.15. A settembre, dopo la pausa estiva, tornerà con la seconda serie.