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ALLARME OLIO

Teramo, 13 aprile 2019 -

Nel 2019 addio ad almeno 5 bottiglie su 10 di extravergine abruzzese sugli scaffali dei supermercati per effetto della diminuzione della produzione che in regione ha subito un calo medio di oltre il 51% conseguenze importanti sui numeri complessivi della commercializzazione. È quanto emerge dall’analisi di Coldiretti nel convegno “la filiera olivicola italiana tra nuovi impianti e certificazione”, promossa in collaborazione con Abruzzo Oleum nell’ambito della Fiera dell’agricoltura di Teramo, inaugurata oggi a Piano d’Accio tra migliaia di visitatori. Nell’incontro, che ha visto partecipare il direttore regionale di ColdirettiGiulio Federici, la presidente di Coldiretti Teramo Emanuela Ripani e il presidente di Abruzzo Oleum Luciano Di Massimo con la presenza del vescovo Lorenzo Leuzzi e l’assessore comunale all’agricoltura Antonio Filipponi, è stato tracciato lo stato dell’olivicoltura regionale in un anno particolarmente critico per il settore, che in alcune regioni ha registrato un crollo del 60% della produzione a causa di diversi fattori tra cui cambiamenti climatici, xylella e concorrenza sleale provocata dalle importazioni low cost spacciate per italiane.

“In particolare sono state le Regioni del Mezzogiorno ad accusare le perdite maggiori ma l’Abruzzo non è esente da preoccupazioni – ha detto il direttore Federici – il nostro olio è, per qualità, tra i migliori italiani ma va maggiormente tutelato e salvaguardato attraverso un adeguato coordinamento istituzionale tra il livello regionale e quello nazionale. Sul piano strutturale - ha continuato Federici - vanno poi affrontate molteplici criticità, prima fra tutte l’invasione di olio straniero a dazio zero. In questo scenario per rimanere competitivi in un settore fondamentale per il Made in Italy deve partire al più presto il Piano olivicolo nazionale 2.0 per rilanciare l’olivicoltura con una strategia nazionale e investimenti adeguati, anche per realizzare nuovi impianti, così come è stato fatto da altri Paesi nostri concorrenti. Anche in Abruzzo, seppure la produzione 2018 abbia registrato un calo inferiore alla media nazionale, occorre accelerare sulla predisposizione del Piano olivicolo per valorizzare e tutelare ulteriormente un prodotto simbolo della nostra economia da promuovere con maggiore forza”. Dello stesso parere la presidente di Coldiretti Teramo, Emanuela Ripani, che ha introdotto il convegno ricordando i numeri dell’olivicoltura regionale e le grandi potenzialità della provincia di Teramo, in cui “si trovano aziende specializzate che, soprattutto negli ultimi anni, stanno cercando di far conoscere il proprio prodotto anche all’estero”. Interventi tecnici, inoltre, da parte di Giuseppe Lopriore, dell’università degli studi di Foggia, che ha tracciato le linee tecniche per le nuove forme di allevamento e i nuovi impianti intensivi e superintensivi e di Nunzio Scaramozzino di Unaprol che si è soffermato sulla certificazione dell’extravergine e sulle norme sulla tracciabilità dalla pianta alla bottiglia, mentre il presidente di Abruzzo Oleum Luciano Di Massimo ha evidenziato l’importanza della certificazione e della denominazione di origine ricordando che “con la diminuzione della produzione aumenta inoltre il rischio di frodi e sofisticazioni che colpiscono anche i produttori abruzzesi.

 

Per non cadere nelle trappole del mercato il consiglio della Coldiretti per scegliere Made in Italy è quello di diffidare dei prezzi troppo bassi, guardare con più attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop, quelli in cui è esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori olivicoli, nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica dove è possibile assaggiare l’olio EVO prima di comprarlo e riconoscerne le caratteristiche positive. Oggi nella stragrande maggioranza delle confezioni – denuncia la Coldiretti – serve la lente d’ingrandimento per leggere le minuscole scritte, poste spesso sul retro, “miscele di oli di oliva comunitari”, “miscele di oli di oliva non comunitari” o “miscele di oli di oliva comunitari e non comunitari” obbligatorie per legge nelle etichette dell’olio di oliva dal primo luglio 2009.

 

Coldiretti Abruzzo sottolinea che in regione il comparto olivicolo conta in regione circa 6 milioni di piante su circa 46mila ettari che rappresentano circa il 50% della superficie agricola arborea utilizzata, un totale di circa 60mila aziende di cui 15mila che coltivano prevalentemente olivo, oltre 350 frantoi e una produzione media storica di circa 14mila tonnellate di olio che quest’anno, rispetto al 2017 in cui si era registrata una produzione di 13.679 tonnellate, ha tuttavia subito una forte diminuzione attestandosi intorno alle 6.640, secondo una elaborazione Coldiretti su dati Agea.

 

In riferimento alla Fiera dell’agricoltura di Teramo, Coldiretti ricorda che sono presenti 21 aziende agricole di Campagna Amica che, fino a domenica, esporranno le proprie tipicità per far conoscere le eccellenze regionali con particolare rifeirmento alle produzioni teramane. Nel corso dei tre giorni di fiera, verranno inoltre donati da Coldiretti e Campagna Amica i palloncini della trasparenza nell’ambito della petizione Eat original, l’iniziativa dei cittadini europei (ICE) promossa da Coldiretti a Bruxelles insieme ad altre nove associazioni con lo scopo di convincere l’Europa ad estendere l’obbligo di indicare in etichetta l’origine di tutti gli alimenti. Una azione che Coldiretti ritiene indispensabile per il futuro dell’agricoltura di qualità e della trasparenza richiesta dai consumatori e che, in pochi mesi, è stata appoggiata da oltre diecimila abruzzesi tra cui, questa mattina a Pescara, dallo stesso governatore Marco Marsilio e dal consigliere regionale Guerino Testa in occasione dell’inaugurazione della Mostra del fiore nel porto turistico, mentre nell’ambito della fiera dell’agricoltura di Teramo, dal vescovo di Teramo Lorenzo Leuzzi, dal sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto, dall’assessore all’agricoltura Antonio Filipponi e dal  presidente della provincia di Teramo Diego di Bonaventura.

 

Nelle foto: firma della petizione del vescovo di Teramo SE Lorenzo Leuzzi (a Teramo)