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DIETRO I ROGHI

Pescara, 12 agosto 2017 - Sono troppi e tanti, in contemporanea, gli incendi che stanno devastando la natura protetta d'Abruzzo. Non solo azioni di criminali e di piromani, che in molti casi hanno innescato gli incendi, ma anche il risultato di una scarsa azione di prevenzione e di difesa attiva dai roghi, frutto della sottovalutazione degli effetti della riforma che ha visto il passaggio delle competenze in materia di Antincendio boschivo dall'ex Corpo Forestale dello Stato ai Vigili del Fuoco, oltre ai ritardi della Regione rispetto all'attivazione del Piano Regionale AIB e la constatazione di una fragilità delle aree protette rispetto a questi eventi.

Una fragilità dovuta alla inadeguatezza di un quadro normativo che risale alla legge 353/2000 con Piani AIB che non sono più idonei a fronteggiare gli effetti del cambio climatico e delle sue ripercussioni sulla tutela della biodiversità, dall'inapplicazione della stessa legge sui vincoli e al catasto delle aree percorse dal fuoco, ma più in generale le azioni di difesa attiva (gestione boschiva in primis) e la loro piena integrazione nelle azioni di Protezione civile che devono mettere in campo le aree protette.

“Sono queste, a nostro avviso, le concause che stanno determinando il disastro in atto - dichiara Antonio Nicoletti, responsabile nazionale Aree protette Legambiente - Fatti che alla vigilia del 15 giugno, data di inizio della stagione estiva per l'antincendio boschivo, erano risaputi e conosciuti da tutte le istituzioni e soggetti tecnici perciò, oggi, nessuno si può dichiarare innocente rispetto a quanto sta succedendo.”

Ci interessa però capire alcuni fatti che si sono verificati in alcune aree protette della Regione, anche per trarne delle lezioni per il futuro.

A partire da quanto avvenuto a Campo Imperatore la scorsa settimana dove sono stati identificati i responsabili dell'incendio che ha devastato Fonte Vetica e rispetto a questo incendio il Parco nazionale del Gran Sasso è chiamato a rispondere delle proprie responsabilità, opportunamente non nascoste dallo stesso presidente Navarra, per aver permesso la realizzazione di una iniziativa che, a torto o ragione, si considera il motivo scatenante dell'incendio. Sulla strumentalità di queste accuse e sulle responsabilità, vere o presunte del parco, saranno le indagini delle forze dell'ordine e il giudizio della magistratura a chiarire i fatti, ma da subito chiariamo che saremo parte civile nel procedimento.

Ma è evidente che il Parco, a prescindere dalle sue competenze e sulla possibilità di vietare una iniziativa giunta alla sua cinquantottesima edizione, deve adattare i suoi comportamenti alla luce dei rischi che il cambio climatico impone e rispetto a questo implementare le sue strategie. Per questa ragione diciamo che un parco deve avere, oltre a tutti i piani e regolamenti previsti e vigenti, anche una strategia di adattamento al cambio climatico, primo fattore di perdita di biodiversità, che gli fornisca indicazioni e modalità di comportamenti da tenere anche nella scelta di far svolgere nella piana di Campo Imperatore una manifestazione di quel tipo. Oggi invece il sì o il no del parco dipendono solo da leggi e regolamenti che, anche nel caso si imponga la VIA/VAS, non tengono in considerazione aspetti sempre più cruciali per la tutela delle aree naturali.

Vogliamo, inoltre, sottolineare la gravità di quanto sta accadendo ancora in queste ore nel Parco nazionale della Majella interessato nelle ultime settimane da imponenti incendi nella Valle dell'Orfento. Gli incendi del 10 Luglio  (che hanno interessato San Tommaso, Scagnano in Caramanico, Trovigliano in San Valentino), del 2 Agosto (Riga, Decontra, Coste Pretarule sull'Orfento in Caramanico), altri due incendi presto domati negli ultimi due giorni, in località San Paolo (Caramanico) e Macere Piane (Sant'Eufemia a Maiella) e i due, consecutivi, tentativi di avviare un pericolosissimo incendio in Via Colle - Cappuccini a Caramanico Terme, nei pressi del centro storico e a poche decine di metri, tra l'altro, dell'abitazione del Sindaco di Caramanico Terme, a cui va tutta la nostra solidarietà, segnalano una escalation di violenza incendiaria mai registrata nel territorio del Parco Nazionale della Majella.

“A questo riguardo - dichiara Giuseppe Di Marco, presidente Legambiente Abruzzo - non possiamo che constatare l'inadeguatezza delle azioni di prevenzione e difesa attiva messe in atto dal Parco nella gestione degli incendi in quell'area, anche e soprattutto, alla luce della riforma che ha visto il passaggio del personale dal CFS nei Carabinieri Forestali. Ci sembra di aver percepito una scarsa attenzione all'area nord occidentale e al cuore gestionale del Parco, area che interessa molte aree agricole comprese nella zona C del Piano del parco e che sono interessate per oltre il 70% dei danni da fauna selvatica dell'intera area protetta. Visti questi presupposti, una maggiore attenzione del Parco avrebbe a nostro avviso aiutato a evitare tanti eventi dolosi rispetto ai quali ribadiamo la nostra solidarietà e vicinanza al Sindaco Simone Angelucci e a tutta la comunità.”

 

Legambiente