cultura >> Storia e cultura >> Il Pergolone di Ortona

Editoriali

Guida TV

Il Pergolone di Ortona
Il Pergolone di Ortona

L’uva pergolone o “lu pruvilòne di Urtòne” fa ribalzare subitamente nell’immaginario collettivo la campagna profumata dei grappoli aurei, dagli acini dolci, croccanti e avvolgenti.  Le espressioni attribuite nel corso del tempo al pergolone sono molteplici e potenzialmente riconducibili all’economia, alla società, alla cultura, alla tradizione, alla gastronomia e pure alla frivolità e all’aspetto burlesco della convivialità o “passa tempo” del genere umano.

Vitigno pregiato e di antichissime origini, risalente a circa il XIII sec., che nel corso del tempo ha saputo deliziare palati raffinati, nella sua globalità gustativa del frutto, del vino, della marmellata e del mosto cotto.

Il pergolone è stato coltivato fiorentemente sino a pochi anni fa, attualmente sostituito dal cugino Montepulciano, nella zona tra i fiumi Alento e Sangro con preminente diffusione e sviluppo economico sul territorio ortonese.

La coltura dell’uva da tavola si è andata estendendo gradualmente e, con una certa costanza fino agli anni immediatamente successivi al secondo dopoguerra, per poi accelerare il ritmo tanto che da 1355 ettari nel 1941 si passò a 1425 ettari nel 1947, a 8025 ettari nel 1960, fino a 13.605 ettari nel 1974.

L’uva pergolone ha rappresentato per il Comune di Ortona, una risorsa economica importantissima, soprattutto appena dopo la guerra, dove molte persone prevalentemente uomini, armati di coraggio, hanno liberato i campi dalle mine per ripiantare le viti, permettendone il riavvio dell’economia dopo la difficile fase post bellica.

Il pergolone ha rappresentato lo sviluppo per Ortona e per territori limitrofi, dato che l’uva della costa era discretamente apprezzata e rinomata nei mercati importanti nazionali come ad esempio la vicina Roma, Bologna, Milano, ecc,

I nonni nel raccontare il trascorso dei loro giorni, infatti, novellano dei commercianti romani che dalla capitale venivano direttamente sul territorio ortonese per l’acquisto del pergolone.

L’aumento della coltivazione del pergolone, difatti, ha comportato la realizzazione di capannoni o magazzini -es. C.da Foro, C.da Fossato, C.da San Leonardo, Villa Grande, ecc.- destinati alla delicata preparazione e imballaggio del prodotto, per poi successivamente essere inviata e commerciata sui principali mercati nazionali come Roma, Milano, Torino, ecc..

Il pergolone ha rappresentato non solamente lo sviluppo economico ma, ha suggellato nuove conquiste, soprattutto per il nuovo ruolo della donna, nella società e nella famiglia. La donna, difatti, si occupava principalmente della sistemazione e imballaggio del pergolone e spesso proveniva dall’entroterra abruzzese e in alcuni poesie del tempo andato, infatti, possiamo menzionare  parti della poesia dell’ortonese Maria Fileni “Tèmbe de l’arcote. E rruvève le pruvelunère: femmene, che menève da lundène. A chele tièmbe la fatijje n-zè truvève, p’abbuscàrze pòche lire, quanda sacrificie ze facève! Pègge de le bbdànde che vedème mò, quelle, durmève a le mahazzìne, tra llettucc-i-‘armedijète e cataste de plotò; e prìme che scè lu sòle la matine, ggià stève sòtt’a la capànn a ‘mm-ballè l’ùve”

Rilevata la distanza, non percorribile agilmente per quei tempi giornalmente, dalle zone dell’entroterra abruzzese verso la costa ortonese, le persone, prevalentemente donne, dovevano rimanere fuori casa, per tutto il periodo della raccolta dell’uva.

I magazzini, infatti, erano adibiti non solamente per la lavorazione dell’uva ma, pure per offrire l’alloggio ai lavoratori cosiddetti forestieri che venivano ad Ortona solo per “Lu tempe de le purvelunère”.

Questa micro emigrazione dall’entroterra alla costa abruzzese ha comportato maggiore consapevolezza, sicurezza, forza e determinazione del ruolo della donna nell’ambito della famiglia, della società e dell’economia. Valori confluiti successivamente in quei meriti rinvenibili nel processo di emancipazione femminile e conseguente acquisizione di diritti sociali e civili impensabile da raggiungere nei tempi andati.

L’altro aspetto sociale del pergolone da menzionare è quello dell’utilizzo del mosto cotto (uva pigiata e cotta in paiolo di rame), come dolcificate dei poveri, poichè lo zucchero nei tempi passati era costoso e quindi di raro o poco utilizzo per alcune persone appartenenti alla fascia più debole della società.

L’utilizzo del mosto cotto, man mano si è evoluto da zucchero per i poveri ad ingrediente prelibato ed indispensabile per la realizzazione del dolce identificato in tutta la regione Abruzzo come tipico ortonese denominato nevola.

Le nevole sono ricondotte pregevolmente alla Città di Ortona per la tipicità incontestata e riconducibilità al mosto cotto ottenuto dall’uva di pergolone. La nevola è apprezzata, sia semplice come si gustava nei tempi austeri passati, e sia ripiena di crema pasticcera nella tipica versione dei tempi prosperi moderni.

Il pergolone non ha rappresentato solamente economia, arte culinaria, società, costume ma, va ricondotto pure all’aspetto ludico che ha contraddistinto e continua a caratterizzare la parte più frivola e giocosa della vita dell’umanità in genere. I lavoratori, infatti, mentre svolgevano attività lavorativa legate al pergolone, intrattenevano non solo scambi di idee, di cultura ma, pure di divertimento con possibilità di confronto, scambi scherzosi con occasioni amicali e maritali. La raccolta del pergolone, per concludere, ha rappresentato un momento magico e ludico poiché oltre al lavoro sodo, ci si cimentava con balli, canti e allegria in genere.

Nell’ambito ludico, canzonatorio del pergolone, si menziona l’esperienza di Vito Cavuti, che figlio di contadini della zona di C.da Feudo, si allietava dopo le ore faticose di lavoro ai vitigni di pergolone, a trascorrere ore serene e spensierate con la musica. La passione per la musica di Vito Cavuti era innata e donata generosamente dalla natura. Grazie al suo dono, da poter essere definito geniale, poiché nonostante il dilettantismo, riuscì a costruire artigianalmente e manualmente con l’antico vitigno del pergolone, ben sei violini. Ha ottenuto un risultato grandioso ed impensabile grazie all’opera straordinaria di grande manualità, ingegno intellettivo e smisurato dono e amore per la musica e il pergolone. Queste opere rare, legate al riposo soave dopo la fatica dei campi, ha destato curiosità, dando luogo alla ricerca infinita di liutai e associazioni in genere per conoscere il violino realizzato artigianalmente da un contadino con la vite del pergolone. La curiosità dei liutai è stata grande da ricercare e far rivivere in un evento intitolato “Note del Pergolone” le gesta di chi amorevolmente ha dedicato la propria vita al pergolone e alla musica.