cultura >> Storia e cultura >> LA TAVOLA DEI MORTI

Editoriali

Guida TV

LA TAVOLA DEI MORTI
 LA TAVOLA DEI MORTI

Spoltore, 3 novembre 2016 - La celebrazione di Ognissanti è piena di significati religiosi, antropologici e culturali. Il culto dei morti affonda le radici nella civiltà antica, poiché l’uomo è stato e continua incessantemente a chiedersi del mistero della vita e dell’ipotetica continuità e non, nella dimensione ultraterrena.

Il distacco terreno tra le persone per via della morte, conduce spesso ad un dolore inconsolabile, spesso placato con ricorso alla pratica di riti o attività che meglio possa alleviare l’assenza della persona cara. Anticamente, per meglio preservare la continuità spirituale tra le persone, si pensava addirittura di nutrire i defunti con acqua e farina attraverso la postazione di alcuni fori sulla bara. Sant’Agostino poi, vietando categoricamente l’uso di alimentare i defunti, incentivò maggiormente la spiritualità quale percorso riconducente, tramite la pratica della comunione d’intenti, al ritrovamento e allocamento di un punto di commiato tra i vivi e i morti.

Il legame tra i vivi e i morti da sempre, sin dalla notte dei tempi, ha sempre richiamato l’attenzione dell’umanità ravvisabile nelle attività e nei pensieri che tengono in vita il ricordo dei cari defunti, per meglio alleggerire e sopportare il dolore dell’assenza materiale della persona cara.

L’associazione Fonte Vecchia, presso il borgo Case Troiano di Spoltore, nella serata del primo novembre ha organizzato l’iniziativa “Tavola dei morti” per soffermarsi saggiamente sull’entità della vita ultraterrena, tra racconti della tradizione e storie degli spiriti. L’iniziativa ha avuto inizio nella stradina, che conduce al borgo Case Troiano di Spoltore, illuminata dalle sole luci di candele e lumini. Nel bel mezzo del percorso ci si è imbattuti all’incontro di due anime di frati che, nella notte tra il primo e il due novembre, sono costretti a recitare lunghe e instancabili litanie poiché nella vita terrena si erano sottratti al loro dovere di pregare per le persone più bisognose.

Il percorso è continuato, dal viale sino a raggiungimento del borgo Case Troiano, con altri incontri suggestivi e leggendari legati alla storia del luogo come quello su Pulcinella, sulle anime Pezzentelle, sull’Ulivo del Mazzamurillo, sulla tomba del Cavaliere, il canto dei morti e i cibi rituali di Ognissanti.

L’arrivo nel borgo ha condotto alla riscoperta dei simboli che affondano nell’antica tradizione abruzzese come il sacchetto del grano, la scopa rovescia sull’uscio e la “Tavola dei morti”.

La tavola di casa difatti, nella notte tra l’uno e il due novembre si lasciava apparecchiata con le migliore pietanze contadine, dalla pasta all’uovo fatta a mano al pollo al forno con patate, sino al vino e al dolce per accogliere e rendere più sereno il passaggio delle anime dei propri defunti che in quella notte, si narra, tornano a trovare i propri cari e affetti.

Con la “Tavola dei morti” si è cercato di raccontare ai più giovani una tradizione importante per la nostra storia, con il dovere di onorare nella maniera più giusta, rispettosa e opportuna quelle persone che hanno fatto parte della nostra vita e che in quella notte, tra l’uno e il due novembre, come vuole la narrazione, tornano nelle loro case per un breve attimo.

La particolarità della “Tavola dei morti” evidenzia un cibo che non potrà essere consumato, poiché la tavola imbandita deve poter accogliere le sole anime, che durante la notte tra l’uno e il due novembre, e poter ritrovare, come tramanda la narrazione, i piatti tanto amati in vita.

La tradizione, infatti, vuole che, nei tempi antichi, le famiglie potevano consumare quei cibi solo il giorno seguente se non, addirittura destinare quegli alimenti ai poveri.

L’iniziativa “Tavola dei Morti” si è conclusa per l’appunto, con la degustazione di cibi contadini come il grano dei morti, il melograno, le fave, i ceci, la zucca e le patate per meglio immortalare e suggellare la tradizione abruzzese di Ognissanti.

Laura Florani

 

L'opinione di Giustino Zulli

I sapori dalle nostre tavole