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POPULISMO
POPULISMO

Furci, 12 gennaio 2019 -

di Rosanna Colamarino


La scena politic a dominante, nell’attuale momento storico, è paragonabile alle esili rappresentazioni teatrali anteriori alla riforma di Goldoni (Settecento). All’epoca i canovacci della commedia dell’arte erano volgari e immorali: non istruivano il pubblico ma divertivano mettendo in ridicolo i cattivi costumi. Queste rappresentazioni possono essere paragonate all’attuale “populismo”? La vicenda è complessa.

Di solito populismo è un approccio strategico che considera la politica come una battaglia tra le “masse ordinarie” contro le “classi elitarie”. Il termine è stato utilizzato per descrivere, nella seconda metà del Novecento, movimenti diversi: il “peronismo” in Argentina, il “maccartismo” negli Stati Uniti. Nel ventunesimo secolo torna alla ribalta, di nuovo, il termine “populismo” sui grandi temi -globalizzazione, migrazioni e recessioni- cavalcati da politici di destra (Matteo Salvini, Donald Trump, Viktor Orban).

 

Questi politici sono riusciti a trasformare la politica in una “commedia dell’arte”: operano all’interno di un sistema democratico senza il rispetto della democrazia liberale con maschere preordinate e ripetitive. Riescono a conquistare quegli elettori “trascurati” offrendo una nuova rappresentanza non democratica. “Il momento storico è fecondo per gli attori politici più astuti che possono parlare a nome del popolo e ottenere grandi vantaggi politici” – così Benjamin Moffitt nel suo “The global rise of populism”.