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SINDACO O SINDACA
SINDACO O SINDACA

Ortona, 9 marzo 2019 -

La donna nel corso della storia, ha seguito una continua emancipazione al fine dell’affermazione dei diritti sociali, politici ed economici. Nel Medioevo gli unici ruoli che poteva svolgere erano le attività domestiche per poi passare, nei primi decenni dell’ottocento al lavoro di fabbrica. L’urbanizzazione e l’industrializzazione di fine Ottocento poi, modificarono i modi di vivere, le professioni e le esigenze tradizionali, permettendo pure alle donne di avere maggiore autonomia. Alcune donne della storia di fine Ottocento beneficiarono degli effetti del cd. modernismo accedendo all’istruzione superiore e permettendo di fare parte del corpo docente, mentre quelle con più bassi livelli sociali, lavoravano negli ospedali come infermiere, negli uffici pubblici come dattilografe e segreterie, nei negozi come commesse, nelle fabbriche come operaie.

 

La società, sebbene fosse cambiata repentinamente e in profondità, restava patriarcale, maschilista e discriminate verso le donne, dato che venivano retribuite meno degli uomini e relegate al solo compito casalingo. Il profondo snodo socio-economico di fine Ottocento quindi determinò un nuovo ruolo della donna, in vista della lotta per l’ottenimento del diritto di voto e della possibilità di partecipare alla vita politica. Nel primo decennio del ‘900 quindi, le donne iniziarono a strutturarsi meglio, con le federazioni a sostegno delle iniziative di emancipazione, come ad esempio le prime associazioni femminili negli Stati Uniti o in Gran Bretagna con il movimento delle suffragette a sostegno del suffragio universale.

La Prima Guerra Mondiale da una parte, permise alla donna di portare avanti il lavoro svolto dagli uomini che, sono stati occupati per 4 anni sul fronte, e dall’altra determinò l’arretramento e il blocco dell’emancipazione femminile. Solo dopo l’esito bellico, in 21 nazioni fu concesso il diritto di voto alle donne, senza però determinare la parità con gli uomini.  La condizione delle donne anzi, peggiorò in Italia, in Spagna e in Germania, perché il fascismo e il nazionalismo ripresero molti aspetti della cultura maschilista e antifemminista. Dopo la lunga parentesi del Fascismo, il 10 marzo del 1946, tutte le italiane che avevano compiuto 21 anni votarono per la prima volta. Il gentil sesso del nostro paese, in quello stesso giorno, videro riconoscersi con un decreto il diritto pure all’elettorato passivo, permettendo ad un gruppo di donne di essere elette all’Assemblea Costituente. Donne che hanno fatto la storia della nostra democrazia come l’abruzzese Filomena Delli Castelli che dall’associazionismo e volontariato cattolico pescarese fece parte prima della Costituente e poi del Parlamento. Il 7 giugno dello stesso anno le donne che si videro riconoscere il diritto di voto, furono chiamate nuovamente al voto referendario per scegliere tra la Monarchia e la Repubblica.

 

Dal 1946 ad oggi la questione della rappresentanza di genere ha conquistato e raggiunto importanti mete per migliorare e garantire le pari opportunità della donna nei confronti dell’uomo. L’avanzamento della democrazia paritaria si è avuto grazie al lavoro della comunità democratica, ottenendo risultati importanti come la modifica delle regole per l’elezione dei membri del Parlamento Europeo ove la legge elettorale prevede la doppia preferenza di genere e la norma antidiscriminatoria che vieta di superare il 60% di candidati dello stesso tra i capilista. L’opportunità democratica è stata attuata pure al Consiglio della Regione Abruzzo dove è stato introdotto nel 2018, grazie all’Assessore delle Politiche Sociali Marinella Sclocco, l’obbligatorietà della doppia presenza di genere, adeguando la legge regionale a quella nazionale, vincendo quindi, una battaglia di civiltà per l’attuazione della promozione delle pari opportunità.

In un lungo percorso storico si assiste all’eterna lotta della donna per l’affermazione degli stessi diritti dell’uomo dato che le conquiste hanno determinato un avanzamento e miglioramento delle condizioni di pari opportunità ma per ottenere la sostanziale opportunità con gli uomini si necessita ancora, secondo Cirinà “…che la donna per ottenere parità di diritti dovrà essere presente nei processi decisionali ...”.

La società attuale pur abituata a vedere le donne un po’ dappertutto, ma molti ancora, non si capacitano di vederle in certi ruoli ritenuti più adatti agli uomini. La progressiva diffusione del lavoro femminile è stata certamente sostenuta dalla crescente affermazione delle donne ma che, non corrisponde affatto al raggiungimento di pari opportunità di accesso, permanenza e possibilità di carriera per uomini e donne. 

Le pari opportunità non sono ancora pienamente attuate e tuttora la donna sperimenta in Italia la consistenza di un genere di sessismo che risalta maggiormente quello della parola. Le parole rappresentano un grande potere perché perimetrano, descrivono, disegnano la realtà. Il sessismo applicato evidenzia l’aspetto che prende di mira il corpo femminile. In Abruzzo abbiamo assistito agli insulti sessisti e le ingiurie, rivolte alla giornalista Lilly Mandara e all'avvocata Teresa Nannarone, a seguito dello striscione esposto durante il comizio tenuto a Sulmona dal Ministro dell'Interno, Matteo Salvini. Sono manifestazioni di un clima di odio e di rancore che devono essere banditi dal dibattito pubblico, in modo da sostenere le manifestazioni del libero pensiero e della stessa libertà di stampa. Le frasi volgari e di istigazione alla violenza contenute nei commenti postati sulla notizia pubblicata dalla testata giornalistica diretta della giornalista Lilly Mandara è stato ingiustificato e violento dato che hanno civilmente e liberamente manifestato il loro pensiero, così come è garantito dalla Carta Costituzionale.  

Le donne continuano ad essere sottorappresentate in tutti gli ambiti e a Sanremo, Francesco Renga ha cercato di spiegare il motivo per il quale c’erano in gara solo 6 donne su 24. Al Governo poi, non c’è nessuno che cerchi di chiarire il perché, dato che nella compagine di governo, ci siano solo 11 donne su 63. La declinazione del genere dei mestieri poi, viene sminuito e considerato un vezzo ridicolo come ad esempio la “Sindaca” e l’”Assessora” mentre, non creano problemi o imbarazzo per la “fioraia” e la “cassiera”.

 

Negli ultimi anni si registra comunque la continua e preminente presenza maschile sul panorama politico. Il PD pur facendo appello alla presenza femminile comunque, ha continuato a riproporre una visione della politica maschile o maschiocentrica, in cui le donne sono poco più che un punto nel programma. La donna vista dalla Lega Nord risulta pressoché cooptata e disposta a non mettere mai in discussione lo status quo. Per la visione verticistica del partito di Forza Italia bisogna evidenziare che tutto l’impianto ideologico è stato creato dallo stesso uomo senza, o poco, tenere conto della donna. I 5 Stelle pur contribuendo ad aumentare il numero di donne alla Camera non sembrerebbe incidere sull’indirizzo misogino del Governo. Gli unici partiti a leadership femminile sono Fratelli d’Italia, guidato da Giorgia Meloni, e Possibile che dopo le dimissioni di Civati è stata eletta segretaria Beatrice Brignone. La misura della difficoltà è la vicinanza delle donne al potere in un modo che pure ormai le contempla, ma fatica a trovare le parole per dirlo.

 

Laura Florani.