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RIVOLUZIONE NECESSARIA E CONVENIENTE
RIVOLUZIONE NECESSARIA E CONVENIENTE

Pescara, 12 maggio 2019 -

 “Una rivoluzione “conveniente”, ma pur sempre una rivoluzione”. Questa la definizione che Agnese Ranghelli, Responsabile del Coordinamento Nazionale Donne Acli, dà della conciliazione dei tempi di lavoro e vita, in occasione della giornata in cui si festeggia la mamma, una mamma che, sempre più spesso, lavora fuori casa e, allo stesso tempo, si dedica alla cura familiare.

“Si tratta di una questione solo apparentemente semplice, che investe ambiti del nostro vivere associato considerati distanti ed estranei tra di loro: dall’organizzazione del lavoro a quella dei servizi, dalle relazioni tra i sessi a quelle di cura, dai ruoli sociali all’educazione, dalle politiche economiche e di welfare a quelle previdenziali, fino alla modalità di produzione dei beni di consumo” spiega Ranghelli.

 

Infatti, prosegue “non c’è studio in merito che manchi di nominare la dimensione del benessere – sociale e soggettivo – e la qualità della vita, come esito e premessa di ogni intervento in uno qualsiasi di questi ambiti, insieme a principi fondamentali come la democrazia, l’uguaglianza e la solidarietà sociale”. E in periodo di Elezioni Europee “occorre interpellare i candidati e le candidate sull’argomento, visto che la normativa europea, con la Risoluzione 29 giugno 2000, fornisce indicazioni ben precise, che l’Italia sembra non aver completamene recepito”. Infatti, il nostro Paese “è ancora fanalino di coda quanto a partecipazione equilibrata degli uomini e donne al mercato del lavoro e alla vita familiare”.

 

Secondo Ranghelli, dunque, “Le caratteristiche fondamentali della conciliazione, sono tre e negano altrettanti stereotipi: non è un “affare di donne”; non è una questione privata; non è un bene di lusso”. La più democratica delle risorse, come viene definito il tempo in una recentissima indagine Istat, “è in realtà fonte di discriminazioni e di povertà. L’onere di cura grava sulle donne, con pregiudizio della loro realizzazione sociale e lavorativa, dunque economica e previdenziale, riproducendo stereotipi negativi all’interno delle famiglie e della società” prosegue Ranghelli. “Non si fa “un favore” alle donne realizzando interventi di conciliazione, ma si costruisce una società più sana, più giusta, più coesa, più felice. Lo sappiamo tutti, ma oggi è bene ricordarcelo: la mamma è sempre la mamma. Unica, coraggiosa, insostituibile. Anche quando lavora fuori casa” conclude.