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IL TESTAMENTO SPIRITUALE Mons. Antonio Chinni
IL TESTAMENTO SPIRITUALE Mons. Antonio Chinni

Chieti, 23 gennaio 2020 -

Credendo fermamente alle verità di fede accolte dalla Chiesa nel Battesimo, intendo con-fermare ancor oggi, nel corso dell’anno della Fede, la professione integrale, mentre sento il bisogno di rivolgermi al Signore, per ringraziarlo della incommensurabile grazia del Sacerdozio, che nonostante la mia indegnità volle concedermi. A Lui chiedo di riguardarmi sul letto di morte come vittima di olocausto, insieme al Figlio, per la sua gloria, per la salvezza dell’anima mia e per il bene di tanti.

Qualunque sia stato il genere della mia morte, dovunque ed in qualunque momento mi abbia raggiunto, da sempre ho inteso accettarla in anticipo dalle mani di Dio, in sconto delle mie colpe.
Sento oggi il bisogno di prostrarmi davanti a tutte le persone alle quali in vita, in qualsiasi modo (con le parole e con l’esempio, con le opere o le omissioni) fossi stato anche involontariamente motivo di scandalo, o alle quali disgraziatamente fossi stato causa di peccato. Chiedo ad esse, per l’amore che portano a Dio e alla propria anima, di perdonarmene, pregando per l’eterna mia salvezza e non seguendo gli eventuali consigli ed esempi non buoni da me ricevuti, facendo invece riferimento solo a ciò che in nome di Dio a tutti insegnai dall'altare.

Desidero che quest’ultima mia dichiarazione sia resa pubblica e fatta conoscere il più possibile a quanti in vita mi hanno conosciuto e avvicinato.

Raccomando ancora una volta, come sempre cercai di fare in vita, ai bimbi l’innocenza, la lealtà ai giovani, la prudenza e la comprensione ai genitori e ai superiori, ai chierici e ai seminaristi l’umiltà e l’obbedienza, ai fragili la fiducia illimitata nella Divina Misericordia, a tutti uno sforzo costante per il proprio miglioramento.

Quando la morte coglierà anche voi, al compimento della vostra giornata terrena, l’innocenza, la lealtà, la prudenza, la comprensione, l’umiltà, l’obbedienza, la confidenza, la santità si dimostreranno le vostre sole vere ricchezze!

Intendo esprimere un sentimento di infinita gratitudine a tutti quanti, ancora vivi o già de-funti, sono stati buoni con me, aiutandomi come hanno potuto, con ogni mezzo materiale o spirituale, nel lavoro della formazione e del ministero.

Ora che i lacci del corpo più non mi tengono legato alla terra, né ad una terra particolare, vorrò pregare per loro e, con l’aiuto di Dio, farmi presente ad ognuno ancora nel cammino terreno con un’assistenza speciale: il mio impegno, davanti a Dio, voglio sia quello di intercedere per coloro che si trovano in terra nei maggiori bisogni, specie coloro che si di-battono nelle medesime difficoltà in cui mi son trovato a vivere io stesso. Il Signore mi faccia la grazia di collaborare, in questa maniera, alla salvezza di un gran numero di ani-me, specie sacerdotali e religiose
.
A quelli che furono miei alunni nelle scuole private e pubbliche raccomando la correttezza morale e uno spiccato senso del dovere.
A coloro che mi furono colleghi nell'insegnamento, il mio grazie per aver condiviso con me quella che insieme abbiamo considerato una missione: perciò gli alunni hanno sempre nutrito gratitudine e memoria, dimostrandolo in tanti modi.

A tutte quelle che a Scuola o in Chiesa ho conosciuto ragazze e sono ora felici mamme di famiglia e nonne, raccomando ancora la consapevolezza della loro responsabilità. Educhino cristianamente i loro figli o nipoti e, se il Signore qualcuno di loro vorrà al suo servizio, non si oppongano; ne siano anzi orgogliose!

Ai confratelli nel Sacerdozio dovrebbe poter servire di esempio (povero me!) la mia vita. Chiedo perdono a tutti loro di quanto in essa non fosse stato conforme alla comune no-stra vocazione. Mi pare di non aver mai rotto volontariamente la comunione con nessuno di loro; chiedo però ugualmente perdono, se con qualcuno avessi usato toni e atteggia-menti che possono essere sembrati duri.
Di una cosa penso di poter ringraziare il Signore: che, al di là delle umane fragilità, mi pa-re di avermi concesso di agire sempre secondo coscienza, lavorando indefessamente in ogni campo, senza mai rifiutare l’opera e senza mai fare strepito!

Posso anche affermare, con serena coscienza, di non aver cercato nessun tipo di gratificazioni e di onori, e di non essere mai venuto meno all'obbedienza!

Inoltre, pur avendo avuto l’opportunità di farlo, non ho accumulato né per me né per gli altri beni terreni. Non ho anzi mai esitato di mettere a disposizione quanto avevo di mio per le necessità ordinarie o straordinarie delle varie Istituzioni in cui stavo operando.

Voglio dire ai miei parenti una parola, che è valida anche per tutti gli altri, che quindi ognuno accoglierà come l’accento di uno che ha cercato di star loro vicino nei momenti di sofferenza e di dolore, di uno che non ha cessato di vivere, nonostante l’apparenza: tenete sempre presente che l’eternità esiste e sono certo che tutti i nostri morti sono venuti incontro a me, che andavo verso di loro! Essi (e io con loro) vi vorremmo sempre più fedeli agli impegni spirituali e morali, pensando con gioia e talvolta non senza qualche apprensione, al momento in cui insieme a loro verrò ad incontrare voi!

Riflettete qualche volta in più a ciò che vi attende, allorché anche voi concluderete la vostra giornata terrena, chiudendo definitivamente gli occhi del corpo alla luce del sole terreno. E pensate che gli sguardi nostri, anche quando quelli degli altri non possono rag-giungervi, vi seguono sempre, vigili e premurosi, a imitazione di quelli di Dio.