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MAI…MAI…MAI… DIMENTICARE
MAI…MAI…MAI… DIMENTICARE

Il 27 gennaio 1945 è stato proclamato dall’ONU giorno della “Memoria dell’Olocausto” a seguito dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz da parte dell’armata russa e dell’avvio della liberazione dell’individuo dalla paura di subire le barbarie e le atrocità naziste. In Italia la commemorazione del “Giorno della memoria” è stata istituita con la Legge n. 211 del 20.07.2000 per non dimenticare e tenere viva la coscienza umana affinché, non si ricada in un orrore storico che non ha avuto eguali nei tempi dell’umanità per la crudeltà e profondità delle barbarie inferti tra lo stesso genere umano.

L’orrore del lager di Auschwitz è sorto durante l’occupazione tedesca in Polonia, insieme ad altri diversi campi, tra cui il campo di sterminio di Birkenau (Auschwitz II), come pure quello di Monowitz (Auschwitz III) e di altri 45 sotto-campi. Il complesso dei campi di Auschwitz, il più grande mai realizzato dal nazismo, svolse un ruolo fondamentale nel progetto di sterminio della questione ebraica, mettendo in campo la perdita di vita di oltre un milione e centomila persone, in maggioranza ebrei, russi, polacchi, prigionieri di guerra, omosessuali, oppositori politici, testimoni di Geova e zingari. I prigionieri, appena dopo l'arrivo, venivano selezionati e quelli ritenuti inabili al lavoro erano condotti alle camere a gas per essere uccisi. Il famigerato campo di sterminio era dotato di quattro grandi crematori e di fòsse ardenti che funzionavano ininterrottamente giorno e notte, per lo smaltimento dell'eccedenza delle vittime che non si riusciva a smaltire tramite le notevoli capacità distruttive delle installazioni a gas e altro. Auschwitz, nell'immaginario collettivo, è diventato il simbolo universale del lager, nonché sinonimo di fabbrica della morte, situato nel cuore dell'Europa orientale del XX secolo.

 

L’orrore storico accaduto, riprovevole, doloroso ed inaccettabile alla coscienza e alla media intelligenza umana, è commemorato ogni anno con cerimonie ed incontri in ricordo delle vittime del nazismo e di tutte le leggi razziali italiane. La celebrazione del “Giorno della memoria” è per alimentare instancabilmente le ragioni della libertà che sono fondamentali per la realizzazione della dignità umana. I valori della libertà e della dignità umana vanno necessariamente ribaditi e ripuntualizzati soprattutto, alla luce di alcuni ultimi eventi che hanno nuovamente cercato di ledere ed attaccare quei principi basilari, importanti e fondanti l’integrità del nucleo duro della nostra Carta Costituzionale, quali ad esempio i diritti di libertà, di manifestazione del proprio pensiero ed altro. Le iniziative volte alla commemorazione del “Giorno della memoria” o della “Shoah” sono di vitale importanza per rinsaldare, rinvigorire, alimentare e ricordare alcuni metodi e principi a fondamento e a tutela dell’integrità e della libertà umana.

 

Nell’occasione degli eventi in programma per la memoria del 27 gennaio 1945, degno di nota è l’opera teatrale “SEGRE. Come il fiume” dell’abile drammaturgo e regista Antonio Tucci del Teatro del Krak di Ortona. L’opera rappresentata amorevolmente da Alberta Cipriani nella prima metà di gennaio presso la sede dell’Associazione del Teatro del Krak di Ortona, ha rappresentato l’anticipazione sferzante dei debutti previsti nei giorni clou della Memoria nei principali centri dell’Abruzzo, come Lanciano, Chieti, Vasto, Francavilla a Mare e Teramo (programma: www.facebook/teatrodelkrak o www.facebook.com/antoniotucci).

L’opera teatrale è stata ideata a seguito dell’intenso colloquio che il regista ortonese Antonio Tucci ha avuto, qualche tempo fa, con la Senatrice Liliana Segre direttamente presso l’abitazione di Milano. L’elaborazione colloquiale tra il regista e la testimone della Shoah italiana ha condotto ad una rappresentazione teatrale ove il filo rosso dei nomi conduce alla storia cruda e dura dell’infanzia di Liliana trascorsa e segnata dalle persecuzioni e crudeltà razziali.  La Senatrice a Vita Liliana Segre è una sopravvissuta ai campi di sterminio quale superstite dell’olocausto e testimone della Shoah italiana. Gli ebrei, dal momento dell’emanazione delle leggi razziali, sono stati deportati ad Auschwitz, così come Liliana e la sua famiglia. La protagonista Segre è sopravvissuta alla terribile esperienza per essere risultata idonea al lavoro presso la fabbrica delle munizioni Union, dove si trovavano occupati ben 1400 operai, di cui 700 per il turno giornaliero e gli altri 700 per quello di notte. Liliana superò l’idoneità al lavoro per bel 3 volte e dei 776 bambini italiani di età inferiore a 14 anni deportati ad Auschwitz, fu tra i 25 sopravvissuti.

 

La trama dell’opera teatrale è contraddistinta dalla storia di persone coinvolte come lei nella tragica esperienza delle leggi razziali. L’amato papà Alberto presente già all’inizio della scena per evidenziare il bel legame con la protagonista ma, come pure la tragicità del distacco e della morte appena essere giunti ad   Auschwitz. L’episodio dei cugini Rino e Giulia conduce all’episodio della fuga verso la Svizzera tramite dei contrabbandieri per sfuggire alle persecuzioni razziali. La fuga di Liliana, Alfredo, Rino e Giulia purtroppo, non si concluse positivamente dato che per via degli ultimi due, affaticati dal tragitto, furono ripresi e bloccati da alcune sentinelle che con brutale freddezza controllavano i confini del cantone. La maestra Cesarina è ricordata da Liliana per l’incredibile indifferenza all’atto dell’emanazione del Regio Decreto che prevedeva per l’appunto, l’espulsione degli ebrei dalla scuola. L’episodio fece acquisire alla protagonista, alla sola età di 8 anni, la consapevolezza del suo essere ebrea attraverso il dramma delle leggi razziali fasciste. Il nome di Alfredo invece conduce alla storia dell’uomo che ha sposato e da cui ha avuto tre figli, Alberto come il suo amato papà, Luciano e Federica. Alfredo accumunava con Liliana l’esperienza delle leggi razziali poiché, anch’egli risulta reduce dai campi di concentramento nazisti per essersi rifiutato di aderire alla Repubblica di Salò. Il ricordo dei nonni materni, Olga e Pippo, conduce invece, a quando la Senatrice a Vita venne liberata e fece ritorno (maggio 1945) alla casa di Milano ove si è sentita spesso incompresa e isolata nel suo dolore e ritorno alla normalità di una vita civile. A seguito della bruttissima vicenda del lager, Liliana continuava a sentirsi percorsa dalle atrocità subite e pur rendendosi conto di essere fuori pericolo, salva dalla fame e dalle botte, non è riuscita per molto tempo a parlare ed esternare pubblicamente tutto il dolore provato durante il campo di Auschwitz.

 

L’opera teatrale ricostruisce e descrive l’anima di Liliana come un fiume in piena per essere stata trucidata dalle esperienze spietate e indicibili del dramma delle persecuzioni razziali. Un dramma vissuto per diverso tempo nella solitudine della protagonista e che solo successivamente ha imparato a raccontare e condividere l’enorme dolore con altre persone al fine, di non permettere mai più il riverificarsi di condizioni simili che potrebbero ricondurre alle atrocità e disumanità inferte con così tanto odio e crudeltà tra lo stesso genere umano.

 

Laura Florani