cultura >> associazionismo >> IL FASCISMO È MORTO?

Editoriali

Guida TV

IL FASCISMO È MORTO?
IL FASCISMO È MORTO?

Chieti, 12 ottobre 2021 -

Il fascismo è morto? Il fascismo del dittatore Mussolini sì: è stato abbattuto con la guerra di liberazione e con la Resistenza, per aver soppresso con la violenza ogni forma di libertà e portato l’Italia alla rovina. Ma, per il fallimento dell’epurazione, la gattopardesca pratica del trasformismo e il complice comportamento di molte istituzioni, il fascismo è stato sdoganato. É molto diffusa tra gli storici l’opinione che l’Italia non ha ancora fatto i conti fino in fondo col fascismo e non ha una memoria collettiva condivisa. 

Queste gravi mancanze hanno favorito la nascita e la rapida diffusione di organizzazioni neofasciste e razziste, che fanno quotidiana propaganda attraverso il web e i social network. Il neofascismo si contrasta non solo applicando gli strumenti giuridici (le leggi Scelba e Mancino), ma soprattutto diffondendo, specialmente tra i giovani, una cultura democratica e antifascista.

 

Negli ultimi anni l’ANPI nazionale ha intensificato l’impegno antifascista con diverse iniziative: la raccolta di firme per la messa fuori legge delle organizzazioni neofasciste; la campagna di denuncia della “Galassia nera” su “Patria indipendente”; la grande manifestazione “Mai più fascismi, mai più razzismi” - con l’adesione anche della nostra Sezione - svoltasi a Roma il 24 febbraio 2018, con la partecipazione di 23 associazioni democratiche; seminari e convegni di carattere storico, anche sulle foibe.

 

Un compito specifico per la formazione nei giovani di una cultura democratica e antifascista spetta alla scuola. I docenti debbono far conoscere agli studenti il fascismo, la Resistenza e la lotta di liberazione (nella Legge Scelba l’art. 9 recita che la Repubblica ha l’obbligo di far conoscere l’attività antidemocratica del fascismo “in forma obiettiva ai cittadini e particolarmente ai giovani delle scuole”). Gli studenti scoprirebbero che i neofascisti di Forza Nuova e Casa Pound, nell’assalto alla sede nazionale della CGIL, non hanno inventato lo squadrismo. Questa forma di lotta contro il nemico lo hanno utilizzato i fascisti prima della marcia su Roma, per conquistare il potere.

 

Lo hanno utilizzato anche nella nostra provincia. Esemplare l’assalto alla Camera del Lavoro di Vasto, messo in atto alla vigilia delle elezioni politiche del 15 maggio 1921, che si svolsero anche in provincia di Chieti in un clima di violenze contro gli avversari, con particolare accanimento contro i socialisti. La vicenda è stata ricostruita dal deputato socialista Mario Trozzi nell’opuscolo "Un episodio di guerra civile in Abruzzo".

 

I dirigenti socialisti delle tre province abruzzesi sono riuniti nella Camera del Lavoro della cittadina adriatica, per mettere a punto la lista dei candidati e tenere un comizio. Alla riunione, per la provincia di Chieti, è presente Pasquale Galliano Magno di Orsogna, che difenderà la famiglia di Matteotti nel processo contro i suoi assassini. Gli ingressi della Camera del Lavoro sono vigilati da una settantina di carabinieri. Squadre fasciste di comuni vicini, venute da fuori su tre camions per dare manforte ai camerati locali, circondano la Camera e tentano di penetrarvi, “con grida di morte e colpi di pistola”.


I più violenti salgono sul tetto e tentano di sfondare le volte. Dopo un lungo assedio, i socialisti, “aggrediti selvaggiamente e feriti a colpi di randello”, escono sanguinanti. I fascisti devastano e incendiano la CdL e la vicina sede della cooperativa “La Fratellanza”. Il pomeriggio assaltano la casa dei capi del Partito Socialista di Vasto e dei loro familiari, che si difendono. Segue uno scontro a fuoco con diversi feriti e il rinvio a giudizio degli aggrediti e di alcuni aggressori.


Filippo Paziente