Editoriali

Guida TV

LU SFRIGNE
LU SFRIGNE

Ascoli Piceno, 10 marzo 2019 -

La parola CARNEVALE, deriva dal latino - carnem vale - (eliminare la carne), che si mangia l’ultimo giorno di carnevale, il MARTEDI GRASSO. Il giorno successivo, mercoledì delle ceneri, inizia il periodo di astinenza e digiuno della quaresima. Un proverbio o detto dialettale dice: “Carnevale vale valente oggi la ciccia domani la lente (lenticchia)”. La parola MASCHERA deriva dal longobardo “masca” e significa strega, cadavere.

Anticamente le maschere venivano utilizzate per richiamare in vita le anime dei defunti, affinché si avesse un buon raccolto. L’organizzazione del carnevale di Ascoli Piceno, (quest’anno si ripropone la 61° edizione del Concorso Mascherato, iniziato nell'anno 1958), ha invitato La Compagnia Tradizioni Teatine, di Chieti, con “Lu Carnevale de le Zagarelle “, (Zagarella è il nastro per allacciare gli abiti). Il carnevale si è concentrato in Piazza del Popolo, nel cuore della città, un salotto, un palcoscenico naturale. Per questo evento la piazza, circondata da palazzi rinascimentali con i portici, chiusa dalla stupenda abside di San Francesco, viene abbellita dalle stelle filanti e dai lampadari giganti sospesi, che ricordano le Sale delle feste in questi palazzi. Il carnevale di Ascoli Piceno, trova nel suo spirito giocoso, la unicità di coinvolgere tutti i presenti, sia mascherati che semplici spettatori, che pur facendo caciara, portano allegria. La Maschera tipica del Carnevale di Ascoli Piceno è “LU SFRIGNE”. È un povero, vestito di stracci, che regala allegria, simpatia e vende aringhe marce, appese a un ombrello. Lu “SFRIGNE” rappresenta anche una persona, che è capace di fare un lavoro di squadra, per ottenere maggiori risultati.

Al contrario de “LU SFRIGNE", una  maschera che proviene dalla Commedia dell'Arte, il PULCINELLA Abruzzese è una maschera tradizionale. Anche se l’origine delle varie maschere è diversa, il loro scopo originario è lo stesso. I suoni e i colori hanno lo scopo di scacciare le tenebre e l’inverno, permettendo così alla primavera di poter finalmente tornare. Dopo una lunga ricerca sul PULCINELLA ABRUZZESE, il professore Francesco Stoppa, studioso di tradizioni popolari, direttore del CATA (Centro di Antropologia Territoriale degli Abruzzi per il Turismo) e del CTT, Compagnia Tradizioni Teatine, ha dato vita al Carnevale Tradizionale Abruzzese, una grande festa che consacra il ritorno della primavera, processando e bruciando l’anno vecchio, con la partecipazione del Laboratorio Tradizioni d'Abruzzo “Lu Ramajette” di Chieti. Il carnevale è una festa rituale di passaggio, trasformazione, rovesciamento delle parti, sacrificio, purificazione delle cose e della Natura. La maschera di PULCINELLA (Pulgenella scappa e fuje), risale al IV secolo avanti Cristo e nasce da un personaggio mitologico, “Maccus”, un servo dal naso lungo, dalla faccia bitorzoluta con guance grosse, con ventre prominente, che indossava una camicia larga e bianca. Il caratteristico PULCINELLA ABRUZZESE, protagonista principale del Carnevale, è una maschera vegetale, una figura divina, magica, potente, che indossa rigorosamente un abito di tradizione.

 

Tutti i simboli apotropaici, ("scaramantico"), che costruiscono la maschera di Pulcinella, servono per scacciare gli spiriti maligni.

 

I SIMBOLI SONO: LA FRUSTA che è un simbolo magico, ha il potere di rimettere le cose a posto, nella normalità del ciclo stagionale e soddisfa i desideri umani. GLI STIVALI sono un simbolo di potere. Al contrario, il contadino, calzava le scarpe. LA MAZZA FIORITA, ha la struttura in canna, rivestita di nastri colorati e funziona da bacchetta magica… Tutto ciò che tocca rifiorisce. IL CAPPELLO A CONO, anch'esso con la struttura di canna, unisce la terra al cielo ed è il simbolo di un personaggio con potere religioso. È arricchito da numerosi “pon pon” in lana, che rappresentano i fiori, mentre i nastri colorati sono i nuovi germogli. Comunica e scaccia il male. LA BANDOLIERA è un simbolo che rappresenta la potenza del personaggio. IL CAMPANACCIO è simile all’ utero femminile, quindi è il simbolo della fertilità. Il rumore procurato agitandoli, potrebbe rappresentare un qualcosa per scacciare il male. Un buon abbinamento è quello che ricorda il ritorno delle greggi e delle mandrie, il suono della transumanza. LA VEDOVA, moglie di RE CARNEVALE , rappresenta il popolo e la continuità. RE CARNEVALE che custodisce una natura selvaggia, primitiva, generatrice, viene processato e condannato a morte. Nella sceneggiata del processo, Re Carnevale si proclama innocente dalle accuse, ma IL GIUDICE, che rappresenta l’equilibrio tra l’uomo e la natura, tra il sottomesso ed il potente, lo condanna a morte. IL FUNERALE viene accompagnato dalla canzone “LA SCURA MAJE”, un lamento funebre satirico, intonato dalla afflitta vedova di Re Carnevale, sempre interpretata da un uomo. La chiusura del carnevale si festeggia con il rogo del fantoccio di Re Carnevale. La dispersione delle ceneri serve per concimare il terreno e procura l’abbondanza dei raccolti. Questa proprietà è migliorata anche dal corteo dei Pulcinella che avanza A SPIRALE. Il programma ha contemplato anche il "Ballo del palo intrecciato", dove i ballerini arrotolano e sciolgono i nastri colorati, intorno al palo fiorito, il "Canto dei mesi", (mesciarule), dove ognuno balla e canta la sua storiella e viene messo in riga dall'Anno, il Ballo della Quadriglia coinvolgendo anche le persone presenti.

 

Si conclude così un ciclo naturale che è iniziato il 17 gennaio, festa di Sant’Antonio Abate e termina il primo giorno di Quaresima (mercoledì delle ceneri). Alla fine, una ricca tavolata con cibi tradizionali: Pizze rustiche - Uova con salsa di pomodori e peperoni – broccoli riscucinati con peperone secco dolce – zucca e patate – chiacchiere – cicerchiata – castagnole –tagliatelle dolci fritte, il tutto trincato con vini Montepulciano d’Abruzzo.

 

Luciano Pellegrini