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SALVINI A PESCARA
SALVINI A PESCARA

Pescara, 10 agosto 2019 -

di Valentina Corneli, deputata M5S Camera Deputati

 

Gli antichi greci la chiamavano “hybris”, tracotanza. Aveva appena tradito i cittadini italiani pugnalando alle spalle il Presidente del Consiglio più amato della storia recente, per poi presentarsi con i suoi “cortigiani” su un palco a dire cose che sarebbero di una gravità assoluta, a volerle prendere sul serio. Ha confuso il ruolo del Ministro dell’Interno con quello di un monarca assoluto, una sorta di delirio di onnipotenza -  con un “datemi pieni poteri” di infelice ascendenza - arrivando persino a stabilire che i parlamentari dovessero essere convocati da lui, con i tempi da lui dettati e con gli esiti da lui auspicati.

Un ripassino di diritto costituzionale non farebbe di certo male al nostro aspirante monarca. Gli argomenti addotti per giustificare l’enormità del gesto che rischia di far sprofondare il Paese in un baratro, e proprio mentre gli effetti positivi di molti dei provvedimenti varati in questo primo anno stavano cominciando a dare i frutti sperati, appaiono ridicoli. Noi, ovviamente, siamo stati un argine al malaffare, ma gli unici veri “no” sono sempre stati i loro: in primis il no alla riforma della giustizia che serve ai cittadini che chiedono pene certe, mentre il suo unico scopo è depotenziare la magistratura per salvare i colletti bianchi (solo tre giorni fa Bossi e Belsito sono stati infatti salvati grazie alla prescrizione). A settembre inoltre avremmo avuto in calendario provvedimenti di grande rilevanza, dal salario minimo alla revoca delle concessioni ad Autostrade, dall’abbassamento del cuneo fiscale fino alla storica riduzione del numero dei parlamentari.

 

Tutti provvedimenti che la Lega vuol far cadere nel nulla, secondo gli schemi della vecchia politica e in ossequio ai desiderata dei soliti gruppi di pressione. Infine, certamente abbiamo dovuto impedire la realizzazione del sogno di Bossi, che avrebbe spaccato in due l’Italia, indebolendola tutta e distruggendo anche l’Abruzzo, ricompreso tra le regioni del Sud, a cui oggi viene a chiedere voti. Quindi siamo consapevoli di poter rivendicare a testa alta il lavoro svolto, consci del fatto che questo era l’unico governo possibile dopo i risultati che le urne ci hanno consegnato nelle ultime elezioni.

 

Abbiamo lavorato con passione e serietà su tutti i fronti, mentre la Lega faceva solo propaganda sulla pelle dei cittadini, facendo montare nel Paese una tensione sociale che ci ha fatto ripiombare nei tempi più bui dello scontro tra ideologie. Spesso chi urla e sbraita, anche se non ha nulla da dire, riesce a conquistare l’attenzione rispetto a chi lavora in silenzio per costruire le basi per quella pace sociale di cui il Paese ha bisogno per tornare a prosperare.