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LA CHIESA DI FRANCESCO
LA CHIESA DI FRANCESCO

Chieti, 5 gennaio 2019 -

Partendo dal presupposto che l'ipocrisia umana si estende all'infinito senza limiti né di luogo né di tempo e volendo andare oltre le più classiche e le più gettonate del luogo comune, le dichiarazioni mattutine del Papa, all'udienza di mercoledì scorso, possono dar luogo anche a riflessioni un po' più profonde e meditate. Riflessioni utili sicuramente quelle sull'ateismo, sulla chiesa, sulla salvezza e sulla spiritualità in genere e tanto altro ancora.

Solo qualche accenno mi preme fare, ognuno poi può liberamente estendere ogni linea di pensiero come vuole e desidera.  Ogni uomo, per la nostra chiesa cattolica, può ambire alla salvezza se opera forme di carità che rientrano nella volontà del Padre, e questo sembra molto chiaro in alcuni passi evangelici; anche l'ateo dunque può salvarsi se fa cose gradite al Signore. Non si salva sicuramente l'uomo che maledice e che odia, l'uomo che frequenta chiese incapaci d'incidere nella formazione spirituale dei loro fedeli parrocchiani che, nonostante i luoghi, ne fanno di tutti i colori.

 

Allora, dice Francesco, lontani dalle fredde preghiere, dalle parole appariscenti, dall'esibizionismo fariseo, dai pappagalli d’ogni genere che infestano i luoghi sacri, lontani da ogni altra forma di paganesimo mascherato, via da quella chiesa: “non è certamente cristiana”. Allora, dice il Papa, meglio essere atei e provare una salvezza alternativa, dico io, che essere devoti dell'odio e della maldicenza. Lontani dunque dalle chiese incapaci di formare alla vera spiritualità cristiana, a quella autentica, a quella rivoluzionaria (termine un po’ azzardato - Gesù non fa rivoluzioni non abolisce la Legge ma la porta a compimento), a quella della bellezza d'animo che eleva il cuore, che ci fa più buoni, che ci porta alla bontà e che ci porta a Dio.

 

NM