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DEMAGOGIA E NON PIÙ DEMOCRAZIA
DEMAGOGIA E NON PIÙ DEMOCRAZIA

Furci, 7 gennaio 2019 - Siamo entrati nella campagna elettorale per le regionali: l’Abruzzo è il banco di prova per sondare un primo risultato politico. Si può parlare di propaganda elettorale informativa e di programmi reali? Assistiamo a messaggi propagandistici che non sono spontanei: parti sceniche e preparate come da copione. Tutto l’apparato pubblicitario è progettato e studiato da professionisti del settore.

Partecipiamo ad un fenomeno sociale di degenerazione della democrazia in demagogia che consiste nel soggiogare il popolo con promesse e slogan che possano convincerlo.

L’argomento demagogico è efficace, arriva al destinatario con facilità, è retorico e non prevede concetti normativi di difficile comprensione. Di contro gli stessi individui soggetti al processo demagogico non sono consapevoli della loro condizione. L’esempio più eclatante: lo stipendio dei politici decantato dalla coppia “più bella del mondo” Di Maio-Marcozzi. I due non parlano d’altro! Entrambi sono consapevoli che questo messaggio è conveniente e arriva immediatamente all’elettore. Il problema, invece, non è l’entità dello stipendio ma la qualità dell’amministratore. Non si tratta di ridurre la “busta paga” - che resta in ogni caso alta - ai governanti, ma selezionare i dirigenti pubblici.

Il vero dilemma è eleggere come rappresentati non dei ciarlatani ma degli esperti: dei manager capaci che vengano scelti perché sanno amministrare in funzione delle loro capacità e preparazione adeguata. Mai come in questo periodo storico i politici (o pseudo tali) sono impreparati, non hanno titoli (forse qualche corso para scolastico) e vanno allo sbaraglio: esperti in motti e parolacce, cercano la risata del pubblico (che applaude). A questo punto la domanda sorge spontanea: l’elettore può essere soggiogato come un animale anziché essere rispettato come entità sovrana e democratica?

Rosanna Colamarino