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IL VENTO DEL NORD
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Furci, 14 gennaio 2019 - Dopo giorni di indecisione sabato Salvini era in piazza Castello a Torino per manifestare il suo “sì” alla realizzazione della linea ferroviaria Torino Lione. Ennesima inversione ad “U” del vice ministro sull’accordo di governo.  Accusato da esponenti dei 5 Stelle: “Prima di scendere in piazza a favore dell’opera -Salvini- dovrebbe rispettare il contratto”, il leghista sminuisce e risponde con queste parole: ”se sulla Tav non c’è accordo politico la parola passa agli italiani”. 

È evidente che le due forze di governo siano in continua divergenza e indifferenza rispetto alle sorti del Paese. La posta in gioco sulla Tav è alta perchè si tratta della modernizzazione del Nord (dal Friuli al Piemonte) e non solo del rapporto costi benefici dell’opera previsto dal contratto.

Salvini sa bene quanto questa operazione sia importante per il consenso e per i voti degli elettori; ora evoca il referendum propositivo. Ad ogni buon conto, il governo del “cambianiente” (definito così da Marco Travaglio) consegna il testimone al popolo, scialuppa di salvataggio dell’Italia in recessione avviata verso il processo di decrescita infelice. I Cinquestelle, dal canto loro, paladini da sempre della consultazione popolare, sul referendum Tav non sembrano d’accordo e sono intenzionati a perdere tempo. Un continuo rimbalzo di battute tra i due leader mentre la crescita economica è contratta e l’attività produttiva in continua diminuzione.

Rosanna Colamarino