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I TRE GRADI DI GIUDIZIO
I TRE GRADI DI GIUDIZIO

Furci, 19 gennaio 2019 -

Accade durante la campagna politica per le regionali che la candidata, Sara Marcozzi, consideri di poter indossare la toga (utopistica) del magistrato e possa emettere sentenze. Appare strano e stupisce che un avvocato o, meglio, un’avvocata (sembra che abbia il titolo) non sappia che la colpevolezza o l’innocenza di un imputato (già rinviato al processo) viene stabilita attraverso tre gradi di giudizio per le cause penali.

Il diritto di essere giudicato attraverso un processo giusto ed equo era una necessità presente tanto nel mondo antico quanto oggi in quello contemporaneo. Nell’Antica Roma la maggior parte delle cause penali era affidata ai pretori e si svolgeva nel Foro e nelle aule giudiziarie adiacenti. Fino all’età Repubblicana bastava la semplice volontà del magistrato per essere condannati a morte, salvo il ricorso ai comizi centuriati.

 

L’evoluzione del diritto e del processo penale stabilisce nell’attuale sistema italiano che i processi si svolgano nel primo grado dinanzi al giudice di pace o Tribunale monocratico, nel secondo dinanzi alla Corte di Appello e nel terzo si potrà ricorrere alla Corte di Cassazione. Pertanto solo dopo aver esperito tutti e tre i gradi di giudizi una sentenza di condanna diventerà irrevocabile. L’invito, quindi, è quello di studiare il diritto di procedura penale e di non arrogarsi ruoli che spettano, per legge, soltanto ai magistrati.

 

Rosanna Colamarino