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Chieti, 30 settembre 2021 -

Con un comunicato sulla sua pagina facebook, l’avv. Prof. Enrico Raimondi ha fatto sapere, probabilmente causando panico in alcune migliaia di suoi sostenitori, che non rinnoverà l’iscrizione a Sinistra italiana. Mi giunge notizia che qualcuno starebbe pensando di organizzare una raccolta di firme per implorare un suo ripensamento. Ma poiché lo scritto dell’avv. Prof. Raimondi contiene alcune grossolane ricostruzioni della verità, ricordo la mia sia in relazione alla candidatura dell’attuale Sindaco che alla presentazione della lista “La sinistra con Diego”.

Quella che ha definito “una certa piccolissima parte della sinistra cittadina”, è stata determinante nella definizione della candidatura del dott. Diego Ferrara, tenacemente e a lungo ostacolata da lui che, in nome di una non meglio precisata esigenza “di rinnovamento generazionale”, con alcuni altri, ha sempre sostenuto quella di Stefano Rispoli, con un Pd incerto e diviso che ha portato anche alla fuoriuscita di alcuni brillanti e promettenti giovani che poi hanno presentato una lista a sostegno di altro candidato mentre i rappresentanti di “Chieti per Chieti”, pur non opponendosi, hanno sempre tifato per quella di Luigi Febo.

 

“Articolo uno” ha proposto, sin dall’inizio, la candidatura del dott. Ferrara e i risultati finali si sono incaricati di distribuire ragioni e torti.

A Raimondi andavano bene tutte le candidature, tranne quella di Ferrara, al punto da proporre anche quella di Luciano Di Tizio, allora Presidente del WWF regionale della quale, sia pur per pochi giorni, hanno riferito anche i giornali locali.

 

Queste discussioni, a cui hanno partecipato una quindicina di persone, sono andate avanti fino a quando il dott. Ferrara, tenendo anche conto dell’espansione del covid 19, ha convocato me, Raimondi, Di Giovanni e Febo nel suo studio medico per comunicarci la sua decisione di rinuncia alla competizione.

 

Per diverso tempo, anche a causa del covid, riunioni non ci sono state ed anche la data delle elezioni non era più certa.

 

Quando è stata definitivamente fissata per il 20 e 21 settembre, finalmente attorno al dott. Ferrara, che dovrebbe ricordare bene chi gli è stato vicini e chi no, si è creata la necessaria sintesi unitaria.

 

Quanto alla lista di cui Raimondi rivendica la presentazione, cosa peraltro giusta, le cose sono andate così: per tre sere, ad intervalli settimanali, presso il Kapsico Klubo di Piazza Umberto I, si sono svolte cene per decidere cosa fare in vista delle elezioni. Si decise, con le forze presenti, di tentare di dare vita ad una lista unitaria. Le tre riunioni non sono state particolarmente partecipate e si è anche temuto il rischio di non riuscire a comporre la lista con 32 candidati.

 

Non ci sono state più serate conviviali o riunioni. A meno di un mese dalla data di presentazione delle liste, ho telefonato a Raimondi per proporgli un incontro per fare il punto sulla situazione e sulle liste.

 

“Un incontro per fare cosa?

 

Io la lista l’ho già presentata ed ho anche raccolto le firme”, la risposta.

 

“Ma non dovevamo fare le liste insieme?

 

Ho otto nomi di cui ho avuto la disponibilità.”

 

“Me li potevi inviare via e mail”, ha concluso.

 

Quindi, della lista non hanno potuto far parte coloro che erano stati contattati da “Articolo uno”. Perché?

 

Questo metodo, cinico e spregiudicato, francamente non mi appartiene. Ne ho preso atto non facendo mancare il mio apporto, come potrebbero confermare i tanti elettori da me contattati, al raggiungimento dei 980 voti della lista.

 

La coalizione larga ha vinto le elezioni, sconfiggendo le destre.

 

Significa che bisogna condividere tutto quello che fa l’attuale Giunta, anche quando vengono assunte decisioni quali quelle, sbagliate, di assunzioni clientelari e nepotistiche nello staff del Sindaco o fatte scelte discutibili in tema di gestione degli asili nido, acqua ecc?

 

Noi di “Articolo uno” non la pensiamo così e riteniamo che ci debba essere una netta separazione tra i partiti che sostengono una maggioranza e chi li rappresenta all’interno dei diversi livelli istituzionali, rispettando le reciproche autonomie. Solo così sarà possibile rivitalizzare una partecipazione che, negli ultimi anni, si è preoccupantemente affievolita. E non solo per motivi di covid-19.

 

Giustino Zulli   

“Articolo uno”