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L’ITALIA È PRONTA AD AFFRONTARE LA PANDEMIA?
L’ITALIA È PRONTA AD AFFRONTARE LA PANDEMIA?

Italia, 14 settembre 2020 -

Non ci sono manuali per la convivenza con il Coronavirus, ma molto del nuovo virus arrivato dalla Cina all’inizio dell’anno l’abbiamo imparato.

 

E oggi, pur coi suoi quasi 1.600 casi in un giorno (a fronte di oltre 94mila tamponi e per quasi il 90% asintomatici), l’Italia è un altro Paese rispetto ad allora.

 

Prova ne sia la “pagella” pubblicata ieri dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (l’Ecdc): nella mappa della diffusione del Covid in Europa il nostro Paese, con un’incidenza di 32 contagi per centomila abitanti in 14 giorni, è in coda rispetto a tutti gli altri.

In cima alla classifica c’è la Spagna, con 263,2 casi per 100mila abitanti, seguita da Francia (135,1), Croazia (91,7), Romania (85,8), Repubblica Ceca (75,9), Malta (74,6), Austria (55,9), Olanda (55,4), Portogallo (51,3), Gran Bretagna (39,6). Meglio di noi fa solo la Germania, con 21 casi per 100.000 abitanti: un traguardo, per altro, raggiunto da appena un paio di settimane.

 

È il segno che più di qualcosa, in Italia, sta funzionando: lo sforzo per aumentare la macchina dei tamponi (quasi triplicati in un mese), la rivoluzione degli ospedali (attrezzati per gestire i pazienti positivi), l’uso massiccio delle mascherine (che da lunedì faranno anche il loro ingresso nelle scuole).

 

Ora il ministero della Salute sta valutando l’ipotesi di ridurre la quarantena a 10 giorni, in Francia già hanno dimezzato i giorni. Vincere la sfida col virus nei prossimi mesi si può e si deve. Contagi: se torneranno a salire, si dovrà chiudere il Paese?

 

Nei prossimi mesi servirà tenere sotto controllo i nuovi contagi, come si sta già facendo, individuando e arginando subito i focolai a livello locale. Una nuova chiusura generale è probabilmente esclusa. Influenza: come sarà possibile distinguerla dal virus?

 

Vaccino antinfluenzale e raccordo costante con il medico di base: ecco la ricetta per arginare il più possibile il rischio (concreto) di confondere i sintomi dell’influenza stagionale con quelli del Covid. Sul primo la sfida è quella della distribuzione: quest’anno, a fronte dell’usuale fabbisogno di circa 10 milioni di dosi, gli esperti prevedono che ne vadano procurate almeno 25 milioni, da destinare prioritariamente ad anziani, fragili, bambini. Al momento ne sarebbero disponibili il 60%, quando nei piani del governo i tempi di somministrazione dovrebbero essere anticipati già ad ottobre.

 

Quanto alla sanità territoriale, i medici di famiglia giocheranno un ruolo chiave nell’intervenire tempestivamente coi propri pazienti che presentino sintomi: il ministero della Salute sta lavorando perché al più presto possano effettuare anche i tamponi.

 

Articolo di Viviana Daloiso tratto da avvenire.it