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La famiglia, la politica, la comunità... le devianze
La famiglia, la politica, la comunità... le devianze

La famiglia. La famiglia è una sociologia speciale, rispetto alla sociologia che è più generale. Si dice che la sociologia è un prodotto della modernità, cioè una produzione intellettuale del mondo moderno. Così nasce il problema di fare notare qual è il mondo moderno. Gli storici la fanno partire, la modernità, dal 1492 cioè dalla scoperta dell'America. I sociologi invece fanno iniziare la modernità dalle due rivoluzioni e cioè la rivoluzione industriale e la rivoluzione francese e pongono l’accento come da queste rivoluzioni il mondo sociale sia cambiato e rilevano come si sia verificata un’accelerazione della storia. Ecco che il mutamento sociale diventa il punto di riferimento di una riflessione. In sociologia per famiglia s’intende quella struttura sociale o gruppo i cui membri sono uniti fra loro da legami di parentela, di affetto, di servizio o di ospitalità che vivono o hanno vissuto nello stesso ambiente domestico, quell’insieme d’individui che, sono legati da vincoli di filiazione, matrimonio o adozione (il gruppo di parentela o discendenza).

Pensate a una famiglia numerosa: in essa l’importanza del lavoro di una madre può essere ben paragonata a quella degli educatori di professione, e sovente il confronto è a vantaggio delle donne. Un insegnante, durante una vita intera, riesce a formare così così un certo numero di ragazzi o di ragazze. Una madre invece può formare i suoi figli in profondità, negli aspetti più basilari, e può farli diventare a loro volta educatori, in modo da creare un’ininterrotta catena di responsabilità e di virtù. Anche in questi temi è facile lasciarsi sedurre da un criterio meramente quantitativo, fino a pensare che sia preferibile il lavoro di un insegnante, per le cui aule passano migliaia di persone, o quello di uno scrittore che si dirige e rivolge a migliaia di lettori. In realtà, quello scrittore o quell’insegnante, quante persone formano realmente? Una madre si cura di tre, cinque, dieci o più figli; e può fare di loro una vera e propria opera d’arte, una meraviglia di educazione, di equilibrio, di comprensione, di senso cristiano della vita, in modo che siano felici e possano essere realmente utili agli altri. Il compimento necessario e normalmente scaturente dal matrimonio, che cristianamente è un cammino divino grande e meraviglioso; e come tutto ciò che abbiamo di divino in noi, ha manifestazioni concrete di corrispondenza alla grazia, di generosità, di donazione, di servizio. L’egoismo, in ciascuna delle sue forme, si oppone all’amore che deve dominare nella nostra vita. Questo è un punto fondamentale, che deve essere tenuto ben presente a proposito del matrimonio e del numero dei figli. In sé, il numero dei figli non è decisivo: averne molti o pochi non basta perché una famiglia sia cristiana. Ciò che conta è la rettitudine con cui si vive la vita matrimoniale. Non si deve però dimenticare che il segreto della felicità coniugale è racchiuso nelle cose quotidiane, e non in fantasticherie. Consiste nello scoprire la gioia intima del ritorno al focolare, nell’incontro affettuoso con i figli; nel lavoro di ogni giorno cui collabora tutta la famiglia; nel buon umore dinanzi alle difficoltà, che vanno affrontate con spirito di grazia e anche nel saper approfittare di tutti i progressi offertici dalla civiltà per rendere la casa accogliente, la vita più semplice, la formazione più efficace.

La politica. Montesquieu nella sua opera lo spirito delle leggi studia diversi ordinamenti politici di diverse società e li studia secondo diversi fattori, quindi lui osserva diverse società e le confronta. Inoltre Montesquieu, osserva come vivono gli individui, ma non dice come dovrebbero vivere gli individui. La sociologia dei fenomeni politici, è la disciplina che si concentra sui fenomeni sociali che spiegano quelli politici. Sociologia politica a differenza non studia solo fenomeni politici riguardo a fenomeni sociali, ma anche altri fattori, ad esempio i fenomeni istituzionali. La sociologia politica si occupa:

delle basi sociali della democrazia

delle basi istituzionali della democrazia

dei fattori che promuovono consenso e conflitto

Consenso e conflitto aspetti della vita sociale sempre presente. “Democrazia” – Il regime politico in cui consenso e conflitto sono espliciti, accettati e richiesti. Un regime artificiale, chi vince un conflitto (per es. le elezioni) vorrebbe far durare per sempre la stabilizzazione della situazione, nella democrazia invece avviene l'opposto. Consenso e conflitto saranno temi ricorrenti. La sociologia politica nasce attraverso processi in cui si rompe la società tradizionale ”crisi della riforma” per il raggiungimento di:

formazione dello Stato. Stato = Organizzazione

costruzione della nazione;

espansione della cittadinanza.

La cittadinanza che nasce con lo Stato, non è una questione soggettiva ma è una condizione che attiene a uno Stato regolato e consapevole degli sviluppi sociali. Come ad esempio la rivoluzione industriale che ha cancellato la società tradizionale, oppure la richiesta di riconoscimento come suffragio universale.

La comunità. Appartenere a una comunità è una condizione base per lo sviluppo dell'identità, la comunità ci condiziona a livello socio-culturale. C’è diversità di significati tra le parole comunità e società. Comunità è una parola “valigia”, ha tanti significati tra cui quello politico, i politici vogliono preservare i valori tipici. È abbastanza accettabile considerare che i tipi di comunità si possano raggruppare in luoghi.  La comunità è spesso collegata ad aree geografiche, città e paesi. Esiste come rapporto d’interazione tra le persone in rapporto al luogo in cui esse si trovano. La comunità comprende un insieme di relazioni sociali di solito concentrate in un luogo particolare; il fatto che la comunità riguardi primariamente le relazioni, indica anche l'esistenza di obblighi e responsabilità. Il termine “community care” presuppone che esistono relazioni calde e protettive e che sia data assistenza alle necessità di persone in stato di bisogno; concetti che si definiscono “valori condivisi”. Le persone sentono di essere legate assieme da una comune esperienza o identità di valori. Esistono comunità con particolare fede religiosa o particolari eventi che sono anche transitori, che legano insieme le persone. Ciò pone l’accento all'importanza del luogo in cui avvengono le attività sociali, rimangono, però dei problemi circa l’assistenza e l’azione comunitaria tutto dipende se la vita si svolge: nella comunità rurale o nelle aree urbane. Sono due tipi di comunità diverse per: tipi d’interazioni; per stili di vita; per forme di controllo; per status diversi dei vari individui. La vita cittadina è spesso descritta in modo sfavorevole se confrontata alla vita del villaggio; infatti, la città è percepita a corto del piano delle reti comunitarie che si trovano nei piccoli centri. La visione, però, di una vita rurale armoniosa e ordinata molto spesso è messa in dubbio. La “vernacolarità”, a volte è un mondo chiuso, autoreferenziale, arcaico, che ha subito dappertutto il trauma del tempo, spesso una storia di solitudine. Solo se si supera l’impatto con quella storia, aprendosi fisiologicamente e lentamente all’esterno si comincia ad apportare l’alterità. L’arte comunitaria di vivere ha maturato inedite soluzioni, ha reagito ai grandi progetti egemonici di civiltà, ha immesso e reso vive tutte le griglie del rapporto sociale. Un comportamento legato alla tradizione può, infatti, imporsi in luogo o accanto agli altri comportamenti, in virtù della fisiologica interazione delle differenze. Come sono esistite tradizioni popolari sono esistite tradizione aristocratiche. Atteggiamenti per pochi, oppure di scambio, seconde le occasioni, sono sempre esistite e possono essere considerate altrettanto vernacolari di un fatto popolare, finché non vengano, pre-fabbricate o clonate dall’alto, quando ciò avviene allora ogni vernacolo, si riduce al fantasma di se stesso. Un contenuto indigeno non basta a garantire la qualità vernacolare dell’esperienza. La comunità non è solo un "radunare gente", e neppure il far stare le persone insieme portandole a una relazione tra loro, a lavorare a uno scopo comune, o persino a vivere insieme, così non si realizza nulla. La comunità è la risposta, individuale e collettiva, di un popolo, la decisione comune di sottomettersi totalmente al concetto dello stare insieme, della condivisione comune, in maniera consapevole ed esplicita. Non si confonda per comunità, ad esempio, un programmato o peggio pilotato incontro o una seduta di sensitività, o un’artificiale creazione di caldi sentimenti di vicinanza, di profondi significati, con ogni tipo di gente. La comunità è una manifestazione vivente le cui fondamenta vanno messe prima che si possa dare inizio alla costruzione dell'edificio umano. La comunità nasce sempre dall’incontro personale. Questo è il dato originario e fondamentale, qualunque altra cosa: un insieme di amici, gente mobilitata da un comune ideale, persone che vivono sullo stesso territorio, persone che domandano di pregare insieme, è alterato. Se non si giunge a identificare la propria origine nell’incontro, il livello di definizione di comunità è amputato e non si arriva alla sua vera essenza. Uno è realmente membro della comunità dall’incontro singolo. La comunità nasce prima da un incontro personale con la propria libertà e poi con l’altro. Questo è il fattore genetico identificante della comunità. Qualunque iniziativa offra una comunità sia parrocchiale o un’unione sociale, come persino la celebrazione dell’Eucaristia, deve permettere a chiunque di identificare, direttamente o indirettamente, questa radice dell’incontro personale, altrimenti si sarà soli tra tanti e tanti soli.

Le devianze. La parola devianza è legata al termine deviazione che significa allontanarsi dal cammino tracciato. Troppo spesso, ci s’interessa molto di più a come far sì che le persone seguano il cammino piuttosto che al perché se ne allontanino. Una deviazione è una violazione delle norme sociali. Gli interrogativi da porsi sono:

1. perché  esistono delle norme sociali e perché si devono osservare?

2. perché s’infrangono tali norme?

3. qual è la differenza tra crimine e devianza?

Le violazioni delle norme sociali hanno per caratteristica aggiuntiva l'esistenza di una legge che contempla, nella violazione appunto, un crimine o un reato.

Chi è il deviato?

Le caratteristiche di un deviato o come ci si diventa e cosa costituisca la società al riguardo, diventano importanti solo in relazione a  chi ha il potere di stabilire che qualcuno lo sia. I parametri per definire qualcuno come deviato e dove stiano i limiti, cambiano secondo la cultura, pertanto secondo la comunità. Il giudizio riguardo ai limiti appartiene alla dimensione dei valori. Se ciascuno, all'interno della comunità, condivide la stessa nozione di persona deviata, il processo di classificazione sarà semplice, senza disaccordo.  Avviene però, che è raro trovare due persone nella stessa comunità che abbiano un'identica scala di valori, figuriamoci un'intera comunità. Quando ci sono idee discordanti su quali siano i limiti da tracciare, la comunità può designare una persona o una categoria di persone affinché prendano una decisione. Qual è la persona che esegue l'identificazione della devianza?

Un meccanismo utilizzato per identificare i deviati ed agire nei confronti di persone etichettate come tali è la medicalizzazione la cura della devianza. Si tratta di una manipolazione mentale che suggerisce che la ragione dell'aberrazione dell'eccentrico sia legata ad una condizione di malattia, o, per lo meno, ad una salute imperfetta.  Si introduce l'idea di un'origine biologica della devianza, un approccio fin troppo comune al giorno d'oggi in cui si cercano spiegazioni biologiche per le condizioni sociali. La medicalizzazione della devianza è spesso un meccanismo che mette nelle mani degli esperti della medicina il potere di identificare un deviato, facendo sì che alla devianza si associ una "causa" biologica. Stephen Littleword: Ogni giorno è un’opportunità. Immagina la fortuna che hai ogni volta che di mattino ti alzi. Ogni giorno, puoi investire il tempo per te, per il tuo lavoro, puoi scegliere, tra tutte le scelte disponibili, di lamentarti e non agire o trasformare ogni secondo in un’opportunità per te e per gli altri. La scelta è solo tua, hai tra le mani la più grande opportunità del tempo da investire per gli altri e per te stesso, tocca a te fare questo investimento. Sii grande, sii folle! Sii te stesso! Nulla è per caso. Non amo chi dice Io dico quello che penso. Credo che chi faccia questa asserzione stia per dire sempre qualcosa che poteva fare a meno di dire e che ne sia consapevole. Le parole dovrebbero essere usate con parsimonia, così da pulire il cuore e così i pensieri.