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Le dieci regole per mistificare la realtà
Le dieci regole per mistificare la realtà

Giorno orsono, leggevo alcune recensioni di Noam Chomsky, padre della creatività del linguaggio, definito dal New York Times “il più grande intellettuale vivente”. Linguista, scienziato, filosofo e teorico della comunicazione statunitense. È riconosciuto come il fondatore della grammatica generativo-trasformazionale. Chomsky, in polemica con gli assunti dell’empirismo e del comportamentismo, si è richiamato al programma razionalistico di una grammatica universale, e ha posto l’accento sul problema della «competenza» linguistica, cioè del meccanismo che ci permette di produrre e di riconoscere nuove frasi corrette in una lingua. Ha influenzato anche gli studi di psicologia, logica e matematica. Mi è subito balenato un pensiero folle! Mi sono chiesto quando Chomsky è stato ospite qui da noi, mi dispererei se non l’avessi saputo, perché egli spiega attraverso dieci regole come sia possibile mistificare la realtà! Per arrivare a certe conclusioni ha per forza dovuto avere una permanenza qui da noi (è chiaramente un’assurda idea ironica). Naturalmente è necessaria una premessa, è che i più grandi mezzi di comunicazione sono nelle mani dei grandi potentati economico-finanziari, interessati a filtrare solo determinati messaggi. Comunque anche il piccolo oligarchico locale ha imparato la lezione della deformazione dei fatti.

Le dieci regole quindi:

 

1) La strategia della distrazione, fondamentale, per il piccolo potere, al fine di mantenere l’attenzione del pubblico concentrata su argomenti poco importanti, così da portare il comune cittadino a interessarsi a fatti in realtà insignificanti. Per esempio, l’esasperata concentrazione su alcuni fatti di cronaca locale, non fondamentale agli effetti del bene comune.

2) Il principio del problema-soluzione-problema: si inventa a tavolino un problema, per causare una certa reazione da parte del pubblico, con lo scopo che sia questo il mandante delle misure che si desiderano far accettare. Un esempio? Mettere in ansia la popolazione dando risalto all’esistenza di epidemie, come la febbre aviaria creando ingiustificato allarmismo, con l’obiettivo di vendere farmaci che altrimenti resterebbero inutilizzati.

3) La strategia della gradualità. Per far accettare una misura inaccettabile, basta applicarla gradualmente, a contagocce, per periodi consecutivi. È in questo modo che condizioni socio-economiche radicalmente nuove (neoliberismo). Sappiamo che furono imposte durante i decenni degli anni ottanta e novanta: stato minimo, privatizzazioni, precarietà, flessibilità, disoccupazione in massa, salari che non garantivano più redditi dignitosi, tanti cambiamenti che avrebbero provocato una rivoluzione se fossero stati applicati in una sola volta.

4) La strategia del differimento. Un altro modo per far accettare una decisione impopolare è quello di presentarla come “dolorosa e necessaria”, ottenendo l’accettazione pubblica, al momento, per un’applicazione futura. Parlare continuamente dello spread per far accettare le “necessarie” misure di austerità come se non esistesse una politica economica diversa. Come anche proclamare una situazione di precaria condizione economica locale.

5) Rivolgersi al pubblico come se si parlasse a un bambino. Più si cerca di ingannare il cittadino, più si tende a usare un tono infantile. Per esempio, diversi programmi di attività generaliste: la festa del nonno, la festa del giovane, la mostra delle favole, la sagra di questo e di quell’altro!  Il motivo? Se qualcuno si rivolge a una persona come se avesse dodici anni, in base alla suggestionabilità, lei tenderà a una risposta probabilmente sprovvista di senso critico, come un bambino di dodici anni appunto.

6) Puntare sull’aspetto emotivo molto più che sulla riflessione. L’emozione, infatti, spesso manda in tilt la parte razionale dell’individuo, rendendolo più facilmente influenzabile.

7) Mantenere il popolo nell’ignoranza e nella mediocrità. Pochi, per esempio, conoscono cosa sia il gruppo di Bilderberg e la Commissione Trilaterale. E molti continueranno a ignorarlo, se non si rivolgano direttamente a Internet.

Di fronte ai fatti di quest’ultimo periodo, chi conosce ad esempio:

- i fumi raffreddati a filtrazione

- i recuperatori

- l’aria pre riscaldata o fumi di recupero TG

- gli elementi di gassificazione

- il Pyro/Singas

- la garanzia dell’abbattimento delle emissioni

- il ritorno d’immagine sul territorio locale

- gli studi di fattibilità e conseguenti finanziamenti

- la garanzia della ricaduta occupazionale.

Ecco come si tiene il popolo nell’ignoranza.

 

8) Imporre modelli di comportamento. Controllare individui omologati è molto più facile che gestire individui pensanti. I modelli imposti dalla popolarità sono funzionali a questo progetto.

9) L’auto colpevolizzazione. Si tende, in pratica, a far credere all’individuo che egli stesso sia l’unica causa dei propri insuccessi e della propria disgrazia. Così invece di suscitare la ribellione contro un sistema che l’ha ridotto ai margini, l’individuo si sottostima, si svaluta e addirittura, si autoflagella. I giovani, per esempio, che non trovano lavoro sono stati definiti di volta in volta, “sfigati”, choosy”, bamboccioni”. In pratica, è colpa loro se non trovano lavoro, non del sistema.

10) Il piccolo potere punta a conoscere gli individui (mediante sondaggi, studi comportamentali, operazioni di feed back scientificamente programmate senza che l’utente-lettore-spettatore- cittadino, ne sappia nulla) più di quanto loro stessi si conoscano, e questo significa che, nella maggior parte dei casi, il sistema esercita un gran potere sul pubblico, maggiore di quello che lo stesso cittadino esercita su sé stesso.

Si tratta di un decalogo molto utile. Io suggerirei di tenerlo bene a mente, soprattutto in periodi difficili come questi.