Archivio de "Lo scaffale d'Abruzzo"

Editoriali

Guida TV

Lo Scaffale d'Abruzzo

L’ISTITUTO DEL COMPARATICO

L’ISTITUTO DEL COMPARATICO

Abruzzo, 4 agosto 2020 -

II tradizionale istituto del comparatico, che resiste ancora tenacemente in Abruzzo soprattutto nelle aree dell'entroterra montano, è stato oggetto di un approfondito studio da parte di E. Giancristofaro e ad esso si fa rimando per la relativa bibliografia.

 

Questi appunti che siamo andati man mano annotando sull'argomento sembrano tuttavia presentare caratteri degni di nota e pertanto suscettibili di apportare ulteriori contributi per la messa a fuoco dell'importante tema culturale nei gruppi sociali subalterni. Come è noto, l'istaurazione del rapporto di comparatico veniva scelto, ma non sempre, il giorno di S. Giovanni Battista ed a proposito ha osservato il Fiordigigli: “La promessa di comparaggio, effettuata nel giorno di S. Giovanni, creava e crea vincoli d'affetto più stretti della parentela; i1 recederne significava attirarsi odio implacabile, violento attrito...».

 

TRE PERSONAGGI IN CERCA DI PRIAPO

TRE PERSONAGGI IN CERCA DI PRIAPO

Abruzzo, 3 agosto 2020 -

La recente pubblicazione del Diario segreto di Sir William Hamilton (1730-1803), ministro plenipotenziario di Sua Maestà d'Inghilterra a Na­poli (i), e di alcuni documenti finora sconosciuti sugli antichi "rituali fallici" che si svolgevano nella notte fra il 26 e 27 settembre presso il Santuario di San Cosma e Damiano ad Isernia nel (presunto) dies natalis dei due santi anargiri (ii), hanno contribuito a gettar luce sui rapporti, finora insospettati, tra Andrea Pigonati, Sir William Hamilton e Michele Torcia, personaggi che a vario titolo interessano la storia degli Abruzzi nell'ultimo ventennio del XVIII secolo.

 

L'INCANATA NELLA TRADIZIONE ABRUZZESE

L'INCANATA NELLA TRADIZIONE ABRUZZESE

Nel 2° vol di “Miti e leggende” (pag. 85 segg.) G. Pansa si è interessato anche dell'incanata nella tradizione abruzzese. Egli cita un passo del De Nino sull'argomento (cfr. Usi e Costumi Abruzzesi, voi. II, pag. 156) accettando a quanto pare anche l'origine dell'espressione «incanata». Afferma infatti il De Nino: «Per diritto consuetudinario è permesso ai mietitori di dire quante più male parole vogliono a chi passa: lupa, scrofa, cornuto e simile zizzania! E questo gridare, come farebbero i cani, si dicono incanate. Il brutto uso va oggi scomparendo, e tanto meglio». Della singolare costumanza, di cui parla anche G. D'Annunzio nella Figlia di Jorio, il Pansa da un saggio in senso diacronico, scoprendola non solo presso Greci e Romani (cfr. per es. Ovidio, Fasti, III, 675 segg., dove l'oscenità è messa in atto dalle puellae»), ma anche nell'antico Egitto.

 

LA DONNA NEL RITO

LA DONNA NEL RITO

Abruzzo, 1 agosto 2020 -

Venerata come sacerdos Cereris oppure temuta per i suoi misteriosi e straordinari poteri, la donna peligna - ma anche quella appartenente alle etnie limitrofe – fa il suo ingresso nel proscenio della storia con tale insanabile dicotomia, che le sarà compagna nel corso dei secoli fino ai nostri giorni. Con questa sua duplice natura essa appare già nelle prime fonti epigrafiche e storico-letterarie, in cui è attestata depositarla di segreti salvìfici e di rituali preposti ai culti della fertilità, oppure come operatrice di arti malefiche. Così Calpurnio ricorda le maghe peligne detentrici di terribili incantesimi {peligna examina) ed Ovidio ci parla, non senza un tono di scetticismo, dei filtri d'amore e delle malìe di cui sono capaci le maghe peligne nello svolgimento di particolari e segrete cerimonie, preposte a far insorgere o essiccare il desiderio d'amore.

 

GASTRONOMIA COME STORIA

GASTRONOMIA COME STORIA

Quando il “Liber mortuorum” fa luce sulle cause delle flessioni demografiche, soprattutto in occasione di epidemie e carestie, esso riscatta la sua sterile funzione di mero registro dei defunti ed assurge a fonte storica di primaria importanza. Questo insegnamento, contenuto nel noto saggio di G. De Rosa dal titolo Rituali della morte e cronaca nei libri parrocchiali del Mezzogiorno tra XVIII e XIX secolo, ha suggestionato non pochi studiosi abruzzesi ed aperto nuovi squarci sull'orizzonte storiografico regionale. 

 

LO SCAFFALE

LO SCAFFALE

Ortona, 25 gennaio 2020 -

Sant'Emidio, come è noto, è il Santo che protegge dai terremoti. Il suo culto si rinviene soprattutto nell'Italia Centrale e lungo la fascia appenninica, particolarmente colpita dai movimenti tellurici per l'assestamento del territorio. Questi assestamenti sotterranei non sembrano voler porre fine alla loro continua attività, dato che scosse di diversa intensità si avvertono continuamente nella nostra Regione ed in quelle limitrofe, seminando ovunque morte e desolazione, come avvenne in occasione del terremoto che colpì L'Aquila nel 2OO9, definito dagli abitanti 'Flagello di Dio' per i numerosi danni e morti causati.

 

L'ARCIPRETE DI MONTAGÀNO …

L'ARCIPRETE DI MONTAGÀNO …

La nostra attenzione è stata attratta di recente da un passo dello storico molisano Giuseppe Maria Galanti (Descrizione del Contado di Molise, Napoli 1781), che merita di essere conosciuto dagli studiosi abruzzesi, se non altro perché fino a tempi vicini ai nostri, gli Abruzzi ed il Molise formavano una unica Regione, o meglio una 'macroregione' - come amavano scrivere i geografi -  che separava il centro-nord d’Italia dal meridione. "Io - sottolinea il Galanti a pag. 96 della citata opera - non scrivo questo Articolo (sic) se non per rendere giustizia alla memoria di un grande uomo, il quale per la bizzarria delle cose umane è rimasto sconosciuto fino ai nostri tempi".

 

TREDICESIMO COMANDAMENTO

TREDICESIMO COMANDAMENTO

Del Nuovo Catechismo della Chiesa Cattolica, tenuto a battesimo da Papa Wojtila il 25 giugno del 1992, si conoscevano molti particolari, alcuni dei quali inquietanti. Rimbalzato sulla stampa nazionale ed estera, esso è stato ufficialmente illustrato a Roma, dove si è data lettura dei 2863 paragrafi che lo compongono, da tradursi in latino. Essi sono stati divulgati in seguito Urbi et Orbi per costituire dal mese di giugno del 1992 il vademecum del buon cattolico. Il Nuovo Catechismo rispecchia le prescrizioni De Haereticis, Sortilegis, Divinatoribus, Libris prohibitis ac blasfphemis contenute negli Atti dei Sinodi Diocesani, come quello che fu celebrato nel 1715 nella Cattedrale di San Panfilo a Sulmona, sotto il Pontificato di Clemente XI e mentre era vescovo di Valva e Sulmona Bonaventura Martinelli, morto avvelenato durante la sua Visita Pastorale a Roccaraso.

Ciò che nel Nuovo Catechismo qui ci interessa, è il capitolo sulle Divinazioni, quelle cioè preposte all'arte di conoscere il futuro, che nel Nuovo e vecchio Catechismo contempla anche un paragrafo sull'Oroscopo, dove si stabilisce appunto che per i fedeli "Tutte le forme di divinazione sono da respingere", come pure il "ricorso a Satana o ai demoni, evocazione dei morti o altre pratiche magiche, come oroscopi, astrologia, chiromanzia, ricorso ai medium ecc. Tali 'pratiche' nascondono, secondo il Nuovo Catechismo, una "volontà di dominio sul tempo, sulla storia, sugli uomini e al tempo stesso un desiderio di ingraziarsi le potenze nascoste". Con l'espressione "evocazione dei morti", la Curia Romana intendeva soprattutto le sedute spiritiche, rituali mai caduti in oblio ed oggi ancora di moda. Sicché i processi che ne scaturivano, una volta scoperti i colpevoli, si concludevano con pesanti condanne.

Certamente la Chiesa non può più allestire, come avveniva un tempo, enormi roghi sui quali arrostire soprattutto i 'lettori di oroscopi', oroscopi che oggi appaiono normalmente su tutti i quotidiani e periodici, e la cui funzione è stata sempre quella di dare risposte concrete a bisogni concreti, di eliminare incertezze comportamentali e di lenire l'angoscia per il futuro, una panacea dunque per il negativo esistenziale. Come per es. la rivista Frate Indovino, consultata specie dal mondo rurale per seguire l'andamento dell'annata agricola.

Nemmeno la Chiesa oggi può somministrare legnate a preti e frati dediti con arti magiche alla scoperta di tesori, come si apprende da un documento conservato nella Cattedrale di Corfinio. Ed è proprio di uno di tali episodi di cui vogliamo parlare. Siamo nel 1734 ma nel secolo precedente, e propriamente nel 1631, papa Urbano VIII, gran cultore di scienze astrologiche (incredibilis dictu !) aveva emanato la Bolla " Inscrutabilis iudiciorum Dei altitudo", cioè (tradotto liberamente), "impossibilità per gli uomini di pervenire alla comprensione dei giudizi di Dio", diretta contro astrologi, indovini e sopratutto contro coloro che facevano "pronostici sulla vita e sulla morte del Romano Pontefice", cioè Urbano VIII, il quale data la sua indole decisamente superstiziosa ben credeva a queste voci.

 Lo storico fiammingo Theodor Amejden scriveva in questo periodo nella sua opera Elogia Summorum Pontificum che "Il continuo disgusto e travaglio del Papa lo rende impatiente, onde prorompe talvolta in sconce parole e dice spesso la parola lombarda cazzo”! Nessun commento al riguardo. I "nemici " di papa Urbano VIII erano del resto numerosi e fra i primi a rallegrarsi - come si credeva - della morte imminente del Papa, v'era anche il cardinale Centini, di Ascoli Piceno, ritenuto a Roma il suo sicuro successore. Da un manoscritto conservato nella Biblioteca di Ascoli Piceno si apprende addirittura che il nipote del Cardinale Centini organizzasse a Spinetoli, paese situato nei pressi di Ascoli, una seduta magica nel corso della quale un gruppo di frati aveva formato un cerchio al centro del quale era stata accesa una immagine di cera raffigurante Urbano VIII e si credeva che man mano che la cera si liquefaceva, veniva a mancare anche la vita del Pontefice. L'esperimento però non produsse alcun effetto ed alla fine i frati dediti alle arti magiche furono scoperti e denunciati a Roma all' Autorità religiosa. Pertanto il nipote del Cardinale Centini fu catturato, condannato a morte e decapitato a Campo dei Fiori a Roma, mentre due dei frati che avevano partecipato al 'complotto' furono impiccati e messi al rogo. Degli altri religiosi non si seppe più nulla, perché erano riusciti nel frattempo a fuggire, facendo perdere le loro tracce. Ecco perché, diceva Aristotele, spesso la salute dell'uomo dipende dalle gambe!

Franco Cercone

 

LE MADONNE DEL LATTE IN ABRUZZO

LE MADONNE DEL LATTE IN ABRUZZO

Alcuni anni fa sono state esposte prima a Trento ed in seguito a Rimini in una mostra dal più ampio respiro, un gruppo di statue lignee abruzzesi risalenti per lo più ai secoli XIV e XV.  Orbene questa mostra ha avuto per così dire un importante 'strascico' storico-artistico, perché un gruppo di queste Madonne sono state separate ed esposte a Lanciano in una mostra dal titolo "Madonne del latte d'Abruzzo tra Medioevo e Rinascimento", le cui origini rientrano tutte nella tipologia delle 'Madonne del Latte', poco studiate finora in Abruzzo.

 

TEMPO DI MISERICORDIA

TEMPO DI MISERICORDIA

Non si è spento ancora l’eco dell’accorato appello lanciato da papa Francesco, che ha dedicato questo sciagurato anno 2016  alla  “Misericordia “, un sentimento che dovrebbe riempire di sé la vita morale e spirituale di tutti i Credenti, specie di quelli che sono accorsi negli  ultimi mesi da ogni angolo del mondo a Roma per la celebrazione  del Giubileo.

 

 
Pagina 1 di 5