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Nuova vita per l’Enoteca Regionale di Ortona
Nuova vita per l’Enoteca Regionale di Ortona

Era fonte di indicibile tristezza il silenzio  che  ha avvolto per non poco tempo i locali di Palazzo Corvo, sede ad Ortona di quel prestigioso Ente che è appunto l’Enoteca Regionale d’Abruzzo. L’Enoteca è stata  mantenuta in vita negli ultimi tempi grazie ad un manipolo di Operatrici appartenenti all’Associazione Italiana Sommelier, che definire in tale circostanza ‘benemerita’ significa decisamente dire poco.

Ad essa va  pertanto tutta la nostra gratitudine per il prezioso lavoro svolto nel mantenimento della importante Istituzione, che si è impegnata tra l’altro non poco per eliminare la superstiziosa credenza, secondo cui l’idea nefasta dell’ubriacone è associata solo ai bevitori di vino.

Per i rari degustatori (d’estate non sempre abruzzesi) che specie il sabato sera frequentavano il caratteristico locale alla scoperta di vini prodotti da giovani Aziende,  l’Enoteca si trasformava in un piacevole luogo d’incontro, che offriva ai clienti lo spunto per fare sfoggio della loro cultura enologica, esprimendo giudizi sui vini degustati, specie quelli ricavati da vitigni autoctoni che da poco sono riapparsi nella galassia  della viticoltura abruzzese .

Come scrive Paolo Monelli nel suo prezioso Saggio dal titolo “Il vero bevitore”, pubblicato nell’ormai  lontano 1971, è con l’Unità d’Italia che i vari vini  delle nostre Regioni cominciano a far ‘bella mostra di sé’ ed a conoscersi meglio in  appositi locali chiamati ‘Enoteca’, eletti quasi a ‘tempio dei seguaci del Dio Bacco’. In tale circostanza si è sviluppata una nuova figura professionale, il ‘Sommelier’, termine derivato da una antica voce provenzale, come ricorda opportunamente Giacomo Devoto, che sostituisce la figura del ‘cantiniere’ e soprattutto dell’oste, antico nemico di tutti i veri ‘bevitori ’.     

Così ogni sommelier si trasforma nell’Enoteca in forbito oratore, in un erede dell’ Optimus Potor, come dicevano i Padri latini, ossia  un enologo o uno storico della viticoltura, capace anche di ricostruire le antiche vicende di un gruppo etnico mediante la coltivazione della vite . Sicché ci chiedevamo talvolta, mentre si sostava piacevolmente nell’Enoteca Regionale, perché agli Ortonesi non piacesse ascoltare le vicende della loro Terra, illustrate tuttavia non in manoscritti giacenti nei nostri polverosi archivi, ma attraverso la storia della viticoltura.

Eppure i devoti dell’Apostolo Tommaso non sono costituiti da astemi incalliti, perché come scrive al riguardo Plinio nella  sua Naturalis Historia,  “agli astemi, gli Dei non concessero Grazie “, mentre gli Ortonesi alzano volentieri i loro calici, specie quando sono in compagnia ed intonano volentieri  gioiosi canti “alla vite ed alla vita !“

Finalmente sulla stampa regionale è apparsa in questi giorni una notizia che ci ha non poco rallegrati. Infatti l’Enoteca, istituita nel 1995 su proposta dell’allora Vice-Presidente Regionale Tommaso Coletti (come siamo stati dal medesimo informati), è stata potenziata di recente in tutte le sue attività istituzionali ed arricchita da una

gamma di particolari funzioni, fra cui principalmente quella di illustrare le vicende dei vitigni e le caratteristiche organolettiche dei vini, da degustarsi comunque, come avveniva in precedenza, insieme ad ottimi salumi e formaggi regionali, serviti sui caratteristici ‘taglieri’. Niente di nuovo pertanto sotto il sole. Già nel periodo medievale i “chierici vagantes e goliardi ” ricordavano  nei loro canti  un fondamentale precetto : ”Primum crostinum, deinde vinum, usque ad matutinum !.

L’Enoteca Regionale va considerata dunque un vanto per Ortona e per l’intero Abruzzo. Essa costituisce pertanto una vera e propria vetrina in cui sono esposti i vini regionali da illustrarsi sapientemente ai clienti che in futuro, come è da augurarsi, saranno più numerosi.

Ci auguriamo che gli avventori possano anche disporre di una Biblioteca enologica che dovrà essere necessariamente istituita nell’ambito dell’Enoteca come supporto alla conoscenza dei vini prodotti nel territorio abruzzese. ‘Viticoltura come storia’, dunque, e letteratura enologica, anche con l’illustrazione di poesie che riguardano il vino.

 E noi inizieremmo dalla poesia  più breve che finora si conosca, una poesia appunto del poeta persiano Omar Kayyàm, vissuto all’incirca intorno alla metà del V secolo d.C. e composta da un solo verso, decisamente significativo, che merita di essere ricordato : 

Finché vivi, bevi”.