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LO SCAFFALE
LO SCAFFALE

Ortona, 25 gennaio 2020 -

Sant'Emidio, come è noto, è il Santo che protegge dai terremoti. Il suo culto si rinviene soprattutto nell'Italia Centrale e lungo la fascia appenninica, particolarmente colpita dai movimenti tellurici per l'assestamento del territorio. Questi assestamenti sotterranei non sembrano voler porre fine alla loro continua attività, dato che scosse di diversa intensità si avvertono continuamente nella nostra Regione ed in quelle limitrofe, seminando ovunque morte e desolazione, come avvenne in occasione del terremoto che colpì L'Aquila nel 2OO9, definito dagli abitanti 'Flagello di Dio' per i numerosi danni e morti causati.

Piace ricordare in tale sede che in passato vigeva la straordinaria consuetudine di misurare la durata di un sisma con quella di una preghiera. È quello che avvenne per esempio in occasione del terribile terremoto che colpì molti centri dell'area della Maiella il 30 novembre 1706 e se ne ha conferma dalla 'Cronaca' stilata da una suora del monastero di Santa Chiara di Sulmona, secondo la quale " Durò lo scuotimento non meno di un Pater Noster ".

 

 Le altre preghiere associate ai diversi terremoti - chiarisce il grande Storico della Religione, Gabriele De Rosa - erano un’Ave Maria ed un 'Credo '.  E quest'ultimo era considerato quello 'catastrofico' e, dunque, il più terribile. Seguivano poi altre notizie collegate al sisma, alcune delle quali decisamente drammatiche.  " Li Cristiani - si apprende dalla Cronaca della suora, "uscivano dalle macere e ruine come le lucerte fra le pietre …. Li morti arrivarno a 740, e a mille, compresi li forestieri. E si vidde tutto accecato per lo spatio di un’hora, per la gran polvere che occupava tutta la Città come una densa nebbia, di modo tale che uno non vedeva l'altro ". E si comprende il perché. La costruzione dei muri, scrive lo storico sulmonese Sardi De Letto, abbondantemente spessi, era costituita con amalgama di arena, calce e ciottoli del torrente La Vella, che scorre presso Sulmona.

 

 Tutti gli edifici e le costruzioni infatti a quei tempi erano in genere realizzati con calce e sabbia, le quali appena essiccate, diventavano polvere, con le conseguenze che abbiamo visto e che sono state essenzialmente descritte. Il terremoto come si è detto sconvolse tutta l'area della Maiella, considerata oggi epicentro del sisma in base a più precise testimonianze dell'epoca, inoltre il sisma del 1706 fu preceduto da alcuni 'presagi', ai quali nella estate dello stesso anno si dette scarsa importanza. Per lo più essi furono interpretati come segni di un generico malaugurio. Ad esempio nei campi furono rinvenute sorgenti che si erano in precedenza essiccate e dalle quali tuttavia da molto tempo non sgorgava più acqua potabile. Più tardi, invece, dopo il catastrofico sisma, cominciò a riapparire abbondantemente l'acqua dalle preziose sorgenti di campagna. Insomma, la vita cominciò lentamente a riprendere il suo corso e dopo circa un anno il ricordo del sisma svanì lentamente nel mondo dei ricordi.

 

Franco Cercone