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L'opinione di Giustino

SALVONI E IL GIOCO DEL CUCUZZARO

Come noi meridionali sappiamo per averlo forse praticato da ragazzini, c’è un antico gioco, ormai andato in disuso, che si chiama “il gioco del cucuzzaro”. Per coloro che non ci hanno mai giocato e per chi non se lo ricorda, le regole prevedono la nomina del “cucuzzaro” con una conta e l’assegnazione di un numero ad ogni partecipante. Appena nominato, il cucuzzaro inizia il ritornello: ”Sono andato nel mio orto ed ho raccolto 3 cucuzze”. La cucuzza n. 3 risponde: “E perché tre?” E il cucuzzaro:” Allora quante?” “Tutto il cucuzzaro”, risponde la cucuzza n. 3. Se la cucuzza chiamata non risponde subito, viene eliminata o paga pegno.

Mi è tornato in mente questo gioco ascoltando le incredibili dichiarazioni, sotto molti aspetti provocatorie, pericolose per i messaggi che ha lanciato del duo Salvoni (Salvini e Meloni), dopo l’incontro di questa mattina col capo del Governo Conte ed alcuni Ministri, che hanno loro illustrato i punti salienti del prossimo decreto in studio per aiutare i più deboli a delle forze di opposizione che dove governano loro non fanno toccare palla alle minoranze.

Tutti sappiamo che i soldi – a differenza di quanto il Gatto e la Volpe hanno fatto credere a Pinocchio che fu da loro due convinto a sotterrare le cinque monete d’oro, ricevute da Mangiafuoco, nel Campo dei Miracoli dove ogni moneta avrebbe fatto nascere e crescere un albero pieno di zecchini d’oro – non nascono sugli alberi e solo in alcuni cartoni animati, a volte, vengono buttati dagli aerei.

Tutti sappiamo, o dovremmo sapere, che abbiamo, dopo il Giappone, il secondo debito pubblico più alto del mondo (pari al 134,5% del PIL) su cui paghiamo oltre 80 mld di € di interessi l’anno; che se non si lavora, come purtroppo sta avvenendo in queste ultime settimane, non vengono nemmeno versati i contributi con i quali lo Stato paga le pensioni, gli stipendi dei dipendenti della P .Amministrazione, della Scuola, della Sanità, delle Forze dell’ordine ecc, che abbiamo una colossale evasione fiscale e previdenziale quantificata per difetto in almeno 110 mld di €/a, che i 37 mld di IVA regolarmente incassati non vengono correttamente versate, che è molto diffuso il lavoro nero e grigio, che la corruzione e il fatturato della criminalità organizzata raggiungono cifre elevatissime sottratte allo Stato.

Allora, se dopo l’incontro col Governo che tra enormi difficoltà sta cercando di trovare i soldi per venire incontro alle esigenze più elementari, mangiare e bere, per esempio, dei più deboli, degli ultimi e penultimi, che senso ha avuto giocare al rialzo chiedendo l’utilizzo di più soldi di quelli proposti, senza mai dire da dove andarli a prendere?

E come si può fare, senza nemmeno arrossire di vergogna, contemporaneamente chiedere l’ennesimo condono fiscale per chi ha evaso montagne di soldi?

Usciremo, come abbiamo sempre fatto nella storia dell’umanità, con i tempi purtroppo non brevissimi, da questo lungo tunnel del coronavirus.

Quello che posso augurare agli italiani tutti, anche a quelli che hanno votato per i partiti di Salvoni, a chi le tasse le ha sempre pagate, soprattutto ai tanti lavoratori dipendenti e pensionati che non hanno mai beneficiato dei condoni, è di ricordarsi di questo sciacallaggio quando si tornerà a votare.

Chieti, 01 aprile 2020  Giustino Zulli, coordinatore cittadino di “Articolo uno”

 

Riscoprire Carlo Marx e anche Padoa-Schioppa

Dove sta la differenza sostanziale tra uno statista e un politico fanfarone? Nel fatto che uno statista pensa alle future generazioni mentre un fanfarone solo ai sondaggi ed alle prossime elezioni. Questa frase (secondo Gianrico Carofiglio erroneamente attribuita ad Alcide De Gasperi mentre sarebbe stata pronunciata da un teologo e predicatore americano del diciannovesimo secolo, James Freeman Clark, come ha ricordato nel suo libro “Con i piedi nel fango”, edizioni Gruppo Abele, Torino febbraio 2018, pag. 35) credo che ci aiuti  a  collocare correttamente uno statista e dove uno dei tanti fanfaroni ancora sulla piazza.

Con le drammatiche vicende con cui stiamo cercando faticosamente di confrontarci, le più gravi dal secondo dopoguerra ad oggi, stiamo toccando con mano alcune profonde verità per troppo tempo tenute nascoste e sottovalutate. Da tutti.

Le immagini quotidianamente teletrasmesse ci danno la possibilità di vedere, non percepire, le drammatiche visioni di città deserte, di piazze desolatamente vuote a Milano, Torino, Bologna e tante altre. Vedere e ascoltare Papa Francesco pregare e impartire le sue benedizioni in una Piazza San Pietro solitamente affollatissima di fedeli, vuota così come sono vuote le grandi piazze di tante capitali estere sempre affollate da una moltitudine di persone che le vivevano allegramente, davvero ci provoca  inquietudine, malessere, incertezza perché i tempi di uscita da questa attuale difficoltà non sono ancora chiari.

Così come vedere le immagini di tanti ospedali pieni di malati assistiti amorevolmente da un personale medico, paramedico, infermieristico, di tecnici e volontari che non finiremo mai di ringraziare per la loro abnegazione e che stanno pagando durissimi prezzi in contagi e vite perse, ti ridà fiducia e speranza.

La situazione ancor più grave è quella economica.

Si chiedono soldi per tutti, giustamente. Per le partite IVA, per i tanti gestori di attività costretti alla chiusura, per i lavoratori e le lavoratrici dipendenti di attività produttive di tutte le dimensioni, per le famiglie, per chi non ha reddito, per i tanti che purtroppo sono costretti a vivere alla giornata con le attività più improbabili, con i tanti lavoratori in nero che rischiano più di tutti, con i poveri immigrati spessissimo supersfruttati e sottopagati nel loro lavoro di raccolta della frutta, nelle varie altre attività agricole ecc.

E chi, strumentalmente, provocatoriamente, vergognosamente come i rappresentanti dei partiti di opposizione al governo nazionale che dove governano loro non fanno toccare palla agli avversari, chiede sempre di più mai suggerendo dove andare a prendere i soldi necessari per far fronte a questa situazione, inimmaginabile appena poco più di un mese fa. L’importante è fare propaganda, non offrire soluzioni.

Siamo stati presi tutti alla sprovvista e tutti dovremmo fare la nostra parte per contribuire a far bene perché nessuno sa, obiettivamente, quando questa situazione sarà alle nostre spalle.

Cosa fare, allora? Non avendo particolari ricette magiche, mi limito a ricordare qualcosa che ho letto in anni ormai lontani: ”Da ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni”. Così scriveva Carlo Marx nella sua “Critica al Programma di Gotha” e credo, sinceramente, che questo principio andrebbe riscoperto.

Questa frase mi è ritornata in mente ripensando ad un fatto che voglio ricordare: il 7 ottobre 2007, Tommaso Padoa-Schioppa, Ministro dell’Economia del Governo Prodi, ospite della trasmissione televisiva “In ½ ora” condotta da Lucia Annunziata, tra l’altro disse che “la polemica antitasse è irresponsabile. Dovremmo avere il coraggio di dire che le tasse sono una cosa bellissima e civilissima, un modo di contribuire, tutti insieme, ai beni indispensabili come la salute, la sicurezza, l’istruzione, l’ambiente”.

Per queste affermazioni, fu accusato e deriso da diversi esponenti di destra. Fabrizio Cicchitto, ex socialista approdato ad Arcore, sostenne che “Padoa-Schioppa ha una visione penitenziale e punitiva della vita e della ricchezza”. Paolo Bonaiuti, portavoce di Silvio Berlusconi, rincarò la dose sostenendo, tra l’altro, che “Tommaso Padoa-Schioppa sta facendo le scarpe a Prodi nella classifica della impopolarità”, mentre un altro cervellone, tale Daniele Capezzone, ex radicale pannelliano, ex PdL berlusconiano, ex tutto, definì le affermazioni di Padoa.-Schioppa “una gaffe, una beffa crudele ai danni dei contribuenti” e purtroppo culturalmente costoro vinsero, perchè nelle elezioni successive tornarono al governo, anche grazie e forse soprattutto ai voti dei ceti più popolari.

Chi mi fa l’onore di leggere ciò che scrivo, sa che sono ossessionato da quanto succede in Italia, Paese nel quale circa il 90% delle tasse è pagato dai lavoratori dipendenti occupati e dai pensionati che non eludono, non evadono, non portano i loro (pochi) soldi all’estero, nei paradisi fiscali, non risiedono, come tanti osannati protagonisti dello Star System e dei rotocalchi acquistati da tante famiglie di onesti lavoratori, all’estero per  pagare meno tasse, generalmente non hanno scudi o condoni fiscali.

Naturalmente, non lo fanno solo perché più onesti degli altri ma probabilmente solo perché le trattenute fiscali e previdenziali vengono effettuate alla fonte, ma non sono nemmeno i responsabili del nostro elevatissimo debito pubblico che, secondo quanto ha comunicato la Banca d’Italia, al 31 dicembre 2019 era arrivato, sia pure in leggera discesa, a ben 2.409 mld di € e forse non tutti sanno che su questa montagna di debiti paghiamo oltre 80 mld di € di interessi l’anno.

E meno male che nell’ottobre del 2007 non erano ancora apparse le luminose stelle dei Salvini, Bagnai, G. Meloni ed altri che sicuramente avrebbero fatto commenti sulle dichiarazioni di Padoa-Schioppa ancor più salaci di quelle riportate in precedenza.

Io penso solo al fatto che, annualmente, i delinquenti che evadono le tasse impediscono allo Stato di incassare, per difetto, almeno 350 mld di €. Da quando Padoa-Schioppa, forse volendo dar concretezza al principio marxista della  equa  redistribuzione della ricchezza, ha fatto le sue inascoltate e derise affermazioni, di anni ne sono trascorsi circa 13.

Ogni lettore faccia la sua semplicissima moltiplicazione e provi a pensare a quanti e quali problemi avremmo potuto dare ottime soluzioni, mentre adesso stiamo assistendo, stando alle cronache, ad assalti ai supermercati per prendere roba senza pagare, addirittura a rapinare le persone che escono dai  negozietti cittadini con piccole buste della spesa, probabilmente con la copertura della malavita organizzata.

Ci riflettano tutti coloro che a suo tempo hanno deriso Marx e Padoa-Schioppa e che anche oggi continuano a pensare che “evadere è bello”.

Chieti, 28 marzo 2020     Giustino Zulli

 

QUALCHE NON BREVE RIFLESSIONE …

QUALCHE NON BREVE RIFLESSIONE …

Chieti, 29 marzo 2020 -

Dovendo, giustamente, rispettare le regole per impedire ad un virus ancora sconosciuto di continuare a mietere vittime, restando a casa, ho ritenuto utile andarmi a (ri)leggere tanti articoli e saggi scritti negli ultimi decenni per cercare di capire, quando finalmente usciremo da questo lungo tunnel nel quale ci ha confinato questa ennesima pandemia, come si comporteranno tutti coloro che fortunatamente sopravvivranno. Perché una cosa è certa: la nostra specie, al di là delle tante attuali difficoltà, dei tanti che non ce la faranno, supererà anche questo terribile flagello, come è già successo nei secoli passati. Sì, ma come uscirà?

 

Alcuni (non richiesti) suggerimenti al Sindaco di Chieti

Tutte le persone che vogliono dare il proprio contributo per impedire l’ulteriore diffondersi di un virus le cui potenzialità distruttive non sono state ancora ben individuate dagli scienziati che in tutto il mondo stanno cercando di combattere e sconfiggere, stanno facendo la loro parte, al netto di tanti imbecilli che continuano a comportarsi come se nulla fosse. Io condivido molto l’inasprimento delle pene pecuniarie previste per chi va in giro senza giustificati motivi convinto come sono che mettendo, questa volta giustamente, le mani nelle tasche di questi italiani sconsiderati, si ottengano più risultati di eventuali inasprimenti di pene di altro tipo che spesso lasciano il tempo che trovano.

Dobbiamo, responsabilmente, restare a casa. Ma in molte città, compresa la nostra, ci sono le ZTL che, in tempi normali, prevedono la circolazione dei mezzi e delle perone non autorizzate solo in alcune ore della giornata. Ma nelle case moderne, ci sono lavastoviglie, lavatrici, frigoriferi, uno o più televisori, personal computer che, come tutti gli strumenti delle moderne tecnologie, potrebbero aver bisogno di piccole riparazioni, in caso di guasto, da fare in loco.

E’ possibile, allora, chiedere al Sindaco di Chieti di sospendere, per alcuni mesi e comunque fino alla sconfitta del coronavirus, il divieto di ingresso in ZTL di tutti coloro che, a vario titolo e per comprovati motivi, potrebbero essere chiamati, magari per aggiustare un elettrodomestico rotto, ad alleviare situazioni di difficoltà già complicate?

Se un elettrodomestico si guasta, se ha bisogno di essere riparato in tempi rapidi, è possibile evitare le multe ai tecnici che effettuano queste riparazioni? Senza furbizie, ovviamente, con le ricevute fiscali che segnalano anche l’ora della prestazione. Così facendo, a mio parere, si consentirebbe a chi ne ha bisogno di avvalersi di una prestazione professionale altrimenti più complicata.

Stare a casa con un elettrodomestico che funziona regolarmente, con un Pc che ti consente di stare collegato col mondo, avere un televisore che ti consente di essere informato su quanto sta accadendo non solo nella tua città e Regione, ma nel Paese e nel mondo, contribuisce a farti stare meno solo in questi difficili momenti. O no?

Anche per quanto riguarda le possibili assistenze ai familiari anziani che abitano nelle ZTL, per consegnare generi alimentari, medicine, quotidiani ecc. si dovrebbe avere una maggiore elasticità. Che senso ha mantenere rigidità negli ingressi in ZTL quando le reali necessità potrebbero richiedere interventi urgenti ed indifferibili?

Giro la domanda al Sindaco di Chieti, alla sua Giunta ma anche a tutti i consiglieri comunali, di maggioranza e opposizione perché come si richiede, abbastanza strumentalmente, di essere coinvolti ad altri livelli istituzionali nelle scelte del governo nazionale, si ascoltino anche le opinioni e proposte che vengono avanzate in periferia, dove governano coloro che sono all’opposizione del governo centrale.

Chieti, 25 marzo 2020 Giustino Zulli Coordinatore cittadino di “Articolo uno”.

 

UNA PICCOLA STORIA AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

“State a casa”. “Non uscite se non per comprovate urgenze”. ”Rispettate le regole per evitare il diffondersi del contagio” ed altre giuste raccomandazioni che qualunque cittadino di buon senso deve seguire per il suo bene e quello dell’intera collettività ci stanno guidando nel corso di questi duri, difficili giorni di diffusione di un virus che si sta cercando in ogni modo di sconfiggere. Sono state decise chiusure in molte attività produttive non decisive per evitare possibili diffusioni del contagio. Ma chi ha altre responsabilità è tenuto ad un comportamento più rigoroso e responsabile? A quanto pare sembra di no e provo a dimostrarlo.

Oggi pomeriggio mi trovavo a casa delle mie figlie, in Vico Porticella 3 per dare una mano. Alle ore 15,10 è suonato il campanello. Sulla porta, un signore con la mascherina, i guanti e tuta rifrangente ha consegnato una RRR spedita dall’ACA che, per essere firmata, non ha consentito il rispetto delle distanze di sicurezza con tutte le possibili negative conseguenze del caso.

In questi ultimi giorni si stanno sospendendo i pagamenti di bollette varie anche per evitare intasamenti agli uffici postali ed io mi sono chiesto i motivi di questa RRR della quale, peraltro, non capivo le motivazioni.

Aperta la lettera, la vera sorpresa. Datata 17/02/20, è arrivata oggi, ad oltre un mese di distanza. Ma non è nemmeno questo il vero punto. Il vero punto, che mi ha dato veramente fastidio, è che con un freddo linguaggio tra il minaccioso ed il burocratico, si avvisava mia figlia che sarebbe scattata la “costituzione in mora” preavvisando il distacco dell’utenza idrica proprio nel momento in cui ci si raccomanda, giustamente, di lavarci spesso le mani e di avere una particolare attenzione agli aspetti dell’igiene personale.

Con le solite frasi vagamente minacciose, la RRR chiedeva il pagamento di ben 4 bollette arretrate per un totale di 201,27 € relative praticamente all’intera fornitura del 2019.

Preciso che nel corso dell’intero periodo che va dal passaggio della gestione dalla Teateservizi all’ACA mai sono arrivate bollette o solleciti di pagamento né per la casa dove io abito a Chieti scalo né a casa delle mie figlie e preciso anche che la richiesta del pagamento delle 4 bollette arretrate era già stata fatta con lettera del 5/11/19, REGOLARMENTE SODDISFATTA CON BONIFICO BANCARIO EFFETTUATO IL 24 DICEMBRE 2019, cioè esattamente ben tre mesi fa.

A questo punto ho chiamato il n. verde dell’ACA 800890541 per far presente all’operatrice-la telefonata è registrata e quindi verificabile-il macroscopico errore fatto dall’ACA, fornendo anche le date precise dei bonifici effettuati e debbo purtroppo segnalare che solo dopo diversi minuti di un atteggiamento che non considero particolarmente professionale da parte della mia interlocutrice, ho potuto dimostrare che l’ACA non avanzava alcun centesimo da mia figlia, come successivamente è stato confermato anche da chi ha risposto dall’ACA di Chieti.

Ho voluto raccontare questa storia tutto sommato minore per chiedere da parte dell’ACA, più volte salita agli onori della cronaca per la spedizione di tante “bollette pazze”, un maggior rispetto per noi utenti che spesso veniamo trattati come degli incalliti evasori anche se le responsabilità dei disservizi sono solo esclusivamente dell’ACA.

Stiamo giustamente molto apprezzando  il grande lavoro che stanno facendo in tanti – medici, paramedici, infermieri, volontari ecc.- per impedire il diffondersi del contagio di un virus che sta dimostrando tutta la sua pericolosità.

Non sarebbe allora il caso di fare più attenzione anche a questi aspetti? Come è possibile che ben 2 bonifici fatti l’11 e il 24 dicembre 2019 non risultano incassati al punto da richiedere, con  ulteriori  costi che l’intera operazione ha sicuramente comportato, compreso il rischio di un sempre possibile contagio, il sollecito del loro pagamento pena “la costituzione in mora” col “preavviso del distacco dell’utenza idrica?”

Chieti, 23 marzo 2020 Giustino Zulli- Chieti.

 

ELETTORI TEATINI, RIFLETTETE BENE PRIMA DI VOTARE

Nel momento in cui scrivo, secondo gli ultimi dati diffusi dalla Protezione civile, sono registrati 17.660 casi totali di epidemia da Coronavirus. 2.547 casi in più rispetto alla rilevazione precedente. Le persone attualmente positive sono 14.955. 1.266 i morti, 1.439 i guariti. Questi dati, provvisori, sono purtroppo destinati a lievitare perché la situazione continua ad essere seria e nonostante l’abnegazione di tutto il personale della sanità pubblica che non sarà mai sufficientemente ringraziato per quanto sta facendo concretamente per ridurre al minimo il diffondersi del virus, non sono da escludere ulteriori peggioramenti. Le città sono sempre più deserte e tutti coloro che si occupano di queste difficili e complesse problematiche ci ripetono, continuamente e giustamente, che i tempi per sconfiggere un virus ancora purtroppo sconosciuto saranno lunghi e che tutti dovremo modificare i nostri stili di vita. Si stanno, a mio parere giustamente, sospendendo manifestazioni di tutti i tipi per evitare assembramenti e per ridurre al minimo i rischi del contagio. E’ possibile il rinvio del referendum già previsto per il 29 marzo relativo alla diminuzione del numero dei parlamentari. E’ stato deciso di sospendere addirittura il Giro d’Italia, le partite di calcio e di altri sport vengono giocate senza pubblico, così come molti programmi televisivi e nessuno si sta ponendo il problema se questi rinvii giovino a qualcuno.

A Chieti, invece, il signor Fabrizio Di Stefano, imposto candidato Sindaco da un personaggio del tutto estraneo alla nostra storia, cultura, tradizione, ha sostenuto senza nemmeno vergognarsene, che le elezioni amministrative bisognerebbe confermarle perché rinviarle a dopo l’estate, come sarebbe del tutto normale vista la situazione di incertezza sui tempi per il superamento del Coronavirus, “avvantaggerebbe la sinistra che mi sembri brancoli nel buio in questo momento perché ha più tempo per trovare un candidato” come ha dichiarato in interviste sulla stampa locale.

Il signor Di Stefano ( che al momento è sostenuto solo dall’UdC, partito di cui è segretario l’ex Sindaco Andrea Buracchio, indiscusso protagonista della “tangentopoli teatina”, arrestato per corruzione il 14 febbraio 1993 sta di fatto lavorando per  riportare al comando della città chi l’ha umiliata ) dovrebbe solo ricordare che il candidato sul quale lo schieramento delle forze democratiche e progressiste cittadine aveva trovato la sua sintesi unitaria dopo una franca e leale discussione, senza alcuna imposizione esterna, il dott. Diego Ferrara, ha rinunciato proprio per dedicarsi ai suoi pazienti e quindi alla sua città in un momento di particolari difficoltà di cui purtroppo non si riesce a prevedere una data conclusiva.

E’ quindi possibile che il Consiglio dei Ministri, nella sua prossima riunione, deciderà il rinvio delle elezioni amministrative non solo a Chieti ma in tutte le Regioni ed i Comuni interessati alla tornata elettorale, in una data compresa tra il 15 ottobre e il 15 dicembre 2020, senza escludere, in linea di principio, anche ulteriori slittamenti se il Coronavirus non sarà definitivamente arginato per poter essere sconfitto e, se questo succederà, sarà sicuramente per fare un dispetto a questa giovane promessa della politica teatina, a questa “energia nuova” che fa politica dai tempi di Tutankamen, sempre schierato con le destre peggiori, al quale, evidentemente, sfugge la pericolosità del momento che stiamo vivendo. Non solo in Italia.

L’importante sarà andare a  votare, non importa se con le piazze vuote  e i comizi deserti, su programmi ancora del tutto sconosciuti.

Io mi auguro solo che nei confronti di questo cinismo, che mette al centro di tutto la propria persona in quanto già ritenuta vincente sulla base di sondaggi addirittura al primo turno, gli elettori teatini riflettano bene. Mettere la nostra città nelle mani di chi, direttamente o indirettamente, ha dato il suo contributo per affossarla sarebbe un gravissimo errore che pagheranno le future generazioni. E non è con il cambio di casacche che si riconquista la verginità politica.

Chieti 14 marzo 2020 Giustino Zulli Coordinatore cittadino di “Articolo uno”

 

A PROPOSITO DI COERENZA

Alessandro Marzoli, ininterrottamente in Coniglio comunale di Chieti dal maggio 2005, per giustificare la strana, discutibile, sotto molti aspetti anche innaturale alleanza con Mauro Febbo, assessore alle Finanze della prima Giunta Cucullo (1993) in rappresentanza delle fasce più estreme della giovane destra teatina e da allora altrettanto ininterrottamente Presidente della Provincia di Chieti, Assessore regionale in quota PdL dopo il passaggio dal Msi-Dn ad An, prima all’Agricoltura ed ora, con Forza Italia, alle Attività produttive, Cultura e Spettacolo sempre con giunte delle destre più estreme, ha fatto riferimento ad un non meglio precisato “progetto nuovo per disegnare insieme ai cittadini il futuro della nostra comunità”.

Confesso che, per miei limiti, fatico a capire come si possa pensare ad un “progetto nuovo” elaborato con chi, direttamente o indirettamente, porta le responsabilità dell’attuale drammatica situazione in cui versa la nostra città, amministrata, negli ultimi 10 anni da Assessori che fino a poche settimane fa, come Bevilacqua, Colantonio, E. De Matteo, facevano parte dello stesso partito  di Febbo e che ora, folgorati sulla via di Milano, sono passati con la Lega.

Quindi, Marzoli spaccia per rinnovamento una ibrida alleanza con chi è stato, con Di Primio e Di Stefano, sia pure in ruoli diversi, responsabile dell’attuale situazione di declino in cui versa la città che si riassume in 10 mila posti di lavoro persi nella zona industriale, in 80 esercizi commerciali chiusi in vallata e sul colle, nella diminuzione degli abitanti da 55 a 50 mila, dei nuclei familiari dai 30 ai 23 mila, dall’invecchiamento medio della popolazione (dai 43 ai 47 anni), dal preoccupane divario, nel solo 2019, tra i nati (solo 300) ed i morti (più di 600).

Se ritiene che tutta questa situazione sia attribuibile al “mancato rinnovamento del Pd e delle liste del centrosinistra (perché, le ha già viste? E dove e quando, se non sono ancora pronte?) che pure ha le sue difficoltà anche per la scissione di Italia viva, a mio parere commette un gravissimo errore di valutazione perché, se come lui stesso sostiene, “Salvini presenta nella sua squadra gli stessi attori protagonisti degli ultimi 25 anni” (che peraltro sono 27 e non 25) si ricordi che Febbo in questo film non  ha recitato il ruolo di comparsa. Anzi.

Poi, a lui e a molti altri che hanno- peraltro giustamente- rivendicato la priorità dei programmi e solo dopo l’individuazione del candidato Sindaco, non sembra di essere un tantino in contraddizione se, ancora una volta, per costruire un presunto nuovo palazzo, si parte dal tetto e non, come dovrebbe essere, dalle fondamenta?

Beata coerenza!

Chieti, 12 marzo 2020 Giustino Zulli Coordinatore cittadino di “Articolo uno”.

 

IL MONDO ANIMALE TRA PRIMATI, SQUALI E SCIACALLI

Il mondo animale, del quale facciamo parte a pieno titolo, è popolato da tante specie alle quali noi umani abbiamo proiettato i nostri molti vizi e le poche virtù. Ed ecco, allora, la volpe astuta, il coniglio pauroso, il lupo solitario, la lenta tartaruga, il paziente elefante, il veloce ghepardo ecc. Nel mondo animale ci sono anche gli squali e gli sciacalli che forse rappresentano il peggio del peggio di noi umani, come stiamo ancora una volta verificando in questi difficili giorni dominati dall’insorgere di un virus di cui si sa ancora molto poco e che, per questi motivi, ci fa più paura.

Gli squali sono rappresentati da tutti coloro che stanno speculando sulle nostre difficoltà, come testimoniano i quotidiani disastri in Borsa che stanno mettendo a rischio la nostra economia, unitamente all’impennata dello spread (il differenziale tra i nostri titoli di Stato e i Bund tedeschi) passato dai 130 ai 280 punti base in meno di una settimana e questo significherà spendere molti più soldi per interessi.

Gli sciacalli sono rappresentati dai rappresentanti di quelle forze politiche di destra che prima hanno criticato il Governo nazionale per alcune misure adottate e poi hanno continuato nelle loro strumentali critiche anche quando sono state compiute scelte esattamente opposte a quelle criticate in precedenza.

Stiamo assistendo, quotidianamente, a lezioni che ci vengono impartite da alcuni Presidenti di Regione come Luca Zaia, del Veneto  e Attilio Fontana, della Lombardia, saliti agli onori della cronaca mondiale per aver detto che il coronavirus “è colpa dei cinesi perché mangiano topi vivi” (il primo) e per aver prima criticato il Governo per misure ritenute troppo restrittive e che ora chiedono la chiusura totale di quasi tutte le attività economiche che si svolgono nella Regione che dirigono (il secondo).

Ma credo che in questa graduatoria la medaglia d’oro olimpica debba essere assegnata al trio Salvini-Meloni-Tajani che ieri, dopo l’incontro col Capo del Governo Conte ed altri Ministri, hanno detto che i miliardi stanziati e gli altri già previsti sarebbero insufficienti perché ce ne vorrebbero almeno 50 che forse nemmeno basteranno.

Giusto. Ma se questi tre rappresentanti delle destre ci dicessero pure dove andarli a prendere, questi miliardi di €, non sarebbe un bene per tutti?

 E allora, per l’ennesima volta, ricordiamo come stanno le cose in Italia.

Secondo dati ufficiali, l’evasione fiscale e previdenziale, sicuramente stimata per difetto, è di 109 mld di € l’anno. L’IVA non versata, guarda caso proprio dalle imprese che operano nel profondo nord-est, è di 37 mld/€/a. Il fatturato della criminalità organizzata è valutato, a spanne, 100 mld/€/a. La corruzione nella Pubblica Amministrazione, con i suoi ritardi e la sua elefantiaca burocrazia, costa alla collettività altri 80 mld/€/a. per un totale di ben 330 mld/€/a.

Critiche alle insufficienze dello Stato, sempre lecite se costruttive, vanno accettate e condivise se soprattutto vengono da chi è stato sempre all’opposizione. Ma Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia, nelle loro varie e diverse declinazioni ma con gli stessi inossidabili protagonisti, al Governo del Paese ci sono stati e precisamente dal 15 aprile 1994 al 27 aprile 1996 e dal 29 aprile 2008 al 23 dicembre 2012, con Berlusconi sempre Presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni Ministra della Gioventù mentre il solo Salvini è stato Ministro dell’Interno per 14 mesi del primo Governo Conte. Se escludiamo i governi “tecnici”, le destre hanno governato molti degli ultimi 26 anni.

E allora, onestamente, cari Berlusconi, Meloni e Salvini, voi cosa avete fatto, in concreto, per recuperare parte di questa montagna di miliardi di € che sono restati nelle tasche di molti italiani disonesti?

Quindi, prima di criticare, almeno guardatevi allo specchio. Troverete parte dei colpevoli di questa grave situazione.

11 marzo 2020       Giustino Zulli Coordinatore cittadino di “Articolo uno”

 

MA NON È STATO RACCOMANDATO DI PARLARE CON UNA VOCE SOLA?

E così, dopo il Sindaco Di Primio, approdato di recente in Fratelli d’Italia, anche il Presidente del Consiglio comunale Aceto, anche lui neo acquisto della Lega dopo una serie di contorsioni “dialettiche”, ha voluto dire la sua sui comportamenti da tenere per contenere la diffusione del coronavirus. Adesso non c’è che da attendere gli interventi di due candidati Sindaci di destra, Giampietro e Di Stefano, anche loro di recente ingresso, sempre per nobili motivi, in Fratelli d’Italia e Lega, e il cerchio si è chiuso.

Ora, in tutto il mondo scientifico e non, si sta giustamente sostenendo che su queste delicatissime problematiche debbano parlare, come è stato già egregiamente fatto, sia il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che il Capo del Governo Giuseppe Conte, ai quali spetta di comunicare all’intero Paese, sulla base di indicazioni delle massime autorità scientifiche in materia, cosa fare e come comportarsi di fronte ad un virus che si conosce ancora poco nei suoi possibili, devastanti effetti.

Obiettivamente, cosa hanno detto di più e meglio i nostri vertici comunali? Nulla.

Così, mentre abbiamo assistito, da un lato, ad un gesto concreto, nobile, anche se sicuramente sofferto, da parte del dott. Diego Ferrara, possibile candidato Sindaco di un ampio schieramento di forze democratiche, progressiste, ambientaliste e di centrosinistra, a rinunciare ad una candidatura oramai certa per dedicarsi ai suoi pazienti ed alla città, mettendo a disposizione il suo sapere, a destra è partita la corsa, scomodando anche convinzioni religiose che nulla hanno a che fare con l’attuale tragedia che si è abbattuta sul nostro malridotto pianeta, devastato proprio da quei leader politici mondiali con i quali le destre populiste e sovraniste vanno d’amore e d’accordo, per acquisire consensi.

È probabile che le elezioni amministrative- se non si verificheranno fatti nuovi e positivi nei prossimi giorni- saranno rinviate. Se così sarà, facciamo tutti in modo da seguire scrupolosamente quanto detto dal Capo dello Stato e dal Capo del Governo che forse ne sapranno un po’ di più del Sindaco e del Presidente del Consiglio comunale di Chieti, anche se medico.

Chieti, 10 marzo 2020 Giustino Zulli Coordinatore cittadino di “Articolo uno”.

 

Giustino Zulli

 

COMUNICATO STAMPA DI “ARTICOLO UNO” DI CHIETI

Apprendo, leggendo la stampa locale, che l’”unto da Salvini“  Fabrizio “Mecenate” Di Stefano, avrebbe chiesto un confronto sui programmi con il signor Bruno Di Paolo. Non so, ovviamente, se questo incontro si farà. Mi limito solo a ricordare che il signor Bruno Di Paolo (che ripropone questioni sul doppio mandato che, per esempio, la CGIL ha risolto da oltre 30 anni, dai tempi delle segreterie di Bruno Trentin, Sergio Cofferati e Susanna Camusso che di mandati ne hanno fatto solo due peraltro di 4 anni ciascuno  e che il vincolo del doppio mandato è già da tempo in vigore per i parlamentari e consiglieri regionali del PD) contattato, come egli stesso ha sempre riferito, anche da esponenti del tavolo dei democratici, progressisti, ambientalisti e di sinistra, ha sempre sostenuto che si sarebbe seduto al tavolo solo se candidato Sindaco.

Ora è evidente che se parteciperà all’incontro, giocherà il ruolo del rincalzo, del portatore di voti e dovrà giustificare ai suoi elettori la scelta eventuale di collocarsi non con un campo democratico e progressista ma con un partito populisti e sovranista dalla pressoché inesistente democrazia interna, che ha già fatto tanti danni all’Italia ed altri ne sta ancora facendo in questa terribile fase politica che il Paese sta vivendo.

Quanto a Fabrizio “Mecenate” Di Stefano, che ha elegantemente ricordato ai teatini le sue elargizioni in denaro, faccio sommessamente presente che, in circa 20 anni di presenza in Consiglio regionale, Camera dei Deputati e Senato della Repubblica, ha portato a casa, oltre a tanti altri benefici e futuri trattamenti pensionistici non disprezzabili, non meno di tre milioni di € e che, quindi, la sua elemosina è stata pari all’1% delle sue entrate da eletto in diversi ruoli istituzionali.

Spero che almeno sulle cifre, i teatini rifletteranno.

Chieti, 7 marzo 2020 Giustino Zulli Coordinatore cittadino di “Articolo uno”.

 
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