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TORNARE AL BIPOLARISMO SI POTREBBE. BASTA SOLO VOLERLO

Chieti, 7 marzo 2019 Grazie ai potenti mezzi delle moderne tecnologie, utilizzando RaiPlay, solo oggi ho potuto ascoltare la trasmissione “cartabianca” condotta su Rai3 da Bianca Berlinguer andata in onda martedì scorso. Poiché allo stesso orario Rai 1 ha trasmesso il coinvolgente, bellissimo monologo “Conversazioni su Tiresia” di un grandissimo Andrea Camilleri, la scelta è stata doverosa e dimostra anche che, quando vuole, la Rai può mandare in onda programmi seri e culturalmente qualificati. La cosa che mi ha maggiormente colpito, seguendo “cartabianca”, oltre il civile confronto tra Paolo Mieli e un convincente Pier Luigi Bersani, è stato il sondaggio letto da Antonio Noto. Io ho sempre sostenuto e continuo a sostenere che i sondaggi vanno presi con le molle, valgono quel che valgono perché a volte sono clamorosamente smentiti dai risultati reali, per esempio, delle elezioni. Ma sono pur sempre indicatori di tendenza. Quelli resi noti martedì sera sono stati effettuati dopo la grande e civilissima manifestazione contro il razzismo, la xenofobia e per una accoglienza dignitosa degli immigrati che si è svolta sabato 2 marzo a Milano a cui hanno partecipato, tra i 250 mila presenti, tantissimi giovani e ragazze, e le primarie del Pd a cui hanno preso parte, oltre le migliori aspettative, 1,7 milioni di persone. I risultati, secondo me, sono molto importanti: la Lega è al 33%, il M5s al 21, il Pd al 20, F.I. all'11, Fr.It. al 4,5, +Europa al 3,5, LeU all'1,5, PaP all'1%. La prima osservazione, più del raddoppio della Lega, è che tra il M5s e il Pd c'è un solo punto di distacco e questo significa, in concreto, che il M5s ha perso ben 12 punti e il Pd ne ha guadagnato 2 rispetto alle elezioni politiche del 4 marzo 2018. La seconda, forse ancor più importante, è che le forze democratiche e progressiste di sinistra, unite, stanno al 26% il che significa che qualora si dovesse avere, per le tragicomiche vicende legate al Tav, una sempre possibile crisi di governo irrisolvibile al punto da costringere il Presidente Mattarella, che non le vuole, ad indire elezioni an ticipate, la partita, in Italia, sarebbe tutta da giocare. Le destre, complessivamente intese, secondo i sondaggi, oggi sono al 48%. A questo dato potrebbero aggiungersi quei dirigenti, militanti ed elettori del M5s più sensibili al fascino del trio Salvini-Berlusconi-Meloni. Al fronte democratico e progressista, oggi al 26%, potrebbero aggiungersi i dirigenti, militanti, elettori ed elettrici del M5s, a partire dai 25 parlamentari che non hanno votato il decreto Far West all'italiana, voluto da Salvini, che autorizza ognuno di noi ad avere un'arma in casa, da usare in caso di supposta situazione di pericolo. Questa situazione, consentirebbe finalmente di fare chiarezza su un M5s nato sull'onda dei “vaffa” contro tutte le istituzioni democratiche ed i loro legittimi rappresentanti, mettendo insieme persone tra di loro molto diverse per orientamento politico, come sta chiaramente emergendo. In una ritrovata logica bipolare, le destre metterebbero insieme gli xenofobi, i razzisti, i sovranisti e la sinistra democratica i progressisti che si battono contro ogni tipo di emarginazione e persecuzione contro i diversi da noi per colore della pelle, lingua parlata e religione professata. Negli USA ci sono i Democratici e i Repubblicani. In Inghilterra i Laburisti e i Conservatori. In Germania i Socialdemocratici e i Liberali, in Francia Macron e Marine Lepen ecc. Perché in Italia dobbiamo continuare ad avere partiti e partitini che, con le loro basse percentuali, continuano ad avere rendite di posizione? Non aiuterebbe la Democrazia un sistema politico semplificato? Giustino Zulli