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Sulle elezioni europee del 26 maggio 2019

Domenica 26 maggio ci saranno le elezioni per rinnovare il Parlamento europeo. Il mio auspicio è che, nonostante in tutti i talk-show e sui mass-media di Europa si stia parlando molto poco, ci sia un elevato numero di elettori ed elettrici che vada ad esercitare il suo diritto-dovere, votando i candidati e le candidate delle liste di cui si condividono i valori e gli obiettivi.

Io, a votare, come del resto ho sempre fatto da quando ho raggiunto l'età per votare, ci andrò e voterò la lista n. 3, quella formata dal “Pd, PSE Socialisti & Democratici e Siamo Europa” e darò le mie tre preferenze al capolista Franco Roberti, ex Procuratore nazionale antimafia che in tutti i suoi incarichi ha sempre combattuto a viso aperto la criminalità organizzata con fatti concreti, non con le chiacchiere di cui è indiscutibilmente prodigo il capo politico della Lega ladrona.

Voterò, da abruzzese, Leila Kechoud che, oltre alle sue capacità, è espressione della mia Regione e quindi va sostenuta con convinzione e, per quanto sta in me, le sto facendo campagna elettorale.

La terza, la prima per importanza, almeno per me, andrà a Massimo Paolucci, bravo parlamentare uscente che, con Maria Cecilia Guerra  è uno dei due candidati di “Articolo uno” a cui sono iscritto.

Cecilia Guerra e Paolucci rappresentano la parte dei compagni che, non condividendo la linea politica portata avanti dall'ex segretario del Pd Matteo Renzi, è uscita dal Pd, come hanno fatto Bersani, D'Alema, Epifani, Gotor, La Torre e tantissimi altri che, secondo me, il neo segretario del Pd Nicola Zingaretti avrebbe dovuto candidare, almeno due per ognuno dei 5 collegi.

Perché?

Stando a quanto si legge sui social ma anche in conversazioni tra persone di sinistra, ci sono molti compagni che dicono che non voteranno la lista “Pd-PSE Socialisti&Democratici e Siamo Europei” perché ritengono sottostimato sia il ruolo che il peso politico di “Articolo uno”.

Anche se esprimerò le tre preferenze, credo giusta questa critica rivolta a Nicola Zingaretti perché per una lista che guarda al Socialismo europeo, sono molto più credibili le candidature di “Articolo uno” di quelle dei “calendiani”.

Diversi elettori che avrebbero votato volentieri per una lista contenente più esponenti di “Articolo uno” sostengono che voteranno “La Sinistra” o il “Partito comunista italiano” che molto probabilmente non raggiungeranno quel 4% dei consensi necessari per avere rappresentanti al Parlamento europeo. Quindi, voti che avrebbero potuto contribuire a superare agevolmente il M5s, andranno praticamente persi.

Poiché dai sondaggi – che valgono quel che valgono ma che tuttavia sono indicatori di tendenza – la Lega ladrona, nonostante le brutte vicende di cui è continuamente protagonista con quel suo capo politico che lo scrittore Erri De Luca ha definito “Guappo di cartone scadente”, sarebbe il primo partito, seguito dal Pd e dal M5s che dovrebbero contendersi il secondo posto con tutte le conseguenze del caso, io continuo a pensare che Nicola Zingaretti avrebbe dovuto avere, anche nella battaglia interna al suo partito, più determinazione e anche coraggio perché è in queste occasioni che un leader afferma la sua autorevolezza.

Dopo le europee e le tante amministrative, poiché sono sempre più eclatanti le contraddizioni e sopratutto la totale incapacità di governare un Paese complesso come il nostro del duo Salvimaio che, con Giuseppe Conte, ha dato vita al Governo Frankenstein non sono da escludere elezioni politiche anticipate, che peraltro lo stesso Zingaretti chiede a gran voce da diversi giorni, con chi si immagina, il Pd, di fare le alleanze necessarie per rimandare Lega e 5stelle all'opposizione?

Con Calenda? Con quella parte del M5s che viene considerata “di sinistra”? Con Forza Italia come è già successo a Gela nei giorni scorsi?

Mah!

Giustino Zulli