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RICHARD CAPATAZ

Giuseppe Conte, Matteo Salvini e Luigi Di Maio

Un giovane ecuadoriano, Richard Capataz, è il meritato vincitore del 102esimo Giro d'Italia che si è concluso ieri con la cronometro di Verona. Per vincere il Giro, si è dovuto allenare molto, moltissimo. Ha sudato, sofferto, sognato e alla fine, gioito piangendo per l'umana commozione. In Ecuador il ciclismo non è uno sport molto praticato e chi lo pratica spesso è poverissimo, abituato alla dura fatica del vivere quotidiano. Vedremo se, galvanizzati dallo splendido risultato di Capataz, aumenteranno i ciclisti che nei prossimi anni parteciperanno alle varie competizioni ciclistiche internazionali, Giro d'Italia, Tour de France, Vuelta, Milano-San Remo, Parigi-Roubaix ecc.

Ma cosa ci dice la vittoria di questo 26enne che ha cominciato a pedalare, come ho letto, con una bicicletta raccolta dal padre in una delle tante discariche a cielo aperto del luogo in cui vive? Che per vincere bisogna allenarsi, fare anche apprendistato, il gregario e studiare bene i percorsi delle gare a cui si partecipa per decidere anche il momento in cui sferrare l'attacco decisivo per conquistare la maglia rosa. Non si vincono le grandi corse a tappe senza questa umiltà di percorso. Passando dal ciclismo o ad altro sport alla politica, come si fa a far bene il parlamentare, il sottosegretario, il Ministro, il Vice Presidente del Consiglio, addirittura il capo politico senza aver mai fatto parte di un Consiglio comunale anche del piccolo Comune in cui si vive?

E dove sta scritto che uno dei requisiti (secondo i teorici dell'uno vale uno che è una colossale bufala perché, come si è visto, parafrasando George Orwell ne “La fattoria degli animali”, c'è sempre “uno che è più uguale dell'altro uno”) debba essere quello dell'incompetenza, dell'impreparazione, del pressapochismo? Eppure, nel nostro Paese, questo è successo col voto del 4 marzo 2018. Semplici cittadini che si sono anche vantati di non leggere libri e giornali, sono diventati parlamentari, alcuni vice-Ministro, altri sottosegretari, altri addirittura Ministri senza aver mai fatto parte, nelle loro vite precedenti, di una istituzione pubblica e non aver mai avuto a che fare con una delibera di Consiglio comunale.

Ecco perché, almeno a mio parere, il nostro Paese, dopo aver spento la prima candelina del governo Frankenstein Conte-Salvini-Di Maio, si trova in mezzo ad un mare di guai. L'arte del governare è dura, complessa, difficile e non si può pensare di affidarla a dei dilettanti allo sbaraglio che, in poco tempo, dimostrando tutta la loro nullità, hanno dilapidato un enorme patrimonio per fare da zerbini a chi, nonostante passi per nuovo, come il Salvini capo della Lega ladrona, politicamente parlando, è più vecchio di Matusalemme e più disinvolto di Leopoldo Fregoli.

Quando gli elettori italiani lo capiranno, sarà un gran bel giorno.

Giustino Zulli