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I POLITICI NELLA STORIA. TRA GIGANTI E PIGMEI

Ho sempre pensato e continuo a pensare che un uomo o una donna impegnati in politica siano persone capaci di pensare in grande, di avere pensieri lunghi, di pensare non tanto a sé stessi e ai problemi contingenti ma a quelli delle future generazioni e di un Paese più democratico, civile, accogliente, aperto, non xenofobo e razzista. Penso, per stare solo agli ultimi 150-160  anni, ad Abramo Lincoln, che ebbe il coraggio, in una America ancora in costruzione, segregazionista, razzista e schiavista, di abolire la schiavitù, dopo aver sconfitto i sudisti nell'univa vera guerra che si è combattuta sul terreno americano. Pagò con la vita il suo coraggio e la sua determinazione. Venne ammazzato dal fanatico razzista John Wilkes Booth il 15 aprile 1865.

Penso, ancora, tra i tantissimi nomi che pur si potrebbero fare, ad Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi che scrissero, in piena seconda guerra mondiale, “Il manifesto di Ventotene”, isola nella quale si trovavano al confino, dove erano stati inviati, con altre centinaia di antifascisti tra i quali Eugenio Colorni, che nel 1944, poco prima di essere ucciso, riuscì a pubblicarlo, con la preziosa collaborazione di Ursula Hirschmann, una delle donne più impegnate nella costruzione di una Europa unita e di pace.

Penso a John Fitzerald Kennedy, al suo discorso sulla “Nuova Frontiera”; ai nostri padri costituenti,  che dopo l'immensa tragedia del nazifascismo furono capaci di superare le difficoltà e scrivere la nostra Costituzione, a Enrico Berlinguer e Aldo Moro che pagò con la vita, ammazzato il 16 marzo 1978  dalle “Brigate rosse” per il suo tentativo di includere i comunisti al governo del Paese.

Autentici giganti della politica neo confronti dei tanti nanerottoli dell'epoca in cui viviamo.

Secondo una frase attribuita ad Alcide De Gasperi, “un politico pensa alle prossime elezioni mentre uno statista alle future generazioni”, che come ha scritto Gianrico Carofiglio è di un teologo e predicatore americano del diciannovesimo secolo, James Freeman Clarke, che avrebbe aggiunto anche una parte meno nota e citata, “un politico pensa al successo dl suo partito, uno statista a quello del suo Paese” (G. C. “Con i piedi nel fango”, pag 35), si può tentare i fare paragoni con l'oggi. Si possono considerare politici o statisti coloro che, non tenendo in alcun conto che il Paese sta sprofondando in una crisi economica e sociale anche per loro diretta responsabilità, si fanno le bizze per rivendicare questa o quella poltrona senza la quale ci si sentirebbe umiliati?

E penso a Luigi Di Maio, un perdente di successo, che sta anteponendo la sua bulimia poltronista alla soluzione della grave crisi in cui ci troviamo. L'aver rivendicato, almeno fino a ieri, la poltrona di Vice Presidente del Consiglio e uno o più ministeri “di peso”, il voler sottoporre i risultati di una difficilissima trattativa al voto su una piattaforma privata gestita da una società commerciale, a mio parere, significa calpestare il prestigio delle nostre istituzioni democratiche anche perché, come ha affermato un ex M5s, Marco Canestraro che proprio alcune ore fa, nel corso della trasmissione “in onda” ha rivelato, lui che la piattaforma Rousseau la conosce molto bene, che è estremamente facile, per chi la gestisce nella più completa mancanza di chiarezza, manometterne i risultati.

E poi, credo si ponga un problema: se la “base” dovesse bocciare l'eventuale ipotesi di accordo faticosamente raggiunta dalle delegazioni trattanti con l'avallo dei gruppi parlamentari al netto dei malpancisti alla Gianluigi Paragone, già leghista e direttore di Radio Padania Libera, si tornerà al voto. A me non dispiacerebbe perché il voto non fa paura. Ma se coloro che votando diranno no all'accordo, bocciando di conseguenza tutto lo stato maggiore del M5s, i dirigenti, i deputati, i senatori cosa faranno? Continueranno, imperterriti, a sedere sui loro scranni o si dimetteranno tutti, essendo stati praticamente sfiduciati dalla loro sconosciuta base? E chi voterà contro, si rende conto che tornando al voto saranno ulteriormente falcidiati dalla lega ladrona, oggi diretta dall' imbufalito caporal minore meneghino Fanfaron de' Fanfaronis, al secolo matteo salvini?

Giustino Zulli

Chieti, 3 settembre 2019