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SUONA, A DESTRA UNO SQUILLO …
SUONA, A DESTRA UNO SQUILLO …

Chieti, 29 settembre 2019 -

A sinistra (?) risponde uno squillo. In uno dei tanti articoli che ho dedicato a quanto sarebbe avvenuto dopo la crisi di governo voluta dal presunto uomo forte, aspirante ai “pieni poteri”, il caporal minore Fanfaron de' Fanfaronis, al secolo Matteo Salvini attuale capo della Lega ladrona, ho sostenuto che a divorzio avvenuto, sarebbero volati gli stracci. Sono stato fin troppo facile profeta.

Siamo ai primi giorni e già l'amore profondo tra M5s e Lega, che avevano sottoscritto un contratto di governo che sarebbe durato a lungo e che si è sciolto, grazie alla calura estiva, ai mojito, alle tante sculettanti signorine che hanno animato il soggiorno del Gran Capo padano al “Papeete Beach” come  neve al sole, si sta giornalmente trasformando in odio profondo, forse e sperabilmente irreversibile perché tra le due forze politiche c'è lo stesso rapporto che esiste tra l'aglio, il Crocifisso e Dracula.

 

Dopo le sonore sberle assestategli da Conte nel corso delle relazioni introduttive e conclusive che hanno caratterizzato il voto sulla mozione di sfiducia presentata dalla Lega e respinta dalle due Camere il 20 agosto scorso, Fanfaron de' Fanfaronis si è comportato come un pugile suonato. Ha perso molto della sua arroganza e sta cercando con ogni mezzo di delegittimare chi, purtroppo per 14 lunghi mesi, lo ha assecondato in ogni vicenda, compresa quella, davvero scandalosa, della assunzione collegiale di responsabilità della vergognosa Sea Watch.

 

Sono all'ordine del giorno gli insulti, le minacce, gli avvertimenti inquietanti di persone che forse hanno, nelle loro mani, inquietanti informazioni con le quali possono esercitare l'arte del ricatto. Fanfaron ha attaccato Conte accusandolo di non aver mai risposto ad alcune interrogazioni che lo riguardavano, alludendo ad eventuali conflitti di interesse. La domanda è: poiché le interrogazioni parlamentari presentate dal Pd sono di vecchia data, perché Fanfaron non gli ha mai chiesto, prima del divorzio, di rispondere?

 

Dal canto suo, Conte ha ricambiato la cortesia ricordandogli, non senza perfidia, le vicende in cui sarebbe coinvolto- con l'amico di cui aveva persino negato la conoscenza, il leghista Savoini- in problemi ancora molto inquietanti, su presunte tangenti derivanti da forniture di petrolio russo all'Italia su cui sta indagando la Magistratura.

 

Conte gli ha chiesto “un chiarimento che ritengo urgente e necessario sul Russiagate” su cui l'ex Ministro dell'Interno ha rifiutato, non solo di rispondere in Parlamento sottraendosi ad un suo preciso dovere, ma di fornire al Capo del Governo, “le informazioni in suo possesso”. Siamo solo all'inizio. Ne vedremo delle belle. O brutte?

 

Giustino Zulli