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PER ME, HA RAGIONE NICOLA ZINGARETTI

“Mettiamola così: non si può governare insieme da avversari. O c’è una comune tensione, un comune sentire, una comune idea di sviluppo per questo Paese oppure non ha senso andare avanti”.

Condivido, parola per parola, quanto ha detto, tra l’altro, il segretario del Pd Nicola Zingaretti, in una intervista pubblicata oggi sul Sole 24 ore.

Seguo, da dilettante, le questioni politiche del nostro e degli altri Paesi dei quali, almeno in questa occasione, non mi occuperò preferendo riflettere  sulle questioni nazionali che riepilogo sinteticamente: nel mese di agosto scorso, prima con preoccupanti dichiarazioni per richiedere  i ”pieni  poteri”, poi con una scelta fatta senza discuterne nemmeno con i suoi e da molti osservatori ritenuta “incomprensibile, il capo della Lega ladrona Matteo Salvini (su cui si sono addensate molte minacciose nuvole su suoi presunti collegamenti con vicende ancora da chiarire che sarebbero state portate avanti da un suo ex portavoce, Gianluca Savoini- del quale in un primo tempo aveva perfino negato la conoscenza - con importanti personaggi della nomenklatura russa legati al mondo delle vendite di petrolio su cui aleggiano anche sospetti di presunte tangenti per finanziare la campagna elettorale dei sovranisti di casa nostra nelle ultime europee, come hanno riferito le importanti e documentate inchieste sia dell’Espresso che di Report) ha staccato la spina decretando la fine del governo gialloverde di cui era diventato il maggiore azionista anche se rappresentava un partito che aveva avuto il consenso del 17% degli elettori.

Non c’è stato alcun argomento sul quale, utilizzando spregiudicatamente la potenza della Bestia, la creatura inventata da Luca Morisi che occupando per 24 ore al giorno ben 35 giovani che hanno utilizzato oltre ogni limite i nuovi strumenti della moderna propaganda on line, non ci hanno fatto sapere cosa facesse Salvini, dalle colazioni con pane e Nutella agli incontri con tante persone, dai panini con pane e frittata ai selfie con giovani e ragazze entusiasti ecc., dalle videoconferenze mattutine alla riproposizione di ogni avvenimento che lo vedeva impegnato in qualche studio televisivo. E poiché non parlava d’altro se non di “invasione” degli immigrati (mai sbarcati in pochi numeri come nel 2017/18/19 non grazie a Salvini ma ad una discutibile decisione del precedente Ministro dell’Interno Marco Minniti); di sicurezza (nonostante il fatto che negli ultimi due anni sono fortunatamente calati i numeri degli omicidi, delle rapine, della stessa microcriminalità, come riferito più volte dal Ministero dell’Interno di cui era a capo, Questure, ISTAT ed altri istituti di ricerca); di presunto abbassamento delle tasse (che sono state aumentate in tutti gli anni- ben 12 sugli ultimi 25- in cui la Lega ha (s)governato con Berlusconi ma di cui molti elettori si sono dimenticati, a partire dalle clausole di salvaguardia dell’IVA).

Dopo la decisione di far saltare il governo, Costituzione alla mano, il Presidente della Repubblica ha verificato se, nel Parlamento, c’erano le condizioni di fare un nuovo governo, prima di andare a nuove elezioni anticipate. La quadra è stata trovata e, sia pur tra mille difficoltà e maldipancia, è nato il Governo Conte due, del tutto costituzionalmente legittimo ma pieno di problemi, come sta venendo fuori giorno dopo giorno a causa delle intemperanze di Di Maio e Renzi.

Il governo Conte due è nato a freddo, senza coinvolgere gli elettorati del M5s, Pd, LeU che, come ha ricordato giustamente spesso Pier Luigi Bersani, non si sono tanto amati. Anzi.

Ci sono state le elezioni in Umbria. Tutti gli osservatori davano la vittoria alle destre, sia pure con diversi e più bassi risultati, anche a causa dei noti fatti di malcostume che avevano coinvolto la precedente giunta di centrosinistra guidata da Catiuscia Marini, con discutibili assunzioni fatte nel settore della Sanità.

In questa Regione, dove le destre avevano già vinto le precedenti amministrative in città come Terni, Perugia, Foligno, Narni ecc. un inaccettabile veto nei confronti di alcune candidature di sinistra, ha portato alla scelta di far correre un personaggio da sempre legato agli ambienti berlusconiani. I risultati di questa improvvisazione, fortemente sponsorizzata dal M5s, sono purtroppo noti.

Adesso, nonostante le batoste, il M5s ci sta riprovando a mettere in discussione la candidatura di Stefano Bonaccini in Emilia Romagna, nella quale non sono mancati ottimi risultati, dall’occupazione all’eccellente stato dei servizi, a partire dagli asili nido ma non solo.

Ci sono dichiarazioni di Di Maio, che è stato per 14 lunghi mesi lo zerbino di Salvini, che stanno mettendo a dura prova i saldi nervi di Zingaretti ed io credo che se in Emila Romagna il Pd, con le sinistre, dovesse cedere ai ricatti di Di Maio, farebbe un pessimo servizio agli emiliani e spianerebb la strada alla candidata leghista Lucia Borgonzoni, nota perché, da sottosegretaria all’Istruzione, si era vantata di non leggere libri.

Di Maio gioca una pericolosa partita al rialzo anche sui temi nazionali che nulla hanno a che fare con i problemi della Regione Emilia Romagna e sta forze forzando la mano alla ricerca di qualche rivincita personale.

Evidentemente non gli sono bastate le mazzate che sta prendendo dal 2018 in poi che hanno fatto tracollare il M5s- di cui è ancora capo politico oltre che Ministro degli Esteri- passato dal 32,6% delle politiche del 4/3 al 17% delle europee del 26 maggio scorso per precipitare al 7,11% dell’Umbria, con la perdita di milioni di voti che, in qualunque altro partito o movimento avrebbero di sicuro portato alle dimissioni. Invece, tutto va avanti come prima e, se possibile, peggio di prima.

Da elettore di sinistra, ritengo sbagliato che sia il Pd che Articolo Uno facciano da vittime sacrificali ai disegni politici di Di Maio da un lato e Renzi dall’altro, con le continue richieste sulla manovra nazionale di politica economica.

Se quelle che personalmente ritengo le loro provocazioni non dovessero essere ritirate, ritengo che bisognerebbe avere il coraggio di mettere in crisi il Governo di cui si fa parte per tornare alle elezioni e vedremo quanti voti prenderanno sia il M5s che Italia viva di Renzi.

Vincerebbero le destre? Possibile. Ma non è detto.

Una cosa, almeno per me, è certa: continuare a fare da capri-espiatori dei disastri fatti negli ultimi 14 mesi dal governo gialloverde Salvimaio non porterà le forze di sinistra da nessuna parte.

Si torni a votare ed ogni elettore si assuma le sue responsabilità.

Compreso quelle di contribuire, se questa ubriacatura destrorsa non passerà, a far festeggiare. Il 28 ottobre 2022, il primo centenario della “Marcia su Roma” con Silvio Berlusconi Presidente della Repubblica, Matteo Salvini Presidente del Consiglio che scalda i muscoli per i pieni poteri, Giorgia Meloni Ministra dell’Interno.

Giustino Zulli

Chieti, 01 novembre 2019