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QUESTA NOSTRA CITTÀ
QUESTA NOSTRA CITTÀ

Chieti, 16 gennaio 2020 - Il 2 febbraio 1993, l’intera Giunta monocolore democristiana di Chieti fu decapitata dagli arresti di 5 assessori ed alcuni tecnici del Comune, in seguito alle rivelazioni di un noto costruttore teatino – Nicola Serano, morto a 79 anni il 7 gennaio 2016 – che fece emergere, con le sue confessioni, un mondo fatto di mazzette, voto di scambio ecc., nel corso di indagini sulla costruzione della Scuola elementari di Salvaiezzi, in Contrada San Martino.

Il 14 febbraio, toccò all’énfant-prodige della politica teatina dell’epoca Andrea Buracchio- nipote e figlio di Nicola e Renato, Sindaci democristiani, anche lui Sindaco “più giovane d’Italia” - varcare le porte del carcere di Madonna del Freddo. L’ingresso del carcere, lo ricordo per i più giovani, fu salutato da applausi, grida di entusiasmo e vario tipo. Le TV locali inquadrarono una bottiglia di spumante per salutare, festosamente, l’ingresso nelle carceri del sosia di un potentissimo perché, temendo possibili tumulti, le forze dell’ordine decisero di incarcerare, in tutta tranquillità, la sera del 13 febbraio Andrea Buracchio, che il Segretario generale della UIL dell’epoca, Gianfranco Fumarola, definì, anagrammando il suo cognome, “RUBACCHIO”. Come andarono dopo le cose è storia nota. Dopo la soffocante egemonia democristiana, iniziò l’era Cucullo, durata ben 11 anni e mezzo e poi, dopo un breve intermezzo delle forze democratiche e progressiste della Giunta Ricci, altri 10 anni di gestione Di Primio che sta per lasciare, dopo il doppio mandato consecutivo, la città in un mare di guai.

Perché ricordo questi fatti?

Perché non senza un misto di indignazione, disgusto, sorpresa ed anche schifo, ho letto,  alcuni giorni fa, di una cena a cui dovrebbero partecipare il Buracchio- con quello che resta della pattuglia dell’UdC decimata da diversi cambi di casacca  in Consiglio comunale-  ed esponenti delle varie destre cittadine che si dovrebbero riunire per far vincere le prossime elezioni al candidato ex fascista approdato, da buon ex nazionalista, alla Lega ladrona che l’unità d’Italia da tempo la vuole sfasciare a vantaggio della inesistente “Padania”. In Emilia Romagna, il capo della Lega ladrona sta facendo una forsennata campagna elettorale sostenendo la necessità del cambiamento, dopo tanti anni di governo regionale di centrosinistra che l’ha proiettata tra le regioni con i migliori risultati in tema di occupazione, sanità, servizi sociali ecc. In nome di questo principio, il cambiamento, a Chieti il Salvini è venuto ad imporre, tra i mugugni delle altre formazioni di destra- alcune delle quali composte da ex camerati attualmente in Forza Italia che mal sopportano il candidato imposto dal Salvini- considerate dei semplici serbatoi di voti, la candidatura di un ex fascista passato alla sua corte dopo tantissimi anni trascorsi in quella berlusconiana.  Cosa dire, a questo punto?

Una città a suo tempo decapitata per responsabilità di un gruppo di famelici ladruncoli, farebbe nuovamente decidere, come nelle elezioni del 2015, da uno di loro rimasto a manovrare dietro le quinte i suoi burattini, i destini della nostra città. A me, queste cose fanno ribrezzo.

E a voi, cari elettori ed elettrici di Chieti, va tutto bene?

Una città in predissesto economico, con una montagna di debiti che dovremo noi cittadini ripianare con le nostre tasse? Con assessori e consiglieri comunali- dei quali, peraltro, diversi che si ricandideranno e non si capisce perché non sono mai stati forniti i nomi- che per anni non hanno pagato tasse e tributi per i servizi che hanno utilizzato? Con costoro pensate di salvare una città distrutta moralmente ed economicamente da questi strani intrecci tra ex DC, ex fascisti e leghisti vecchi e di recente acquisizione?

Giustino Zulli, coordinatore cittadino “Articolo uno”