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UNA PICCOLA STORIA AL TEMPO DEL CORONAVIRUS

“State a casa”. “Non uscite se non per comprovate urgenze”. ”Rispettate le regole per evitare il diffondersi del contagio” ed altre giuste raccomandazioni che qualunque cittadino di buon senso deve seguire per il suo bene e quello dell’intera collettività ci stanno guidando nel corso di questi duri, difficili giorni di diffusione di un virus che si sta cercando in ogni modo di sconfiggere. Sono state decise chiusure in molte attività produttive non decisive per evitare possibili diffusioni del contagio. Ma chi ha altre responsabilità è tenuto ad un comportamento più rigoroso e responsabile? A quanto pare sembra di no e provo a dimostrarlo.

Oggi pomeriggio mi trovavo a casa delle mie figlie, in Vico Porticella 3 per dare una mano. Alle ore 15,10 è suonato il campanello. Sulla porta, un signore con la mascherina, i guanti e tuta rifrangente ha consegnato una RRR spedita dall’ACA che, per essere firmata, non ha consentito il rispetto delle distanze di sicurezza con tutte le possibili negative conseguenze del caso.

In questi ultimi giorni si stanno sospendendo i pagamenti di bollette varie anche per evitare intasamenti agli uffici postali ed io mi sono chiesto i motivi di questa RRR della quale, peraltro, non capivo le motivazioni.

Aperta la lettera, la vera sorpresa. Datata 17/02/20, è arrivata oggi, ad oltre un mese di distanza. Ma non è nemmeno questo il vero punto. Il vero punto, che mi ha dato veramente fastidio, è che con un freddo linguaggio tra il minaccioso ed il burocratico, si avvisava mia figlia che sarebbe scattata la “costituzione in mora” preavvisando il distacco dell’utenza idrica proprio nel momento in cui ci si raccomanda, giustamente, di lavarci spesso le mani e di avere una particolare attenzione agli aspetti dell’igiene personale.

Con le solite frasi vagamente minacciose, la RRR chiedeva il pagamento di ben 4 bollette arretrate per un totale di 201,27 € relative praticamente all’intera fornitura del 2019.

Preciso che nel corso dell’intero periodo che va dal passaggio della gestione dalla Teateservizi all’ACA mai sono arrivate bollette o solleciti di pagamento né per la casa dove io abito a Chieti scalo né a casa delle mie figlie e preciso anche che la richiesta del pagamento delle 4 bollette arretrate era già stata fatta con lettera del 5/11/19, REGOLARMENTE SODDISFATTA CON BONIFICO BANCARIO EFFETTUATO IL 24 DICEMBRE 2019, cioè esattamente ben tre mesi fa.

A questo punto ho chiamato il n. verde dell’ACA 800890541 per far presente all’operatrice-la telefonata è registrata e quindi verificabile-il macroscopico errore fatto dall’ACA, fornendo anche le date precise dei bonifici effettuati e debbo purtroppo segnalare che solo dopo diversi minuti di un atteggiamento che non considero particolarmente professionale da parte della mia interlocutrice, ho potuto dimostrare che l’ACA non avanzava alcun centesimo da mia figlia, come successivamente è stato confermato anche da chi ha risposto dall’ACA di Chieti.

Ho voluto raccontare questa storia tutto sommato minore per chiedere da parte dell’ACA, più volte salita agli onori della cronaca per la spedizione di tante “bollette pazze”, un maggior rispetto per noi utenti che spesso veniamo trattati come degli incalliti evasori anche se le responsabilità dei disservizi sono solo esclusivamente dell’ACA.

Stiamo giustamente molto apprezzando  il grande lavoro che stanno facendo in tanti – medici, paramedici, infermieri, volontari ecc.- per impedire il diffondersi del contagio di un virus che sta dimostrando tutta la sua pericolosità.

Non sarebbe allora il caso di fare più attenzione anche a questi aspetti? Come è possibile che ben 2 bonifici fatti l’11 e il 24 dicembre 2019 non risultano incassati al punto da richiedere, con  ulteriori  costi che l’intera operazione ha sicuramente comportato, compreso il rischio di un sempre possibile contagio, il sollecito del loro pagamento pena “la costituzione in mora” col “preavviso del distacco dell’utenza idrica?”

Chieti, 23 marzo 2020 Giustino Zulli- Chieti.