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Liuteria che passione
Liuteria che passione

Proclamata dall’UNESCO nel 2012 “Patrimonio Immateriale dell’Umanità”, la liuteria di Cremona ha in Abruzzo un numero crescente di seguaci. Alcuni ne fanno addirittura una professione, dopo percorsi di studio e lavoro del tutto differenti. E’ il caso di Roberto Paol'Emilio, liutaio a Pescara: “Dopo il diploma di perito agrario, ho iniziato a lavorare come magazziniere in un’azienda farmaceutica”, racconta. “Nel tempo libero mi dilettavo a suonare vari strumenti ad arco, e da autodidatta ho appreso le basi della loro fabbricazione”. D’altra parte, il tarlo del lavoro artigianale Roberto ce l'ha nel sangue: “Mio padre realizzava capi in pelle, mi ha trasmesso il gusto della manualità”.

Grazie all’amicizia e ai consigli di un maestro di Cremona, l’hobby della liuteria acquista sempre più spazio nella vita di Roberto, fino alla svolta nel 2005: “Mi sono licenziato e ho aperto bottega, contando sull’appoggio di mia moglie e su un finanziamento della CNA; gli strumenti necessari, li avevo già accumulati negli anni”. Sgorbie, scalpelli, seghetti, tavole di legni pregiati, vernici e resine naturali: Roberto maneggia attrezzi e materiali seguendo tecniche secolari. Tra i suoi clienti, privati e Conservatori, per cui fabbrica e restaura strumenti ad arco: violino, viola, violoncello, contrabbasso… “quelli 'a pizzico' come la chitarra non sono nelle mie corde”, scherza.

Una vocazione tardiva ma tenace, la sua: “Non tornerei mai indietro, ci ho guadagnato in salute e non solo: per gli interventi di manutenzione e restauro si parte dai 500 euro, mentre il prezzo di un violino fabbricato ‘ad arte’ si aggira intorno ai 5000 euro. Gli altri strumenti, più grandi, sono ovviamente più costosi”. Costoso perché pregiato è anche il legno che Roberto utilizza: “Lo acquisto già stagionato, poi proseguo la stagionatura in magazzino, per fargli acquistare maggior valore, stabilità e leggerezza. Per la tavola armonica uso l'abete rosso della Val di Fassa, per il resto l’acero marezzato dei Balcani, le cui striature permettono un’ottimale vibrazione e qualità del suono”. Gli chiediamo qual è il lato più bello del suo mestiere: “Sentir suonare da altri uno strumento costruito da te”. E il peggiore? “Quello burocratico-amministrativo, che sottrae tempo prezioso al lavoro”.

Consiglierebbe ai giovani di fare i liutai? “Certo, se c'è passione per la musica e l’artigianato. Io, pur di cominciare, ho iniziato usando come laboratorio la mia camera da letto”, ricorda sorridendo. “Poi contano le competenze: aiuta saper suonare uno strumento, avere una buona manualità, uno spiccato senso estetico e soprattutto pazienza: solo per fare un violino, occorrono almeno due mesi!”, ammonisce Roberto e conclude: “Oggi per inventarsi un lavoro bisogna proiettarsi in avanti, oppure tornare al passato… io ho scelto la seconda via: questo è un mestiere che è rimasto inalterato nei secoli”.  

Dove si impara

Le Scuole per liutai più rinomate sono la “Stradivari” di Cremona, la Civica di Milano e quella di Gubbio. Alcune regioni organizzano anche corsi di formazione professionale mirati, con possibilità di apprendistato. Dopo il diploma e il tirocinio, lo sbocco naturale è l’attività in proprio.

I costi per aprire bottega

Si parte da un investimento iniziale di 20-25.000 euro, somma che comprende le spese fisse e l’acquisto dell’attrezzatura di base. Meritevoli di attenzione, le agevolazioni e i finanziamenti a favore di imprese artigiane: le informazioni sono reperibili presso CNA e Confartigianato.

 

Franca Di Muzio