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Lunga vita alla Musa Ovina!
Lunga vita alla Musa Ovina!

Suono internazionale, cuore abruzzese: “Arago Design” è il nome scelto da Elisabetta Di Bucchianico e Dario Oggiano per identificare il proprio progetto professionale ed esistenziale. Un progetto dal percorso non lineare, scandito da scoperte e incontri inaspettati. Il primo risale al 1997, quando Elisabetta e Dario si conoscono nelle aule della facoltà di Architettura dell'Università D'Annunzio. Tra i due studenti scocca la scintilla, e quasi contemporaneamente matura un'altra attrazione fatale: quella per la ceramica. “Eravamo incuriositi dalle enormi potenzialità creative ed affascinati dalla natura mitica di questo materiale, presente sin dai primordi della storia dell'umanità: basti pensare che i primi reperti archeologici in terracotta risalgono a trentamila anni fa”, sottolinea Dario.

Animati da questo sacro fuoco, ma privi di una specifica formazione tecnica, i due mettono su da autodidatti in Via delle Caserme quella che diventerà la loro “Officina delle Invenzioni”: un laboratorio a cielo aperto, dove nelle sere d'estate fabbricano manufatti in ceramica raku davanti agli occhi di pescaresi ipnotizzati. “È stata quella la nostra prima follia... la prima di una lunga serie”, sorride Elisabetta: “quando siamo andati all'ufficio IVA per registrarci, non riuscivano a incasellarci in una categoria. Hanno finito per metterci tra gli ambulanti”.

E' sempre più evidente che alla coppia lo studio dell'architettura sta stretto. Abbandonano perciò la facoltà ed optano per Disegno Industriale, trasferendosi in provincia di Treviso e conseguendovi la laurea in Design. A differenza della maggior parte dei progettisti, però, Dario e Elisabetta non delegano l'esecuzione ad altri artigiani: “Volevamo essere attori del processo creativo in tutte le sue fasi, avere la piena libertà di seguire le strade che la materia ci indicava”. Dagli esperimenti con l'argilla liquida, colata su piani di gesso, nascono i primi monili, le alzatine ed altri oggetti dal forte potenziale commerciale, tra cui l'ormai famosa neola in ceramica, che Elisabetta definisce “un piccolo monumento domestico dal forte potere evocativo, parte della memoria collettiva di tutti gli abruzzesi, abituati a mangiarla sin da bambini”.

Le tradizioni e le caratteristiche della terra natìa si trasformano così in un grande serbatoio di suggestioni creative: nascono il “GranSasso e il “GranSassolino”, vasi dall'inconfondibile profilo montuoso, e “Abruzzo”, insolito bassorilievo che riproduce in scala la morfologia regionale. Nuovi stimoli e contaminazioni trasversali arrivano dalla conoscenza con un imprenditore della confezione, desideroso di riciclare gli scarti di produzione. Nasce un progetto che non è esagerato definire “mitico”: la Musa Ovina. “Avevamo a disposizione della lana di pecora a fibra corta; l'abbiamo infeltrita ad ago, ottenendo un materiale che si prestava a essere modellato in forme tridimensionali. Dargli la sagoma dell'animale da cui proveniva ci è venuto naturale, come il rivestirlo di decori che richiamano quelli delle coperte di Taranta Peligna”. Ne deriva un ricco merchandising, reperibile in numerosi musei e negozi, nonché una feconda fonte di ispirazione anche per artisti provenienti da discipline e regioni diverse.

“Il nostro intento è servirci dell'oggetto come cavallo di Troia per veicolare contenuti culturali ed etici”, proclama Dario: “da un lato la riscoperta e l'attualizzazione delle nostre tradizioni artigiane, dall'altro il riciclo creativo e la riduzione degli sprechi”. Un impegno che si estrinseca anche nei laboratori didattici e nei workshop che Elisabetta e Dario organizzano in collaborazione con Università e scuole, e nella partecipazione a prestigiose manifestazioni internazionali come la Biennale d'arte contemporanea di Venezia e Argillà, la mostra-mercato di Faenza: “la loro rosa di selezionati e invitati è, di anno in anno, sempre più ristretta, e siamo ovviamente felici di farne parte: è una conferma che i nostri messaggi vengono recepiti”. Non soltanto dai collezionisti e addetti ai lavori, puntualizza Dario: “crediamo che l'arte debba essere alla portata di tutti, per questo nel nostro catalogo ci sono sia oggetti semplici dal costo paragonabile a quello di un aperitivo cenato, sia pezzi complessi fatti su commissione e a tiratura limitata, destinati a chi desidera arricchire la propria quotidianità con un frammento di eternità”.

di Franca Di Muzio